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Federico Sborchia
A Gasperini la magia riuscirà anche con Zaniolo?
04 Jul 2024
04 Jul 2024
Il tecnico dell'Atalanta proverà un altro miracolo.
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Federico Sborchia
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Foto di IMAGO / Colorsport
(foto) Foto di IMAGO / Colorsport
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Quando si pensa all’ultima parte della carriera di Nicolò Zaniolo non si può non provare un po’ di tristezza. «Purtroppo sembra che resterà alla Roma» disse caustico Mourinho nella sessione di mercato che poi lo vide in realtà andare via. «Se ti vogliono solo Bournemouth e Galatasaray qualche domanda devi fartela» disse invece Tiago Pinto. In quei giorni un gruppo di tifosi si era radunato sotto casa sua per insultarlo e minacciarlo.

Eravamo a febbraio 2023 ed eravamo, per Zaniolo, all’estremo opposto dello spettro di amore ed esaltazione vissuto nei primi anni: da giocatore sacro, amato visceralmente dalla tifoseria romanista – e simmetricamente odiato/invidiato dalle altre – a un giocatore spento, ridotto quasi a un meme, distrutto dagli infortuni, dalla sfiducia, dalla narrazione di bad boy cucitagli addosso non tanto per colpe sue quanto del suo entourage. E poi le continue voci di mercato, le liti con Mourinho e le prestazioni in cui non sembrava affrontare tanto gli avversari quanto sé stesso, e i i nuovi limiti impostigli dal suo stesso fisico.

Ecco, dal momento del suo addio a oggi sono passati 17 mesi e l’aura mediatica si è via via spenta. Non si parla quasi più di Zaniolo, che nel frattempo è andato al Galatasaray e ha fatto benino ma senza neanche giocare tanto; e poi è andato all’Aston Villa e ha fatto un pochino peggio. Di lui si è parlato poco per un anno e mezzo, sancendone non tanto il decadimento quanto l’oblio completo del suo talento. Spalletti lo ha messo titolare in Nazionale, quando ha potuto, come per credere a un’idea immaginaria di Zaniolo. L’infortunio al piede, se non altro, poco prima dell’Europeo, lo ha sottratto a un’altra probabile gogna.

Vi ricordate Zaniolo, a vent’anni, che metteva a terra Consigli con una finta di tiro, prima di scavalcarlo con un pallonetto? Oggi ci sembra un universo distante e sconosciuto, come leggere i nostri ricordi su Facebook.

Del resto nella stessa partita aveva segnato Schick...

Oggi si è tornato a parlare di Zaniolo, perché a quanto pare sta passando in prestito all’Atalanta. È impossibile non rimanere sorpresi. Perché mai una squadra che giocherà la Champions e che non più di due mesi fa ha vinto un trofeo internazionale dovrebbe puntare su un giocatore simile? Un giocatore ormai lontano due anni abbondanti dalle sue ultime partite di alto livello? Un giocatore della cui cessione i suoi tifosi esultano, come successo al Galatasaray.

Nell’annunciare l’accordo vicino, la Gazzetta dello Sport ha presentato un articolo che parla di “Cura Atalanta”, citando gli esempi di De Ketelaere, Scamacca e Lookman, tre giocatori arrivati a Bergamo come delle promesse non mantenute e su cui Gasperini è stato decisivo per ricostruirne la credibilità. È il pensiero che abbiamo fatto tutti: l’allenatore dell’Atalanta vuole fare un altro miracolo, ricostruendo un giocatore dal talento offuscato dai propri limiti. Zaniolo, però, non è un caso simile a quelli citati.

È vero, il lavoro di Gasperini per modellare tecnicamente il gioco di Lookman – che con lui è cresciuto nel gioco spalle alla porta e ha imparato a muoversi meglio dentro il campo – e tatticamente e mentalmente quello di Scamacca e De Ketelaere è sotto gli occhi di tutti, ma con Zaniolo la questione sembra leggermente diversa. Se per questi tre giocatori il lavoro da fare poteva sembrare – e col senno di poi era – circoscrivibile ad alcuni aggiustamenti su un’impostazione di gioco già più o meno definita, con Zaniolo questa impostazione non sembra esserci affatto.

Nonostante i 25 anni appena compiuti, Zaniolo sembra avere tanti difetti – non ha grandi letture sin da inizio carriera e con gli infortuni ha perso elasticità – ma per quanto riguarda i pregi è ancora un foglio bianco: qualche tifoso dell’Aston Villa sosteneva come «neanche Zaniolo sa quale sia il ruolo di Zaniolo». Si prendeva con ironia un discorso concettualmente vero: oggi non sappiamo ancora cosa chiedergli in campo.

Zaniolo trequartista di sinistra?

Nell’ultimo semestre a Roma, Mourinho gli ha chiesto di fare un lavoro di collegamento a centrocampo che, nei fatti, si riduceva al fargli prendere palla nella propria metà campo e cercare di portarlo in conduzione fino alla trequarti. Questa specie di ruolo da running back di NFL, fondamentale per impedire alla Roma di spezzarsi in due in transizione e non chiedere a Dybala di dover coprire troppo campo, concettualmente poteva anche sposarsi bene con la sua forza fisica ma ha finito per confliggere quasi subito con la povertà delle sue letture, e con la perdita di reattività data dagli infortuni. Sbatteva regolarmente contro gli avversari, o sbagliava gli appoggi, e continuava a perdere fiducia per strada. Era un lavoro tecnico e tattico ingrato per tutti, va detto, ma sembrava anche il frutto dei limiti di Zaniolo: più che usarlo come un mulo da soma, non gli si poteva chiedere molto di più, sembrava dire Mourinho.

Allo Zaniolo del 2024, tuttavia, non si può più chiedere di essere un giocatore da spazi stretti. Il suo primo controllo si è molto sporcato negli anni e il suo dribbling è quasi totalmente scomparso – anche statisticamente, è passato dal 62% di successo del pre-infortunio al 49% del suo primo anno post fino al 27% della scorsa stagione – ma forse ancora gli si può chiedere di usare il suo fisico in protezione e la sua massa, aumentata enormemente dopo gli infortuni, per portare il pallone in campo aperto, cosa che gli riesce ancora bene quando il pallone è sull’interno sinistro.

Quest’ultimo è un aspetto cruciale del suo gioco già da un paio di anni: quando Zaniolo ha la palla sull’interno del sinistro ha una maggiore facilità nel proteggere il pallone usando il suo corpo, avendo una serie di movimenti molto più naturali rispetto a quando è costretto a farlo con l’esterno, a rientrare. Uno dei suoi ultimi gol con la Roma – nonché uno dei più belli del post-infortunio – arriva proprio a partire da una ricezione nel mezzo spazio sinistro e una conduzione verticale in cui fa quasi tutto solo usando il fisico.

L’idea di portarlo sul lato sinistro del campo è stato uno dei grandi what if dei suoi ultimi mesi a Roma. Per esempio, Daniele Manusia ne sosteneva la necessità nel gennaio 2023, aggiungendo come per lui fosse più facile smarcarsi ma anche girarsi e prendere l’interno del campo anche ricevendo spalle alla porta.

Non è difficile credere che Emery abbia ragionato in modo simile: all’Aston Villa, Zaniolo ha finito per giocare una sola partita – la prima – da trequartista di destra nell’Aston Villa prima di essere messo sistematicamente a sinistra. L’idea, teoricamente giusta, ha finito per scontrarsi con i limiti di lettura e intensità di Zaniolo e con la maggiore funzionalità dei suoi compagni di ruolo – nello specifico McGinn per quanto riguarda la protezione palla e le conduzioni, e Bailey per quanto riguarda la creatività. La sua permanenza a Birmingham è diventata una via crucis di partite in cui, come a Roma, Zaniolo era costretto a prendere palla e a correre inesorabilmente in verticale prima di sbattere contro un avversario o sbagliare una scelta negli ultimi metri.

Zaniolo incursore?

Paradossalmente, nell’inferno di queste partite, Zaniolo ha mostrato forse il suo possibile punto di svolta. I suoi tre gol stagionali sono arrivati tutti con inserimenti in area e senza mai toccare il pallone durante la costruzione dell’azione, facendo intuire una prima bozza di evoluzione verso un ruolo più da occupatore di spazi che non da portatore di palla. Un aspetto su cui, effettivamente, Gasperini potrebbe intervenire ulteriormente.

Zaniolo rimane ancora molto carente a livello di letture – l’amara ironia di questo concetto è che lui stesso, nel 2018, sottolineava come dovesse migliorare proprio in questo aspetto – e decision making, probabilmente pagando le conseguenze dei due anni di formazione persi a causa degli infortuni. Chiaramente, questo implica che probabilmente non vedremo mai uno Zaniolo che gioca a testa alta o si associa in modo fluido e costante ma, volendo essere ottimisti, si può pensare chepossa bastare un po’ di lavoro nella sua percezione dei compagni per ridargli una dimensione offensiva un po’ più concreta e funzionale.

Il ruolo di Zaniolo nell’Atalanta, quindi, potrebbe diventare quello di un giocatore che si muove più senza palla che con – un cambio pesantissimo e tutt’altro che scontato vista la sua formazione iniziale – e che viene utilizzato maggiormente per attaccare la profondità e compensare i movimenti incontro di El Bilal Touré, Scamacca e De Ketelaere. In quest’ottica, le ricezioni di Zaniolo si sposterebbero da una situazione statica – spalle alla porta e in spazi stretti – a una più dinamica – fronte alla porta, lanciato e in campo più lungo – che tornerebbe a esaltare l’unico aspetto non distrutto dagli infortuni, ossia quello della forza fisica. Bisognerebbe capire in che zone di campo lo immagina Gasperini, e bisognerà vedere in che modo Zaniolo può tornare utile nelle tante partite in assenza di profondità che l’Atalanta affronta in una stagione. In un ruolo da finalizzatore-incursore ci sarebbe anche da aggiustare la fase di finalizzazione. Finora Zaniolo ha segnato 25 gol in carriera, pochi anche mettendo tutte le attenuanti sulla bilancia. La sua tecnica di tiro non è male, ma è poco solida, poco precisa, e anche in questa situazione Zaniolo difetta nelle scelte (scegliere la conclusione migliore per la situazione specifica).

Zaniolo, oltre che orfano di una funzione e di un’impostazione tecnica definite, è anche un giocatore totalmente sfiduciato, logorato mentalmente da due anni in cui il suo talento è stato progressivamente eroso e la sua immagine pubblica, già non delle migliori, completamente divorata dalle sue vicende personali.

Per questo motivo, quando si cita il lavoro, indubbiamente importante, fatto da Gasperini con Scamacca, Lookman e De Ketelaere si finisce quasi per sottovalutare che, per quanto complesso, questo si sia concentrato solo su uno o al massimo due aspetti fondanti del loro gioco – mentale, tecnico, tattico – mentre con Zaniolo riguarderebbe tutti e tre insieme. Anche volendo citare casi come Muriel o Ilicic, praticamente fatti risorgere da Gasperini, con Zaniolo siamo davvero su un livello ulteriore. Come formatore di talenti, si tratta della sfida più difficile della carriera di Gasperini. Servirebbe davvero un miracolo. Per la prima volta in carriera, però, almeno dai tempi di Fonseca, Zaniolo ha in panchina un allenatore che crede nei giovani, e che lo ha voluto esplicitamente nella sua squadra. Potrebbe fare la differenza.

Insomma, quella che oggi Gasperini fa su Zaniolo non è tanto una scommessa sul reale valore di Zaniolo, quanto sulla bontà del suo sistema e sulla sua pazienza: non più di un anno fa lo abbiamo visto distruggere quasi letteralmente Bakker nello stesso momento in cui sosteneva che in Scamacca c’erano delle qualità nascoste, aspettandolo per mesi fino a venir ripagato in primavera. Con Zaniolo non resta che aspettare e vedere in quale scenario si finirà.

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