
Se ai tifosi del Milan giusto un paio d’anni fa avessero detto che l’attaccante della loro squadra sarebbe stato Christopher Nkunku, probabilmente avrebbero fatto i salti di gioia. Il francese per un periodo è stato uno dei giocatori più eccitanti e prolifici d’Europa, una furia capace di coprire qualsiasi ruolo in attacco senza perdere mai in efficacia. Oggi, però, siamo in pieno 2025, quasi 2026, una nuova stagione è cominciata e purtroppo il ricordo di quel giocatore sembra lontano: intorno all’acquisto dell’ex PSG e Lipsia da parte dei rossoneri è difficile percepire ottimismo.
Se parlassimo in astratto non ci sarebbero dubbi: la miglior versione di Nkunku potrebbe essere uno dei giocatori migliori della Serie A, se non il migliore insieme a Leão. Un’ala troppo elettrica in uno contro uno per i terzini del campionato italiano e una seconda punta troppo sgusciante per i nostri difensori. Un calciatore che potrebbe fare la differenza sia se schierato sotto punta, sia partendo un po’ più defilato.
Un frammento del miglior Nkunku, un gol in cui ricevendo nello stretto è troppo svelto e preciso per la difesa del Bournemouth. Forse il ricordo più bello che lascerà al Chelsea.
Oggi, però, l’arrivo di Nkunku solleva anche molte incognite di diversa natura: economica, sportiva e di visione in generale.
Per il francese il Milan verserà 42 milioni di euro, che stando a Transfermarkt dovrebbero farne il secondo acquisto più costoso della storia del club (insieme a Leonardo Bonucci). In attesa di conoscere i dettagli, il fatto di essere arrivati a un accordo del genere lascia l’interrogativo: quei soldi avrebbero potuto essere spesi diversamente e magari in un altro momento del mercato?
I PROBLEMI FISICI
Partiamo dal motivo che più rende rischioso un investimento del genere, lo stesso che almeno ufficialmente ha portato al naufragio della trattativa per Victor Boniface: gli infortuni. Gli ultimi due anni di Nkunku, da questo punto di vista, non sono proprio rassicuranti.
Non riuscire a emergere in una squadra disfunzionale come il Chelsea non è di certo una novità, e nemmeno una colpa, e non lo è nemmeno farlo nel tritacarne della Premier League: non è onesto giudicare un calciatore dal suo successo o meno in un sistema calcio vorace come quello inglese, l’esempio dei tanti talenti rinati tra Germania, Spagna e Italia in questi anni dovrebbe dimostrarcelo. Se Nkunku ha fallito, però, non è tanto per questo quanto per i problemi fisici che ne hanno condizionato il primo anno.
Già l’ultimo anno al Lipsia era stato segnato da alcuni infortuni che in totale, tra club e Nazionale, lo avevano costretto a saltare più di 20 partite. In particolare, era stata piuttosto delicata la rottura del legamento collaterale del ginocchio sinistro che lo aveva costretto a saltare il Mondiale in Qatar: Nkunku ci arrivava come uno dei talenti più in forma della Nazionale migliore, la Francia. Al suo posto, peraltro, era stato convocato Kolo Muani, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito nella finale con l’Argentina. Come si dice: sliding doors.
Nkunku, comunque, era rientrato a buon livello e, trasferitosi al Chelsea, aveva destato buone impressioni in pre-campionato. Poi, però, a inizio agosto 2023 è arrivato un altro infortunio al ginocchio che difatti ha compromesso ogni sua speranza in Inghilterra. Nkunku ha dovuto saltare i primi quattro mesi di stagione.
Dopo una breve tregua a cavallo dell’anno nuovo, a fine febbraio era arrivata la mazzata definitiva. Schierato a partita in corso nella finale di Coppa di Lega poi persa contro il Liverpool, a fine partita Nkunku aveva palesato nuovi problemi fisici, stavolta all’anca, che lo avrebbero costretto a rimanere ai box fino a maggio inoltrato. Lo staff di Pochettino non aveva notato nulla: «Ce ne siamo accorti dopo la fine della partita. È difficile per lui. Quando era arrivato in pre-season sembrava volare sul campo».
Il Chelsea ha concluso quella stagione al sesto posto, fuori da ogni competizione europea. La società di Todd Boehly si è così liberata di Pochettino per avviare l’ennesima ricostruzione con Maresca. Poteva essere l'occasione di un nuovo inizio per Nkunku e invece, con il nuovo allenatore, ai dubbi riguardanti i tanti infortuni della prima stagione si sono aggiunte le incertezze di natura tattica.
DOVE COLLOCARLO NEL MILAN?
Maresca sin dall’inizio ha voluto plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza. Il fatto di avere una rosa incredibilmente lunga e di dover iniziare un nuovo progetto da zero, lo ha spinto a concentrarsi su determinati uomini, più affidabili dal suo punto di vista per lasciare un’impronta sulla squadra. I giocatori di contorno il più delle volte sono stati relegati alla Conference League – e Nkunku, dopo averla disputata quasi tutta da titolare, si è infortunato proprio nei giorni precedenti la finale con il Betis. Un segno del destino evidentemente.
Ora, come detto, il fatto di finire ai margini in una squadra come il Chelsea non è di per sé un problema: Renato Veiga veniva da una situazione simile eppure ha disputato dei mesi positivi con la Juventus; lo stesso potrebbe accadere in caso di arrivo di Sancho. Se Maresca ha preferito non sfruttare Nkunku, però, probabilmente è anche per la sua difficile collocazione.
Nkunku è un giocatore molto particolare. Abbiamo imparato a conoscerlo come seconda punta, ma difatti nel PSG nasceva come mezzala. La sua formazione lo ha portato ad eccellere nello stretto e in zone centrali, pur conservando un’attitudine a puntare l’uomo e rientrare sul piede forte quasi da ala; sull’esterno, però, Nkunku non ci ha quasi mai giocato, e poi la tensione verso la porta era troppo evidente per sprecarlo in fascia. È questo il motivo per cui il meglio lo ha offerto da trequartista o seconda punta, comunque sempre accompagnato a un attaccante vero e proprio (come per esempio André Silva ai tempi del Lipsia). Giocare con due attaccanti, però, non rientrava tra le prospettive di Maresca, che in stagione come punta gli ha preferito Nico Jackson e al Mondiale per Club si è fatto comprare prima Delap e poi João Pedro.
Nkunku (che al Mondiale per Club è partito titolare tre volte e ha segnato il gol decisivo agli ottavi di finale contro il Benfica) è stato quindi schierato tra le mezzepunte alle spalle del centravanti oppure da ala pura aperta in ampiezza; ruoli dove doveva aspettare e spesso attaccare in maniera statica ed estremamente posizionale, non proprio l’ideale per lui che era esploso nell’entropia del Lipsia.
Al Milan di certo troverà un sistema diverso da quello di Maresca, ma i dubbi sulla sua sistemazione rimangono. Nkunku ama partire da sinistra, possono essere stati spesi 42 milioni per l’alternativa di Leão?
Se i due partissero insieme in attacco potrebbero dividersi lo spazio e le volte in cui muoversi verso sinistra, ma questo vorrebbe forse dire che Nkunku è l’uomo scelto definitivamente come numero 9 per questo mercato. Cosa pensare dopo che erano stati cercati profili tanto diversi come Vlahovic e Harder e dopo che il Milan ha sbandierato ai quattro venti di voler cercare un attaccante dalla grande presenza in area? Nkunku dà il meglio se qualcuno gli libera gli spazi e in area può arrivarci di sorpresa: vuol dire che allora il lavoro del Milan sul fronte d'attacco non è concluso?
È una questione che si intreccia anche con il lavoro tattico di Allegri, che sembra ancora agli inizi. L'allenatore livornese ha cominciato la stagione con il 3-5-2 e Leão "falso nove" in coppia con Pulisic, ma l'arrivo di Nkunku da questo punto di vista complicherebbe le cose. L'americano verrà dirottato sulla destra, da esterno a tutta fascia? O Allegri tornerà alla difesa a quattro, con un tridente molto mobile composto da Leão, Pulisic e Nkunku? Per l'allenatore livornese non sarà facile incastrare tutti i pezzi di questo puzzle.
Intanto in queste ore si parla di un tentativo di scambio Gimenez-Dovbyk, che toglierebbe ad Allegri l'impiccio di trovare una collocazione per il messicano, già diventato problema più che risorsa, ma che non cambierebbe di molto le cose per la composizione dell'attacco. Insomma, tra Nkunku e Dovbyk ci passano diversi mondi in mezzo, e anche il gioco del Milan, la sua struttura, cambierebbe di conseguenza. Di certo, comunque, Allegri con un attaccante così particolare, da solo, non ci ha mai giocato e la coppia con Leão sarebbe quantomeno poco ortodossa se si optasse per schierare loro due davanti.
Insomma, Nkunku è un acquisto difficile da leggere a più livelli. La speranza per i tifosi del Milan è che gli infortuni per lui siano alle spalle. Solo in quel caso, e se trovasse un contesto consono, chissà se dividendosi lo spazio con Leão o se partendo vicino a una vera punta, Nkunku potrebbe essere anche un grande acquisto.