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Daniele Manusia
Volata finale: Serie A
18 Apr 2015
18 Apr 2015
Cosa ci aspetta nell'ultimo round del campionato italiano?
(di)
Daniele Manusia
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La settimana scorsa, per la prima volta, ho smesso di preoccuparmi per il sorpasso della Lazio sulla Roma e ho cominciato a preoccuparmi contando i punti che separano la Lazio dalla Juve. Da romanista che vive a Roma il solo pensiero mi fa rabbrividire, e forse è la paura che ragiona al posto mio, ma va tenuto conto dello stato di forma della squadra di Pioli, contro una Juventus che in campionato sembra aver alzato il piede dall'acceleratore. È vero che in campo contro il Parma c'erano tante riserve, e che la Juventus che perde due partite di seguito sarebbe un avvenimento raro, meno raro solamente della Juventus che perde 12 punti in 7 partite (vedi anche la determinazione nel ritorno di Coppa Italia contro la Fiorentina); ma il calendario di Allegri non è così semplice: c'è il derby con il Torino che all'andata le ha dato del filo da torcere, la Fiorentina, l'Inter fuori casa e poi il Napoli alla penultima giornata. Quattro partite più lo scontro diretto, più la Champions League, più la finale di Coppa Italia. Neanche la Lazio ha un calendario semplicissimo, ma la partita di domenica potrebbe aprire uno scenario nuovo. O no?

 



Io non sono sicuro che la Lazio non abbia già prodotto il massimo sforzo per raggiungere la Roma. Pioli dovrebbe anzitutto fare tabula rasa nella testa dei propri giocatori per lanciare un nuovo sprint, quello che li ha portati a vincere otto partite di seguito non poteva essere mirato alla testa della classifica. E però, nonostante sia anche convinto che quello di Parma per la Juventus è stato solo un episodio, la Lazio è comunque il peggior cliente possibile da incontrare tra le due partite di Champions League. Quest'anno ho visto la difesa della Juventus davvero in difficoltà contro il Sassuolo, con Zaza che veniva incontro a ricevere il pallone e a smistarlo di prima verso due frecce come Berardi e Sansone, che hanno avuto più e più occasioni per mangiarsi Chiellini e Bonucci in campo aperto. Ora provo a immaginare Mauri come falso centravanti, poi Candreva e Felipe Anderson pronti a scattare ai suoi lati...

 



Il ragionamento di Daniele non mi sembra sbagliato, ma ormai non credo ci siano margini per il recupero. La Lazio dovrebbe vincerle davvero tutte, arrivando ad una striscia di 16 vittorie consecutive, una cosa talmente mostruosa che a pensarci fa paura (l’Inter post-Calciopoli arrivò a 17). Poi, la Juve di quest’anno sembra feroce come l’anno scorso, anche se in modo diverso, meno elettrico, e giustamente abbiamo citato la partita di Firenze, che ne è la dimostrazione lampante. È vero, come dice anche Alfredo, che la Lazio parte alla pari contro la Juve ma secondo me anche in caso di vittoria a Torino non si riaprirebbe la corsa Scudetto. Tutt'al più si chiuderebbe la volata al secondo posto, per l'impatto psicologico che potrebbe avrebbe sulla Lazio, ma anche sulla Roma.

 



Ok, allora mi chiedo: dando per scontato che la Juventus merita il distacco di punti, se invece di 12 fossero 7 o 5 cambierebbe qualcosa? In altre parole, la Lazio meriterebbe di vincerlo per come sta giocando? L'anno prossimo, mercato in uscita permettendo, se la gioca alla pari?

 



Secondo me no, lo merita ampiamente la Juventus. L’anno prossimo la Lazio giocherà anche in Europa, e per competere per lo Scudetto avrebbe bisogno di molti interventi per aumentare ampiezza e qualità della rosa.

 



 



Il sorpasso della Lazio sulla Roma era prevedibile già da settimane, per chi le avesse visto giocare entrambe. Da una parte c'è una squadra fluida, entusiasta, equilibrata e pericolosa; dall'altra una squadra statica, depressa, disordinata e sterile. Ma la vera svolta per la squadra di Pioli secondo me dipende dal nuovo equilibrio difensivo: la Lazio ha subito solo 6 gol nel girone di ritorno (in 11 partite), contro i 22 subiti in quello d’andata (in 19 partite). Nel frattempo, ha anche il miglior attacco della Serie A.

 

La Roma sembra a corto di soluzioni offensive, è vero che nessuna squadra le concede più profondità ma la manovra dei giallorossi è farraginosa. Ormai stiamo aspettando da mesi che la Roma provi qualcosa di nuovo, ma non è successo e a forza di perdere punti la squadra sembra aver perso anche la fiducia. In assenza d'altro servirebbe una reazione emotiva, i giocatori dovrebbero risolvere individualmente tutte le partite rimaste, contando magari sulla solidità difensiva, che salvo occasioni specifiche non ha ancora ceduto. Due squadre agli antipodi (collettivo contro individualità) ma bisogna capire come arriveranno al derby.

 



Ricordate la scorsa estate? Dicevamo che il mercato della Lazio era affascinante. Non reaganiano come quello di Sabatini, ma affascinante. Oggi aggiungiamo anche vincente, ma già allora nelle poche pedine scelte vedevamo una progettualità. A me la Lazio ha impressionato fin dalla sconfitta contro il Milan alla prima giornata per 1-3: almeno nella metà campo biancoceleste un’idea di gioco c’era già. Per il secondo posto non vedo nessun altro, neanche la Roma. Il grippaggio della squadra di Garcia resta, almeno per me, un mistero. Se penso alla reazione che la squadra ha avuto contro la Juventus, iniziata dopo le sostituzioni di Totti e De Rossi, ho l'impressione che magari qualcosa si è rotto nello spogliatoio.

 



Mettiamola così: il declino della Roma è stato talmente brutale che i giocatori saranno anche depressi, ma almeno non ci sono scuse e non possono aspettarsi aiuto da nessuno: se vogliono il secondo posto, se pensano di meritarlo, devono dimostrarlo. Non deve essere stato facile per loro accettare il fatto che non sono più la squadra bella e simpatica dello scorso anno (più difficile di quanto non lo sia stato per i tifosi, altrimenti se la sarebbero presa con Garcia), ma dopo la partita con il Torino non possono più permetterselo, e domenica hanno la prima occasione per il contro-sorpasso. Ormai è chiaro che Garcia è bravo sopratutto a mettere i giocatori nelle condizioni mentali migliori, se riuscisse a sfruttare questa scintilla emotiva per incendiare la squadra allora forse (forse) le lacune sul piano di gioco potrebbero passare in secondo piano. Certo, non spariscono. Le soluzioni individuali sono di breve periodo e i problemi della Roma, credo, non si risolveranno neanche con il solo mercato. L'entusiasmo dello scorso anno è difficile che torni, anche con un secondo posto.

 

Oltretutto, se penso solo a quello che ho visto della Roma, se le cose restano come sono ora, cioè, temo che al momento del derby le posizioni delle due squadre saranno già definite. Personalmente a questo punto mi accontenterei del terzo posto e di una possibile Champions League via preliminari; ma, se devo confessare tutte le mie paure, non escludo neanche una possibile rimonta di una tra Fiorentina, Sampdoria e Napoli.

 



 



Il Napoli potrebbe riavvicinarsi soprattutto per il calendario, certo la fatica aggiuntiva dell’Europa League non l'avvantaggia. Il Napoli, ma anche la Fiorentina, potrebbero davvero puntare alla zona Champions solo se venissero eliminate, non solo mi sembra difficile vista l'andata dei quarti, ma mi auguro anche che non accada; però l'EL è un impegno che brucia troppe energie e per recuperare 7-8 punti devi andare a tavoletta. Secondo me, la loro Champions passa per la vittoria della Coppa. Sono anche meno partite: ormai ne mancano solo 4, e non devi vincerle tutte per forza. La Samp ha un ottimo calendario, con due scontri diretti (Napoli e Lazio), ma non mi sembra avere sufficienti individualità e soluzioni di gioco per vincerle tutte (o quasi). Concordo con la visione di Daniele: se la Roma continua a non risolvere le partite, rischia di rimanere invischiata in una mega volata a quattro per il terzo posto.

 



Fiorentina e Samp hanno i calendari migliori, ma il Napoli negli scontri diretti in campionato ha sempre fatto bene (tranne con la Roma due settimane fa). In realtà, considerando anche l'Europa League, la stagione del Napoli si gioca tutta in queste ultime partite, hanno già dimostrato nella partita di andata con il Wolfsburg che trovare le motivazioni giuste non è un problema in questi casi. E questo vale anche per Benitez, indipendentemente da dove allenerà l'anno prossimo. Credo che per gente che vive di settimana in settimana in bilico tra gloria e disoccupazione il futuro non esiste. Poi: Benitez ha spesso rinunciato ad alcuni giocatori fondamentali per seguire il suo turn-over scientifico, attirandosi molte critiche, e magari gli effetti si vedranno proprio in questa volata finale, dando alla squadra quelle energie in più di cui hanno bisogno (contro il Wolfsburg il motore del Napoli girava che era una meraviglia: ottima intensità più letture dello spazio quasi perfette... anche in difesa pochissime sbavature).

 



D'accordo con voi. Aggiungo che la Fiorentina sta recuperando Pizarro, che è mancato tanto nelle ultime due uscite. A Juventus e Napoli è bastato tagliare i rifornimenti a Borja Valero per bloccare la squadra di Montella, ma adesso anche loro potrebbero preparare lo sprint finale.

 



 



Rispondo solo che mi piacerebbe vedere il Genoa in Europa. Mourinho ha detto che Gasperini è l'allenatore che più lo ha messo in difficoltà in Italia e secondo me, anche con una rosa su cui non scommetterei un euro (con un altro in panchina), in una competizione a eliminazione diretta sarebbe quantomeno divertente da vedere. Genoa-Liverpool, ad esempio, sembra una di quelle partite che da piccolo giocavo, da solo, al Subbuteo. Gasperini farebbe impazzire mezza Europa, verrebbe premiata anche la passione italiana per la tattica, quella cosa che diciamo sempre che da noi le squadre sono tutte preparate molto bene.

 



Io vorrei sia Genoa che Torino in Europa League, così avremo una vera riedizione del 1992, adesso va tanto di moda. Al di là delle battute, il Genoa di Gasperini è una squadra che gioca sempre a pallone, accorcia il campo e lo allarga in ampiezza, usa le catene di fascia in modo splendido, ma lascia spazio anche al talento individuale, vedi la crescita di Perotti. Per il Torino parlano i risultati, in qualche modo quest’anno persino migliori dello scorso anno: privo di veri riferimenti offensivi, Ventura ha puntato su quello che aveva, con l’attacco continuo sugli esterni, le ripartenze veloci, ed una solidità difensiva impressionante. Se rimangono fuori dalla coppe significa che il livello della Serie A sta crescendo.

 



Fiorentina-Genoa dello scorso campionato è una delle mie partite preferite degli ultimi anni, “Gasperson” e Montella sembravano muovere i pezzi su una scacchiera di 8000 mq. Come Gasperini, anche Ventura è uno degli allenatori più sottovalutati d’Italia: in quanti avrebbero scommesso su un Torino così in alto in classifica, dopo aver perso due uomini da 35 gol?

 

Le due milanesi, invece, sono tra le delusioni del campionato. D’altra parte, non ci si poteva aspettare nulla di diverso da due società che da anni navigano a vista, mancando di progettazione, di programmazione, di cura del vivaio. Chi ha fatto l’errore di guardare in TV il derby di Manchester (un capolavoro d’intensità), e subito dopo Milan-Sampdoria, deve aver pensato di essere finito in un

del divano, e di essere tornato al calcio dai ritmi blandi di 30 anni fa. Mancava solo che su retropassaggio il portiere la prendesse con le mani.

 



Però va detto che la Sampdoria, anche senza un gioco spettacolare, di intrattenimento, è una delle sorprese del campionato: una squadra compatta, sempre ben messa in campo, grintosa, preparata nei dettagli. Tra le prime è quella con la rosa peggiore, ha persino cambiato tanto a gennaio, ma ha continuato nei risultati positivi. Già che ci sono aggiungo che la squadra che ha veramente spiazzato il campionato è l’Empoli, con un gioco di livello europeo fatto di pressing, difesa alta, fraseggio corto, schemi sui calci piazzati; Sarri ha raso al suolo anni di stereotipi su come dovrebbe giocare una neopromossa. Perché le idee contano.

 



Da quello che abbiamo detto finora ho capito una cosa. Questa Serie A ha mostrato un'inversione di tendenza: il campionato italiano adesso premia gli allenatori con inventiva e quelle squadre che sono abituate a fare mercato con poche risorse, forse perché non devono tenere conto delle pressioni dell'ambiente. Puoi permetterti un gioco prevedibile solo se hai i campioni che risolvono le partite da soli, tipo mio padre con la

 Ma in un contesto quasi del tutto privo di campioni fare catenaccio non è detto che paghi più del pressing alto, e mettere in campo gli undici più forti senza dirgli che atteggiamento avere, come difendere, come attaccare, mi sembra non paghi più. Se la Serie A diventasse un campionato povero ma competitivo, senza gerarchie (salvo la Juventus che rischia di dover fare davvero un campionato a parte, e non per colpa sua) non credo che ci sarebbe da disperarsi. Magari il giorno in cui le squadre italiane torneranno ad avere i soldi veri sapranno anche come usarli.

 



 



Bisoli e Colantuono hanno tradito le aspettative attraverso percorsi diversi. Il primo con i continui cambi di sistema e di uomini; il secondo non ha preso alcune scelte coraggiose che andavano prese: andava data la titolarità ad un talento come Baselli e andava provato un sistema di gioco più propositivo, come Colantuono aveva fatto in ritiro ogni estate, senza mai proporlo in campionato. Calendario alla mano, la salvezza del Cesena sembra un’utopia: cinque trasferte nelle ultime otto partite contro Sampdoria, Genoa, Fiorentina, Napoli, Torino. Tre vittorie casalinghe contro la stessa Atalanta, il Sassuolo e il Cagliari potrebbero non bastare. Cioè potremmo avere la quota salvezza più bassa dei campionati a 20 squadre (il record attuale sono i 34 punti del Sassuolo della scorsa stagione). Preparatevi che la prossima estate il dibattito sul ritorno ad una Serie A con sole 18 squadre riparte di sicuro.

 



Secondo me non c’è bisogno di alcun dibattito, ormai è un dato di fatto che la Serie A con 20 squadre non funziona. Hai ragione sul Cesena, non può recuperare 7 punti sull’Atalanta con quel calendario, nonostante abbia la “tigna” tipica della squadra che lotta e ce la fa. Forse Di Carlo è arrivato troppo tardi; comunque Reja con quel vantaggio non retrocede mai, anche a costo di pareggiarle tutte (3 pareggi su 5, per ora).

 



Qui mi sa che c'è poco da fare. Scrivendo questo pezzo, però, mi sono accorto che do molta importanza all'aspetto psicologico, soprattutto all'impatto che possono avere gli scontri diretti. Forse perché penso che una squadra per meritare il posto di un'altra debba aver dimostrato di esserle superiore anche nella singola partita, e immagino sia così anche per i giocatori e gli allenatori. Quindi, se il Cesena battesse l'Atalanta, magari i giocatori dell'Atalanta sentiranno di non meritare la permanenza in A e, consapevolmente o meno, inizieranno a giocare male e a perdere punti... Mi rendo conto, però, che gente come Reja serve anche a riportarti con i piedi per terra, a difendere ogni singolo punto come fosse se il calcio fosse uno sport di combattimento, aspettando la campana di fine round.

 



Sì, la Serie A è sempre quel campionato in cui il Chievo di Maran si salva con il coltello tra i denti e gli stessi punti di una squadra hipster come il Sassuolo. Secondo me è questo che lo rende interessante.

 
 

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