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Manuel Tracia
Chi ha vinto il Draft NFL 2017
04 May 2017
04 May 2017
Ma anche chi ha perso, e quali sono state le migliori e le peggiori scelte.
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Manuel Tracia
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Nell’inconsueta cornice di Philadelphia si è da poco svolta la tre giorni dedicata al draft NFL 2017. Un draft pazzo che ha sovvertito gran parte dei pronostici della vigilia, con 3 QB “draftati” nelle prime 12 chiamate, in una classe considerata poverissima di talento, e ben 8 giocatori offensivi nelle prime 12 chiamate anche se si trattava di un draft ricco di talento difensivo. Dopo una marea di trade, colpi di scena e 253 giocatori chiamati, ecco chi ne esce rafforzato e chi, probabilmente, ha sprecato l’ennesima occasione per farlo.

 

 

 

 



 



 

Nonostante una stagione 2016 con molte ombre e pochissime luci, chiusa 1-15, il front office aveva già iniziato a lavorare bene dietro le quinte della scorsa offseason. Nonostante qualche scommessa persa (Robert Griffin III), il neo G.M. Sashi Brown aveva imbastito un ottimo draft di cui ha raccolto i frutti 12 mesi più tardi.

 

Con la prima chiamata assoluta si sono portati a casa un prospetto di quelli che passa una volta ogni tanto: il

da Texas A&M Myles Garrett è una forza della natura capace di attrarre a sé il gioco come un magnete, potrebbe avere in NFL l’impatto che ha avuto un certo J.J. Watt.

 

Grazie alla trade che lo scorso anno ha portato ai Philadelphia Eagles la seconda chiamata assoluta, usata per scegliere Carson Wentz, ha restituito quest’anno la 12esima chiamata assoluta ai Browns che a sua volta è stata ceduta ai Texans (che si sono buttati sul Qb ex Clemson) per recuperare l’ennesimo primo giro, questa volta nel 2018. Scesi fino alla 25 si sono aggiudicati Jabril Peppers, giocatore tuttofare nelle mani di John Harbaugh a Michigan che, se dovesse mantenere le promesse, formerebbe insieme a Garrett e Jamie Collins (arrivato a metà 2016 dai Patriots) un trio di puro talento su cui far ruotare la difesa.

 


Ecco a voi la prima chiamata assoluta allo scorso draft.


 

Per non farsi mancare nulla sono saliti a fine primo giro per pescare il terzo giocatore in questo primo giro 2017, il tight end da Miami David Njoku, tolto O.J. Howard il migliore sulla piazza. Se da una parte il tight end è ancora una posizione delicata, con difese spesso poco attrezzate per difendere i mismatch che creano in campo, dall’altra è sempre più difficile pescare al draft un giocatore che abbia l’impatto che ormai è richiesto nel ruolo. Ottimi prospetti, come Jace Amaro e Eric Ebron recentemente, hanno fatto fatica ad emergere e hanno in parte deluso. Per fortuna dei Browns, l’ex Hurricanes sembra avere tutte le qualità per avere un impatto immediato in NFL, a differenza di altri giocatori scelti in fretta poco dopo.

 

Negli ultimi due anni i Browns hanno rinunciato a 2 quarterback da primo giro con la propria scelta (Carson Wentz e Deshaun Watson) per poi premere il grilletto nel 2° giro di quest’anno con l’ex Notre Dame DeShone Kizer. È una chiamata affascinante non tanto per il giocatore, ancora grezzo, ma per le potenzialità del suo braccio, della sua grande velocità di rilascio al servizio di una grande mente offensiva come quella di Hue Jackson. Il tutto senza dover rinunciare ad una chiamata al primo giro. Dopo anni di delusioni i Browns sembrano aver impostato finalmente il giusto percorso per risalire la china.

 

 



 

Dopo due anni disastrosi, prima nelle idee del front office che sul campo, i 49ers hanno assunto John Lynch come nuovo General Manager, e dopo pochi mesi sulla sua nuova poltrona ha portato a scuola mezza NFL con un grande draft.

 

Certo, la desolazione di talento degli attuali 49ers gli ha permesso di poter puntare sui prospetti giovani al draft senza essere limitato da scelte legate alle

odierne, dai bisogni specifici della rosa già a disposizione, cioè; ma il suo draft è stato un successo ancor prima di scegliere il primo giocatore. Lynch ha sfruttato a suo favore l’incertezza che aleggiava sulla seconda chiamata assoluta, attraendo qualche squadra e recuperando qualche pick. Farsi cedere un terzo e quarto giro 2017, e un terzo giro 2018 dai Chicago Bears per scendere di appena una posizione è stato un assoluto capolavoro. Hanno comunque scelto il giocatore che volevano, l’ottimo rusher da Stanford Solomon Thomas che assieme Arik Armstead e DeForest Buckner va a formare un trittico giovane e di prospettiva nella defensive line, e ottenuto tre preziosissime scelte in un roster che langue di talento.

 

Ma Lynch aveva appena iniziato a carburare: a fine primo giro si è portato a casa un talento da top 15: il talentuoso - anche se problematico - linebacker Reuben Foster da Alabama. Se saprà risolvere i problemi fuori dal campo potrebbe essere un punto di riferimento difensivo per gli anni a venire.

 

Nel corso del draft ha usato l’intelligenza per prendere due solidi giocatori di due classi molto profonde in questo draft che sapranno rendersi produttivi dal giorno 1: il cornerback da Colorado Ahkello Witherspoon, perfetto fit nella sfruttata cover 3 del nuovo defensive coordinator, e il running back da Utah Joe Williams, perfetto complemento per Carlos Hyde.

 

L’unica mossa che ha fatto storcere il naso è stata la scelta di C.J. Beathard, quarterback da Iowa. Un prospetto interessante, sia per il fatto di aver giocato in un sistema pro-style al college, sia perché può crescere con calma nelle sapienti mani di Kyle Shanahan. Ma al terzo giro è stato un azzardo, specie in una squadra con ancora molti buchi a roster.

 

 



 

Come si fa a essere considerati vincitori in un draft in cui si hanno avuto solamente 3 middle round e 1 late round? Considerando i giocatori portati a casa con le pick cedute

.

 

Cooks e Ealy sono costati cari ma sono due giocatori che hanno dimostrato il loro valore in NFL e che devono ancora raggiungere il loro massimo potenziale. Potenziale che può solo esplodere nelle mani di Bill Belichick e Matt Patricia.

 

Dwayne Allen e Mike Gillislee fanno parte della categoria dei giocatori solidi e sottovalutati, fondamentali nello scheletro di una squadra che punta all’ennesimo Super Bowl. Considerata l’età anagrafica di Tom Brady, e l’ampio spazio nel salary cap per i futuri rinnovi, sono state scelte in controtendenza rispetto allo stile dei Patriots ma sulla carta intelligenti.

 


Un primo giro alternativo quest’anno per Belichick.


 



 



 

Dopo un draft 2016 che aveva fatto

a molti e un’annata che era stata un passo indietro rispetto alla cavalcata del 2015 che li aveva visti sfiorare i playoff, i Jets hanno sprecato l’occasione per rafforzarsi.

 

Eppure la prima scelta aveva fatto presagire a un buon draft. I Jets hanno pescato la safety Jamal Adams da LSU, giocare di talento e grande personalità che diventerà ben presto un leader tecnico e di spogliatoio per i Jets. Ma dopo aver sprecato il secondo giro 2016, con il quale hanno scelto il QB Christian Hackenberg, questa volta si sono fiondati sulla safety ex Gators Macus Maye. Un giocatore versatile che farà la gioia di Todd Bowles, ma rappresenta una scelta discutibile nel breve periodo. Avere Calvin Pryor (1° giro nel 2014) e Marcus Gilchrist già arruolati, in un roster peraltro pieno di buchi, rendono discutibile questa chiamata.

 

Con la perdita di Brandon Marshall in free agency e l’infortunio di Delvin Smith mancavano, anche solo numericamente, giocatori in grado di ricevere il pallone. A quel punto, nelle tre chiamate successive, si sono fiondati su due ricevitori e un tight end, ma ormai la frittata era fatta e i giocatori offensivi di talento erano già andati. ArDarius Stewar da Alabama può dare un contributo nello slot ma Chad Hansen da Cal e Jordan Leggett da Clemson sono solo progetti a lungo termine. Unica nota positiva: a questo giro non hanno sprecato pick in quarterback.

 

 



 

I Rams 12 mesi fa avevano sacrificato l’immediato futuro per pescare alla prima chiamata assoluta il quarterback Jared Goff. Dopo una carriera da professionista da 0-7 non è ancora chiaro se sia stata una presa proficua (per quello per fortuna oggi c’è Sean McVay al posto di Jeff Fisher) ma la certezza era che i Rams si approcciavano a questo draft con poche scelte al proprio arco. Per dire, la prima chiamata è arrivata solamente dopo 43 pick. Era quindi essenziale centellinare con cura le risorse a disposizione.

 

Invece hanno mandato tutto all’aria. Hanno scelto, commettendo

, il tight end Gerald Everett da South Alabama. Il tight end è una posizione delicata, e anche se McVay tenderà a svilupparlo come un giovane Jordan Reed, c’era sicuramente molto di meglio tra cui scegliere alla 44.

 

Meglio le chiamate successive, spese per due intriganti ricevitori come Cooper Kupp e Josh Reynolds che dovrebbero dare a Goff delle armi preziose per affrontare al meglio la sua stagione da sophomore. Il draft a questo punto si spegne senza ulteriori sussulti, ma soprattutto senza nessun talento da top 50 portato a casa.

 


Riuscirà Goff a valere la prima chiamata spesa dai Rams nel 2016?


 



 

L’anno scorso avevano portato in gregge alcuni bei pezzi difensivi e una

come Jordan Howard. Tutto da buttare nel disastro odierno. I Bears hanno prima firmato il quarterback Mike Glennon a cifre da titolare, dopodiché non solo hanno scelto un quarterback con poca esperienza (

l’ex Bucks) ma lo fanno abboccando allo

dei 49ers al quale hanno ceduto tre preziose pick per salire (inutilmente) di una sola posizione. Magari Mitch Trubisky si rivelerà una superstar, ma oggi è sembrata solo una “panic move”.

 

Con il secondo giro i Bears hanno sprecato, come i Rams, una pick su un tight end scegliendo Adam Shaheen dalla piccola Ashland University. Scelta affrettata visto le numerose direzioni più sensate che potevano prendere i Bears con la preziosa seconda scelta. Il running back Tarik Cohen e la safety poi, scelte spese con i giri intermedi, seppur solide prese non vanno di certo a colmare difetti impellenti per la squadra.

 

 



 

Troppo grottesca per non eleggerla come peggior pick del draft 2017. Tra il pasticcio con Glennon, l’insensata trade up, e la scelta tecnicamente discutibile, Mitch Trubisky rischia di passare alla storia. E deve ancora mettere piede in campo.

 

 



 

Reuben Foster ai 49ers alla 31 e Jonathan Allen ai Redskins alla 17 sono state sicuramente due delle prese più brillanti del primo giro, con il primo sceso solo a causa delle preoccupazioni fuori dal campo e il secondo, probabilmente, per la situazione della spalla.

 

Ma, a contrario dei Rams, i Vikings hanno capitalizzato al massimo un draft in cui non avevano un primo giro. Al secondo hanno infatti pescato il running back Dalvin Cook da Florida State University, prospetto da metà primo giro. In molti universi paralleli è uscito 20 chiamate prima. Bel modo per sostituire il partente Adrian Peterson.

 

 



 



 

Il rusher da UCLA Takkarist McKinley, andato agli Atlanta Falcons con la chiamata 26, si è reso protagonista del momento

dell’anno. Aveva promesso, sul letto di morte dell’anziana nonna, che sarebbe riuscito ad andare in NFL. Si è però spinto oltre quando si è presentato sul podio, per stringere la mano al commissioner Roger Goodell, con nell’altra mano la foto incorniciata della defunta nonna. Non il modo più sobrio per dedicarle un momento importante della sua vita. Ma vabbè, almeno l’intenzione era bella.

 

 

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