Esclusive per gli abbonati
Newsletters
About
UU è una rivista di sport fondata a luglio del 2013, da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori
Segui UltimoUomo
Cookie policy
Preferenze
→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
Menu
Articolo
(di)
Redazione
Qual è la più bella maglia della Serie A 2017/18
17 ago 2017
17 ago 2017
Le divise del campionato italiano commentate una a una.
(di)
Redazione
(foto)
Dark mode
(ON)



 



 



 

Tradizione: 7
Innovazione: 7
Stile Complessivo: 7

 

Il terzo anno in maglia Nike è andato sorprendentemente bene, clamorosamente bene, ma a Bergamo hanno saggiamente deciso di capitalizzare l’inattesa notorietà e firmare un contratto di sponsorizzazione con Joma, un’azienda che potrà seguire da vicino l’evoluzione del club e garantire «l’esclusività dei disegni, una collezione personalizzata secondo le proprie esigenze e standard di qualità elevati», come si legge

.

 

Tanto per ribadire la distanza dalle versioni pre-stampate dei kit Nike, Joma ha subito riportato l’azzurro in grande evidenza al centro della prima maglia, che presenta un ampio collo a “V” e tanto spazio per infilarci uno sponsor, in attesa del miglior offerente. Sul retro del colletto, alla maniera delle grandi squadre, l’Atalanta ha scelto di scrivere in maiuscolo «LA MAGLIA SUDATA SEMPRE», di modo che i tifosi potessero avere una scusa credibile per non lavarla dopo il calcetto. (FL)

 



 




 

Il Benevento sarà la prima squadra della storia della Serie A ad essere sponsorizzata da Frankie Garage. Un marchio romano, fondato da Massimiliano Santopadre, attuale presidente del Perugia, che lo scorso anno il Benevento ha eliminato ai playoff promozione. Nonostante sia di per sé una bella storia, bisogna aggiungere che Frankie Garage - che ha lo splendido logo di un rimastino in hangover - è esplosa grazie al capo che di solito portava il più coatto del liceo: «Il famoso pantalone della tuta con la scritta Frankie Garage sul sedere. Un’idea che è stata il vero cavallo di battaglia e che ci ha permesso di cambiare le cose e continuare questa avventura bellissima».

 

L’effetto sbiadito che le righe rosse prendono agli estremi della maglia regala un effetto povertà che era proprio quello che non serviva a una squadra neopromossa. Dispiace anche per la perdita dello sponsor Strega: ricordiamo che Benevento è la città delle streghe e i suoi calciatori vengono soprannominati “stregoni”, quindi niente li avrebbe connotati in modo così strano e affascinante. Il marchio La Molisana, però, ha il pregio di mettere sulla mappa una regione, quella del Sannio, che fatica storicamente ad avere una riconoscibilità nell’immaginario geografico italiano. (EA)

 



 



 



 

Macron ha iniziato la propria scalata alle sponsorizzazioni calcistiche del mondo da Bologna, dove è nata come marchio per il baseball nel 1971. Dal 2001 veste il Bologna Calcio e non lo ha fatto distinguendosi per originalità: anche quest’anno, come ogni anno, la maglia del Bologna è più o meno la stessa. Le righe larghe, il collo a V bicolore, etc. La distribuzione delle righe tra busto e fianchi è leggermente diversa, meno rigida, ma rimane una maglia rispettosa della tradizione.

 

Tutta l’innovazione è affidata al ripensamento del logo, che ha abbandonato i colori tradizionali per assumere un aspetto più leggero e dinamico. L’intento probabilmente era di cancellare l’effetto “patch” e inserire qualcosa che fosse più organico alle linee e ai colori della maglia. In una città conservatrice come Bologna la polemica è nata praticamente all’istante, e Fenucci

a spiegarla in modo goffo, confessando le ragioni per cui alcuni tifosi la odiano: «È stata una scelta di marketing».

 

Una regola che ogni disegnatore di maglie in Italia dovrebbe seguire è stare più lontani possibile da ciò che potrebbe richiamare in qualche modo la Juventus. E qui l’impressione di bianco-nero è stata abbastanza chiara

. Il punto è sempre lo stesso: i tifosi vorrebbero la stessa maglia ogni anno, ma al contempo se è sempre uguale non possono comprarla. La sottile lastra di ghiaccio su cui i designer devono lavorare ogni anno è un incubo, che a volte partorisce mostri.(EA)

 

 





 



 


È difficile che la Macron presenti delle brutte maglie, anche quando sceglie di giocare sul sicuro. Come ogni anno, gli sponsor fanno leva sul senso di identità e sulle istanze regionaliste del popolo cagliaritano, e per quanto ingombranti sono ben distribuiti sulla scacchiera rosso-blu. Sulla terza maglia ritorna il rosso integrale che tanto piaceva a Cellino, e per un attimo sembra di rivederci dentro tutti insieme Conti, Jeda, Acquafresca, Lazzari, Cossu… fermi tutti, un attimo, ma quello è proprio Cossu! Ma gioca ancora nel Cagliari! C’è sempre qualcosa da imparare, alle presentazioni delle nuove maglie. (FL)

 



 



 



 

Riferimenti medievali ✅
Font incomprensibile sul retro ✅
Sponsor del pandoro “Paluani” ✅
Sergio Pellissier col numero 31 ✅

 

Per la prima volta, dalla miracolosa stagione 2001/02 targata Delneri, scompaiono le maniche blu alla maniera dell’Arsenal, e il completo appare interamente giallo. La grande novità è rappresentata dai bottoni sulla spalla, che rimandano a una sartoria anni '80, a quei maglioni stile Alain Delon che potreste ancora trovare in qualche merceria di Corso Francia. (FL)

 



 

Tradizione: ?
Innovazione: ?
Stile Complessivo: 404 - FILE NOT FOUND

 

Ricordate la prima maglia del Crotone

? Dopo la prima tremenda metà di stagione è stata abbandonata per ragioni di scaramanzia, in favore della prima maglia dell’anno precedente, quello della promozione. Sembrava una mossa disperata, sfuggente alla logica della ragione, invece per qualche motivo ha funzionato, e il Crotone è ancora in Serie A. Per il momento, a pochi giorni dall’inizio del campionato, il Crotone è l’unica squadra a non aver presentato un completo ufficiale. Sul sito della squadra si legge soltanto che la partnership con Zeus è rinnovata anche per quest’anno, e

dove le parti firmano l’accordo campeggia ancora, immarcescibile, la maglia della promozione. Tradizione e innovazione sbiadiscono, di fronte alla scaramanzia. (FL)

 

 





 



 



 

Con tutto il grosso della campagna di lancio della Fiorentina per le quattro maglie da trasferta dedicate al calcio storico fiorentino, è passata quasi sottotraccia la prima maglia che, come da tradizione per Le Coq Sportif, vuole essere il più elegante possibile. La fortuna della Fiorentina è che la maglia viola è talmente iconica che chiede proprio di avere un taglio semplice ma elegante.

 

Se da lontano questo effetto è evidente con l’ottimo colletto a V accennato con i colori di Firenze bianco e rosso ripresi poi sui risvolti delle maniche, soltanto vedendola da vicino si apprezzano veramente i dettagli del lavoro tono su tono con cui Le Coq Sportif ha inserito un giglio sulla spalla sinistra e il richiamo al calcio storico fiorentino sul fianco destro. Una maglia che vuole essere semplice per esaltare quello che la rende famosa, ovvero il colore, ma che da vicino mostra dettagli per aiutare ancora di più l’identificazione con la città che la squadra rappresenta. Un lavoro che molti tifosi vorrebbero per la propria squadra. (DVM)

 



 



 



 

Ok, Lotto è stata fin troppo accademica: ma si può fare altrimenti con la maglia del Club Più Antico d’Italia? Anzi, mi sembra una nota di merito aver salvaguardato l’elemento cricketistico dotando la casacca di un elegante collo alla coreana bicolor, con bottoncino e asola, perfetto per non far sembrare Simeone a disagio con un bat tra le mani.
La patch sul sedere sembra presagire deturpamenti selvaggi: auguriamoci non capiti, perché finché i quattro quarti rimarranno vergini - l’esilio dello sponsor sotto il logo di Lotto mi pare viaggi verso quella direzione - quella del Genoa rimarrà sempre una delle maglie più suggestive della nostra Serie A. (FG)

 



 




 

Per celebrare il ritorno in Serie A, Nike ha omaggiato il Verona con una maglia blu col colletto a V giallo e i rinforzini dello stesso colore sulle spalle. WOW.

 



 



 



 

Ormai è chiaro: Nike usa l’Inter come laboratorio di come si può fare una maglietta che suoni innovativa senza far incazzare i tifosi. Lo scorso anno aveva ripreso la maglia del 91-92, ma poi ci aveva sparato sopra un

 da vertigini. Capita forse la precarietà del compromesso, quest’anno è andata dritta a lavorare sulle righe, da sempre sfingi dei designer calcistici. Cosa si può fare su delle righe se non, al massimo, restringerle o allargarle? Incasinarle è stata la risposta di quest’anno: renderle tutte storte e sghembe e nauseanti.

 

Magari arriverà il giorno in cui le nostre gestalt visive cambieranno per sempre e inizieremo a guardare con piacere le strisce asimmetriche di una maglia. Per ora continuano a bucarci il cervello.

 

 





 



 



 

È arrivata la “J”! E tralasciando la terza maglia, che in teoria dovrebbe rendere omaggio al verde militare indossato dalla Juventus nel primissimo Dopoguerra, e che piuttosto rende

di

per la rete, il logo figura piuttosto bene sulle nuove divise. Il doppio bottoncino sul colletto, ampiamente utilizzato da Adidas sui template di quest’anno, sposa perfettamente quell’eleganza nobile, tipicamente sabauda, che è parte dell’identità del club.

 

La ciliegina sull’eccellente lavoro di Adidas è l’aver intuito che per mettere in risalto lo sponsor è sufficiente applicare un bordo nero alle lettere che lo compongono. A partire da quest’anno, la Juventus abbandona la patacca adesiva che campeggiava al centro della maglia, con l’augurio che tutti i club italiani possano adeguarcisi al più presto, specialmente all’ombra del Vesuvio. (FL)

 



 



 



 

L’operazione più coerente tra tutti i restyling 2017-18 delle proprie divise di gioco è stata quella della Lazio: se dovessimo riassumerla in un hashtag sarebbe qualcosa tipo #ilfuturonelpassato. Sull’onda della rivisitazione orgogliosa delle radici inaugurata dal ritorno in auge della

, Macron ha alzato l’asticella della sfida nostalgica disegnando una divisa per l’Europa League identica a quella con cui la Lazio di Cragnotti

.

 

La prima maglia è stata ritoccata minimamente, ma con accortezza e armonia: via il colletto a polo che rischia di trasformare ogni maglia da gioco dai colori chiari in una camicia da notte, spazio a un girocollo molto eighties, come d’altronde lo stemma sul cuore. A impreziosire la maglia è comunque il

che i nativi digitali forse neppure conoscevano.

 

Menzione d’onore infine per la terza maglia: sarà il colletto tardomedievale, l’effetto bagnato a sfumare o

concepito per lanciarla, ha una magia decadentista tutta sua. (FG)

 



 



 



 

Ad accompagnare il rilancio del Milan come grande squadra sul mercato, l’Adidas si è impegnata per dare una maglia degna della storia della squadra poi sul campo. Sono tornate finalmente le strisce più strette come da tradizione (sono abbastanza strette da farci entrare perfettamente lo stemma ovale!), strisce che continuano sulle maniche e soprattutto anche dietro la schiena, in totale controtendenza rispetto al resto delle big europee costrette ad inventarsi improbabili pali monocolori.

 

Poi per non rovinare tutto l’Adidas non si inventa niente di strano per colletto e risvolti: semplicemente circolari e neri. Il font delle personalizzazioni è sobrio così da essere leggibile ed in linea con la maglia. La maglia però non sa di vecchio grazie alle spalle con le tre bande che spezzano la trama e alla vestibilità in linea con i tempi. Quello che ne esce fuori da questo lavoro è la maglia più bella del Milan degli ultimi 25 anni. (DVM)

 

 





 



 



 

Digitando su Google “

” i risultati delle immagini contengono per la maggior parte maglie che non esistono, disegnate da tifosi che provano a sognare dopo anni di isolazionismo Kappa.

,

. Un buon termometro dello scontento attorno alla maglia del Napoli, che però rimane una delle meglio vendute in Italia.

 

Anche quest’anno la maglia rispecchia un design classico che lascia poco spazio alla fantasia ma molto alle patch degli sponsor. L’effetto in partita, però, risulta più gradevole del solito. Merito del colletto, più raffinato del

- effetto maglia tecnica pura -

. Ma anche della sfumatura di blu più scuro, su colletto e fianchi, che si allontana ancora un po’ dalla tradizione ma che restituisce ai giocatori del Napoli una presenza più decisa sul rettangolo verde. (EA)

 




 



 

La Nike fa due piccoli passi verso la tradizione - una sfumatura più chiara di rosso e una più chiara di giallo - e uno bello grosso verso l’oscurità: gli inserti neri su fianchi e pantaloncini da sempre mal sopportati dal pubblico giallorosso. Anche i calzettoni sono neri, e rimandano pericolosamente

: scelta scaramantica?

 

Per il resto una maglia semplice, sul solito design della seconda generazione di Nike Vapor. A riscattarne il senso - oltre alla elegante e utopica assenza di sponsor - il font scelto per i numeri di maglia, aggressivo e puntuto, rimanda un po’ a un’estetica giapponese.

, la maglia di Nainggolan sembra quella di un guerriero solitario di un mondo apocalittico dove si lotta per le risorse idriche a forza di tackle scivolati. (EA)

 



 



 



 

La maglia della Samp, ragionevolmente, è da anni habituée delle classifiche sulle maglie più affascinanti del panorama calcistico:

l’anno scorso l’ha proclamata

,

quest’anno

del mondo, e la Joma non ha perso occasione per rimarcarlo

.

 

Deve dipendere dalla banda quadricromatica con lo stemma della città della Lanterna al centro: una caratteristica connotante e contraddistintiva, che per il 90% racchiude in sé l’identità doriana. Sulla ricerca dell’esatto baricentro in cui collocare la “cerchiatura”, da anni, si muovono gli equilibri dell’innovazione dello sponsor tecnico. Meglio sul petto, sul torace o all’esatto punto di contatto tra i due, cioè dove è posta quest’anno? Joma le ha provate tutte.

 

Quest’anno, con lungimirante furbizia, ha strizzato l’occhio alla divisa mitica degli anni ‘90, abbandonando però lamentabilmente gli

della stagione scorsa: banda un po’ più sollevata, niente stilizzazioni ma Baciccia di ritorno sulla manica, come ai tempi gloriosi di Vialli e Mancini, così da lasciare un posto vuoto sul cuore, nell’attesa speranzosa che venga soppiantato da una coccarda, o uno scudetto, chissà, tricolore. Proprio come ai vecchi tempi, quando il colletto - come oggi - era morbido su uno scollo a V, ton sur ton. E quando si vinceva di più.

 

Quella del Doria è una grande divisa: anche il font,

, è tra i migliori della A. Così bella da sollevare una riflessione: bisogna per forza

uno sponsor? Non si può evitare? Troviamo forme alternative: non si possono sospendere le partite per trenta secondi, far recitare a Praet «L’unica panchina che non è scomoda è una panchina Lino Sonego»? Non si può staccare l’interruttore generale di Marassi e inquadrare Quagliarella mentre dice «Senza l’eolico non vedreste il rigore che sto per tirare»? (FG)

 

 





 



 


Se l’idea della Mapei è di utilizzare il Sassuolo per farsi pubblicità forse non ha considerato che il binomio con la Kappa rischia di rendere negli anni insipido anche l’accostamento inedito e dal forte impatto delle strisce neroverdi. Stessa maglia ogni anno con un leggero upgrade. Praticamente l’unico modo per notare differenze rispetto allo scorso anno è sovrapporre le due maglie, solo allora si capisce che quest’anno le maniche sono a fondo nero mentre l’anno scorso a fondo verde.

 

Un lavoro da sufficienza che risente poi però dello sponsor talmente alto da spostare lo stemma sulla clavicola e dallo stemma stesso che incredibilmente rimane quello di una formazione dilettantistica. (DVM)

 



 



 



 

Il rapporto tra Macron e l’Emilia sta diventando un topos: quest’anno la società di Valsamoggia, oltre alla longeva sponsorship del Bologna, ha disegnato anche le maglie per lo storico ritorno in A della Polisportiva Ars et Labor, affinando ancora di più il concetto di una fedeltà a una tradizione quasi anacronistica.

 

C’è così tanta provincialità naïf nella squadra di Ferrara - il nome basato su un motto latino, lo stemma che sembra quello di una contrada del palio medievale - che sarebbe sembrato quasi irrispettoso presentare una divisa innovativa: la prima maglia a strisce verticali finissime bianche e celesti, inelegantita da un colletto a polo bianco col doppio bottoncino, profuma di salama da sugo in pausa pranzo, liscio suonato a notte fonda in una piazza illuminata da filari di lampadine,

. Insomma, di Anni Sessanta. Speriamo solo scampi l’involgarimento di uno sponsor da industria del Boom.

 

Ma il giro di vite dell’ancoraggio identitario è ancora più evidente nella terza maglia, disegnata sull’onda di una suggestione dal presidente Walter Mattioli, che ha proposto di incidere sullo sfondo nero, in stampa sublimatica, lo skyline del Castello Estense. Durante la presentazione ufficiale, in una

e i muri in tufo, come se si trattasse di una degustazione di Bosco Eliceo, lo stesso Mattioli ha raccontato come i giocatori gli abbiano detto «Prez, vogliamo che questa sia la seconda maglia!». Non è stupendo che i suoi ragazzi lo chiamino Prez? E poi, in effetti, perché preferirla a quello scempio rosso che non sta bene neppure a Felipe, facendolo sembrare Fabio Rovazzi? (FG)

 



 



 



 

Ormai quasi vent’anni fa la Kappa, inventando i modelli Kombat, aveva rivoluzionato le maglie da calcio portando materiali elastici e vestibilità estrema per creare quasi una seconda pelle che esaltasse la struttura fisica dei giocatori in campo. Negli anni ha aggiunto miglioramenti minimi per continuare lo sviluppo delle Kombat per materiali e vestibilità. Una situazione che sta però rasentando la presa in giro visto che si fa fatica ormai a distinguere le maglie delle varie annate di squadre che indossano Kappa per lungo periodo.

 

Quest’anno il Torino ha la stessa maglia dello scorso anno solo con un colletto che invece di essere circolare è semicircolare e invece di avere i risvolti delle maniche con una fascia bianca ha una linea bianca. Anche il toro tono su tono è nello stesso identico punto dello scorso anno. Non vedo come si possa giustificare alla lunga il costo pieno di una maglia che è solo un leggero upgrade (che risulta in questo caso anche visivamente meno bello) della versione precedente. (DVM)

 



 



 



 

Ok la questione è molto semplice con l’Udinese: la maglia è ordinata e ben disegnata, rispetta la tradizione e hanno avuto il buon gusto di metterla in vendita senza i due sponsor. Però ora arriva il problema: è bianconera e a strisce. E siamo in Italia dove più di un terzo della popolazione tifa un’altra squadra bianconera a strisce. In una fase storica in cui il marketing è fondamentale non ha molto senso rispettare la tradizione se questa ti porta ad essere “l’altra squadra bianconera a strisce”.

 

Quando negli anni 80 l’Italia era all’avanguardia nel marketing l’Udinese l’aveva capita questa cosa e aveva tirato fuori dei disegni rivoluzionari che hanno accompagnato l’epopea del miglior giocatore della propria storia: la versione

e

sono indimenticabili tanto quanto le parabole delle punizioni di Zico. Talmente iconiche che quest’anno

prova ad ispirarsi proprio a quegli anni con un tocco sfumato che la rende moderna. Il risultato non è il massimo ma è un tentativo lodevole e se la questione è semplice lo sarebbe quindi anche la soluzione: basterebbe fare della terza la prima maglia e continuare negli anni su quest’idea sviluppandola meglio. (DVM)

 

 

Attiva modalità lettura
Attiva modalità lettura