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Valentina Forlin
L'instancabile voglia di vincere di Vero Boquete
15 Jan 2024
15 Jan 2024
Intervista alla centrocampista spagnola della Fiorentina.
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Valentina Forlin
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IMAGO / Sports Press Photo
(foto) IMAGO / Sports Press Photo
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Quando Diana Nyad nuotò da Cuba alla Florida in mare aperto per 53 ore di fila, aveva 64 anni. La straordinarietà della sua impresa non sta tanto nell’aver nuotato per 177 km senza gabbia anti-squalo tra le correnti più insidiose al mondo, ma l’averlo fatto, appunto, a sessant’anni compiuti. Prima di quel momento Nyad aveva tentato la traversata altre quattro volte e probabilmente la sua storia non sarebbe circondata dalla stessa meraviglia se fosse riuscita ad arrivare sulle coste della Florida a 20 o 30 anni.Nello sport, le storie più rilevanti hanno spesso a che fare con forti motivazioni e un’attitudine caratteriale fuori dal comune, particolarmente ostinata e difficile da scalfire. È il caso di Diana Nyad, ma è anche quello di Verónica Boquete. Due sportive con storie diverse per contenuto e circostanze, accomunate tuttavia da un grande senso di tenacia e determinazione.Verónica Boquete Giadans ha 36 anni ed è nata e cresciuta a Santiago De Compostela, città che nel 2018 le ha intitolato lo stadio cittadino. Oggi è una giocatrice della Fiorentina, ma nel corso della sua carriera ha giocato in Spagna, Francia, Germania, Svezia, Cina, Russia e Stati Uniti, Paesi dei quali (alcuni, almeno) ha imparato anche la lingua. Nel suo palmarés ci sono trofei vinti in ogni campionato europeo in cui abbia messo piede, coronando il sogno della Champions League vinta con la maglia del Francoforte. È una centrocampista, le piace giocare sulla trequarti e alternare lavoro di raccordo tra reparti a giocate fantasiose. È una giocatrice brillante e carismatica, qualità facilmente intuibili osservando anche solo per qualche istante il suo modo di stare in campo e di parlare con le compagne. “Vero” - questo il nome scritto sulla maglia numero 87 - è una delle migliori calciatrici spagnole della sua generazione e considerando il quantitativo di talenti sfornati dal Paese iberico negli ultimi anni (basti pensare che gli ultimi tre Palloni d’oro sono stati vinti proprio da calciatrici spagnole) è un fatto di notevole importanza. Tuttavia, sbirciando nella sua biografia potreste accorgervi che la sua ultima presenza con la Nazionale maggiore risale al 2017 e i motivi hanno poco a che vedere con scelte di natura tecnica. Tra le tante cause per le quali Boquete si è spesa nel corso della sua carriera, la più conosciuta è la petizione lanciata qualche anno fa, che alla fine ha spinto EA Sports a introdurre il calcio femminile nel gioco FIFA. Ma Boquete ha anche capitanato il gruppo delle 23 calciatrici che hanno protestato nel 2015 per le dimissioni del CT Ignacio Quereda, allenatore della Nazionale maggiore per 27 anni. In seguito all’eliminazione dal Mondiale di Canada, nel 2015, le giocatrici hanno deciso di alzare la voce denunciando l’incompetenza del tecnico, nonché abusi verbali e insulti reiterati che nessuno era più in grado di tollerare. Esattamente come accaduto quest’anno, fino a poco prima del caso Rubiales, la federazione spagnola non intendeva accogliere le richieste delle giocatrici ma grazie all’interessamento dell’opinione pubblica e grazie alla spinta cruciale di giocatrici come Boquete, Quereda rassegnò le dimissioni. Il braccio di ferro con la RFEF, cioè la federazione spagnola, e l’esposizione mediatica di quel caso, però, hanno anche portato al graduale allontanamento della centrocampista spagnola dalla Nazionale in anni in cui avrebbe dato un grande contributo. Conoscere questa parte della storia calcistica e personale di Boquete ci introduce nella dimensione di una giocatrice che, per fare la cosa giusta, ha pagato un prezzo piuttosto alto. Oggi, a 36 anni, dopo aver nuotato attraverso forti correnti ricche di squali, proprio come Diana Nyad, Boquete si gode alla Fiorentina una delle stagioni più prolifiche e brillanti della sua carriera. Qualche giorno dopo la nostra chiacchierata, ad esempio, ha fatto questo.

Com’è andato l’allenamento? Com’è allenarsi al Viola Park?[reply] È veramente fantastico, non mi ero mai allenata in un centro del genere, né in Italia né all’estero. Mentre di solito in altri posti le squadre maschili femminili e giovanili sono divise, qui è tutto unito in un unico luogo, penso che un progetto simile aiuti la società stessa a diventare più forte. Abbiamo tutto ciò che ci serve sia per giocare a calcio sia per fare altro. Ad esempio, abbiamo un’area medica con macchinari e personale all’avanguardia dove facciamo anche controlli per la prevenzione. Tra poco, infatti, avrò il mio turno per fare l’ecografia al seno.[/reply]Com’è stato il tuo 2023?[reply]Nel 2023, ho sperimentato una crescita significativa come giocatrice, nonostante sia già un'atleta esperta e probabilmente verso la fine della mia carriera. Quest'anno è stato positivo non solo per me, ma anche per la squadra e per la Fiorentina come società. Rispetto al 2022, che non è stato un anno eccezionale, siamo riuscite a diventare una delle squadre più forti d'Italia. È fondamentale essere resilienti, specialmente dopo esperienze difficili come quella che abbiamo avuto noi: abbiamo sofferto insieme [la Fiorentina nella stagione 21-22 ha vissuto una stagione difficile chiusa al settimo posto, ndr] rimanendo unite, perché abbiamo sempre creduto nel progetto e in un futuro migliore. Durante il 2023 siamo migliorate grazie a diversi fattori: venire qui al Viola Park, l’arrivo di nuove giocatrici e l’ambizione della società hanno giocato un ruolo importante.[/reply]Hai concluso il Master Uefa MIP [l’unica giocatrice ancora in attività a farlo: si tratta di un percorso formativo per preparare ex giocatori a una seconda carriera, ndr], fai la commentatrice e continui a giocare ad altissimo livello, come fai a conciliare tutto?[reply]Sì è vero, faccio un po' di tutto. Non è stato facile, quando facevo il master dovevo andarci tutte le settimane e ho trovato un accordo con la società. Se la Fiorentina non me lo avesse permesso sarebbe stato impossibile per me. Per fare tutto questo serve impegno ma bisogna anche saper sfruttare bene il tempo libero. Noi calciatori e calciatrici ne abbiamo parecchio però sta a noi saperlo sfruttare, per quanto mi riguarda infatti lo uso per preparare il mio futuro.[/reply]Nei panni della commentatrice hai qualche accortezza? Qualcosa che magari da giocatrice non apprezzi sentire e usi questa occasione per commentare in modo diverso le partite.[reply]Cerco proprio di commentare come vorrei commentassero le mie partite. Cerco sempre di fare appunti che siano il più tecnici possibile, cosa che di solito nel calcio femminile accade poco perché si preferisce parlare di altre cose. E cerco di spiegare gli elementi tattici in modo accessibile per il pubblico. Stando dall’altra parte ho trovato che spesso le osservazioni dei commentatori somigliano a delle critiche nei confronti dei calciatori, o delle calciatrici, io cerco sempre di esprimere le mie opinioni in modo oggettivo e professionale.[/reply]Sei attualmente la seconda giocatrice per occasioni create in Serie A, con un totale di 27, seconda alle spalle di Manuela Giuliano con 32. A livello europeo invece sei al quarto posto dietro a Thiney del Paris e Graham Hansen del Barcellona. [reply]Non lo sapevo, ma penso che sia un dato interessante perché alla fine il mio lavoro è precisamente quello: aiutare la squadra ad attaccare di più e ad attaccare meglio. Quando gioco bene aiuto in modo naturale la squadra, ma il discorso vale anche al contrario. Quando la squadra gioca bene è facile che una giocatrice come me viva un buon momento. Essere seconda dietro a Manuela Giugliano, che in questo momento è la giocatrice italiana più forte, una giocatrice che aiuta moltissimo la sua squadra, è un piacere.[/reply]Questa è la tua miglior stagione in assoluto?[reply]È difficile comparare questa stagione con altre avute in carriera perché per anni ho giocato tante partite tra Champions, campionato e Nazionale. Adesso a Firenze sono più concentrata sul campionato, ho più tempo per prepararmi solo per una partita e questo evidentemente è un vantaggio. Mi fa piacere vivere una buona stagione, un buon momento, perché è più facile quando hai 25 anni di quando ne hai 30. Con l’età riesci a capire meglio le cose tatticamente e questo ti dà qualcosa in più ogni volta che hai la palla.[/reply]Tra tutti i campionati dove hai giocato, in quale ti sei trovata meglio?[reply]La Svezia è il paese che mi ha portata al massimo livello calcistico. Ho avuto l'opportunità di giocare con una squadra veramente forte [il Tyreso FF, ndr]con alcune delle calciatrici più forti al mondo e un allenatore che aveva lo stile di gioco perfetto per noi. Con quella squadra sono arrivata anche a giocarmi la finale di Champions League. Ero all’inizio della mia carriera internazionale e la Svezia è stato un Paese che mi ha dato tanto.[/reply]Hai avuto esperienze negative?[reply]Mi è capitato in diversi posti, ma solo perché le calciatrici spagnole hanno uno stile di gioco e un approccio al calcio diversi dagli altri Paesi. Ho dovuto adattarmi in vari contesti, alcuni più facili e altri più difficili. In Cina e in Russia è stato difficile, ad esempio, però dal punto di vista umano e caratteriale anche quelle esperienze sono state fondamentali per la mia crescita caratteriale.[/reply]Dal tuo punto di vista perché sono così poche le giocatrici italiane che tentano l'esperienza dell'estero?[reply]Penso sia per una questione culturale. Già il fatto che in Italia in pochi parlano altre lingue rappresenta una difficoltà. Poi penso che sia difficile per loro perché c’è molto attaccamento al cibo e alla cultura di questo Paese. Ogni anno il livello di talento delle calciatrici italiane è sempre più alto, credo che debbano solo avere meno timore di uscire dalla loro comfort zone.[/reply]

Quali sono le giocatrici con cui hai giocato che ti hanno aiutata a formarti di più dal punto di vista calcistico?[reply]Ho avuto la fortuna di giocare con alcune delle migliori sia in Spagna sia in altri campionati. Ho giocato con Marta Da Silva che per me è la calciatrice più forte della storia. Ho giocato con Caroline Seger, capitana della Svezia, con Megan Rapinoe, Alex Morgan, Jenni Hermoso. Ho condiviso la maglia con tantissime calciatrici e ognuna di loro mi ha dato qualcosa, alcune a livello tattico, altre a livello tecnico, altre più a livello personale. Se sei pronta a osservare, riesci sempre a imparare qualcosa dalle grandi giocatrici.[/reply]L'anno scorso hai detto che probabilmente avresti giocato un'altra stagione, questa quindi dovrebbe essere l'ultima?[reply]Potrebbe, ma non significa che lo sia al 100%. So di essere alla fine della mia carriera e quando arrivi a questo punto è difficile pensare a un futuro a medio-lungo termine. Io penso solo a godermi questa stagione, dare il massimo e vedere come starò alla fine. Se il bilancio sarà positivo, se starò bene e avrò ancora una forte motivazione per continuare, allora perché no. Se dovessi decidere oggi visto come sta andando la stagione, per come mi sento, direi che non sarà l'ultima, ma ora mi concentro per fare bene gli ultimi mesi e poi deciderò.[/reply]Per molto tempo vincere la Champions è stato un tuo obiettivo. Da quando ci sei riuscita con il Francoforte [nel 2015,ndr] quale trofeo ti piacerebbe vincere?[reply]Dopo aver vinto la Champions l’obiettivo è sempre stato vincere tutto il possibile in ogni campionato in cui ho giocato, non è sempre stato facile ma ci sono riuscita in quasi tutti. Ne mancherebbe uno qui, in Italia, e sarebbe il massimo vincere una coppa con la Fiorentina.[/reply]Contro il Sassuolo avete vinto una partita difficile, con le avversarie che cercavano il pareggio a tutti i costi e pressavano alto. Questo genere di partita l’anno scorso o quello prima l’avreste vinta?[reply]Sinceramente non credo. Prima avevamo la tendenza a mollare e nel calcio non puoi permettertelo. A volte bisogna soffrire, altre volte la squadra è stanca, ma l’importante è rimanere unite e stare in partita. Siamo cresciute tanto sotto questo aspetto, al di là del fatto che la squadra sia più forte. Vincere tante partite ti dà fiducia e genera un circolo virtuoso che permette di svoltare le situazioni difficili. Quando non giochi bene, o quando la squadra avversaria sta spingendo, avere fiducia significa riuscire a mantenere la calma e gestire la situazione, cosa che puoi fare solo se hai mentalità.[/reply]Cosa ha portato di diverso sul piano tecnico De La Fuente?[reply]È difficile confrontare gli allenatori. Sia Patrizia [Panico, allenatrice Fiorentina dal 2021 al 2023, ndr] sia Sebastian [De La Fuente, ndr] sono allenatori forti che amano il gioco offensivo. Credo comunque che De La Fuente abbia portato un po' di tranquillità e un nuovo entusiasmo. Sul piano del gioco cerchiamo di stare più unite in difesa e tentiamo più spesso la verticalità, pur mantenendo il possesso del pallone. Da metà campo in poi De La Fuente lascia libertà e creatività alle singole giocatrici, è il tipo di gioco che piace fare a un allenatore argentino.[/reply]Ti diverti ancora giocando a calcio? Dicono che di solito il segreto di una carriera longeva sia riuscire ancora a divertirsi.[reply]In spagnolo abbiamo due parole diverse, non so se in italiano è lo stesso: divertirse e disfrutar. Per me divertirsi significa passare un momento spensierato, mi diverto ad esempio quando gioco in spiaggia con gli amici d’estate. Tante volte quando gioco non mi diverto perché le partite sono veramente impegnative. La maggior parte del tempo sono più incazzata e concentrata che altro. Quando c’è la competizione di mezzo, quando ti stai giocando la Champions, quando devi vincere perché è semplicemente quello che devi fare, non ti diverti molto. È un discorso ambizioso, però fino a quando sentirò di avere questa voglia di vincere potrò continuare fino a 50 anni. Negli ultimi anni sto giocando più avanzata e dar l'ultimo passaggio all’ attaccante, creare le occasioni di gol, aiutare quando la squadra ha bisogno di tener palla: quello è il mio ruolo, se lo faccio e se gioco, sono felice e mi diverto.[/reply]A livello internazionale sei una delle poche giocatrici ad essersi esposta su temi difficili. Ti sei mai sentita sola?[reply]Sì, mi sono sentita sola in certe battaglie perché il prezzo che ho dovuto sostenere per fare la cosa giusta è stato alto, soprattutto con la Nazionale. Per molto tempo le calciatrici non hanno avuto la forza di unirsi e fare pressione per una giusta causa. In passato era più un impegno individuale, ora però sono felice e orgogliosa perché sembra che qualcosa stia cambiando e che si sia capito che, così come in campo, la forza del gruppo è importante anche al di fuori. Quando un gruppo di calciatrici condivide la stessa mentalità e gli stessi obiettivi, supera l'individualismo ed entra veramente in una mentalità collettiva. Quando ciò accade, di solito si verificano cambiamenti positivi. Nel passato, so di aver dato molto e di aver perso molto, mi conforta sapere che quel tanto che ho dato è stato positivo per il futuro del movimento.[/reply]Se tornassi indietro rifaresti tutto o cercheresti un modo per tutelarti maggiormente?[reply]Rifarei tutto, ma sicuramente cercherei di farlo in modo diverso. È facile dire oggi che farei le cose diversamente ma se sono andate in un certo modo significa anche che 8 o 10 anni fa non esistevano altre opzioni.[/reply]Perché in poche ti hanno sostenuta?[reply]All’inizio non ero da sola, perché eravamo tutte e 23 le calciatrici del Mondiale in Canada. Lì la forza del gruppo ha fatto la differenza, poi piano piano sono successe delle cose e alcune giocatrici si sono chiamate fuori. Alcune erano giovani, altre magari avevano semplicemente paura delle conseguenze, ci sono tanti motivi. Mi sarebbe piaciuto andasse in modo diverso, ma non passerò la mia vita a rimproverarlo alle mie compagne, ognuno fa ciò che crede e ciò che può in base al momento in cui si trova. Alcune delle calciatrici che hanno cambiato le cose in Spagna nell’ultimo anno, le stesse che ora sono campionesse del Mondo, erano con me a Canada 2015.[/reply]In futuro ti piacerebbe allenare? Che allenatrice vorresti essere, ma soprattutto, quali sono gli errori che non vorresti commettere?[reply]Io voglio diventare allenatrice proprio per tutti gli allenatori terribili che ho avuto. Devo dire che ho imparato molto sia dai più bravi sia dai meno bravi, però per me la cosa più importante per allenare è avere una conoscenza approfondita del calcio. Il livello umano è altrettanto importante perché bisogna saper gestire un gruppo fatto da persone con esperienza e background diversi.[/reply]Recentemente un ex giocatore ha detto che sarebbe ridicolo vedere una donna allenare un gruppo di uomini. Il supporto che molti calciatori dimostrano verso il calcio femminile è solo facciata? [reply]Il calcio è ancora uno sport con una mentalità maschilista. Molti uomini non sono disposti a cedere un po’ del loro spazio affinché le donne possano arrivare in alto. Nonostante ci siano persone che capiscono che le cose sono cambiate, e che la società di oggi non è quella di 25 anni fa, ancora molti uomini non accettano che una donna possa allenarli, ma io potrei dire lo stesso. Potrei dire che un uomo non è adatto ad allenare una squadra di donne, ma mi sembra una cosa sciocca da dire. Le cose devono cambiare.[/reply]Prima hai raccontato di aver giocato con alcune delle giocatrici più iconiche, molte delle quali già ritirate che hanno lasciato un’impronta importante nel calcio femminile internazionale. Qual è l'impronta che speri di lasciare tu stessa quando deciderai di smetterai con il calcio giocato?[reply]Mi piacerebbe che, ogni tanto, ci si ricordasse di me non solo per quello che ho fatto fuori dal campo ma anche per il mio contributo nel calcio. Vorrei essere ricordata come una giocatrice intelligente, in grado di creare opportunità e migliorare il gioco della squadra. A livello personale spero che la gente ricordi la mia instancabile voglia di vincere. Se alla fine della mia carriera la gente mi ricorderà in questo modo allora sarò felice.[/reply]

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