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Michele Pettene
Gli X-Factor delle Top-16
28 Dec 2015
28 Dec 2015
Oltre le stelle, gli altri giocatori chiave che vedremo in campo nelle fasi finali dell'Eurolega.
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Michele Pettene
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Senza le loro stelle, le sedici squadre europee qualificate alla seconda fase a gironi dell’Eurolega non inizierebbero nemmeno a giocare. Ma subito dietro di loro ci sono dei giocatori speciali, imprescindibili e determinanti nell’identità e nei risultati di un team tanto quanto un Vassilis Spanoulis o un Milos Teodosic, non a caso le prime due scelte del

di qualche mese fa. Sono i fattori-X di queste Top-16 e dalle loro mani passerà molto della seconda fase della massima competizione continentale.









 



Tra le ragioni principali del dominio Ulker fino ad oggi — oltre al nostro Datome — c’è Ekpe Udoh, uno che l’NBA l’ha fatta veramente (17 minuti di media in 270 partite), ma che all’alba dei 28 anni ha deciso di cambiare il corso della propria carriera e… le fortune dei gialloneri che sono riusciti ad aggiudicarselo. Un colpo in sordina, ma che al termine della regular season nessuno più sottovaluta: il lungo di origini nigeriane ha rinforzato il

turco portando intimidazione, dinamismo, verticalità ed efficienza su entrambi i lati del campo. Dal punto di vista difensivo c’erano pochi dubbi sull’impatto che avrebbe avuto (secondo stoppatore in Europa grazie all’apertura alare di 2.30m...), ma è con l’intelligenza nelle letture offensive che si è guadagnato la fiducia di un coach esigente come Obradovic. Inattesa presenza in post basso con ganci e atletismo (60.9% di percentuale reale), Ekpe ha stupito per la sicurezza mostrata anche lontano dal ferro, ribaltando il lato con splendido

e spaziandosi bene sui pick and roll, trovando da subito un buon equilibrio col “gemellino” Vesely.

 



Totale. La stagione che il ragazzo di Sebenico sta disputando con l’Efes, seppur non legittimata da statistiche individuali fenomenali, è un qualcosa che è capitato poche volte di ammirare nell’Eurolega degli ultimi anni. Le cose positive che Saric riesce a fare per la causa dell’Efes sono infinite, ma basterebbe vedere i suoi

da rimbalzo difensivo conclusi con un assist

o una schiacciata per avere le idee più chiare sulla semi-onnipotenza che il 21enne sta già esercitando sul massimo palcoscenico cestistico d’Europa.


La giocata è degli scorsi Europei, ma avete afferrato il concetto.


 

Migliorato ancora su situazioni spot-up e pick-and-pop (ormai tira da 3 con il 52%), Saric costringe le difese avversarie ad allargare il campo, battendole con gran tempismo sui recuperi e generando costantemente superiorità numerica che la squadra di Ivkovic — molto, forse troppo,

sta sfruttando alla grande, con il primato europeo in tiri da tre tentati (23.2 di media) e realizzati (47%).

 



La più piacevole delle sorprese. Sembra passato un secolo dalle uniche Final 4

— nel 2007 con Scariolo in panca — ma la pallacanestro espressa e le vittorie conquistate in questa prima fase hanno rilanciato la squadra del mai troppo lodato coach Joan Plaza tra le top d’Europa dopo 8 anni. Il giovane lituano dal volto d’angelo e il tiro assassino è una delle chiavi del movimento di palla più fluido, efficace e altruista del Vecchio Continente: Kuzminskas è pronto a raccogliere l’eredità dei migliori della sua nazione, con quella che sembra essere a tutti gli effetti la

della sua carriera. La sua capacità di essere utile su più fronti — da piazzato sugli scarichi agli uno contro uno fronte o spalle a canestro, finendo con una difesa adattabile a diverse tipologie di avversari — l’hanno reso un

e un facilitatore di gioco imprescindible per tempismo e qualità nel

. Se Malaga sta giocando come poche altre squadre, il merito è anche di “Minda”.

 







The Next Big Thing. Dal suo secondo anno in Serbia il tedescone rasato sta mandando un messaggio forte e chiaro alla sua nazionale: per il ruolo di lungo titolare nel post-Dirk, lui c’è. Zirbes (1990) ha letteralmente fatto saltare il banco nello scacchiere del girone A — il più duro con Real, Ulker e Khimki — sciorinando solidissime prestazioni da Centrone Vecchio Stampo con una continuità stupefacente, portando lo storico Crvena Zvezda al piano di sopra. Il suo senso per il canestro, la sua rapidità nel salire verso il ferro e nel muoversi con i piedi — unita ad un corpaccione duro e difficile da spostare — sono tutto ciò che sta sotto la punta di un iceberg da nobiltà europea: top-5 in punti, percentuale reale (70.3%, primo assoluto), rimbalzi offensivi, valutazione, liberi tentati... La Belgrado giovane, frizzante e biancorossa si affida alle sue spalle tatuate e al fattore campo invincibile (battuti sia Real che Khimki in casa) per conquistare un quarto posto complicato ma non impossibile.

 



Una delle stelle meno conosciute del lotto, in quanto esploso “tardi” nell’empireo europeo — anche a causa di una diligente carriera universitaria con 4 anni a Virginia Tech. Da Malcolm passano quasi la metà dei possessi della “lokomotiva” russa capolista al termine della fase a gironi per la sua prima volta, ed includerlo in questa lista era obbligatorio, considerato che senza la sua esplosione probabilmente non parleremmo del Krasnodar come candidato credibile a playoff e Final Four. Play moderno capace di segnare in tutti i modi, è anche il giocatore più utilizzato d’Europa a 33 minuti di media, che onora con 16 punti a partita (5° assoluto) e 5 assist. Il salto di qualità l’aveva fatto due stagioni fa al Bayern Monaco, ma al suo secondo anno russo Delaney ha elevato leadership in campo e qualità nelle scelte, aumentando oltretutto l’intensità difensiva. Coach Bartzokas fa affidamento proprio sulla miglior difesa d’Europa per ritornare in vetta contro tutti i pronostici, e a questa unisce un supporting cast solido formato da

e

una stella nel ruolo di guardia. Una ricetta che l’ex allenatore dell’Olympiacos deve aver già usato da qualche parte...

 

Un assaggio del potenziale offensivo illimitato di Delaney: 20 punti in meno di 5 minuti...






Vecchio pallino sin dai tempi di Biella (quando ancora si parlava di Draft per lui), purtroppo per Gist alcuni problemi sia attitudinali che tecnici l’hanno tenuto ancorato all’Europa, ma al Panathinaikos sembra aver trovato la sua dimensione perfetta. All’esordio con coach Djordjevic e al suo quarto anno all’OAKA l’ala da Maryland è alla sua miglior stagione in Eurolega per punti (11.8 a gara) e percentuali da 2 (un clamoroso 67%): con un tiro da tre ormai da rispettare, oltre ad aprire il campo insieme all’altra ala Pavlovic può far valere il maggior atletismo sui “4” avversari battendoli dal perimetro, scatenando aiuti e raddoppi letti molto meglio rispetto al passato. Il Pana non giocherà un gran basket (Feldeine come guardia titolare non aiuta in tal senso), ma è solido ed esperto e grazie anche alla reattività e duttilità difensiva di Gist (i cambi sul pick and roll sono quasi automatici) può vantare la quinta miglior difesa d’Europa (71 punti subìti a partita) e più di una chance di conquistare l’ultimo posto valevole i playoff.

 







Il format di quest’Eurolega farà sì che per la prima volta nella sua storia in un girone di Top-16 si affronteranno tre squadre di Istanbul — ma se per Ulker ed Efes l’appuntamento è normale, per il Dogus Group si parla già di impresa. Lo stesso format ha infatti promosso il Darussafaka eliminando contestualmente il Maccabi dalla competizione grazie ad un “bug” nel regolamento che ha visto le due squadre giocare a chi… sbagliava più liberi nell’ultimo minuto dell’ultima partita di regular season.

 


Il titolo dice già tutto.


 

Il motivo: Tel Aviv, con le stesse vittorie degli avversari, necessitava di 11 punti di margine per eliminare i turchi, ma arrivati a ridosso della sirena finale il punteggio era in pareggio e l’unico modo per provarci sarebbe stato andare all’overtime. Ovviamente il contrario degli intenti della squadra di coach Mahmuti, con il risultato che qui sopra potete “ammirare”. Un brutto modo, seppur regolare, per raggiungere le Top-16, ma per una squadra con Milko Bjelica miglior giocatore forse il modo più coerente...

 



Dalla Georgia alla Petrovic Arena passando per Brindisi, al buon Jacob non son mai mancati il tiro e la faccia tosta per prenderselo. Arrivato per portare cambio di ritmo e tanti punti in poco tempo — dietro al pupillo di Tanjevic, Nemanja Gordic — mascherando il tutto con il pretesto di fare il playmaker, Pullen ha contribuito in modo forse inaspettato alla qualificazione della squadra croata di due vecchie leggende varesine come Mrsic (coach) e Pozzecco (vice). Primo d’Europa in falli subìti nonostante i soli 24 minuti di media giocati, il suo primato europeo in tiri presi/minuti in campo è contestato solo da tiratutto-Beaubois, il che ha provocato come danno collaterale un

esorbitante in palle perse (quart’ultimo per assist/turnovers). La cosa non sembra aver condizionato però troppo l’attacco del team croato, bisognoso di gente senza paura in un roster con ben 8 giocatori nati dopo il 1988.

 











Il grande assente della regular season appena conclusa. Uno dei giocatori più pagati d’Europa e in arrivo dall’NBA (Portland), s’è visto pochissimo fino ad oggi a causa di un infortunio che gli ha consentito di giocare solo le ultime due partite, peraltro con ottime performance nonostante lo stop di due mesi. Joel è la nuova potenziale stella del CSKA, un bel cambio di tendenza per una squadra che negli ultimi anni nel ruolo di centro ha sempre avuto un giocatore come Sasha Kaun, con grande presenza fisica ma con molto meno talento puro nel far canestro nei pressi dell’area. Con l’innesto di Freeland e il suo graduale inserimento in queste Top-16 negli equilibri di una squadra ancora in mano al duo De Colo-Teodosic, coach Itoudis spera di aggiungere un’alternativa credibile alla creatività e alle percentuali al tiro delle proprie guardie tutte genio & sregolatezza. I nudi numeri premiano ancora il CSKA come miglior squadra d’Europa, ma sappiamo quanto poco contino le statistiche per una squadra folle come quella russa. Avere un nuovo (e forte) amuleto non ancora corrotto dalla Maledizione dell’Armata Rossa serve per credere in un futuro nuovamente vincente. Forse.

 



Che i greci abbiano vinto per l’ennesima volta il loro girone e siano pronti a giocarsela fino in fondo non deve stupire. Ma dietro ai soliti semidei Spanoulis e Printezis la classe operaia, quando guidata da Mantzaris, è andata spesso in Paradiso. Ragazzo capace di ritagliarsi un ruolo sempre più importante fino a diventare uomo di fiducia di boss Vassilis, Vangelis ha il compito di sgravare il futuro

dai compiti difensivi sulla guardia più pericolosa, risparmiando il fiato di Spanoulis per le proverbiali ed ormai usuali rimonte cui l’Olympiacos ci ha abituato. Ma da sola la difesa non basterebbe a farne un titolare inamovibile, così negli anni Mantzaris è diventato sempre più chirurgico nel tiro da tre (quest’anno è il 20° di EL con il 47%), arrivando addirittura più volte a sostituirsi al più talentuoso compagno nelle giocate cruciali dei finali tirati (quest’anno career high gli 8.1 punti di media). Testa, cuore e due attributi rari, dal Vangelis secondo Mantzaris.

 



Nel

più equilibrato d’Europa, coach Pascual è riuscito a tenere tutti i propri uomini sotto i 20 minuti di media, tranne due: uno è Tomic, tecnicamente il miglior centro d’Europa, mentre l’altro è un giocatore che, silente e poco notato, riesce come pochi altri ad essere sempre incisivo ed efficace per le sorti della propria squadra. Doellman, veterano del Barca e del campionato spagnolo, rappresenta l’essenza dell’ala piccola: l’uso del corpo spalle a canestro e dal post medio è tanto enciclopedico quanto essenziale, così come il tiro da 3 su situazioni s

e l’abilità nel cogliere in controtempo le difese. Classe d’altri tempi, ha accusato un po’ come tutta la squadra i minor spazi disponibili con il progressivo declino di un attira-raddoppi come Navarro, e la redistribuzione conseguente delle responsabilità offensive su giocatori meno creativi come Ribas o da rifornire in area come Samuels e Lawal.

 







Il nostro

preferito d’Europa è chiamato ad un compito sempre più delicato ed importante in una stagione che sta vedendo l’acciaccato Real faticare più del previsto nel difendere la corona. Senza Rudy Fernandez, con i due nuovi Usa forse non all’altezza e con un Nocioni — barometro dello scorso anno con Maciulis — non ai livelli di forma della scorsa stagione, i

necessitano di un salto di qualità di Carroll, o meglio del Jaycee devastante del 2013-14 pre-infortunio. In regular season l’ex-Teramo ha fatto il suo in uscita dalla panchina portando punti e triple nonostante il minutaggio limitato, ma le percentuali dovranno crescere perché la miglior stagione in carriera di Gustavo Ayon da sola non basterà (oltre ai soliti

) per riportare i campioni in carica sul trono europeo.


L’impatto che al Real si aspettano da JC nelle Top-16.






Una delle principali ragioni della vittoria della scorsa EuroCup da parte del Khimki è stata arrestata da un problema al piede sinistro di Davis, arrivato nel bel mezzo della cavalcata verso un sorprendente primo posto nello stesso girone di Ulker e Real. Cresciuto alla corte di Tom Izzo a Michigan State per ben 4 anni, il veterano americano era stato uno dei fattori-chiave nelle prime sei partite di

, giocando il solito basket intelligente fatto di tiri dalla media, movimenti potenti in post (53.7% da 2), precisi ribaltamenti dai raddoppi e una presenza difensiva cruciale per coach Kurtinaitis. Purtroppo il suo infortunio e quello del centro Pateev hanno lasciato il solo Augustine in area (ora è arrivato anche Sokolov), ma con il rientro di Davis il Khimki — con due guardie da Top10 come Rice e Shved — potrebbe diventare la vera sorpresa di questa stagione senza un vero padrone.

 



La più bella soddisfazione azzurra in questa stagione, considerato che Gentile da top scorer con Milano era abbastanza pronosticabile (complimenti comunque). E proprio andare via dall’Olimpia e farsi rimodellare dalle sagge mani di mastro-Trinchieri è stata la miglior mossa di un Melli che improvvisamente è diventato un titolare inamovibile e fondamentale per un team giovane e ambizioso che, smaltito l’impatto con il livello più alto, sembra esser pronto per battersi con tutti. Ad esser sinceri ci aspettavamo un gran miglioramento da parte di Niccolò, ma non in tempi così brevi: Melli è diventato una delle ali d’Europa più letali nel leggere le difese e reagire nel modo migliore per sé o i compagni (anche 10 assist contro il Maccabi), oltre che mortifero nel tiro da 3 (57%, 7° d’Europa). Difensivamente era già top level, ma con il lavoro del “Trinka”, il marmo grezzo è diventato un facilitatore d’elite anche nell’altra metà campo, con la 15ma valutazione media di tutto il Vecchio Continente.

 







Se le tue “stelle” sono Darius Adams e Ioannis Bouroussis e sei riuscito comunque ad avere un record vincente in regular season con il terzo miglior attacco d’Europa (85.4 punti a partita), allora ci sono buone probabilità che tu sia un ottimo coach. E il croato Perasovic lo è da anni, tornato ora sulla scena cestistica principale dopo stagioni dominanti con il Valencia in EuroCup: la sua pallacanestro fatta di continui

e ribaltamenti di lato alla ricerca dei tiratori o dell’1vs1 migliore — sia esso dal perimetro con le guardie, un post del centro greco o un

con le ali Shengeila e Hanga — ha generato la quarta miglior valutazione media di squadra d’Europa (97,5). E se non fosse per una difesa altalenante, non scommetteremmo contro di loro nemmeno in queste Top-16.

 



Jankunas non sembra curarsi troppo del tempo che passa e delle giovani leve che da tutta Europa ogni settimana cercano con la loro freschezza atletica di surclassare l’esperienza, l’IQ cestistico e il mortifero tiro mancino di uno dei giocatori più amati degli ultimi dieci anni nella capitale del basket lituano. Anche in questa stagione, con l’amico Jasikevicius non più in campo a rifornirlo di assist ma a guidarlo dalla panca come vice di Krapikas, il 31enne prodotto casalingo sta portando a spasso i lunghi avversari (quasi 12 punti di media e 6,5 rimbalzi in 25 minuti) con il solito mix di

dalla media,

con Kalnietis e finte in post basso (11° in falli subìti in EL). Un contributo fondamentale per la qualificazione alle Top-16 di uno Zalgiris giovane e al ricambio generazionale.

 

 

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