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Fabrizio Gabrielli
Guida ufficiosa alla Copa América 2024
20 Jun 2024
20 Jun 2024
14 temi per arrivare preparati al torneo continentale americano.
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Fabrizio Gabrielli
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IMAGO / Sports Press Photo
(foto) IMAGO / Sports Press Photo
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Alle otto locali di giovedì 20 giugno (da noi saranno già le 2 del mattino di venerdì) l’arbitro fischierà l’inizio di Argentina - Canada e partirà ufficialmente la Copa América 2024. Un'edizione, la 48esima, stavolta davvero continentale, e che per questo avrebbe fatto felice James Monroe - l'inventore della dottrina Monroe: l’America - intesa come continente americano - agli americani. Oltre alle dieci nazioni che aderiscono alla CONMEBOL, infatti, parteciperanno anche sei nazioni affiliate alla CONCACAF, la confederazione che unisce l’area geografica nord e centroamericana.Non è la prima volta che la competizione sudamericana sbarca nella land of the free, home of the brave - cioè gli Stati Uniti. Era già successo nel 2016, ma quella era un’edizione speciale della Copa América, si festeggiava il centenario della fondazione della CONMEBOL e aveva molto senso abbracciare un panamericanismo almeno di facciata. Stavolta, invece, l’allargamento delle maglie del trofeo risponde a criteri puramente politici, che hanno a che fare non solo contingentemente, ma anche estrinsecamente con il calcio.A rendere la decisione sensata, quasi obbligata, tanto per cominciare, è l’instabilità politica ed economica di un po’ tutte le nazioni a sud dello stretto di Panama: chi si sarebbe sobbarcato l’organizzazione di un evento così oneroso, in un periodo così complicato? Non è poi da trascurare il fatto che gli Stati Uniti, inoltre, tra due anni saranno gli anfitrioni – insieme a Canada e Messico – del Mondiale, e il warm-up di questa Copa América permetterà di mettere a punto la macchina organizzativa sotto il profilo logistico, e soprattutto commerciale.In fondo, il precedente del 2016 è piuttosto incoraggiante: la media spettatori, in quell’edizione, raggiunse il picco di 46mila spettatori a partita, quasi il doppio rispetto a quella riscontrata in Cile solo un anno prima e molto più alta dei 35mila di Brasile 2019 (l’edizione più recente, giova ricordarlo, si è tenuta in pieno COVID). E nelle amichevoli di preparazione a questa edizione, anche in città non prettamente calcistiche (tipo Washington) gli spettatori hanno volentieri superato le 50mila unità (in Texas, a vedere Messico-Brasile, ce n’erano più di 80mila).

Eccovi quindi 14 temi per conoscere meglio questa Copa America, dentro ma anche fuori dal campo. Consigli di viaggio, se volete vedere una partita al giornoIn effetti l’equazione [amichevole + squadra sudamericana X + città statunitense di Y]= ha sempre garantito un successo di botteghino: questo perché molte città possono contare su una nutrita comunità di latinos, un dato che agli organizzatori non è sfuggito soprattutto al momento di scegliere le sedi della competizione.Alcuni stadi che ospiteranno la Copa sono nella mappa calcistica degli States da anni, altri ci sono entrati recentemente. Le arene di Dallas, Houston, Kansas City, Miami, Inglewood non sono solo alcuni degli impianti calcistici più all’avanguardia del paese, e già sede designata ad ospitare i Mondiali: sono anche stadi che si trovano nel cuore di città in cui la popolazione ispanica costituisce una fetta importante della popolazione, tra il 30% e il 40% (e a Miami, per esempio, sfiora addirittura il 70%, ragione sufficiente a scegliere la città come sede della finalissima del 14 luglio).Se c’era un posto, insomma, in cui si poteva trovare il Sudamerica fuori dal Sudamerica, quel posto era a una manciata di paralleli più a nord, negli Stati Uniti. Se siete già in viaggio per gli States, peraltro, e voleste vedere ogni giorno una partita, con la sempre solida certezza di trovarvi immersi in un ambiente pieno di cumbia, murgas e mariachi, qua c’è una bella roadmap.

La composizione dei gironiLe sedici partecipanti sono divise in quattro gironi, le prime due si qualificheranno per la fase a eliminazione diretta.Nel gruppo A, l’Argentina campione in carica sfiderà il Perù, il Cile e l’attesa incognita Canada.Nel gruppo B, un Messico attraversato da un afflato rinnovatore dovrà lottarsi la qualificazione con l’ambizioso e finalmente competitivo Ecuador, il brillante e giovane Venezuela e la Giamaica.Nel gruppo C, quello dei padroni di casa, gli Stati Uniti sembrano decisamente favoriti al passaggio del turno, insieme all’Uruguay, a scapito di Panama e della cenerentolissima Bolivia.Infine, nel gruppo D, il nuovo Brasile di Dorival Junior e la Colombia di Néstor Lorenzo dovranno guardarsi da due squadre in cerca di identità, in bilico tra passato più o meno ricco di soddisfazioni e futuro tutto da decifrare, come Paraguay e Costa Rica.I giocatori più attesiL'ultima danza di Lionel MessiSenza tergiversare troppo, ci sono tre motivi fondamentali, ineludibili, troppo più rilevanti rispetto a tutto il resto per non perdersi questa Copa América. Il primo motivo è the last dance di Lionel Messi, almeno in potenza.Dopo aver rotto il fútbol vincendo anche la Coppa del Mondo, Messi ha abbracciato gli States, o si è fatto abbracciare negli States, nell’ottica di grande respiro di un traino d’interesse verso il Mondiale 2026. Ma attenzione: la MLS è già da tempo qualcosa di molto diverso dal cimitero degli elefanti che era in principio, e soprattutto Messi non è per niente un giocatore che sembra appagato, spento, demotivato. La rapidità, la velocità, l’intelligenza nella visione del gioco, la fame per il gol sono rimaste immutate – hanno subito una metamorfosi endemica, ovviamente, ma per mere questioni anagrafiche: il brillio che prorompe quando la palla è tra i suoi piedi è quella di sempre.A distanza di un anno dal suo arrivo negli States, Messi ha già portato a Miami un trofeo, quattro-cinque giocatori fuori dimensione per il torneo che son lì sostanzialmente per lui (da Jordi Alba a Busquets, da Luis Suárez a Facundo Farias a Federico Redondo), numeri semplicemente alieni.Dall’inizio della stagione in corso Messi ha giocato, in toto, dodici partite segnando dodici reti e fornendo nove assist, qualcosa di mostruoso che tradotto sulla linea temporale significa un contributo a un gol dei suoi ogni quarantanove minuti, un tempo più il recupero.

Nell’ultima amichevole, contro il Guatemala, è apparso in forma scintillante: ha segnato un gol regalato, e signorilmente non ha esultato; ne ha segnato un altro, innescato da Di Maria; ha concesso a Lautaro di calciare un rigore, per incoraggiarne la fiducia in se stesso, e gli ha servito un assist di diamante.Il demone che vive dentro di lui sembra non essere mai sazio, e anzi nutrirsi dell’entusiasmo: recentemente, anche tornando sui suoi passi rispetto a quanto dichiarato in Qatar, ha detto di non scartare a priori l’ipotesi di esserci al prossimo Mondiale: «Dipenderà da come starò fisicamente», ha detto, aggiungendo però che i ritmi nel club non sono quelli che lo sfiancavano in Europa, e anche che il tempo vola via veloce. Se non è una mezza promessa questa, ditemi voi qual è.Nel dubbio, vederlo alla guida dell’Albiceleste praticamente in casa – nell’area metropolitana di Miami vivono circa 52mila argentini, e l’AFA ha inaugurato da poco il primo centro sportivo al di fuori dei territori nazionali proprio in Florida – sarà uno dei piccoli grandi piaceri di questa Copa. Non durerà per sempre, Messi, ma finché dura: godiamocelo.Il debutto di EndrickIl secondo grande motivo, sempre per rimanere in tema coreografico, è il ballo del debuttante Endrick, la best big thing esplosa nel Palmeiras e già del Real Madrid. Nell’ultima amichevole giocata dal Brasile prima della Copa, contro il Messico, è entrato a mezz’ora dalla fine e si è preso la scena, risucchiando la difesa azteca e abbattendosi contro la porta avversaria con la potenza di una palla demolitrice.Al sesto minuto di recupero, con il risultato sul 2-2, si è intrufolato in area e ha segnato, di testa, il terzo gol consecutivo nelle ultime tre partite della Seleçao, in cui ha giocato per un totale di 120’. E quelle precedenti erano state contro Spagna e Inghilterra, a Wembley. Prima di lui soltanto un giocatore aveva segnato, alla sua età, già tre reti con la Nazionale, non c’è bisogno di dire chi sia ma se volete un indizio è quel giocatore che somiglia a Endrick in una foto in bianco e nero.Dopo aver segnato, Endrick si è tolto la maglia numero 9 e l’ha mostrata alla folla, come a voler dire eccomi, sono il suo legittimo proprietario.

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In questa Copa América Endrick sarà il giocatore del Brasile più giovane mai sceso in campo, dopo Fortes schierato, nel 1919, a diciassette anni, 8 mesi e 9 giorni. E potrebbe essere il primo a vincerla da minorenne. Serve altro?La consacrazione di Vinicius JuniorIl terzo motivo, infine, è la curiosità per la sublimazione del talento di Vinicius Junior. Dopo la vittoria della Champions League con il Real Madrid, per lui è stata una stagione pazzesca. Ventiquattro gol in trentanove partite, più una serie sconfinata di record, come per esempio essere diventato il più giovane ad aver segnato in due finali di Champions. La vittoria eventuale della Copa potrebbe significare, per Vini, l’assegnazione quasi certa del Pallone d’Oro.Da quando è arrivato a Madrid, Vinicius Junior è diventato l’uomo degli ultimi atti: in dieci finali giocate è andato a segno undici volte, nel corso degli ultimi sei anni, con un carisma e una tale considerazione di sé che il suo destino sembra quello di spingersi fino in fondo a questa Copa, anche solo per provare a vedere l’effetto che fa.Altre storie da tenere d'occhioOltre a questi tre ottimi motivi per seguire la Copa America, ce ne sono ovviamente svariati altri per tirar tardi dopo una lunga giornata di Euro 2024.Ángel Di Maria negli States giocherà, lui sì, per l’ultima volta con la Selección. La stagione appena finita, disputata con la maglia del Benfica, è stata piena di alti e bassi, e forse l’ultimo anello di congiunzione prima del suo tanto desiderato ritorno al Rosario Central, che potrebbe concretizzarsi già dopo la Copa América.Nell’ultima amichevole, così come in quelle di marzo, per via dell’assenza di Messi, è partito nell’undici titolare e con la fascia da capitano al braccio, trovando spesso la rete, e in generale sembra che nel suo ruolo Scaloni non abbia ancora voluto pensare a un’alternativa da subito, anche se aggregare Garnacho (e Valentín Carboni) ai convocati magari va interpretato in questo senso.I padroni di casa, fedeli al motto latinamericano secondo il quale la pelota siempre al diez, puntellano ogni speranza nel torneo sulle spalle (sufficientemente larghe?) di Christian Pulisic, reduce dalla sua stagione più prolifica di sempre e più che mai, nella USMNT di Berhalter, faro, capitano, chioccia, esempio, trascinatore. Partirà dalla fascia sinistra, la sua posizione naturale – ma anche quella in cui, nell’ultima stagione, ha un po’ disimparato a giocare – a supporto – in tandem con Tim Weah – di un centravanti puro (posto per il quale sono in ballottaggio Folarin Balogun e Ricardo Pepi). Chi ha smesso di cambiar posizione nel passaggio tra club e Nazionale è Alphonso Davies: con l’arrivo di Jesse Marsch sulla panchina del Canada (ne parliamo tra un po’) a Davies non è più richiesto di alzare il baricentro del suo gioco, come sotto la gestione Herdman, ma di creare una catena offensiva sulla fascia in combinazione con Millar a favore delle due punte del suo 4-4-2, che sono l’immarcescibile Cyle Larin e soprattutto Jonathan David, stella che sembra sempre sul punto di sbocciare e che non sboccia mai, protagonista però in quest’ultima stagione di un exploit da diciannove reti nel Lille di Paulo Fonseca. Sarà curioso vedere, invece, la prima vera infiorescenza di un Moisés Caicedo ormai – nonostante i soli 22 anni – epicentro imprescindibile dell’Ecuador di Félix Sánchez Bas, che gli ha consegnato le chiavi pivotali della mediana de La Tri. Fine tessitore di trame – nell’ultima Premier League ha collezionato un 90% di passaggi riusciti –, baluardo insuperabile di fronte alla difesa, Caicedo è allo stesso tempo Chimborazo e Rio delle Amazzoni, cioè massiccio invalicabile e fluidificante della circolazione di palla. E poi, nell’autunno scorso, contro l’Uruguay, quando Enner Valencia è stato sostituito, il braccio sul quale è finita la fascia di capitano è stato proprio quello di Moisés Caicedo, per il quale – capirete bene – questa Copa América è il palcoscenico ottimale per imporre il suo liderazgo in Nazionale.Nella Colombia che non perde da ventidue partite consecutive, Luís Díaz è senza dubbio il giocatore su cui vengono riposte più aspettative, nonostante non sia nella scomoda situazione di salvatore della patria, affiancato com’è da prospetti interessanti e con i quali ha già creato un amalgama efficace. Nell’ultima Copa América ha segnato quattro reti, tante quanto Messi, e a novembre scorso ha già contribuito a demolire il Brasile, al quale la Colombia contenderà il primato del gruppo D, con una doppietta carica d’emozione, non foss’altro perché segnata a Barranquilla di fronte al padre, che da poco era stato rilasciato dopo settimane sotto sequestro dell’Esercito Nazionale di Liberazione. Chi invece dovrà sobbarcarsi tutta la sua Nazionale sulle spalle è Alexis Sánchez, ultimo residuo della Generación Dorada bicampeón ormai quasi un decennio fa. A differenza del suo ruolo all’Inter, importante per quanto marginale, il Cile è Alexis Sánchez e Alexis Sánchez è il Cile. Ma in fondo hey, amigo, i campioni sono così.I giocatori che non ci sarannoOgni Copa América, come capita d’altro canto per i Mondiali, ha quell’invidiabile pregio di farti rendere conto del tempo che passa con un sentimento frammisto di nostalgia e presa di coscienza della vecchiaia incombente. Il ruolo più incisivo, in questo processo cognitivo, ce l’hanno sempre le esclusioni: dall’assenza di un giocatore o di un altro traiamo linfa vitale per considerazioni imprescindibili sulla caducità dei destini umani, sulla miopia degli allenatori, sul senso di giustizia o ingiustizia. Su quanto sia adeguato il motteggio sic transit gloria mundi.Quella del 2024, per esempio, non sarà la Copa América di Neymar Jr. L’infortunio al legamento crociato rimediato a ottobre scorso, in una gara delle qualificazioni ai mondiali contro l’Uruguay, lo sta tenendo fermo, privandoci ulteriormente di un’occasione di sublimazione del suo talento tanto esorbitante quanto sfortunato. Ma non sarà neppure la Copa América di Richarlison, che solo un anno e mezzo fa ci gasava con i suoi gol in mezza rovesciata ai Mondiali e le sue prese di posizione progressiste.Non sarà la Copa América di Edison Cavani, al quale non è bastato neppure indossare la diez del Boca e farsi pervadere da uno spirito glorioso che l’ha riportato a segnare gol in rovesciata per convincere Bielsa, né quella di Radamel Falcao, che però magari un farewell tour con la Colombia se lo sarebbe meritato.Non sarà la Copa América di Paulo Dybala, escluso da Scaloni a favore di Alejandro Garnacho – con la "Joya" a fare da spettatore silente a un processo di rinnovamento, e di passaggio del testimone, che sembra aver saltato una generazione, peccato.Non sarà la Copa América di Gonzalo Plata, divertente funambolo dell’Ecuador che ha pagato caro le storie Instagram da un night club durante una libera uscita non autorizzata alla vigilia dell’amichevole di marzo con l’Italia, ma neppure quella di Josef Martínez (che pure negli States è molto amato, e che quanto mai potrà essere fuori forma rispetto a Salomon Rondón?) né quella di Arturo Vidal, tornato al Colo-Colo dove è stato accolto come un re di Games of Thrones ma trattato da Gareca come la stalker di Baby Reindeer.E poi, infine, non sarà la Copa América di Chucky Lozano, né quella di Ochoa. Il portiere della Salernitana, però, contiamo di tornare a vederlo in campo tra due anni, al Mondiale, come se nulla davvero sia successo.

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Nel frattempo, apprendistato da vigneron.

Nell'elenco delle assenze vanno aggiunti anche tutti quei giocatori che erano presenti nelle pre-liste dei convocati ma che poi sono stati esclusi all'ultimo momento.Non sarà quindi la Copa America di Luciano Cabral per il Cile, ad esempio. Il trequartista del Coquimbo Unido, nato in Argentina ma naturalizzato cileno, dal 2022 scende in campo in libertà condizionale: nel 2017 è stato dichiarato colpevole di omicidio e condannato a nove anni di detenzione, poi trasformati appunto in libertà provvisoria dopo cinque anni di scont

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