
PIAZZAMENTO LO SCORSO ANNO: 11°
UNA STATISTICA INTERESSANTE DELLA SCORSA STAGIONE: Solo in 7 delle 31 partite giocate dall’infortunio di Duván Zapata a ottobre il Torino è riuscito a segnare più di un gol e in queste non ha mai segnato più di due gol. Nelle prime sette giornate, con Zapata in campo, la squadra granata ci era riuscita 5 volte.
CHI IN PIU': Zakaria Aboukhlal, Giovanni Simeone, Cyril Ngonge, Franco Israel, Tino Anjorin, Ardian Ismajli, Kristjan Asllani.
CHI IN MENO: Samuele Ricci, Vanja Milinković-Savić, Antonio Sanabria, Yann Karamoh, Karol Linetty, Sebastian Walukiewicz, Borna Sosa, Eljif Elmas.

Passato un altro anno e siamo ancora qui a chiederci se il Torino riuscirà a uscire dalla sua mediocrità aurea: troppo forte per la zona retrocessione, ma non abbastanza per tornare in Europa. Dalla stagione 2018/19, chiusa al settimo posto valido per la qualificazione in Europa League, il Torino si è piazzato così nelle stagioni successive: 16°, 17°, 10°, 10°, 9°, 11°. Ogni estate è stato venduto almeno uno dei migliori giocatori della stagione precedente a una squadra più in alto nella catena alimentare, con i soldi del quale è stato finanziato un mercato che alla fine si è rivelato deludente. Un circolo vizioso che sembra non possa essere spezzato.
La scorsa stagione il promettente ma illusorio inizio di campionato con Vanoli è stato folgorato a ottobre dall’infortunio al crociato di Duván Zapata, il capitano e più forte giocatore della rosa. Da lì il Torino che si trovava in zona Europa ha perso 6 delle successive 10 partite, scivolando fuori dalla parte alta della classifica senza più rientrarci. A gennaio la dirigenza ha deciso di non intervenire sul mercato con un nuovo centravanti titolare da affiancare a Che Adams per finire la stagione e ha pagato cara la scelta. Il Torino nel girone di ritorno è riuscito a tenere la posizione a metà classifica a suon di prestazioni poco ispirate. Con soli 4 punti nelle ultime 7 giornate, però, un Vanoli sempre più impotente ha chiuso la stagione con 9 punti in meno della stagione precedente con Juric.
«Vorrei fare una squadra che mi faccia divertire. Abbiamo già speso trenta milioni, se ci sarà da spendere qualcosa in più lo faremo», ha detto la scorsa settimana il presidente Urbano Cairo, non specificando oltre. Intanto, però, anche quest’estate il Torino ha venduto i suoi due migliori giocatori in rosa: cioè Milinković-Savić al Napoli e Samuele Ricci al Milan, incassando una quarantina di milioni tra tutti e due. Soldi che per adesso sono stati reinvestiti solo in parte (meno della metà, se parliamo solo dei cartellini) per un mercato che continua a scontentare il pubblico granata, da anni ormai completamente in rotta con la società. Lo scorso 4 maggio, il giorno del ricordo della tragedia di Superga, erano in piazza ventimila tifosi, anche con striscioni e cori contro la presidenza Cairo.

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«Gli obiettivi sono migliorare i risultati dell’anno scorso e costruire una squadra che abbia prospettive, poi vedremo se durante la stagione si riuscirà ad alzare l’asticella», ha detto il nuovo allenatore Marco Baroni che è arrivato dopo l’esperienza in chiaroscuro alla Lazio e con l’idea di migliorare le cose mischiando un po’ le carte dal punto di vista tattico, visto che il Toro passa dopo anni alla difesa a 4. La strategia sulla carta rimane quella di una squadra aggressiva, che pressi alto e vada ad attaccare in verticale - un modo di giocare che rispecchia quello che vorrebbe la tifoseria e che si era diluito nelle ultime stagioni con Juric fino a perdersi completamente con Vanoli, soprattutto dopo l'infortunio di Zapata.
Per attuarla il Torino ha rivoluzionato il fronte offensivo per dare a Baroni due ali titolari per il 4-2-3-1, e un’altra punta di alto livello che dia il tempo a Zapata di tornare al 100% (cioè Simeone). Sono arrivati dal Tolosa il marocchino Zakaria Aboukhlal per 8 milioni e dal Napoli il belga Cyril Ngonge in prestito oneroso con diritto di riscatto per un totale di 18 milioni. Due giocatori di buon livello.
Simeone e Ngonge li conosciamo dopo gli anni in Serie A, mentre Zakaria Aboukhlal è un talento ancora tutto da scoprire (nonostante due stagioni fa sia diventato infelicemente famoso per essersi nascosto dietro al suo credo religioso rifiutandosi di scendere in campo con la fascia arcobaleno). Nazionale marocchino, Aboukhlal è un’ala veloce praticamente ambidestra e brava soprattutto ad attaccare l’area. Ha iniziato lui da ala sinistra nel precampionato e nell’esordio stagionale in Coppa Italia, ma da quando Baroni ha invertito il triangolo di centrocampo è tornato a sedersi in panchina per fare posto al vicecapitano Vlasic. È probabile che in campionato entri a partita in corso per far valere il suo gioco elettrico contro difese più stanche. «All’inizio della stagione abbiamo pensato di giocare in un modo, ovvero con due giocatori in mezzo al campo. Ma, avendo troppe mezzali, diventa preferibile giocare con i tre centrocampisti», ha detto Cairo dopo l’esordio in coppa Italia contro il Modena, criticando implicitamente la pianificazione tecnica fatta in estate.
Uno degli acquisti estivi di punta è stato Tino Anjorin dall’Empoli, elegante mezzala offensiva che l'anno scorso è riuscito a distinguersi nonostante l'annata molto negativa della sua squadra. Si giocherà il posto da titolare con il lituano Gineitis come centrocampista centrale o mezzala accanto a Cesare Casadei.
Tutto dipende dal verso di questo benedetto triangolo di centrocampo, che inizialmente era rivolto verso l'alto in un 4-2-3-1 che prevedeva Vlasic trequartista. Nelle prime uscite stagionali, però, con questa configurazione il Torino è sembrato troppo verticale e instabile - lo si è visto soprattutto contro il Modena in Coppa Italia, contro cui il Torino non è riuscito inizialmente a far valere la sua maggiore caratura tecnica - e allora Baroni ha fatto un passo indietro. Dopo i fischi tra primo e secondo tempo contro il Modena, il tecnico granata ha invertito il triangolo di centrocampo inserendo il giovane turco Ilkhan, e le cose sono immediatamente migliorate. Proprio dai piedi di Ilkhan con una sua conduzione centrale è nato il gol vittoria di Vlasic.
Se l'esordio stagionale con il Modena è stato difficile, e quello in campionato con l'Inter disastroso, non si può dire che il precampionato sia andato propriamente bene. Il Torino ha affrontato l’Ingolstadt, la Cremonese, il Monaco (due volte di fila) e infine il Valencia, perdendo per tre volte, segnando 2 gol in totale e subendone 9. Ovviamente sono risultati che non valgono niente ma che hanno creato un brutto umore intorno alla squadra.
Va detto poi che le amichevoli servirebbero proprio a questo: individuare i problemi della squadra così da poter agire prima dell’inizio del campionato. Nel caso del Torino, però, questo non è successo. L’arrivo del portiere ex Juve Franco Israel dallo Sporting CP per 4 milioni per sostituire Milinković-Savić e del centrale albanese Ardian Ismajli dall’Empoli (che forse potrebbe ritagliarsi un ruolo da titolare nel corso della stagione) sono gli unici movimenti per rafforzare una linea difensiva che si era mostrata non all’altezza durante il precampionato, con Pedersen e Biraghi come terzini, e Coco e Masina come centrali. Il Toro non ha fatto arrivare nessuno e alla fine è naufragato a San Siro in una partita in cui i 5 gol dell’Inter stanno stretti alla squadra di Chivu.
La stessa linea difensiva che ha preso cinque gol a San Siro (con l'unica differenza di Lazaro al posto di Pedersen) ne aveva già presi tre a Valencia.
Solo dopo l’esordio in Coppa Italia la dirigenza ha capito di doversi muovere seriamente sul mercato per un regista, un ruolo rimasto vacante dopo la cessione di Ricci (anche se Baroni aveva provato lì Ilkhan ricevendo risposte incoraggianti). Sono state intavolate due trattative per Hans Nicolussi Caviglia col Venezia e Kristjan Asllani con l’Inter, e alla fine, dopo il mancato accordo con il Venezia, è arrivato il secondo. La formula è un classico della Serie A: prestito oneroso con diritto di riscatto, sostanzialmente un modo per il Torino di mettere una pezza ora senza dover sborsare tutti i 13 milioni subito e avere una via d'uscita nel caso in cui le cose in questa stagione vadano male.
Asllani viene da un triennio all’Inter in cui non ha raggiunto il livello sperato, sia con il pallone che senza. Nel Toro troverà necessariamente maggiore protagonismo, ma non è sulla carta il giocatore con le caratteristiche ideali per quanto è mancato a Baroni fino ad adesso, cioè precisione tecnica e velocità di trasmissione della palla. Non è detto, però, che giocando con più continuità non possa crescere ancora. Magari potrebbe aiutarlo il fatto che la manovra del Torino sia molto più veloce e verticale rispetto a quelle della scorsa stagione all’Inter. Un gioco in cui dover ragionare di meno sulle letture col pallone potrebbe facilitargli le cose.
Certo, Asllani ha dimostrato delle lacune difensive preoccupanti, e a centrocampo il Torino ha solo Tameze ad avere davvero quelle caratteristiche. Sarà un bel problema per Baroni capire come far muovere il centrocampo in pressing alto senza soccombere facilmente nella transizione difensiva disastrosa vista finora.
Vedremo come finirà il mercato per il Torino. Nelle ultime ore si è parlato dei possibili arrivi di Salah-Eddine e Baldanzi, che allungherebbero la rosa in maniera significativa anche se forse mancherebbe ancora qualcosa al centro della difesa per alzare il livello. Con questa linea difensiva la squadra rischia di essere troppo fragile dietro per reggere le richieste di pressing alto uomo su uomo di Baroni.
MIGLIOR SCENARIO POSSIBILE
Non è un inizio di campionato facile. Dopo la batosta di San Siro, il Torino deve aspettare la vittoria col Parma di fine settembre per i primi tre punti stagionali. Ottobre non va molto meglio, ma la dirigenza rimane fiduciosa. Il punto di svolta è il pareggio al 93’ nel derby con la Juve di novembre con gol di Casadei. Da lì la squadra cambia marcia, con tanto di filotto di tre vittorie consecutive tra Cremonese a dicembre e Udinese a gennaio. La Gazzetta sfodera titoli entusiastici, Cairo è al settimo cielo e propone Baroni per il doppio ruolo di allenatore del Toro e CT della Nazionale. Marzo vede una flessione, ma i dieci punti di aprile fanno tornare l’ottimismo e il Toro resta saldamente nella metà alta della classifica. All’ultima giornata con un gol di Zapata in rovesciata il Toro vince il primo derby da quello di Quagliarella e Darmian del 2015. Una vittoria che manda i granata all'ottavo posto e la Juventus fuori dalla Champions League 2026/27.
PEGGIORE SCENARIO POSSIBILE
L’inizio di campionato è desolante, alla batosta di San Siro fanno seguito 5 punti nelle prime 7 giornate. Baroni non viene messo in discussione dalla dirigenza ma la tifoseria chiede a gran voce il ritorno di Vanoli. La sconfitta del derby di novembre senza neanche un tiro in porta li accontenta. Il momento per il cambio è quello giusto perché il calendario è favorevole e il Torino risale la classifica con 15 punti tra la vittoria col Lecce di fine novembre e quella con l’Udinese di inizio gennaio. Proprio il filotto positivo convince Cairo che non c’è bisogno di intervenire sul mercato. Tra febbraio e marzo, il Toro fa la miseria di sette punti: la classifica inizia a piangere anche se la zona retrocessione rimane distante. Il campionato del Toro finisce qui, di fatto: qualche vittoria contro le piccole, nessuna contro le grandi con la desolante sconfitta al derby in casa dell’ultima giornata. Il Torino chiude al 13° posto.
GIOCATORE DA PRENDERE AL FANTACALCIO
Il nuovo Torino ha tante nuove ali e una nuova punta, ma poche certezze riguardo a chi porterà bonus. Forse può essere la stagione buona per un Cesare Casadei che finalmente realizza tutto il potenziale da incursore che ha. Non dovrebbe venire via a tanto e al Mantra è listato C-T: non male. Potenzialmente ha in canna almeno 6-7 gol a stagione: vedremo se sarà questa l'annata in cui lo vedremo realizzarsi.
GIOCATORE DI CUI AVERE LA MAGLIA
Sulla prima maglia del Torino di questa stagione le opinioni sono contrastanti: alcuni apprezzano il colletto, altri si chiedono il perché della trama tono su tono. Sicuramente dopo quest’estate del Toro è difficile puntare su un nuovo arrivo e forse l’unica scelta possibile è affidarsi mani e piedi al totem Zapata. Perché non c’è niente di meglio del centravanti con la fascia al braccio, soprattutto dopo essere usciti dalla passione della scorsa stagione.