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Federico Principi
Cosa rende unico Gollini
11 Aug 2020
11 Aug 2020
Un portiere diverso da tutti gli altri in Italia.
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Federico Principi
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Un pensiero comune, citato anche come uno dei motivi della mancata qualificazioni ai Mondiali del 2018, è che le scuole calcio in Italia si concentrino troppo sulla tattica collettiva. Ne ha

Maurizio Viscidi e se ne sono lamentati anche alcuni preparatori dei portieri, rammaricati di non avere avuto spesso il giusto spazio per la crescita individuale dei giovani estremi difensori, chiamati per troppo tempo a lavorare con la squadra.

 

Secondo alcuni è uno dei motivi per cui per anni il calcio italiano non ha prodotto portieri di livello, più o meno dalla generazione che va da Marco Amelia (classe 1982) a Mattia Perin (1992), con l’eccezione migliore rappresentata da Salvatore Sirigu. Da qualche tempo invece siamo tornati a far crescere molti portieri di talento, che forse ancora non hanno avuto il giusto riconoscimento internazionale. Donnarumma è il più giovane di tutti e pare già aver scavato un piccolo solco nelle nuove gerarchie della Nazionale, ma la sua posizione non è mai parsa totalmente intoccabile, al punto da generare ogni tanto dei dubbi sulla possibilità di

.

 

Già dall’ultimo autunno anche Pierluigi Gollini era entrato di prepotenza in ballo come possibile candidato, avendo già avuto occasione di esordire in Nazionale proprio lo scorso 11 novembre in Bosnia. Gollini è un classe 1995: un anno più giovane rispetto a Cragno, due anni più anziano di Audero e Meret. Negli ultimi anni gli equilibri tra questi portieri sono sembrati molto sottili, legati principalmente agli stati di forma, condizionati dagli infortuni e dalle scelte tecniche nei club – su tutte: la scelta di Gattuso al Napoli di accantonare Meret a vantaggio di Ospina per favorire la costruzione dal basso; il ritorno di Cragno al Cagliari dopo il lungo infortunio.

 

Per arrivare anche lui su quei livelli, Gollini ha avuto un percorso accidentato che ora, tuttavia, lo ha forse già portato a essere il principale candidato al posto di vice-Donnarumma del futuro. Nel 2015-16 ha conquistato la porta del Verona alla 14.esima giornata; nel 2016-17 è passato all’Aston Villa in Championsip (la seconda divisione inglese) ma aveva perso il posto da titolare a dicembre. È quindi tornato all’Atalanta a gennaio 2017 e per riguadagnarsi lo status di titolare ha aspettato l’estate del 2018, prima di perderlo a ottobre e riconquistarlo di nuovo a marzo del 2019, scalzando definitivamente Berisha.

 



In tutto questo tempo Gollini ha avuto modo di affinare il suo stile di gioco, modificandolo in maniera sostanziale rispetto a quanto fece vedere nella sua prima stagione in Italia da titolare al Verona. Al di là del fatto che si è ormai imposto come uno dei migliori portieri della Serie A, uno dei più convincenti anche dopo il lockdown, Gollini ha sviluppato alcune caratteristiche tipiche di altre culture calcistiche – soprattutto quella tedesca – che lo rendono un portiere moderno.

 

Ovviamente il modo migliore per legittimare la particolarità del proprio stile è di renderlo efficace nelle prestazioni in campo. Rispetto alla scorsa stagione Gollini ha aumentato sia la percentuale di parate - da 72.5% a 73.1% - sia il suo rapporto tra xG* (i gol attesi in base alla posizione finale del tiro nello specchio della porta ) e gol subiti – da 0.94 a 1.03: più è alto questo valore più è stata efficace la prestazione del portiere tra i pali.

 

Gollini non è però solamente un portiere dalle performance solide nel più classico dei fondamentali di un numero 1, quello della parata. Il suo principale talento è quello di riuscire spesso a prevenire e a condizionare il tiro in porta, esibendosi in uscite in opposizione in uno-contro-uno che mettono spesso in crisi il tiratore nelle tempistiche. Nelle uscite Gollini dimostra di essere progredito enormemente sia dal punto di vista atletico che nel posizionamento e nella lettura dei tempi di gioco: ma è soprattutto dalla combinazione di questi aspetti, abbinati con la sua tecnica nordeuropea, che Gollini esprime tutte le sue migliori capacità, legandole alla rottura di alcuni paradigmi della scuola italiana.

 

https://youtu.be/hl7ow9IyYRI?t=20

In questo caso Gollini potrebbe temporeggiare più vicino alla porta; invece viene incontro rapidamente perché ha calcolato bene i tempi e sa che ha buona probabilità di essere colpito dal tiro di Fofana, dopo aver chiuso bene lo specchio.


 

Lo stile di gioco di Gollini, che deve molto alle sue caratteristiche atletiche, potrebbe aprire un filone alternativo nella formazione dei nostri portieri. Per tagliare i tempi di gioco Gollini adotta in molti casi uno stile da portiere di calcio a 5, assumendo alcune posture che nella nostra scuola calcio sono bandite. Questo in parte perché per coprire bene lo specchio della porta con quelle posture nel calcio giovanile è molto difficile, per motivi fisici. D’altro canto è però vero che ormai in ogni angolo del mondo le nuove posture dei portieri stanno avendo sempre più successo, e che rappresentano ormai un fenomeno impossibile da snobbare in Italia.

 

In questo c’entra molto l’evoluzione del calcio. La rapidità di ritmi ed esecuzioni sta aumentando vorticosamente, insieme alle prestazioni fisiche dei giocatori. Oggi un portiere può coprire lo specchio adottando una posizione a croce molto più efficacemente che in passato, e le posture del calcio a 5 possono accorciare i tempi di intervento per un portiere che deve, ad esempio, accartocciarsi sui tiri più bassi e ravvicinati.

 

Gollini è diventato ormai un maestro di questa ultima evoluzione del portiere, ma non lo sarebbe stato senza un lavoro atletico importante di agilità e rapidità che lo ha reso molto più efficiente rispetto alla sua prima stagione da titolare al Verona. Gollini ha imparato a piazzarsi con il giusto tempismo nella posizione più corretta, leggendo spesso in anticipo le intenzioni del tiratore e arrivando quasi sempre a chiudergli lo specchio nel modo più opportuno. Non è un portiere particolarmente esplosivo e soffre un po’ anche i tiri da lontano, ma sfrutta perfettamente i suoi pregi atletici per esprimere le sue migliori qualità tecniche nelle situazioni più ravvicinate.

 

In relazione alla posizione di tiro Gollini è molto abile a scegliere spesso, alternandole, due posizioni tipiche del calcio a 5: oltre alla croce iberica, resa ormai celebre da Manuel Neuer, Gollini è uno dei pochissimi portieri che ha trapiantato nel calcio la tecnica dell’uscita “alla brasiliana”. In questa particolare uscita il portiere si ritrova a uscire incontro al tiratore scivolando leggermente con entrambe le ginocchia a terra, il busto eretto e le braccia allargate per coprire i tiri lateralmente al corpo.

 


La posizione “alla brasiliana”: anche qui potrebbe stare più indietro e vicino al primo palo, invece esce in avanti, riducendo però i tempi di reazione. La sua posizione innovativa gli permette comunque di coprire rapidamente più specchio possibile.


 

Si tratta di posture snobbate dalla scuola italiana perché prevedono un certo grado di passività, entro il quale il portiere non ha margine per intervenire attivamente e deve sostanzialmente sperare di essere colpito. La nostra scuola si fonda invece sul concetto di pro attività: il portiere deve sicuramente essere ben piazzato ma deve comunque poter leggere la direzione del tiro e intervenire attivamente, anche in uscita bassa.

 

Attraverso gli stessi concetti seguiti dai portieri di calcio a 5, invece, Gollini si muove in un calcio sempre più veloce in cui è spesso la posizione del portiere a prevenire la parata attiva e a condizionare il tiro. Nel gioco moderno per i numeri 1 è sempre più difficile avere il margine tempistico per un intervento proattivo, ma gli spazi che si stanno relativamente stringendo permettono ora al portiere di fare efficacemente da sagoma, se ben posizionato a coprire lo specchio della porta.

 



L’altro fondamentale in cui Gollini è migliorato negli ultimi anni, seguendo anche le ultime evoluzioni del calcio italiano in senso ampio, è quello delle uscite verticali lontano dalla porta e fuori area. Un fondamentale poco sollecitato in Italia fino a qualche anno fa, per via della tendenza generalizzata a difendere con una linea medio-bassa, ma che è sempre più richiesto al portiere per permettere alla difesa di alzarsi e seguire le fasi di pressing, che sono diventate più insistite anche nel nostro calcio.

 

Nella sua prima stagione da titolare al Verona, Gollini non aveva avuto modo di sviluppare in maniera tangibile queste qualità. Le cose sono invece cambiate dopo anni di lavoro con Gasperini, da sempre esigente nel pressing a uomo e che – soprattutto nelle prime partite dopo il lockdown – ha anche alzato ulteriormente la linea difensiva, esponendosi spesso a dei rischi. Questo sottolinea anche quanto un portiere possa essere influente nelle scelte tattiche generali di un allenatore, ma anche viceversa: quanto cioè il contesto tattico possa sollecitare e migliorare alcune qualità tecniche di un portiere.

 


La tendenza di Gollini a leggere e prevenire il gioco si vede anche in questi casi. Qui colpisce di testa al volo appena fuori area, da difensore centrale, nonostante abbia l’uscita protetta da Gosens e potrebbe prendere la palla con le mani comodamente in area, aspettando un solo rimbalzo.


 

È anche grazie a questo tipo di interventi che Gollini dimostra quanto siano cresciute la sua precisione e la sua rapidità di lettura dei tempi di gioco. Interviene spesso fuori area, sia con i piedi – anche in scivolata – sia di testa, e lo fa senza alcuna titubanza. Gollini ha dimostrato di avere non solo lucidità nelle letture e nelle scelte, ma anche una grande dose di sicurezza nel prendere immediatamente la decisione, il che gli permette di tagliare ulteriori frazioni di secondo che risultano spesso decisive.

 

Nel calcio contemporaneo, nel quale sempre più spesso allenatori e DS scelgono i portieri anche in base alle proprie esigenze tattiche, Gollini potrebbe rivelarsi una pedina pregiata nel mercato di tutte quelle squadre che tenteranno di impostare fasi di non possesso aggressive, con la linea difensiva alta e pronta sempre ad accorciare in avanti. Anche i portieri, ormai, stanno provando a ritagliarsi i loro spazi sul mercato specializzandosi in base alle loro migliori caratteristiche. Gollini è perfettamente inserito in questa dinamica ed è in questo modo che si sta ormai affermando come un portiere moderno.

 



Gollini non ha però le stesse capacità nelle uscite alte classiche, dove spesso soffre di incertezze – come la respinta di pugni, su una palla abbastanza comoda, che ha poi portato al secondo rigore per la Juventus – e può ancora rendersi più esplosivo per coprire meglio la porta in tuffo sui tiri da lontano – come ad esempio nella punizione di Çalhanoglu contro il Milan. C’è tuttavia un altro aspetto in cui Gollini può crescere. La sua qualità nell’uso dei piedi è tutto sommato basilare, lineare, non commette grandi errori e non prende rischi, ma manca di quelle evoluzioni che sono sempre più richieste dagli allenatori nella costruzione dal basso.

 

Di questo tipo di allenatori non fa parte Gasperini, pur sviluppando un calcio molto fraseggiato nell’utilizzo delle fasce. Non è solamente Gollini a utilizzare i suoi piedi in maniera lineare, ma più in generale è tutta la struttura della costruzione dell’Atalanta a non prevedere movimenti, interazioni e spaziature idonei a far uscire sempre pulito il pallone dal basso. Forse Gollini avrebbe anche nelle sue corde la capacità di giocare in modo più preciso, rischioso e veloce con i piedi, ma senza dubbio non è calato nel contesto migliore per poterlo fare.

 

Gollini non gioca mai di prima dei passaggi che sottintendano un minimo di rischio, e non è tenuto a eseguire filtranti per raggiungere i centrocampisti o Papu Gomez oltre la prima linea di pressione degli avversari. Il suo primo controllo orientato è preciso ma mai molto rapido, a testimonianza che in fase di costruzione Gasperini non richiede di eseguire uscite palla dal basso molto veloci. Gollini è invece abbastanza preciso nei lanci a media o lunga gittata, non solo quelli per Zapata ma anche quelli che possono saltare la pressione raggiungendo un uomo della catena laterale.

 

Nell’immagine sotto un esempio tangibile di queste situazioni di gioco: Gollini sta controllando il pallone sul retropassaggio di Zapata, Toloi e de Roon non si smarcano velocemente (nelle direzioni indicate) per isolare il pressing di Rebic e dare linee di passaggio al portiere. Gollini non se la sente neanche di giocare il filtrante verso Papu Gomez, che indica l’apertura – troppo complessa – verso Hateboer. Alla fine la combinazione tra qualche lacuna di Gollini nel gioco corto con i piedi e i meccanismi farraginosi della costruzione dell’Atalanta invogliano il portiere al lancio lungo verso Malinovskyi, stavolta preciso.

 



 

Per il momento Gollini è diventato un portiere di alto livello in Italia e con caratteristiche peculiari, molte delle quali influenzate anche dal contesto specifico in cui ha trovato la sua affermazione. Ma a dispetto dei suoi 25 anni compiuti, un’età anagrafica che in un altro ruolo sancirebbe l’avvicinamento alla sua seconda metà di carriera, Gollini è un portiere ancora in fase di evoluzione e non ancora di consolidamento delle proprie qualità e del proprio stile, per certi versi unico nel panorama dei portieri italiani, e può rendersi ancora più funzionale alle esigenze del calcio moderno.

 

Forse la sua influenza potrà ampliare gli orizzonti della scuola italiana dei portieri, da sempre all’apice in ambito mondiale ma forse ancora chiusa in alcuni schemi che appaiono un po’ limitanti. Anche la formazione dei nostri numeri 1 è rimasta vittima dell’arretratezza che caratterizza

: l’esempio tracciato dalla nuova generazione di portieri, di cui fa parte Gollini, magari sarà un traino per continuare a produrre talenti al passo con i tempi.

 

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