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Con Hojlund il Napoli si prepara a un futuro senza Lukaku
28 ago 2025
Un acquisto che costringerebbe la squadra di Conte a cambiare.
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10 min
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IMAGO / Icon Sportswire
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Perché, per sostituire Romelu Lukaku, il Napoli ha deciso di puntare su Rasmus Hojlund? Sembra una domanda semplice ma a cui in realtà non è facile rispondere, a partire dal fatto piuttosto incontrovertibile che Lukaku e Hojlund sono due giocatori profondamente diversi, se non opposti. Diversi per età e momento della carriera, ovviamente, ma diversi soprattutto per caratteristiche tecniche, che magari non incideranno sul calciomercato ma sul campo invece ci incidono eccome.

Anche finanziariamente è una scelta meno scontata di quanto forse non sembri. Il Napoli aveva già speso più di 30 milioni di euro per Lorenzo Lucca esattamente per questa ragione - cioè sostituire Romelu Lukaku nel caso in cui non potesse giocare - e adesso, a dar per buone le voci di mercato, ne starebbe per spendere altri 45 su un giocatore che potrebbe togliergli il posto. Certo, si tratterebbe di un prestito con obbligo di riscatto, con il pagamento quindi che scatterebbe il prossimo anno, ma questo già ci dice qualcosa. Al di là di come tornerà dall’infortunio, a giugno del 2026 Lukaku avrà 33 anni e solo un anno ancora di contratto, mentre Hojlund e Lucca ne avranno rispettivamente 23 e 25 anni.

Insomma, il Napoli sta già pensando al futuro, e questo è sicuramente saggio, ma la notizia è proprio qui: nel Napoli di Conte del futuro, vicino e lontano (facciamo lo sforzo di fantasia di immaginare Conte almeno un’altra stagione a Napoli), in attacco c’è almeno un giocatore molto diverso da Romelu Lukaku, cioè il prototipo dell’attaccante di Conte.

Andiamo con ordine: in che modo è diverso Rasmus Hojlund da Romelu Lukaku? Si è molto parlato della sua stagione negativa a Manchester, certificata dalla scelta della squadra di Amorim di puntare nel suo reparto non su uno ma su ben tre nuovi attaccanti: Bryan Mbeumo, Benjamin Sesko e Matheus Cunha (dopo che la scorsa stagione aveva già preso Joshua Zirkzee). Ne aveva scritto qualche giorno fa Daniele Manusia. Deve essere stato un colpo al cuore per il povero Rasmus, che ci ha provato in tutti i modi a rimanere al Manchester United, va detto. Nelle amichevoli estive giocate negli Stati Uniti, in cui lo United ha affrontato in maniera un po’ paradossale altre squadre di Premier come il West Ham e il Bournemouth, Hojlund era stato uno dei migliori e aveva dichiarato di avere «un piano molto chiaro: rimanere e lottare per il mio posto, qualsiasi cosa accada». Poco dopo, però, il Manchester United ha speso altri 76,5 milioni di euro per prendere Sesko e Amorim sul suo utilizzo continuava a nicchiare, al che Hojlund deve finalmente aver capito il messaggio.

È l’uroboro che continua ad attanagliare il Manchester United, che viene dall’ennesima figura barbina: cambiare giocatori giovani su giocatori giovani senza dargli il tempo di crescere ed adattarsi, scartandoli quando si iniziano ad intravedere i primi segni incoraggianti all’orizzonte. Ne ha parlato con una punta di amarezza lo stesso Rasmus Hojlund. «Sono ancora molto giovane: penso che le persone tendano a dimenticarselo a volte. Non tutti gli attaccanti possono aver già segnato 100 gol a 22 anni. Ma ho imparato molto, credo si veda dal mio gioco».

Ovviamente stiamo parlando di amichevoli, ed è difficile negare che, quando le partite contavano, per Hojlund le cose siano andate davvero male. Quattro gol in 32 presenze in campionato, dieci in tutto se ci aggiungiamo anche le 15 apparizioni in Europa League, sono uno score troppo magro e nascono da statistiche in fase di finalizzazione piuttosto pallide per un attaccante. I 4 gol nella scorsa Premier League nascono infatti da 4.81 xG (dati Hudl StatsBomb) con una percentuale di tiri trasformati in gol di appena il 12%. Su YouTube sono diversi i video che mettono in fila i suoi ultimi tiri con la maglia del Manchester United e diciamo che, per usare un eufemismo, non sono proprio lusinghieri.

La stagione 2024/25, per Hojlund, si è chiusa male anche da un punto di vista simbolico. Ricordate l’incredibile salvataggio in sforbiciata volante di van de Ven in finale di Europa League contro il Tottenham? Quel momento che poteva cambiare la storia della partita e chissà cos’altro? Ecco, forse non ricordate che il pallone intercettato sulla linea dal difensore olandese era stato colpito di testa proprio da Rasmus Hojlund.

Se le amichevoli estive rappresentano la fine della sua storia allo United, e verranno dimenticate in fretta come un’appendice irrilevante, adesso però potrebbero diventare anche l’inizio della sua storia a Napoli. E da questo punto di vista sono importanti perché ci danno qualche indicazione incoraggiante sul futuro al di là della terribile stagione appena passata. Nella prima, contro il West Ham, giocata il 27 luglio, abbiamo rivisto quelle accelerazioni devastanti che avevano fatto la sua fortuna all’Atalanta. Dopo nemmeno 50 secondi, con la linea avversaria quasi sulla trequarti, Hojlund è stato lanciato verso l’area da Bruno Fernandes, ha recuperato una manciata di metri in scatto a Kilman, lo ha tenuto lontano a spallate e ha stampato un gran tiro sull’esterno del palo dal limite dell’area.

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È possibile che, come spesso succede ai giocatori dello United, semplicemente sia stato zavorrato dalla stagione terribile della squadra di Amorim? Vedendo quest’azione i dirigenti del Napoli devono averci pensato, e di sicuro è questo che sperano facendo questo investimento. D’altra parte, le statistiche di Hojlund in fase di finalizzazione non erano state così male nelle due stagioni precedenti: in quella 2023/24 aveva segnato 10 gol da 7.83 xG; in quella 2022/23, con la maglia dell’Atalanta, 9 gol da 8.69 xG.

Nella stessa partita contro il West Ham, con due giocatori molto creativi alle spalle come Fernandes e Cunha, Hojlund è sembrato in generale più leggero, più a suo agio nel doversi concentrare solo sull’attacco dell’area, qualcosa su cui dice di aver lavorato molto quest’estate con l’aiuto di «un sacco di video». Probabilmente non è un caso. Hojlund non è infatti un giocatore autosufficiente sulla trequarti, va in difficoltà nel gioco spalle alla porta e quando deve associarsi con i compagni in spazi stretti. Questo è ciò che da un punto di vista tecnico lo differenzia di più da Lukaku, che invece sulla trequarti ci scende quasi per piacere, e anzi bisogna fare spazio per i suoi movimenti incontro, che fanno parte integrante dei meccanismi del Napoli per risalire il campo e creare superiorità nell’ultimo quarto di campo.

Nell’esordio di campionato contro il Sassuolo, però, abbiamo già visto un Napoli un po’ diverso rispetto a quello della scorsa stagione, e qui è dove l’inserimento di Hojlund può farsi più interessante. Con l’ingresso di De Bruyne, che teoricamente agiva da ala sinistra del 4-3-3, la manovra si è fatta più ragionata, meno diretta sulle punte, e il Napoli ha iniziato a ruotare in maniera più complessa rispetto alla fine della scorsa stagione. Quando De Bruyne veniva incontro alla difesa per aiutare l’uscita della palla, cosa che succedeva spesso, Anguissa e McTominay si alzavano alle spalle della prima linea avversaria e si formava una specie di centrocampo a quadrilatero, con il belga e Lobotka a formare la base, e Oliveira e Politano a dare ampiezza. Una disposizione più simile al 3-4-2-1 che al 4-3-3 che si vedeva nella grafica pre-partita.

Non è facile tradurre con le parole e con i numeri le rotazioni del Napoli nella partita contro il Sassuolo, probabilmente dettate dalle interpretazioni personali dei calciatori in campo. A volte De Bruyne rimaneva davvero largo spingendo McTominay ad abbassarsi; altre era lo scozzese invece ad allargarsi per dare uno sbocco esterno, lasciando al belga il mezzo spazio di sinistra.

Al di là dei singoli movimenti, comunque, l’ingresso di De Bruyne ha rallentato la risalita del pallone del Napoli, l’ha resa più liquida e imprevedibile, e sono stati diversi i momenti in cui il Sassuolo è andato a vuoto nella ricerca di recuperare il pallone nella trequarti avversaria. C’era da aspettarselo, visto il giocatore, ma vederlo ha fatto un altro effetto. La discesa di De Bruyne in mediana calamita avversari, e quindi compagni, addensa le maglie in mezzo al campo, costringe il Napoli a trovare vie complicate nel labirinto dei giocatori che si viene a creare nei corridoi centrali. Con un giocatore in più dietro - e non un giocatore qualsiasi - i centrali sono alleggeriti di compiti in costruzione e ci sono più soluzioni di passaggio palla terra, centralmente. I passaggi si accorciano e c’è meno bisogno di verticalizzare verso le punte, anche perché lo spazio, per le punte, sulle trequarti si è molto ridotto. A volte a destra, quando si sgancia Di Lorenzo, anche Politano viene più dentro, e a un certo punto c’è stato un momento in cui, nel mezzo spazio di sinistra, si sono ritrovati molto vicini McTominay e Lucca, e quest’ultimo ha fatto un gesto della mano come a cercare di farsi spazio, per poi tornare a scattare in profondità.

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Avete capito dove voglio andare a parare. Se con De Bruyne il Napoli è meno diretto e porta più uomini sulla trequarti, ha perfettamente senso puntare su un attaccante che dà il meglio se può concentrarsi solo sull’attacco della profondità o direttamente dell’area. E con De Bruyne, e con McTominay che ogni giorno che passa è più influente, sarà difficile tornare indietro. È un’idea che vale per questa stagione, nel caso in cui Conte non voglia passare direttamente al 3-5-2 e mettere Lucca e Hojlund uno accanto all’altro (ed è possibile che lo farà in alcune partite), ma che potrebbe essere valida anche per un futuro più lontano, in cui l’importanza di Lukaku dentro al Napoli andrà gradualmente scemando.

Ci sono dei caveat, ovviamente, perché De Bruyne non potrà giocare tutte le partite e il Napoli non sempre potrà permetterselo insieme a McTominay sulla trequarti, per esempio contro squadre molto pericolose, presumibilmente in Champions League. Non tutte le squadre saranno il Sassuolo, poi, e ci saranno partite in cui queste rotazioni magari funzioneranno meno bene, e la tentazione di andare direttamente sulle punte si farà più forte. Solo il fatto che il Napoli stia provando a costruirsi questa strada, però, è significativo.

Con Hojlund il Napoli cambierebbe anche per Hojlund, e non solo per De Bruyne. L’attaccante danese, per esempio, potrebbe aiutare il Napoli a risalire il campo quando si chiude nella propria area e invita i suoi avversari nella propria metà campo. L’abbiamo visto molte volte la scorsa stagione ed è sorprendente scoprire che la squadra di Conte sia stata una di quelle della Serie A ad aver tirato di meno su azione di contropiede (solo Genoa, Torino, Monza, Venezia e Roma hanno tirato di meno alla fine di un contropiede). L’allenatore salentino ha detto una volta di non avere nessuna intenzione di allenare i contropiede, e ne capisco il motivo, ma Hojlund, dovesse davvero stare bene come sembra, potrebbe da solo dare un’arma in più. Insomma, quello di partire dalla propria metà campo come un bufalo in carica sembra essere la sua qualità migliore, ricordate?

Hojlund darebbe, ma toglierebbe anche. L’attaccante danese sembra infatti avere una debolezza estrema sui colpi di testa, su cui si basa gran parte della minaccia offensiva del Napoli di Conte (ce l’ha ricordato subito l’esordio in Serie A contro il Sassuolo). La scorsa stagione, per dire, Hojlund ha vinto 1.32 duelli aerei vinti per 90 minuti, cioè solo il 24% del totale, e andando indietro nel tempo questa è una delle poche statistiche che sembra non aver risentito dell’ultima catastrofica stagione del Manchester United. Nel 23/24 Hojlund ne aveva vinti ancora meno (1.14 per 90 minuti, sempre il 24%), e solo la stagione ancora prima, la 2022/23 con l’Atalanta, le cose erano andate leggermente meglio: 2.37, cioè il 37%. Per dire, la scorsa stagione Romelu Lukaku ne ha vinti 1.48 per 90 minuti ma con una percentuale di riuscita del 44%; McTominay 1.85 con il 57%. Il Napoli, con Hojlund in campo, farebbe più fatica a cercarlo direttamente dalla difesa, e sui cross in area avversaria sarebbe meno pericoloso, un aspetto da non sottovalutare visto quanto ci punta oggi Antonio Conte. Di tutti i 68 gol segnati da Hojlund in carriera, solo tre sono arrivati con un colpo di testa.

Insomma, Hojlund costringerebbe il Napoli a cambiare ancora, rispetto a quanto già è cambiato nel poco che abbiamo visto in questo inizio di stagione. Magari è anche possibile che la dirigenza del club partenopea non stia pensando davvero così in là e che sia atterrata su Hojlund per motivi che non hanno nulla a che fare con Lukaku, ma si sa che a volte la storia si muove a prescindere dai suoi protagonisti.

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