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Marco D'Ottavi
Wout Weghorst, meglio di niente
17 Jun 2024
17 Jun 2024
Torna l'estate, tornano i centravanti grandi e grossi nei tornei per Nazionali.
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Marco D'Ottavi
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IMAGO / ANP
(foto) IMAGO / ANP
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Il numero 9 gigante è morto, viva il numero 9 gigante. Niclas Füllkrug, Martin Ádám, Wout Weghorst, Ante Budimir sono loro che stanno riportando in auge una categoria che sembrava sepolta sotto metri di calcio posizionale, di centravanti-trequartisti, di evoluzione della specie. La loro specificità non è solo di essere alti e grossi - nel calcio di oggi quasi tutti gli attaccanti sono alti e grossi (solo agli Europei: Scamacca, Vlahovic, Sesko, Arnautovic, Dovbyk) - ma di esserlo in una maniera totalizzante. Martin Ádám, che della categoria è la versione più estrema - un ungherese con la barba folta di 191 centimetri e, credo, vicino ai 100 chili - si è sentito in dovere di rispondere ai meme che ha generato il suo ingresso in campo contro la Svizzera con una dichiarazione ai limiti del tragico: «Sono nato così, ho questa forma fisica, non sto dicendo che ero già così grosso quando sono nato, ma ho una base così, è genetica, non posso cambiarla». Come a dire: non è colpa mia se non sono come Jude Bellingham.

La realtà però è che, almeno quando si tratta del calcio per Nazionali, è meglio avere un numero 9 gigante che non averlo. Per gli allenatori sono funzionali, perché da CT non hanno sufficiente tempo per sviluppare fasi offensive particolarmente raffinate e allora avere tra i 26 uno che può trasformare in oro un lancio lungo o un cross è sempre una soluzione. Per i tifosi invece sono eroi minori, persone che ci somigliano (tranne per il fatto di essere giganti) e che per un’estate possono uscire dall’anonimato, riscattare carriere mediocri con una spizzata, riportare il calcio alla sua epoca primordiale. In questo il migliore di tutti è sicuramente Wout Weghorst. L’Olanda, la patria di van Basten, van Persie, van Nistelrooy, che si affida anima e corpo a questo lungagnone di 197 centimetri che sembra fatto di soli spigoli e antipatia. Noi chiediamo Zirkzee, e Koeman ci dà la sua nemesi. E lui segna. Il suo contributo in Nazionale è semplicemente fuori di testa: nel 2024 ha segnato 4 gol in appena 74 minuti giocati. Contro la Polonia ha segnato al primo pallone toccato: era entrato da poco più di due minuti. I suoi compagni avevano fallito diverse occasioni, poi è bastato che un passaggio di Aké venisse deviato da un polpaccio polacco. Weghorst aveva un passo di vantaggio rispetto al suo marcatore Salomon e ha girato il pallone vagante in rete. Non è chiaro, ma secondo me il suo tiro entra solo perché deviato dalla suola del difensore della Polonia. Altrimenti sarebbe finito sul corpo di Szczęsny come tutti gli altri tiri.

È il suo calcio, un calcio non pulito nella forma ma pulitissimo nella sostanza. C'è qualcosa nel suo rapporto con la Nazionale che è difficile da definire. Weghorst con l’Olanda ha giocato 34 partite; in appena 11 di queste è partito dal primo minuto, per 23 volte è entrato dalla panchina. Di queste 23 volte, 13 volte è entrato che mancavano meno di 15 minuti alla fine. In totale ha messo insieme 1281 minuti, segnando 12 gol. Nei grandi tornei è ancora più cinico: 264 minuti giocati, 7 tiri fatti, 4 gol. Euro 2020Vs Ucraina - 88 minuti, 2 tiri, 1 golWeghorst in partite ufficiali con l’Olanda esordisce di fatto a Euro 2020. Era diventato titolare nelle due amichevoli di preparazione dopo non essere mai stato neanche nei pensieri dei CT della Nazionale (prima di quel torneo aveva giocato in tutto 47 minuti, di cui 20 in amichevole). Non è né giovane né promettente ma viene da una stagione da 25 gol col Wolfsburg, per De Boer è meglio di niente: è sempre così con Weghorst. Gioca accanto a Depay e messi vicini i due sembrano una barzelletta di quelle poco divertenti e molto razziste. Depay va a mille all’ora, lui arranca. L’Olanda però domina. Il primo tiro di Weghorst arriva al 54’: di sinistro, da fuori area, viene deviato da un difensore, ma troppo poco per impensierire il portiere. Tre minuti dopo Weghorst segna. Dumfries si allunga un pallone in area di rigore, ma il difensore davanti a lui scivola. Ne arriva un altro e dal rimpallo esce un pallone buono per il destro di Weghorst. L'attaccante olandese piega il corpo, calcia in girata di controbalzo chiudendo gli occhi. Il pallone gli esce forte dal piede ma non ha una direzione: passa a pochi centimetri da Dumfries (che per inerzia era quasi finito in porta), sbatte sul portiere distratto e entra in rete.

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Weghorst esulta, è il picco della sua carriera. Sembrano tutti così i suoi gol, gli dei del calcio che decidono di fargli arrivare il pallone giusto sul piede o sulla testa. Weghorst non deve neanche calciare bene, perché ci sarà una deviazione o un portiere poco presente.In panchina inquadrano Andry Shevchenko, CT dell’Ucraina, sconsolato. Lui che ha combattuto tutta la vita per destrutturare l’idea del centravanti gigante, viene punito da un centravanti gigante. Vs Austria - 64 minuti giocati, 1 tiro, zero gol L’Olanda vince pure questa, Weghorst è ancora titolare. Gioca tutta la partita spalle alla porta, l’unica occasione arriva con questo tiro un po’ così.

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Vs Macedonia del Nord - 24 minuti giocati, 1 tiro, una traversaAlla terza partita del girone, De Boer gli preferisce Malen. Weghorst entra al 66’, al 67’ con la Macedonia del Nord completamente fuori posizione De Jong gli serve un pallone filtrante in area di rigore. Lui conta i passi, disarticola il corpo e calcia di prima. Il pallone schizza in alto, prende la traversa e scompare dall’inquadratura.

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Vs Repubblica Ceca - 17 minuti, zero tiri, zero gol Anche agli ottavi De Boer gli preferisce Malen. Più ala che centravanti, tecnico e intenso, è un giocatore molto diverso da Weghorst. Le cose però si mettono male. La Repubblica Ceca va in vantaggio e al 73’ Weghorst entra al posto di de Roon. In 17 minuti non riesce a tirare in porta, ma gioca NOVE duelli aerei (in proiezione, su 90 minuti, sarebbero stati 47 duelli aerei).

Mondiale 2022Vs Ecuador, Qatar e Stati Uniti - 20 minuti, zero tiri, zero gol Weghorst passa al Burnley, fallisce in Premier e finisce in Turchia, al Besiktas. Tra l’Europeo e il Mondiale gioca pochissimo con l’Olanda, ma riesce comunque a farsi convocare da van Gaal per la spedizione in Qatar. Parte dietro non solo ai vari Depay, Bergwijn e Gakpo, attaccanti/ali che l’Olanda prova a riciclare in centravanti, ma anche a Luuk de Jong e Vincent Janssen. Il primo è forse il miglior colpitore di testa di questo secolo dopo Cristiano Ronaldo ma poco altro, il secondo un altro onesto mestierante della maglia numero 9. E infatti a Weghorst rimangono le briciole. Rimane in panchina col Senegal, con l’Ecuador entra in una partita in cui le due squadre hanno deciso di pareggiare, con gli Stati Uniti gioca appena un minuto, toccando zero palloni. Sembra non dover toccare a lui questa volta, poi però arrivano gli ottavi contro l’Argentina. vs Argentina - 12 minuti più supplementari, 2 tiri, 2 golChe fare quando le hai provate tutte ma niente funziona? Metti Weghorst. È un pensiero che fa anche van Gaal quel 9 dicembre, sotto di due gol e con la sua squadra incapace di tirare una singola volta in porta. Weghorst entra al posto di Depay al 78’ ed è una scelta significativa. Una decina di minuti prima a entrare era entrato Luuk de Jong. L’Olanda mette le due torri in area di rigore e alza il pallone, l’Argentina si abbassa: è il regno del cinismo, cioè il regno di Weghorst. Dopo pochi secondi fa fallo per prendere posizione in un duello aereo, la seconda giocata è una spizzata di testa, la terza è gol. C’è un primo cross di Berghuis respinto da Otamendi, poi arriva un secondo cross di Berghuis. È un cross dalla trequarti, da destra col sinistro, a rientrare. È corto, sul primo palo, un po’ loffio. Sul pallone dovrebbe esserci la testa di Lisandro Martinez, ma Lisandro Martinez è alto 175 centimetri, Weghorst 22 in più. Certe volte il calcio è solo matematica.

Dopo questo gol la partita diventa un intervallo tra una rissa e un lancio lungo dell’Olanda. Weghorst è nel suo elemento naturale, il tempo si allunga, si piega. Al decimo minuto di recupero si infila tra i difensori dell’Argentina su un campanile che scende e guadagna un calcio di punizione dal limite dell’area di rigore lasciandosi cadere. Quello che accade dopo, probabilmente, lo ricordate tutti come se fosse ieri. L'Olanda che ha il calcio di punizione che può portarli al supplementare e decide di fare uno schema per Weghorst, quest'uomo la cui unica qualità sembra quella di essere più alto della media (almeno fuori dall'Olanda, dove per ragioni ancora misteriose ci tantissime persone alte).

È un gol abbastanza incredibile, anche se oggi sappiamo essere stato inutile, almeno per il cammino dell'Olanda. Weghorst che ancora una volta sembra passare lì per caso, ma poi capace di trasformare questo caso in un gol. A rivederlo è tutto un po' imperfetto, il controllo, il tiro a incrociare, ma basta quel corpo gigante con cui tiene alle spalle Enzo Fernandez. Il suo gol fu funzionale a regalarci una grande storia di odio reciproco. Olanda e Argentina fu un dramma che si consumò fino ai rigori, da una parte gli argentini caldi e passionali, dall'altra gli olandesi freddi e razionali. A Weghorst alla fine toccò la parte dello sconfitto: c'era lui dall'altra parte della telecamera quando in mondovisione Messi gli diede dello scemo. «Que miras bobo? Anda pa' allà, bobo», parole rimaste scolpite nella storia di quel torneo. Messi, che rappresenta esattamente l'opposto dello spettro calcistico rispetto a Weghorst, era infastidito come non mai dal modo in cui l'Olanda aveva gestito la partita, coi pelotazos, "coi lancioni" potremmo tradurre. Proprio non gli era andato giù che a calcio si potesse giocare piazzando un centravanti gigante e trattandolo come tale. E che a farlo fosse l'Olanda, un Paese fondamentale per lo sviluppo del calcio come gioco creativo e fluido. Eppure, ora non vorrei dire che Messi ha torto, ma Weghorst è ancora qui a mostrarci che il calcio non prevede una sola via. Ne esistono tante e quella che prevede di mettere un centravanti gigante per provare a fargli orbitare il pallone intorno, come succede alla terra col sole, certe volte, è meglio di niente.

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