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Bentancur sta diventando sempre più importante
14 nov 2018
Il centrocampista uruguaiano sta diventando ogni giorno più influente nel sistema della Juventus.
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Il modo in cui la Juve di Allegri ha deciso di imporre il proprio controllo e - nei momenti migliori - dominio tecnico sulle partite, anche in Europa, è forse la novità più importante di questo inizio di stagione. Negli ultimi anni, pur rientrando sempre tra le favorite per la Champions League, i bianconeri non avevano mai trasmesso una vera sensazione di dominio anche perché, forte del proprio pacchetto difensivo, Allegri spesso preferiva lasciare il pallone agli avversari, costruendo una fase d'attacco spesso reattiva, con una strategia strutturata sulle debolezze altrui.

Le partite recenti con Valencia e Manchester United hanno segnato un'inversione di tendenza, mostrando come quest'anno la Juventus abbia il potenziale per controllare il contesto a partire dal pallone. La fase offensiva, sia in costruzione che in rifinitura, sembra più fluida, e le peculiarità dei giocatori più talentuosi rendono sempre imprevedibile lo sviluppo dell'azione. Insomma, Allegri sta proponendo la versione migliore della sua idea di calcio, in cui la disposizione degli uomini in campo ha lo scopo di favorire le connessioni tecniche tra i calciatori. Un'idea propositiva, coerente con le caratteristiche dei suoi migliori interpreti, tra cui sta emergendo anche il giovane uruguagliano - reduce da un ottimo Mondiale russo - Rodrigo Bentancur.

Per capire il segreto del suo talento occorre parecchia concentrazione sulla partita. Ma nell'ultimo periodo Bentancur è diventato uno dei giocatori più influenti per i bianconeri, anche senza essere appariscente, e non è esagerato dire che in questo momento l'ex del Boca è il giocatore che meglio definisce l'identità della Juventus di Allegri, una squadra proattiva che, come si sono accorti in molti, segue principi di calcio posizionale.

«Dimmi che “mediocentro” scegli e ti dirò chi sei» diceva Juanma Lillo, oggi allenatore del Vissel Kobe di Iniesta e da anni uno dei migliori teorici del gioco di posizione. Il mediocentro in Spagna è il vertice basso di un centrocampo a tre, quello che noi chiamiamo playmaker o regista; e nella tradizione iberica si tratta del giocatore deputato al primo passaggio, all'uscita pulita del pallone dalla difesa e al dialogo con le mezzali. Nella Juve è un compito svolto da Pjanic, tuttavia nel contesto juventino l'aforisma di Lillo è perfetto per inquadrare l'importanza di Bentancur.

Pjanic era stato playmaker basso anche nelle versioni più reattive e dirette della squadra di Allegri; al suo fianco agivano mezzali come Khedira e Matuidi più inclini a muoversi in avanti che non a partecipare alla circolazione palla e, nonostante la presenza del bosniaco, il contesto nella fase d'attacco era determinato dallo stile verticale e dinamico del tedesco e del francese: con i loro movimenti in profondità, a compensare quelli incontro di Higuain, e l'occupazione in massa dell'area per ricevere i cross. Rodrigo Bentancur, per caratteristiche, non potrebbe suonare lo stesso spartito del francese e del tedesco neanche se volesse. Invece, è perfetto però se si tratta di gestire il possesso con calma, in maniera fluida, per smontare passaggio dopo passaggio la struttura difensiva avversaria. In questo senso, pur mantenendo lo stesso "mediocentro" di prima, è l'ingresso di una mezzala tecnica come Bentancur a ridefinire il modo di stare in campo della Juve, a testimoniare meglio forse di qualsiasi altro protagonista di questo inizio di stagione (anche Joao Cancelo, ad esempio, e il rientro di Leonardo Bonucci stanno avendo grande un'influenza ) le nuove intenzioni di Massimiliano Allegri.

Usare la testa

Praticare un calcio basato su interazioni spontanee e controllo del pallone richiede innanzitutto eccellenti qualità tecniche: senza il talento, qualunque tipo di connessione in campo si inaridirebbe. Altrettanto importante, però, è la capacità decisionale dei giocatori, e cioè scegliere il passaggio migliore senza forzare la giocata, muoversi per mantenere un'occupazione funzionale del campo, sapere quando tentare lo spunto individuale e quindi attivare la tecnica. Secondo Allegri, la disposizione in campo più che a indirizzare a monte la giocata serve a stimolare positivamente le qualità decisionali e tecniche dei giocatori, ad invogliarli a prendere la scelta giusta a seconda della situazione. Insomma, se i piedi sono importanti, altrettanto lo è il cervello.

In campo, la prima arma a disposizione di Bentancur è proprio la testa, e non solo in senso figurato. Osservandolo nel dettaglio è impossibile non notare come, anche lontano dalla palla, muova spesso la testa per tenere sotto controllo cosa gli accade intorno, girandosi da una parte e dall'altra per guardare ai propri lati e dietro le proprie spalle. Bentancur è un giocatore totalmente immerso nella partita, che nel contesto dell'azione ragiona sempre a lungo termine, non si limita all'esecuzione immediata di una giocata o di un movimento ma cerca sempre di capire come potrebbe evolversi il contesto per poter prendere la decisione migliore.

Dettagli spesso poco visibili, ma indispensabili in un sistema che pretende una grande comprensione delle contingenze. Possiamo fare l'esempio di un'azione significativa di Manchester United-Juventus (illustrata qui sotto) in cui Bentancur non tocca il pallone ma, con un movimento, risolve i problemi in fase di uscita palla e sviluppo della manovra bianconera. Arriva al 20' del primo tempo, quando Dybala si abbassa nella propria metà campo per aiutare la circolazione: il Manchester difende con una serie di marcature ad uomo e Shaw chiude l'argentino, che tiene troppo palla e invita gli avversari al pressing, precludendosi ogni linea di passaggio: Martial e Lukaku controllano Cancelo e Bonucci, mentre a centrocampo Mata e Matic si occupano di Bentancur e Pjanic.

Dybala comunque riesce a orientare corpo e pallone verso il centro del campo: a quel punto Bentancur intuisce che la soluzione più logica è il cambio gioco per Chiellini sul lato debole, e allora si alza e apre la linea di passaggio verso il compagno. Con il suo movimento, Bentancur indica a Dybala quale tipo di passaggio effettuare, creando indirettamente una connessione tra altri due compagni e permettendo alla Juve di eludere il pressing.

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Una volta consolidato il possesso, l'obiettivo di Bentancur diventa quello di favorire lo sviluppo in mezzo al campo. Mentre Chiellini conduce palla l'ex Boca continua a muoversi in avanti: in questo modo non solo crea una linea di passaggio in diagonale, che però Chiellini preferisce non percorrere, ma costringe Mata ad abbassarsi, liberando quindi la zona di Pjanic che può ricevere indisturbato.

Tra le due linee di passaggio Chiellini opta per quella su Pjanic, liberato da Bentancur.

Occupare il campo

L'azione appena descritta è un esempio perfetto di come Bentancur riesca a intuire meglio di tutti le necessità della squadra in un sistema che vuole puntare al dominio del pallone. Con lui in campo la qualità del giro palla juventino aumenta sensibilmente e non solo perché si tratta di un ottimo passatore: in un calcio fluido, in cui non conta il ruolo rigido ma la posizione occupata a seconda delle evenienze, l'intelligenza senza palla di Bentancur è una qualità preziosissima.

Nella maggior parte dei casi, l'ultima Juve di Allegri si dispone con un rombo che si occupa del possesso palla e due giocatori in ampiezza. Nel corridoio centrale, l'istinto di Cristiano per i movimenti verso l'esterno e la tendenza di Dybala ad abbassarsi variano continuamente la struttura della squadra e spingono i compagni a scambiare le posizioni. Bentancur brilla quindi in un calcio che sollecita la capacità decisionale dei giocatori. Stupisce soprattutto il modo in cui si adegua alle caratteristiche dei compagni con cui si connette di volta in volta, a seconda della zona di campo in cui Allegri decide di schierarlo. Le passmap delle due partite contro il Manchester United da questo punto di vista sono eloquenti.

All'Old Trafford, “El Lolo” - come lo chiamano in Uruguay - parte sul centro destra: agisce quindi sulla fascia di campo più creativa della Juventus, quella in cui quel giorno si muovono anche Cancelo, Cuadrado e Dybala. Per caratteristiche, Cancelo e Dybala sono due giocatori che amano toccare il più possibile il pallone per esprimere al massimo la propria creatività. È inevitabile che quindi decidano di cambiare continuamente posizione per aumentare la propria influenza sui possessi della Juve. Bentancur si adegua senza problemi al turbinio della catena di destra.

Senza ruoli fissi, l'importante è mantenere sempre dei riferimenti precisi: un uomo ad occupare il vertice destro del rombo basso di costruzione, uno a dare ampiezza su una linea più avanzata, uno ad occupare il mezzo spazio ed un altro leggermente più alto e più centrale rispetto ai compagni (effetto dei movimenti incontro di Dybala). La passmap di quella partita incasella Bentancur al fianco di Pjanic, ma è solo una posizione media perché i suoi spostamenti sono continui: se Cancelo si apre per dare ampiezza, allora è lui ad occupare il vertice destro del rombo di costruzione; al contrario, se il portoghese resta basso per partecipare al primo possesso e Dybala e Cuadrado occupano il centro, allora tocca a lui andare sulla fascia. Quando invece la Joya viene incontro per ricevere da Pjanic, deve alzarsi per occupare il mezzo spazio o il corridoio centrale.

Passmap della partita d'andata.

Nella partita di ritorno dell'Allianz Stadium, Allegri non solo cambia alcuni uomini ma sposta anche Bentancur sul centro sinistra: sul lato meno creativo della Juve viene offerto un set di movimenti meno vario. Di conseguenza, Bentancur deve scambiare meno la propria posizione: Alex Sandro, pur possedendo ottima tecnica, non si muove verso il centro come Cancelo né si assume le stesse responsabilità in prima costruzione. Cristiano, invece, ama spostarsi verso la fascia o, in alternativa, avvicinarsi al lato destro per sovraccaricare ulteriormente la zona di Dybala e Cuadrado. E i movimenti orizzontali di Cristiano generano per forza spazio al centro dell'attacco. Così, agendo sul suo stesso lato, Bentancur finisce per occupare dinamicamente quella porzione di campo, anche con qualche corsa in verticale che al momento del suo arrivo a Torino non sembrava essere nelle sue corde. Non dimentichiamo come in occasione del palo di Khedira l'area dello United sia occupata dalle due mezzali, senza nessun attaccante di ruolo.

Passmap della partita di ritorno: stavolta la posizione media di Bentancur è nettamente pià avanzata rispetto a quella di Pjanic. Da notare inoltre la posizione molto centrale, lontana dalla fascia, figlia degli spostamenti di Cristiano Ronaldo

«Allegri mi chiede personalità e di giocare più vicino all'area avversaria, anche per trovare il mio primo gol con la Juve», aveva dichiarato al termine del match vinto per 3-1 col Napoli. Richiesta esaudita contro l'Udinese, col suo primo gol nato proprio dopo un bell'inserimento profondo senza palla. Le gambe lunghe dovrebbero favorire la sua corsa sulla media distanza e di sicuro l'intuito dello spazio non gli manca, perciò non è da escludere che Allegri voglia migliorare il suo istinto verticale senza palla.

In controllo

Con la palla, invece, non c'è bisogno di sollecitare la sua verticalità: Bentancur sa imprimere sempre il ritmo giusto ai passaggi e all'azione, se necessario anche giocando all'indietro e rallentando il possesso. È ciò che rende speciale Bentancur ed è ciò che, in definitiva, rende il suo apporto indispensabile se Allegri vuole costruire una Juve proattiva.

Nella rosa bianconera, Bentancur è il miglior passatore assieme a Pjanic. È sempre strano il gioco dei confronti e nel suo caso la struttura fisica ha portato Barros-Schelotto, suo ex allenatore al Boca, a paragonarlo a Nzonzi, un altro centrocampista longilineo abile nella circolazione palla, ma è forse più significativo il fatto che durante lo scorso mondiale Tabarez schierasse spesso Bentancur da vertice basso del centrocampo, per facilitare l'uscita del pallone, da "mediocentro", appunto. Palla a terra, Bentancur possiede un ventaglio di passaggi estremamente vario e completo: gioca con precisione di prima e a due tocchi e sa alternare bene passaggio in diagonale e in verticale oltre la linea di pressione, un'abilità esaltata in un sistema di calcio paziente, con distanze corte e circolazione fitta. Il modo in cui Bentancur usa il passaggio e, in generale, si rapporta al pallone, rispecchia fedelmente le richieste di Allegri.

Non forza mai nessuna giocata, e per giocare in questo modo i movimenti della testa sono fondamentali. Gioca a testa alta non solo per individuare il compagno da servire, ma anche per leggere il modo in cui la squadra sta occupando il campo, così da decidere meglio quante volte toccare il pallone e dove indirizzare la circolazione: Bentancur è l'ingranaggio che aiuta la Juve ad adattare il possesso alla posizione dei propri uomini, senza dover per forza giocare in verticale. Aggiunge quel passaggio in più che abbassa il ritmo, aumenta il controllo sulla partita e permette alla squadra di disporsi meglio in campo senza perdere equilibrio: occupare le zone giuste in fase di possesso significa garantirsi marcature preventive corrette per evitare transizioni difensive pericolose. Il che significa che Bentancur è indispensabile sia perché garantisce una vocazione più offensiva, sia perché permette alla Juve di non rinunciare alla solidità difensiva con cui ha scalato i vertici del calcio europeo.

Certo, se c'è la possibilità di giocare passaggi rischiosi e creare vantaggi collettivi non si tira indietro. «Allegri mi chiede di passare la palla velocemente e il più possibile in verticale per rompere le linee avversarie e servire là davanti Dybala e Higuain», aveva detto lo scorso anno, in un contesto meno sofisticato di quello attuale in fase di possesso. Bentancur ha la sensibilità per tagliare le linee non solo in verticale. Ad esempio quando si allarga per compensare i movimenti di Cancelo adatta il suo talento da passatore alla posizione da esterno: dalla fascia può attirare la pressione avversaria per poi rigiocare il pallone in diagonale verso il centro sui compagni liberi. Se invece è in posizione più avanzata con l'uomo alle spalle può affidarsi alla pulizia nel gioco di prima per appoggiare dietro senza farsi rubare palla. Il primo compito di Bentancur quindi è quello di dare continuità alla fase di possesso, offrire soluzioni per evitare che il flusso si inceppi.

Un tipo di passaggio che invece deve assolutamente migliorare è il cambio gioco. Se si tratta di alzare la palla il suo piede non è sempre precisissimo. Si tratta di un fondamentale da sgrezzare soprattutto per il contesto cercato dalla Juve, con due riferimenti sempre larghi pronti a ricevere per attaccare il lato debole.

Enganche?

Ma Bentancur non è un giocatore straordinario solo di prima o a due tocchi, in pochi come lui sono in grado di capire quando è vantaggioso tenere un po' di più la palla tra i piedi, magari per attrarre l'avversario fuori posizione e liberare uno spazio alle sue spalle. Se c'è un pregio che l'ex Boca ha ereditato dalla tradizione sudamericana degli enganche (quel ruolo che fa da collegamento tra centrocampo e attacco) è proprio la capacità di dominare il ritmo e di dare la pausa se necessario.

Nelle immagini qui sotto, tratte dalla partita contro il Bologna, Bentancur ha appena recuperato palla ma quasi tutti i suoi compagni sono dietro di lui: potrebbe appoggiare in avanti su Dybala che però sarebbe costretto a cercare un retropassaggio rischioso, allora preferisce interrompere la conduzione per tornare indietro. Dopo essersi girato verso la propria porta effettua un altro piccolo tocco con il quale chiama su di sé non solo la pressione frontale di Krejci, ma anche quella laterale dalla sua destra di Dzemaili: lo svizzero, istintivamente, copre il passaggio su Pjanic, ma con quel movimento scopre la traccia per Matuidi, senza nessuna marcatura nel cerchio di centrocampo. A Bentancur basta ruotare leggermente il busto per aprire il piattone e tornare al centro dal francese, liberissimo di affidare la transizione a Cristiano Ronaldo sul lato debole.

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Quest'azione è indicativa non solo della capacità di Bentancur di attirare, con la pausa, la pressione e di usarla a proprio vantaggio, ma anche del modo in cui legge la postura e i movimenti di Dzemaili e capisce di conseguenza quale decisione prendere. E Bentancur ha un talento particolare per la manipolazione degli avversari. Quando si ritrova a toccare più volte la palla cerca di condurla per invitare l'avversario a scoprire un lato, in modo da aprirsi nuovi sbocchi e linee di passaggio. È il modo migliore che conosce per sopravvivere in contesti asfittici e ridare aria alla circolazione palla: alcuni dribbling difensivi di Bentancur sono utilissimi per la Juve perché permettono di conservare il possesso e non andare in panico sotto pressione.

È un tipo di gioco rischioso, in cui Bentancur ha comunque bisogno di un compagno a cui scaricare. Certo, parliamo di un centrocampista tecnico, migliorato nella protezione palla grazie a un uso più consapevole di postura e fisico. Tuttavia, non è il tipo di giocatore capace di toccare in maniera impercettibile il pallone e di dribblare più avversari in spazi ristretti. Quando Bentancur elude la pressione dopo le pause è perché è lui a disegnare il contesto intorno a sé, con spazi ampi a sufficienza da permettergli di controllare la situazione. Se però il campo si restringe troppo e non c'è nessun compagno a cui appoggiarsi può andare in difficoltà. In questo senso si capisce quanto fosse fuorviante il paragone con Riquelme, un giocatore nato per dipingere tunnel e controlli di suola con più avversari addosso. Le mansioni da mezzala di possesso richieste da Allegri preservano il talento di Bentancur da situazioni troppo scomode proprio perché la sua influenza è più importante nello sviluppo a metà campo del possesso che non in rifinitura, dove inevitabilmente gli spazi si comprimono.

La Juventus di Cristiano Ronaldo

La consapevolezza con cui Bentancur occupa il campo e sceglie di giocare il pallone è davvero sorprendente. Appena due anni fa era protagonista in un contesto, quello del calcio argentino, molto distante dai canoni del nostro calcio. Qualcuno al suo arrivo lo aveva presentato come il più classico degli enganche, ma per il modo in cui interpreta il gioco Bentancur sembra un giocatore di formazione europea.

L'ex Boca si è immerso nel nostro calcio quasi senza rendersene conto, sembra ancora sorprendersi di appartenere ad un ecosistema così elitario: «Con Cristiano Ronaldo ci siamo incontrati nella sala dell'antidoping, dopo la partita col Portogallo. Mi sono seduto vicino a lui, mi ha salutato e si è presentato. Per la verità, mi ha sorpreso che conoscesse il mio nome», aveva raccontato in occasione del trasferimento del portoghese a Torino. I principali alleati di Cristiano nei suoi ultimi anni a Madrid erano i centrocampisti, oltre che Marcelo e Benzema. Grazie al controllo che Kroos, Modric e Isco esercitavano sul pallone poteva concentrarsi esclusivamente sulla finalizzazione, con quei movimenti e quella tecnica sul breve che gli hanno permesso di resistere all'usura del tempo.

L'obiettivo di Allegri è avere a disposizione, tra aprile e maggio, la versione di Cristiano Ronaldo in grado di incidere e segnare in ogni partita della fase a eliminazione diretta della Champions League. C'è bisogno di costruirgli intorno il contesto giusto: un sistema in cui, come a Madrid, possa preoccuparsi soprattutto degli ultimi trenta metri. Per questo Allegri deve massimizzare il livello tecnico della Juventus, specie a centrocampo, dove è più importante il modo in cui si controlla il pallone. Bentancur, in questo senso, potrà essergli più utile di Khedira ed Emre Can e nonostante il loro ritorno in campo, per Allegri sarà difficile rinunciarci. Specie in Europa.

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