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Redazione
Classificone: marzo
12 Apr 2016
12 Apr 2016
Torna il Classificone, la rubrica più haterata, hackerata, spoilerata de L'UltimoUomo.
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Redazione
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Ciao, scusate il ritardo ma la pausa di Pasqua ci ha spinto a prenderci una giornata in più. Sono un grande ammiratore dell'ambiguità e vorrei cominciare parlando di questo. Già in passato ho inserito in classifica gol o assist che non si capiva se erano voluti oppure no, i protagonisti erano giocatori che ammiravo in ogni caso (

,

) e l'ambiguità non faceva che esaltare – per contrasto – delle qualità che comunque facevano parte di quei giocatori. Nel caso del gol di Pogba, ad esempio, c'è tutta la stranezza del giocatore più originale del calcio europeo.

 

Il suo corpo in Europa non ce l'ha nessuno e Pogba con il suo corpo non fa praticamente niente di normale quando gioca. Non fa mai due volte la stessa cosa, è istintivo ai limiti della costante improvvisazione (con alcune note particolarmente raffinate tipo

, nella partita di sabato scorso), e questo rende

. E quando si trova nella stessa situazione non prende mai la stessa decisione. La mia idea è che Pogba (come tutti i grandi calciatori contemporanei) sia estremamente sensibile alla lettura del contesto (sulla sua importanza tattica

). Che ogni volta interpreti posizioni e movimenti di tutti i giocatori in campo, i tagli in profondità, gli spostamenti laterali dei difensori, quanto vede della porta e come quella porzione di specchio si stia allargando o restringendo. E che prenda decisioni magari barocche, magari impossibili anche per lui, ma che dal suo punto di vista sono sempre la decisione migliore possibile. Dal nostro punto di vista lo sono solo quando le cose gli riescono, ovviamente, o lo sono le sue scelte più “normali”.

 

Ma il fatto che Pogba non faccia praticamente niente di normale spiega anche perché il suo talento sia così difficile da apprezzare, o anche solo da capire (anche per gli arbitri non deve essere semplice applicare le regole comuni su un giocatore che sfrutta il proprio dominio fisico

). I suoi movimenti,

, le pause e il modo anticonvenzionale in cui decide di toccare la palla fanno di lui un inventore di calcio e più il suo talento si accresce, più Pogba è in grado di creare il contesto intorno a sé. Pogba ha sfruttato il suo talento per diventare un giocatore unico, per essere stesso in modo così forte che è difficile da amare. Ma Pogba si è anche preso dei rischi che se non avesse i mezzi tecnici e fisici che ha, probabilmente non potrebbe giocare affatto, il suo stile è inimitabile con un corpo o un rapporto con la palla “più normali”.

 

Detto questo, sarebbe bellissimo se il gol con il Milan fosse interamente voluto. Al di là del movimento ambiguissimo su Abate (la mia impressione è che Pogba faccia un passo in avanti per trarre in inganno Abate e poi staccarsene) è meraviglioso lo stop di petto, e la palla schiacciata a terra che scavalca Donnnarumma. Magari voleva crossare – Abate lo colpisce con l'anca e, guardandolo cento volte, mi chiedo se magari non possa aver girato lui Pogba verso la porta, sbilanciandolo e facendogli colpire la palla in quel modo – ma come sempre in questi casi io preferisco non saperlo. Questo gol, in ogni caso, rende perfettamente l'idea di quanto è strano Pogba. Stop di petto sul secondo palo e pallonetto schiacciato da dentro l'area piccola: lo poteva segnare solo lui.

 





 

Una regola non scritta nel calcio è che per ogni bel gesto riuscito di un giocatore c'è l'errore di un suo avversario. Un'idea che non piace a chi nel calcio non vuole ambiguità, a chi vuole solo pippe o fenomeni, giocate eccezionali oppure errori. Nel calcio dagli errori nascono fiori, eppure persino quando

 ha segnato in rovesciata da metà campo c'è stato chi si è sentito in dovere di sottolineare l'uscita azzardata di Hart. Nel gol dell'Udinese contro il Napoli la vittima sacrificale è Gabriel, che non riesce a non sbagliare fino alla fine. Al tempo stesso la palla di Zapata per Bruno Fernandes è molto bella, non era facile trovarlo con l'area piena, e raggiungerlo calciando da fermo. La rovesciata è bella atleticamente, ma a me piace sopratutto perché è un gesto molto controllato: Bruno Fernandes colpisce con la forza necessaria per far arrivare la palla in porta, tanto sapeva che era vuota.

 





 

La Fiorentina è in difficoltà da tempo ma non c'è dubbio che sul piano del gioco collettivo sia una delle migliori squadre del campionato (e nei suoi momenti migliori è stata una delle più interessanti della stagione europea). Il gol contro il Verona è uno splendido esempio dei meccanismi base del 3-2-4-1 offensivo della squadra di Paulo Sousa, che prima che arrivasse il portoghese mai ci saremmo sognati di vedere in Serie A. Tutto nasce da una combinazione tra i due centrocampisti “bassi” del quadrilatero centrale, in particolare dal movimento in avanti di Tino Costa che attrae fuori posizione il centrale di centrocampo avversario giocando di prima per Borja Valero che si era reso disponibile al lato dell'altro centrale. Lo spagnolo si gira verso la porta e Babacar fa subito scappare all'indietro la difesa del Verona, con il terzino Fares che si stringe verso i centrali lasciando a Borja l'opzione più semplice verso Tello che non deve far altro che servire rasoterra Zarate, libero tra le linee al limite dell'area. Le indecisioni dei giocatori del Verona sono tanto individuali quanto strutturali (Pisano, il terzino destro, non sa se uscire su Zarate o restare in posizione e quando si decide è troppo tardi; Ionita che era uscito su Tino Costa non può fare in tempo, Marrone era uscito su Mati e Leandro Greco è messo in mezzo al triangolo Borja-Tello-Zarate). I giocatori della Fiorentina galleggiano negli spazi vuoti dei giocatori avversari tenendo perfettamente le distanze tra loro. Comunque vada, quarto o quinto posto, grazie lo stesso Paulo Sousa.

 





 

Ok, mi sto rendendo conto che sto dedicando l'intera classifica di questo mese al concetto di ambiguità. In passato ho scritto più volte delle rovesciate di Pinilla. Le ho

, simbolizzata dalla traversa di Pinilla contro il Brasile al Mondiale e consacrata da Pinilla stesso nel

 “A un centimetro dalla gloria”. Ho scritto che per Pinilla le rovesciate

, che Pinilla è un coatto che

 e che le sue rovesciate “

”. A questo punto devo confessare che sto cominciando a cambiare idea. Forse Pinilla ne ha fatte ancora troppo poche, ma nella quantità sto iniziando a vedere un rapporto speciale tra Pinilla e le rovesciate. Non parlo della sua capacità coordinativa, comunque abbastanza speciale, ma del “destino” che lega Pinilla alle rovesciate. Quante volte capita in carriera a un centravanti l'occasione per una rovesciata? Nel caso di Pinilla mi sembra siamo già oltre il numero ragionevole, mi pare. Resta il dubbio che una rovesciata non abbia lo stesso valore nel momento in cui non è più unica, ma forse è una forma di gloria per Pinilla, forse ci vuole un altro tatuaggio. Insomma sospendo il giudizio di fronte a qualcosa di troppo ambiguo, che non riesco a definire.

 

Ne approfitto, prima di passare alla prima posizione, per citare almeno alcuni gol eccezionali rimasti fuori classifica, tipo

 successivo a un velo + sponda di Belotti che è l'incarnazione stessa dei principi di Ventura (e Conte). O

, con una parabola accecante, la

, o il gol di Sansone con

. Resta anche fuori la splendida incornata di Icardi contro il Frosinone che è un manifesto dell'ambiguità come solo quei centravanti che sembrano giocare partite a parte, toccando pochissimi palloni (anche se sulle qualità tecniche dell'argentino non ci sono dubbi), per poi buttare dentro l'unica mezza palla decente ricevuta, sanno essere.

 





 

 ho già speso più delle parole necessarie, colgo l'occasione di questo gol assurdo (è assurdo riguardandolo ora, ma era ancora più assurdo visto in diretta) per aggiungere poche righe sulla sua “ambiguità” caratteriale. Che non sia un leader, un trascinatore, che si innervosisca quando le cose non gli riescono, è abbastanza evidente (anche se come tutti i campioni ha una grossa influenza anche a livello emotivo sui compagni: il punto è che lui questa influenza non la controlla e non la può controllare). Quello di cui non si tiene conto è il livello di concentrazione con cui gioca Higuaín per essere determinante come sa essere in casi come questo. Sono le due facce della stessa medaglia, è quella stessa concentrazione che lo rende fragile (vulnerabile alle provocazioni, ad esempio) a permettergli di trovare lo spazio in cui far passare il pallone e pensare alla traiettoria giusta per infilarcelo. A dieci minuti dalla fine di una partita difficile, contro uno dei migliori Perin della stagione. È quello stesso pensiero ossessivo, la voglia di essere decisivo forzando a volte situazioni quasi impossibili, a creare quella frustrazione che alcuni non gli perdonano quando viene fuori sotto forma di rimproveri ai compagni o insulti all'arbitro. È un'ossessione egoista (Higuaín “divoratore di palloni”) e al tempo stesso è una forma di generosità (Higuaín capace di creare un legame con i tifosi napoletani che va al di là del numero di gol segnati). Non dico che debba piacervi per forza, ma le due cose sono inseparabili e, probabilmente, chi non capisce gli aspetti negativi del carattere di Higuaín non è in grado di apprezzarne davvero neanche quelli positivi.

 





 

 Cacciatore esulta in modo brutto volutamente (perché prima non esultava e i suoi amici si lamentavano) e pensa che questa sia una “danza squilibrata” . Forse, però, era più brutta l'esultanza al

.

 





 

Oh, ecco, questa è una controesultanza che vale quanto un'esultanza! Diamanti prima cammina con gli occhi da pazzo, poi non si sa come resiste a una spallata di Pinilla che arriva a tutta velocità. Pinilla a cade a terra e Diamanti continua a camminare tirandosela come fosse Gesù Cristo che cammina sull'acqua.

 

 





 



Intorno alla Roma c’è sempre la possibilità di cogliere un #cambioverso. Perché l’esigenza dei tifosi costringe a bruciare i pareri, ad anticipare le opinioni di chi vuole inseguire lo spirito di chi del calcio non parla per mestiere e puntare alla cassa, magari. Che un tifoso dica che l’attaccante è un bidone il giorno in cui sbaglia un gol facile e lo porti in trionfo il giorno dopo se segna una doppietta rientra nel gioco dei ruoli. Chi, invece, scrive, lascia tracce. E se modifica il suo ruolo va incontro a prove di incoerenza.

 

Immaginatevi a gennaio, negli ultimi giorni di mercato, con la Roma che sta per prendere El Shaarawy e un po’ di romanisti che storcono la bocca (possono, lo abbiamo spiegato). Immaginate che per la Roma sia un periodo tormentato e che si percepisca lo scontento. Che fate, non lo cavalcate? La risposta sarebbe no. Chi, invece, risponde sì pubblica questo titolo…

 



 

Poi però El Shaarawy viene schierato, e il campo non è una pagina di giornale. Finora nove partite, sei gol. Quello che ha segnato di più nella Roma è Salah (di qui tutti i giochi di parole tra l’egiziano e il Faraone), meno del doppio dei gol (11) nel triplo delle partite (27). Ecco cosa ci faceva, la Roma con El Shaarawy.

 

Infatti, stesso giornale e prospettiva ribaltata.

 



 

https://www.youtube.com/watch?v=Jl8n-6HH8jI

La risposta a “A che serve il Faraone?”


 



Sulle sfuriate di Aurelio De Laurentiis c’è un’intera letteratura, ma l’ultima ha sorpreso, perché non è arrivata nemmeno da un microfono passato per caso di fronte al presidente innervosito da qualcosa. È stato un comunicato ufficiale a prendere una posizione durissima contro Mediaset.

 

L’antefatto è un

di Paolo Bargiggia che parla del rifiuto di Higuain di firmare il rinnovo con il Napoli, che scatena la reazione furiosa della società.

 



 

Il

è netto: «Un servizio privo di veridicità e confezionato senza rispettare alcuna regola giornalistica, su tutte il controllo delle fonti». Con tanto di ritorsione strombazzata: «Tale approssimazione obbliga, pertanto, il Napoli a interrompere, a partire da subito, i rapporti giornalistici con le reti sportive Mediaset, alle quali, perciò, i nostri tesserati non rilasceranno più interviste, nemmeno allo stadio, a prescindere da qualsiasi accordo commerciale». Poi, visto che avanzava spazio sul foglio del comunicato, un po’ di poteri forti e manovre destabilizzanti ci sta sempre bene. Così: «Il Napoli e i suoi tifosi non temono i poteri forti e chi voglia destabilizzare un ambiente carico e sereno».

 

Tutto questo accade mercoledì 30 marzo, nella settimana della partita con l’Udinese. Tre giorni dopo c’è la conferenza stampa pre gara di Sarri: i racconti dicono che il primo a fare una domanda è Valter De Maggio, di Mediaset (e direttore di Radio Kiss Kiss). Sarri, se il Napoli non ha cambiato verso, non dovrebbe rispondere. Invece ovviamente risponde. Si penserà (si può pensare anche questo) che ha risposto al direttore di Radio Kiss Kiss e non al giornalista Mediaset, se si vuol fare equilibrismo, ma la verità è che “a prescindere da qualsiasi accordo commerciale” il Napoli lo aveva messo lì così.

 

Perché poi arriva la domenica, la partita, purtroppo per il Napoli la sconfitta e i vari dopo partita. A quello con Mediaset Premium immagini il tabellone degli sponsor inquadrato e nessuno del Napoli che parla. Lo hanno detto loro, del resto.

 



 



Un altro pezzo di letteratura appartiene ai tifosi dell’Inter, che riescono a coltivare consapevoli illusioni per poi sbattere contro deludenti realtà. Non è colpa loro, che in tutte le emozioni conservano qualcosa di razionale, ma di una squadra che sembra non reggere mai fino in fondo. Nemmeno quando, al raduno di luglio, ha un allenatore che sparge ottimismo…

 



 

E nemmeno quando parti e hai dopo cinque giornate dieci punti di vantaggio sulla Juve. E dopo 13 giornate sono ancora 9, i punti di vantaggio. E sei solo in testa, con Napoli e Fiorentina a meno due. E ci credi. Lo dice Jovetic…

 



 

E alla quindicesima giornata sei ancora primo (certo, i punti di vantaggio dalla Juve sono diventati sei. Ma sei!) e il tuo allenatore lo dice…

 



 

E anche alla sosta di Natale sei primo, da solo. Vuoi che i giornali non si sbilancino?

 



 

Il punto è che adesso l’Inter è al quinto posto (certo, da solo), la Juve è diciotto punti più su e nel frattempo tutto è franato. Anche l’idea di arrivare in Champions

 



 

Chi lo avrebbe detto, a gennaio?

 



Chiusura last minute. Bastano due titoli.

 

Il primo



 

Il secondo



 

 





 

Durante il mese di marzo sono successe tante cose in NHL. Il difensore più forte della squadra campione in carica ha ricevuto 6 giornate di squalifica per aver c

; una squadra è stata penalizzata perché i suoi tifosi

 e la lega ha stabilito le

che con tutta probabilità si terrà al termine della prossima stagione.

&nbsp,

Ma la vera notizia è che nessuna squadra canadese prenderà parte ai playoff. Non accadeva da 46 anni ed è la seconda occasione in assoluto. La prima volta fu nel 1970, ma all’epoca c’erano solo due squadre: Montreal Canadiens e Toronto Maple Leafs. Oggi sono 7. Oltre alle due Originals ci sono Ottawa Senators, Calgary Flames, Winnipeg Jets, Vancouver Canucks e Edmonton Oilers. Ecco cosa ci siamo persi insieme a

:

 



https://www.youtube.com/watch?v=ea80xhS_NPE

 

Sempre spettacolari e con un tratto distintivo: la torcia, simbolo del motto

La stagione degli Habs si era aperta con una striscia di 9 vittorie consecutive che faceva presumere ad un dominio assoluto poi l’infortunio del goalie Carey Price, MVP in carica, ha segnato l’inizio del tracollo con l’Injury Report che giorno dopo giorno segnava delle nuove entrate. Un’annata talmente sfortunata che persino P.K. Subban, 273 partite consecutive in regular season, si è dovuto fermare a causa di un problema al collo.

 





 

È dal 1987 che alle partite casalinghe di playoff dei Flames c’è il sold out con tutti i tifosi che indossano la jersey originale. Una tradizione che ha raggiunto il suo apice durante la rincorsa alla Stanley Cup nel 2004 quando l’azienda CCM fu costretta a sospendere la produzione di qualsiasi altra divisa per soddisfare la domanda di maglie rosse con la C al centro. In quel periodo nacque anche la leggenda del

, un tratto di strada nei pressi della Scotiabank Saddledome che dopo ogni vittoria veniva trasformato da tifosi nella versione canadese del Mardi Gras.

 



https://www.youtube.com/watch?v=1w_eRkgOlw8&nohtml5=False

 

Sezione ritmica in stile funky e riff di tromba tipiche delle sigle dei telegiornali per rievocare l’epicità del legionario, il simbolo della squadra. Questa è la Theme Song degli Ottawa Senators, la canzone che accompagna l’ingresso in campo dei giocatori. Durante la scorsa stagione, i tifosi avevano inaugurato anche una tradizione per celebrare le vittorie casalinghe lanciando hamburger al goalie Andrew Hammond, ma dopo un paio di partite la società li ha invitati immediatamente a smettere.

 





 

Contestualizzata alla Serie A, è come se i tifosi del Torino alzassero sedie al cielo dopo ogni vittoria. L’origine di questa tradizione, infatti, è dovuta a una protesta arbitrale. Roger Neilson nel 1982, durante la serie di playoff con i Chicago Blackhawks, stanco per le continue decisioni controverse,

mettendo un asciugamano su una mazza. I Canucks quell’anno conquistarono la Stanley Cup e i tifosi, per festeggiare, sventolarono fazzoletti bianchi dando il via ad un rituale che si ripete ad ogni partita di playoff.

 





 

Il Rexall Place è stato il teatro delle cinque Stanley Cup vinte dagli Oilers, ma il 6 aprile si è giocata l’ultima partita di hockey della sua storia. Dalla prossima stagione, infatti, Edmonton traslocherà al Rogers Place, una nuova e super moderna arena da 480 milioni di dollari. Dopo il Nassau Coliseum di New York, casa degli Islanders campioni per 4 anni di fila, un altro pezzo di storia dell’hockey anni ‘80 va in pensione. L’unico elemento che verrà salvato è la statua raffigurante

, Wayne Gretzky.

 



https://www.youtube.com/watch?v=O1iWCjMuA38

 

Sempre che riusciate a procurarvi un biglietto, l’MTS Center di Winnipeg è l’arena più rumorosa dove poter guardare una partita di playoff. Il merito, o la colpa, è dei tifosi dei Jets, i più accaniti e passionali di tutta la lega. Il Whiteout è una tradizione nata nel 1987 e svanita temporaneamente con il passaggio nel 1996 della franchigia a Phoenix ma tornata prepotentemente in auge dopo la

. Per partecipare dovete indossare una maglietta bianca ma è meglio se ve la portate da casa perché non la troverete sui seggiolini.

 





 

Evitare di farsi la barba durante i playoff è la tradizione più celebre della NHL ma a Toronto, dal lockout del 2004/2005, è accaduto una volta sola. Era il 2013 e quella versione dei Leafs passò alla storia per una clamorosa rimonta subita, la più grande di sempre in Gara 7. In vantaggio 1-4 a 9 minuti dalla fine in casa dei Boston Bruins, Toronto perse 5-4 ai supplementari prolungando la striscia di anni senza vittorie. L’ultima Stanley Cup è datata 1967 e nel 2017, insieme al centenario della franchigia, ci sarà il 50esimo anniversario.

 

 





 

Dimitri Payet ha fatto la più importante scoperta del mondo del calcio del mese di marzo, ovvero come segnare su punizione

. Ovviamente non si tratta di una roba semplice. Bisogna allenare la propria sensibilità fino a riuscire a dare una carezza al pallone che tocchi un punto molto preciso sulla scala che va dalla delicatezza alla forza. È una formula delicata. Payet quest’anno

dei calci di punizione che tira: una percentuale assurda che, con un minimo di buon senso, dovrebbe essere limitata da qualche provvedimento legale. Cambiargli il pallone con uno di spugna prima della punizione; costringerlo a tirare a piedi scalzi, o col piede sinistro. Stabilire che è gol solo se la palla prima di entrare tocca il legno.

per esempio si suggerisce la possibilità di erigere una barriera a due piani.

 

Payet è un fattore troppo evidente per le squadre in cui gioca. Ogni mese si potrebbe fare una compila delle sue migliori punizioni. Ecco quella dell’ultimo mese.

 



https://www.youtube.com/watch?v=ilLxVuKppbY

 

La palla

e poi ricade sotto il sette come se fosse uno straccio bagnato. Raro caso di punizione sul palo del portiere che non può essere parata in nessun modo.

 



https://www.youtube.com/watch?v=y00xMvCk8yE

 

Qui è molto lontano ma niente. La palla prende il palo ed entra. Payet riesce sempre a infilare il pallone nei punti più estremi della porta.

 



https://www.youtube.com/watch?v=Z2sSHRL6FN0

 

Il motivo per cui Payet è uno dei giocatori più fichi del pianeta sta nei pochi frammenti che dividono il momento in cui calcia, da quello in cui la palla entra in porta. Dopo aver tirato Payet già va verso la bandierina per

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