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Emiliano Battazzi
Chi crede nella Fiorentina?
29 Dec 2015
29 Dec 2015
I tantissimi punti di forza e alcuni limiti della squadra di Paulo Sousa.
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Emiliano Battazzi
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I cicli calcistici della storia recente della Fiorentina sembrano incredibilmente identici tra loro: al terzo anno di gestione tecnica di Prandelli si raggiunse la semifinale di Coppa UEFA; al terzo anno con Montella la semifinale di Europa League. Si fluttua tra quarto, quinto e sesto posto, senza mai dare l’impressione di essere davvero pericolosi: persino la media punti degli ultimi due allenatori sulla panchina della Fiorentina è stata

(Montella a quota 1,74, Prandelli a 1,72)

 

Insomma, la Fiorentina non è mai riuscita a compiere il salto di qualità: dopo 12 anni di gestione di Della Valle, era inevitabile chiedersi se i viola ci stessero davvero provando, o se inconsapevolmente fossero contenti di una specie di

.

 

In questa dinamica che sembrava potersi replicare eternamente è arrivato come un tornado Paulo Sousa: non solo a livello tattico, ma anche a livello di mentalità, di ricerca costante della vittoria come risultato di un processo calcistico ben elaborato.

 

A conferma della riuscita del cambiamento, la Fiorentina ha undici punti in più rispetto alla stessa giornata dello scorso campionato, pur non avendo integrato granché la rosa; è seconda in classifica, a un punto da una squadra, l’Inter, che ha surclassato in trasferta (4-1 a San Siro).

 

Le prospettive per vedere finalmente una grande stagione viola ci sono, ma la classifica è talmente corta che la vera questione riguarda le possibilità di lottare per il vertice: quanto è credibile lo scudetto della Fiorentina?

 



Paulo Sousa ha provato per tutta l’estate a rivoluzionare la Fiorentina e a condurla verso un gioco più diretto, con minor controllo del pallone e maggior attacco degli spazi: ma la realtà della rosa, con pochi giocatori dinamici, l’ha poi convinto a rielaborare la sua strategia.

 



Il quadrato magico viola a centrocampo: in questo caso però ci sono Suárez al posto di Badelj e Mati Fernández al posto di Ilicic e la qualità della circolazione non è la stessa.



 

In fase di possesso palla la squadra di Paulo Sousa si dispone con un 3-2-4-1: i tre centrali difensivi permettono un inizio azione senza rischi, eventualmente anche grazie all’appoggio su Tatarusanu.

 

Gonzalo Rodríguez è uno dei pilastri del gioco della Fiorentina e si può facilmente paragonare a Bonucci per importanza nell’inizio azione dei viola: il numero delle loro verticalizzazioni addirittura coincide (856 l’argentino, 850 l’italiano) e anche la lunghezza media è molto simile (21.4 metri di Gonzalo vs 22.2 di Bonucci).

 

Appena il pallone sale sul campo, il centrocampo viola si dispone come un “quadrato magico”: Badelj e Vecino sono i due pivote davanti alla difesa, mentre i due trequartisti Borja Valero e Ilicic sono pochi metri più avanti, ma nella stessa posizione. Per dare ampiezza alla circolazione del pallone, i due esterni di fascia (Alonso a sinistra e Bernardeschi a destra) sono sempre sulla linea laterale e in linea con i due trequartisti, in modo da creare un enigma per l’avversario: difendere in orizzontale e verticale nello stesso momento.

 


L’ampiezza offensiva dei viola può essere difficile da difendere: qui Ilicic si abbassa ad aiutare un giro palla sterile e serve un third pass per l’inserimento di Alonso alle spalle della linea difensiva. Borja nel frattempo detta una linea di passaggio tra le linee, mentre Kalinic sta per attaccare il corridoio tra terzino e centrale, creatosi grazie alla posizione alta e laterale di Bernardeschi.



 

Una volta perso il possesso, probabilmente la Fiorentina esibisce la fase difensiva più completa e organizzata della Serie A. Il dominio del pallone, elaborato senza fretta sin dalla difesa, permette ai giocatori di essere sempre posizionati in modo corretto, con le distanze giuste tra i singoli, in modo da poter eventualmente recuperare il pallone subito dopo averlo perso. I viola si trovano a loro agio nel difendere in avanti (è la migliore squadra in Serie A per

e una delle migliori in Europa: consente pochi passaggi all’avversario prima di intervenire). Ciò significa che sono ridotte al minimo le possibilità per gli avversari di arrivare al tiro dopo un’azione di possesso consolidato e infatti la Fiorentina è la squadra che concede meno a difesa schierata, dopo il Genoa: solo 9 tiri subiti finora.

 


Il pressing offensivo viola funziona: si spinge l’avversario sulla fascia e lo si priva di linee di passaggio valide. Qui Gobbi è costretto al lancio lungo.



 

Le marcature preventive funzionano bene ed è difficile che la Fiorentina subisca azioni di contropiede, se non per gravi errori individuali (come Roncaglia contro la Roma): è seconda, infatti, anche per

di tiri subiti da contropiede.

 

Si tratta dunque di una fase difensiva ben organizzata e basata su qualità diverse: si difende in avanti nella trequarti avversaria; si tiene la linea difensiva alta con marcature preventive ben elaborate; si punta sul rientro degli esterni per transizioni difensive veloci; ci si affida alla copertura dell’area dei tre centrali in azioni di possesso consolidato degli avversari. In quelle poche occasioni in cui concede campo, la squadra viola spinge spesso l’avversario sulle fasce per dargli l’unica opzione del cross, poco utile contro una difesa fisicamente impeccabile (Tomovic, Gonzalo e Astori sono tutti buoni colpitori di testa).

 


La Fiorentina difende in modo compatto con una linea a 4, almeno un centrocampista davanti alla difesa a schermare il passaggio centrale (qui è Vecino perché Badelj segue Pogba praticamente a uomo) con Ilicic e Kalinic a bloccare il regista avversario. C’è davvero poco spazio per la Juve e pochi passaggi disponibili (anche se c’è supremazia sul lato debole).



 

La qualità della fase difensiva rende la Fiorentina credibile per la vittoria dello scudetto, considerata l’importanza di subire poche reti nella storia del nostro campionato. Eppure la squadra di Paulo Sousa, così armonica e ben organizzata, piacevole da vedere, sembra a volte raccogliere poco in termini offensivi, in particolare contro squadre di alto livello (sconfitte contro Juve, Napoli e Roma).

 



Rispetto alla scorsa stagione, la Fiorentina è addirittura una squadra ancor più posizionale: un aumento di oltre 100 passaggi in media a partita; la percentuale media di possesso palla più alta della Serie A (63%); un aumento della precisione del 3% (adesso all’87%, la più alta ovviamente nel campionato). E se il possesso palla della Fiorentina somigliasse molto al

della Nazionale spagnola di del Bosque agli Europei 2012? Con questo strano ibrido si intende un possesso palla volto a minimizzare ogni rischio difensivo e impedire che l’avversario possa colpire in transizione.

 


La Fiorentina in possesso palla nella trequarti avversaria: nella linea di 4 dietro l’unica punta, gli esterni sono molto ampi, mentre il doble pivote si stringe in funzione preventiva, per lasciare eventuale spazio in ripartenza solo sulle fasce, presidiate dai difensori esterni della difesa a tre. Poche linee di passaggio e poco dinamismo; l’altro lato della medaglia è che l’avversario non ha possibilità di transizione offensiva.



 

I dati sembrano confermare l’orientamento difensivo del possesso viola, pur senza darne certezza. La Fiorentina domina il pallone, ma non ne trae grande giovamento a livello offensivo: è solo nona per numero medio di tiri in area avversaria a partita (tra le grandi, solo l’Inter ha fatto peggio), ma è prima per tiri da fuori area, a dimostrazione che alla fine di un processo di circolazione del pallone è poi necessario andare al tiro senza creare possibili scompensi difensivi. In percentuale, la Fiorentina è la squadra che tira meno in area di rigore di tutta la Serie A (45%).

 



La Fiorentina si sbarazza del Chievo con due sole occasioni in area di rigore, nonostante il 62% di possesso palla: tikinaccio?



 

La Fiorentina crea poco rispetto al volume di gioco che esprime: tra le prime cinque è, insieme all’Inter, quella con una minor percentuale di azioni nella trequarti avversaria (27%). Il consolidamento del possesso a inizio azione e la circolazione ragionata a centrocampo rimangono fondamentali: sulla trequarti si può accelerare e cercare la verticalizzazione.

 


La Fiorentina deve rimontare e gioca con due punte, Kalinic e Babacar: ma è ovunque in inferiorità numerica e le linee di passaggio sono ridotte al minimo. L’unico che si muove per aiutare Bernardeschi è appunto il centravanti croato.



 

La fase di realizzazione si basa completamente sulle caratteristiche di Kalinic, che è il terzo giocatore della Serie A per tiri effettuati in area. Il centravanti croato infatti garantisce uno dei pochi sbocchi possibili alla manovra: i suoi movimenti in profondità permettono sia di dettare un passaggio alle spalle della linea difensiva (la Fiorentina è la squadra che arriva di più al tiro in area tramite passaggio filtrante: 12,7%) sia di allungare la difesa avversaria per creare spazio tra le linee in favore dei trequartisti.

 



È una sintonia perfetta quella tra Kalinic e la squadra: nessuno crea delle occasioni così pericolose (altezza del cerchio di rigore) per il proprio centravanti, ma nessun numero 9 attacca gli spazi e si fa trovare in profondità in modo esclusivo come lui. Da notare, infatti, che tutti gli altri in area non ci arrivano, riducendo così la pericolosità offensiva.



 

La dipendenza da Kalinic sembra dimostrata anche dal comportamento della squadra senza di lui: con Babacar i viola sono più potenti, ma molto meno dinamici e rischiano di rendere ancora più sterile il possesso palla. Con il senegalese in campo dal primo minuto, in campionato, la Fiorentina ha realizzato 8 gol in 5 partite, decisamente pochi per una squadra che vanta il miglior attacco della Serie A (33 reti in tutto).

 

Oltre all’insostituibilità del proprio centravanti, la squadra di Paulo Sousa deve interrogarsi anche sulla variabilità delle proprie soluzioni offensive. In particolare, il ruolo fondamentale di trequartisti tra le linee di Borja Valero e Ilicic aiuta la circolazione del possesso, ma riduce il dinamismo offensivo. Per attaccare la linea difensiva avversaria, la Fiorentina può affidarsi solo a Kalinic e ai due esterni, il cui lavoro a tutto campo però rischia di diventare massacrante. Proprio per questo, a volte Paulo Sousa ha provato a schierare i viola a due punte, con risultati alterni: la rimonta da 0-2 a 2-2 contro l’Empoli, ma anche la sconfitta casalinga negli ottavi di Coppa Italia contro il Carpi.

 



A Carpi gioca Babacar dall’inizio: la Fiorentina domina il possesso palla (64%), ma la mappa degli expected goals è impietosa. I viola effettuano solo due tiri nello specchio della porta avversari (tutti nei primi 35 minuti) e il Carpi ha le occasioni migliori della partita.



 

È vero che alla Fiorentina basta un gol per congelare la partita e costringere l’avversario ad aprire spazi in cui lanciare Kalinic, ma può non essere sufficiente: una volta in vantaggio, finora i viola sono stati raggiunti una sola volta (Sassuolo) e rimontati in due occasioni (Torino e Juventus). Allo stesso modo, quando in svantaggio la Fiorentina non riesce a recuperare il risultato (tranne contro l’Empoli in casa): perché gli spazi si chiudono ancora di più e senza dinamismo davanti è davvero difficile rompere una difesa chiusa.

 



Questa sembra la mappa di una squadra che non si è presentata in campo e invece, di nuovo, ha dominato il possesso palla (57%).



 

Questa mancanza di variabili offensive è ancora nascosta dal numero di gol, 33, che rendono quello della Fiorentina il miglior attacco della Serie A. Non deve stupire, però, che i modelli di expected goals definiscano i viola come una squadra che segna troppo rispetto alle occasioni che crea: la squadra di Paulo Sousa è addirittura settima per numero di gol attesi (19.1) e sesta per differenza reti attesa (+5.2). Bisogna sottolineare che ben 7 gol su rigore (oltre a un autogol) contribuiscono a una differenza così ampia tra aspettativa e realtà, ma definiscono, allo stesso tempo, anche una prospettiva: non si può confidare nel fatto che i viola riescano ad avere altrettanti rigori fino alla fine del campionato (anche se magari potrebbero concretizzare azioni che finora si sono concluse con un fallo degli avversari).

 



Il campionato finora disputato dalla Fiorentina è di altissimo livello e lascia spazio a pochi dubbi sulla qualità del lavoro di Paulo Sousa, dei giocatori e anche della godibilità estetica che ci forniscono in ogni occasione.

 

Il tecnico portoghese, in particolare, è quasi sempre riuscito a elaborare il miglior piano gara nella singola partita; e quando non è accaduto, ci è poi riuscito in corsa (vedi la difficilissima rimonta contro l’Empoli). La questione è se questa squadra possa arrivare a vincere lo scudetto: oltre ai potenziali problemi offensivi, che per ora non si sono manifestati, i viola hanno sicuramente una rosa poco adatta a una sfida così grande. Lo dimostrano i risultati altalenanti in Europa League e la disastrosa eliminazione casalinga contro il Carpi in una Coppa Italia dal tabellone quasi spianato: quando Paulo Sousa punta su chi gioca meno, la Fiorentina scende notevolmente di livello.

 

Il rischio è che anche quest’anno la Fiorentina finisca per accomodarsi al quarto posto: sarebbe la quarta volta consecutiva e darebbe ai viola una dimensione quasi sisifea, oltre a definire l’effetto Sousa come cosmetico e nulla più. Nell’anno solare 2015, la Fiorentina è seconda per numero di punti in Serie A, dietro di 6 lunghezze alla Juve che ha rischiato di fare il triplete: eppure si può dire che ha sfiorato tutto e non ha concluso nulla.

 

Come scriveva Camus, «anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo»: ma dopo aver creato delle aspettative così alte, la Fiorentina adesso si ritrova con il problema di non poterle deludere. Rispetto agli avversari ha qualcosa in più a livello di organizzazione tattica e di flessibilità, ma sembra mancarle qualcosa ancora a livello di personalità in campo: ce l’ha Paulo Sousa, ma è in panchina, e vedremo se riuscirà a trasmetterla ai suoi giocatori.

 
 

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