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(di)
Flavio Fusi
Testuggine portoghese
07 Jul 2016
07 Jul 2016
Il Portogallo va piano e va in finale.
(di)
Flavio Fusi
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A differenza delle altre due semifinaliste Francia e Germania, da subito considerate tra le principali favorite alla vittoria di Euro 2016, Portogallo e Galles non hanno cominciato con i favori del pronostico.

 

Il Portogallo di Cristiano Ronaldo non era certo una Nazionale da sottovalutare, ma partiva perlomeno in seconda fila e non va dimenticato che la squadra di Fernando Santos è arrivata a un passo dalla finale senza vincere nemmeno una partita nei 90 minuti regolamentari, eventualità più unica che rara.

 

Il Galles è invece la vera e propria sorpresa del torneo, capace di terminare il proprio girone al primo posto davanti all’Inghilterra e di eliminare il

secondo nel ranking FIFA, dopo che negli ottavi, proprio la vittoria del Gruppo B aveva messo di fronte al cammino della selezione allenata da Coleman l’Irlanda del Nord, avversario tutt’altro che temibile.

 

 



 

Fernando Santos aveva due problemi di formazione: William Carvalho squalificato e Pepe in dubbio fino all’ultimo per un infortunio che alla fine lo ha costretto in tribuna. Nella difesa a 4 è stato quindi il neo-acquisto del Cagliari Bruno Alves a prendere il posto del difensore del Real a fianco di José Fonte. I terzini Cédric Soares e Raphael Guerreiro (preferito a Eliseu) hanno completato la linea a quattro a difesa della porta di Rui Patricio. Danilo ha invece preso il posto di William Carvalho a centrocampo, alle spalle della linea a tre formata da Renato Sanches, Adrien Silva e Joao Mario. In avanti Santos ha riproposto la coppia d’attacco Cristiano Ronaldo – Nani.

 

Due gli assenti anche per Chris Coleman: Ben Davies e Aaron Ramsey, entrambi indisponibili per squalifica. Nel 3-5-2 del Galles, l’assenza del terzino sinistro del Tottenham ha ridisegnato la linea a tre con Collins sul centro-destra, Williams centrale e Chester sul centro-sinistra. A centrocampo è stato Andy King il sostituto di Ramsey, posizionato da mezzala vicino ad Allena e Ledley. Gunter a destra e Taylor a sinistra hanno agito sulle corsie, con Gareth Bale a supporto di Robson-Kanu.

 

 



 

Rispetto alle gare con Polonia e Croazia, il sistema difensivo del Portogallo è stato da subito meno orientato all’uomo. Nel quarto di finale con il Belgio, il Galles aveva dimostrato di essere in grado di smantellare un sistema di marcature simile, grazie alle frequenti rotazioni dei centrocampisti e ai movimenti di Bale e dell’assente Ramsey. Per non correre rischi di questo tipo, Fernando Santos ha scelto di marcare solo selettivamente a uomo. Adrien Silva era di fatto l’unico centrocampista con un preciso avversario da tenere d’occhio, cioè Joe Allen.

 

Ad inizio match, la squadra di Coleman costruiva il gioco utilizzando tutti e tre i centrali e con un solo centrocampista a supporto: Collins e Chester si allargavano il più possibile, mentre Allen si posizionava sulla stessa linea verticale di Williams, formando una sorta di rombo. Santos rispondeva posizionando Nani e Ronaldo sui corridoi interni del campo, con l’obiettivo di rendere difficoltosi i passaggi sui due centrali larghi, mentre Adrien non perdeva di vista Allen. La contromossa portoghese ha messo in difficoltà Allen che non sempre riusciva a trovare la giusta posizione del corpo per ricevere palla e voltarsi (12 palle perse). Già al terzo minuto il Galles ha corso un grosso rischio per un pallone perso proprio dal centrocampista del Liverpool, per cui ben presto Coleman ha cambiato le cose, abbassando Ledley per dare aiuto al compagno.

 



 

 

 



 

Col passare dei minuti anche King e Bale hanno iniziato a proporsi per costruire il gioco e il Galles ha trovato maggior sicurezza, seppure minori possibilità di progressione nelle zone centrali del campo. Il chiaro scopo del Portogallo era quello di dirigere la manovra avversaria lungo le fasce, dove Gunter e Taylor avevano maggiore libertà rispetto ai giocatori che agivano centralmente, su cui comunque non mancavano flessibili marcature a uomo da parte dei portoghesi.

 


Adrien è sempre su Allen, mentre Nani prende in consegna Ledley e Joao Mario King. Si nota come il centrocampista del Cardiff City sia più vicino ad Allen, più da secondo pivote che da mezzala pura.



 

La fase difensiva del Galles aveva più o meno lo stesso scopo, con Bale e Robson-Kanu sempre molto vicini per evitare che Danilo ricevesse palla, a volte supportati anche da King per forzare la giocata sui terzini oppure il lancio lungo di uno dei due centrali.

 


Bale e Robson-Kanu schermano Danilo con il supporto di King, formando un triangolo che rende complicato giocare anche in orizzontale. Fonte sceglie quindi la via del lancio lungo.



 

Giocare attraverso il centro è stato difficile per entrambe le squadre, costrette a giocare spesso in orizzontale o a cercare qualche soluzione complicata. Il Galles per esempio molto spesso ha provato a servire con un lancio i tagli verso l’esterno di Bale e Robson-Kanu, senza però particolare fortuna.

 

Il Portogallo ha palesato i soliti problemi di occupazione del campo e spesso si sono presentate situazioni con Danilo e i difensori completamente scollegati dal resto della squadra sbilanciata in avanti. Probabilmente ciò era almeno in parte voluto, visto che in questo modo i lusitani avevano molti giocatori in avanti per cercare di conquistare le seconde palle oppure portare immediatamente pressione. Di certo però la fluidità del possesso portoghese non ne ha beneficiato. Tra l’altro la strategia del lancio lungo è risultata fallimentare, con il Galles che ha vinto il 72% dei duelli aerei.

 


La disconnessione tra Danilo e i difensori e tutto il resto della squadra. Mancano completamente giocatori sugli interni ed è praticamente impossibile progredire, se non lanciando lungo.





In possesso la squadra di Santos è parsa alquanto lenta, con il portatore di palla sempre in difficoltà a trovare il supporto dei compagni, spesso troppo statici. In questo modo al Galles bastava scivolare da un lato all’altro del campo per soffocare la manovra avversaria. Inoltre, molto spesso gli attacchi del Portogallo sono risultati innocui, visto il controllo della trequarti che la squadra di Coleman poteva esercitare grazie alla superiorità numerica offerta dal terzo centrale e ai frequenti movimenti centrifughi di Nani e Ronaldo che facilitavano le cose ai difensori gallesi.

 


Cristiano Ronaldo si allarga con Joao Mario che ne prende il posto, ma il Galles mantiene il vantaggio numerico conferito dall’impiego del terzo centrale difensivo.





 



 

Il primo tempo è stato sostanzialmente una lunga fase di studio, in cui, dopo l’adattamento iniziale, le due squadre hanno cercato una falla nello schieramento avversario, senza però forzare la mano e senza proporre schemi di gioco particolarmente complessi.

 

Non sorprende quindi sia stato un episodio, in particolare un calcio da fermo, a sbloccare lo 0-0. Al quinto minuto della ripresa, Joao Mario ha battuto un corner corto per Raphael Guerreiro che ha crossato per la testa di Ronaldo, autore di uno stacco imperioso sulla marcatura non proprio strettissima di Chester. Il difensore del West Bromwich, alto 1,77 m, ha costruito la sua carriera da difensore anche sulla sua sorprendente elevazione, ma non ha potuto fare niente dopo che in un primo momento si era lasciato sfilare alle spalle il giocatore del Real Madrid.

 



 

 

Sfruttando l’inerzia del vantaggio, il Portogallo ci ha messo appena tre minuti a trovare il raddoppio, approfittando anche di uno dei difetti che il Galles aveva già mostrato durante questo Europeo. A volte la squadra di Coleman si schiaccia troppo all’interno della sua area di rigore, lasciando troppo spazio ai giocatori oltre la linea dei 16 metri. Come nel gol segnato da Nainggolan, stavolta è stato Ronaldo ad essere rimasto libero e a trovare il varco giusto perché il pallone giungesse sui piedi dell’autore del raddoppio Nani.

 


Il Galles ha 7 giocatori in area di rigore, più Ledley al limite. In questo modo Ronaldo viene lasciato troppo libero e il portoghese riesce a fornire l’assist a Nani per il 2-0.



 

Il Galles si è trovato quindi nella scomoda posizione di dover rimontare due gol, tra l’altro con l’assenza di Ramsey che è effettivamente parsa tanto pesante quanto si temeva, visto che è mancato quel giocatore in grado di fungere da collegamento tra i reparti. King ha infatti svolto più un ruolo da incursore, tanto che è stato Bale a cercare di cucire il gioco tra centrocampo e attacco, specie quando Coleman è passato ad una sorta di 4-1-2-1-2, con Vokes e Chruch (subentrati a Ledley e Robson-Kanu) in attacco e Bale alle loro spalle.

 

Con tutta questa densità centrale, Santos ha stretto ulteriormente il suo 4-1-3-2, riducendo le proprie vie d’attacco alle fasce. Ogni volta che si abbassava a prendere palla, Bale cercava il cambio di gioco per uno tra Gunter e Taylor, con ormai anche Allen e Jonny Williams (sostituto di Collins) a giocare molto avanzati, nel tentativo di sfruttare qualche torre dei compagni o recuperare le ribattute della difesa.

 


Bale si abbassa, riceve palle e subito cambia gioco per Gunter, con il centrocampo stretto di Santos che concede spazio sulle corsie.



 

Nonostante lo sbilanciamento in avanti il Galles non è riuscito a trovare il gol, anzi c’è andato più vicino il Portogallo con Danilo che per poco non ha portato il punteggio sul 3-0.

 

Finalmente i lusitani sono riusciti a vincere una gara nei 90 minuti e per la seconda volta nella loro storia potranno giocarsi il titolo europeo. Il Galles è parso meno brillante del solito, sia per la partita non eccezionale di Allen che per l’assenza di Ramsey, resa ancor più pesante dalla copertura del centro dei portoghesi. La squadra di Coleman non è mai riuscita a tirare in porta da dentro l’area, ma i tifosi gallesi devono essere comunque orgogliosi del clamoroso traguardo raggiunto dalla loro squadra. Tra le altre cose, Ronaldo ha vinto il duello con il compagno di squadra Bale (ben 29 palle perse) e chissà che non abbia ipotecato anche il Pallone d’Oro.

 

 

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