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Emanuele Mongiardo
Il valore di Frattesi nell'Italia di Spalletti
20 Jun 2024
20 Jun 2024
Perché Spalletti non rinuncia mai al centrocampista dell'Inter.
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Emanuele Mongiardo
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IMAGO / ABACAPRESS
(foto) IMAGO / ABACAPRESS
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Verso la fine della partita contro l’Albania, mentre l’Italia sembrava a corto di fiato, Spalletti dalla panchina era imbestialito con Davide Frattesi. Lo ha sottolineato Tiziana Alla, la bordocampista Rai, e lo ha confermato una clip comparsa nelle ore immediatamente successive alla partita. Tra gli strali di Spalletti – che abbiamo scoperto riferirsi a Jorginho come “George” – il giocatore più bersagliato era Frattesi: «Davide! Stai troppo nel traffico!», «Davide! Devi esser là ora! Devi andar là! Devi andar là!», «Davide! Quando si riporta palla devi venir via dalla linea difensiva! Devi venire via!». Quando la bordocampista Rai aveva parlato dei rimproveri di Spalletti a Frattesi, reo di schiacciarsi troppo sulla linea difensiva avversaria, l’Italia stava effettuando il terzo e il quarto cambio. A uscire, però, non è stato Frattesi, bersaglio dei richiami del CT, ma Dimarco e Scamacca. Un po’ tutti avranno pensato: se Spalletti non è soddisfatto del rendimento del suo rendimento, perché non lo sostituisce?

Da quando si è trasferito all’Inter, il valore di Davide Frattesi è uno degli argomenti più dibattuti dall’opinione pubblica. Riserva, ma capace di segnare spesso e anche gol decisivi, un centrocampista con caratteristiche ben precise, a cui unisce però dei limiti altrettanto evidenti. Il fatto che, pur non giocando titolare col suo club, sia comunque una presenza fissa dell’Italia, ha alimentato ulteriormente la discussione su di lui nei giorni precedenti l’Europeo. Frattesi era un titolare anche per Roberto Mancini prima che lasciasse la panchina azzurra. Tra l’altro in quel fine ciclo di Mancini, Frattesi aveva segnato alla Spagna, in Nations League. L’allora mezzala del Sassuolo aveva sorpreso la difesa attaccando lo spazio tra centrale e terzino e aveva segnato ricevendo un lancio di Jorginho. Solo un fuorigioco millimetrico gli aveva negato il gol. Che sia un presagio di ciò a cui potremmo assistere stasera? Difficile fare previsioni, perché sia l’Italia che la Spagna sono cambiate molto negli ultimi dodici mesi. Frattesi, però, è rimasto irrinunciabile, per gli stessi motivi che avevano spinto Mancini a puntare su di lui. Anche Spalletti, infatti, ha pensato che nel bilancio tra ciò che offre e ciò che toglie al gioco, gli aspetti positivi superassero quelli negativi. La partita contro l’Albania ne è stata una chiara dimostrazione. L'importanza dei movimenti di Frattesi per il consolidamento del possesso L’Italia ha passato quasi tutti i 90’ nella metà campo avversaria. Disposta in fase di possesso con un 3-2-4-1, Frattesi occupava la posizione di trequartista di destra. I suoi movimenti sono stati fondamentali per aiutare la squadra a stabilizzarsi sulla trequarti. Il contributo di Frattesi alla manovra, come è noto, si risolve quasi unicamente in ciò che fa senza la palla. Potrebbe sembrare una caratteristica limitante e monodimensionale – e per certi versi lo è – tuttavia riesce a tornare utile al palleggio della squadra in modi diversi. Ad esempio, quando l’Italia sviluppava sul lato sinistro, dove a tenere palla erano Barella e Calafiori, sul lato opposto Frattesi con i suoi movimenti creava i presupposti per essere pericoloso. Fondamentalmente il centrocampista dell’Inter eseguiva il suo solito taglio profondo nella zona del terzino avversario. Se quest’ultimo non lo seguiva – come raramente è accaduto – allora poteva ricevere direttamente il lancio che arrivava dal centro sinistra. Se invece il terzino lo seguiva abbassandosi – come avveniva più spesso – liberava la linea di passaggio per il cambio gioco su Chiesa. Così facendo Frattesi è stato fondamentale per permettere alla squadra di costruire a sinistra e poi, all’improvviso, ribaltare il lato e trovare il proprio miglior uomo, Chiesa, isolato e pronto all’uno contro uno.

In generale, con i suoi tagli Frattesi ha costretto l’Albania ad abbassarsi e questo ha consentito all’Italia di guadagnare metri. Ciò è servito non solo ad attaccare con più effettivi, ma anche a preparare meglio la riaggressione: gli avversari si schiacciavano, si portavano tanti uomini intorno al pallone e anche chi rimaneva in marcatura preventiva poteva accorciare maggiormente rispetto a chi era più avanzato. In questo modo diventavano agevole sia la riconquista dopo aver perso palla, sia raccogliere eventuali respinte della difesa.

Per squadre con l’ambizione di dominare attraverso il possesso, avere giocatori minacciosi senza palla è fondamentali, sia perché allontanano gli avversari dalla zona della palla, sia perché offrono uno sbocco in verticale che dà un senso a tutta la circolazione. Senza considerare, poi, l’intesa naturale tra Scamacca e Frattesi. Ogni volta che l’attaccante dell’Atalanta si sfila per ricevere palla, il suo pensiero è rivolto a come innescare il taglio del compagno sul centro destra, anche quando si tratta dell’opzione più difficile da raggiungere: funzionava al Sassuolo e, dal poco che hanno giocato insieme, funziona anche in Nazionale, visto che contro l’Albania la loro sinergia ha fruttato due occasioni a tu per tu col portiere. I dubbi su Frattesi: il gioco tra le linee Se questi sono i pregi, sulla bilancia del suo contributo vanno soppesati i limiti, che riguardano il rapporto con la palla. Senza girarci troppo intorno, Frattesi non ha grande tecnica, per cui se c’è da scambiare nello stretto non è a suo agio. È un peccato, perché il centrocampista dell’Inter ha l’intelligenza per ricevere in spazi dove con un po’ più di qualità nei piedi potrebbe fare la differenza. Nessuno nell’Italia si smarca tra le linee come Frattesi. Potrebbe farlo Barella, ma il centrocampista sardo deve assolvere a tanti altri compiti, non può dedicarsi a quello, soprattutto in questa Nazionale a cui, senza Verratti e Locatelli, manca una spalla di Jorginho. Per accorgersi di quanto Frattesi sia il più abile a trovare la posizione tra le linee dell’Italia, basta il raffronto con Pellegrini, l’altro trequartista del 3-2-4-1. Il romanista, con il club, è solito avvicinarsi al pallone e “prenderlo” dai piedi dei compagni: quando, come contro l’Albania, ha dovuto aspettare alle spalle del centrocampo avversario, non ha saputo trovare la posizione per ricevere perché non è abituato a farlo. Frattesi, invece, non ha problemi a stazionare lontano dalla palla: dettaglio fondamentale, in un gioco posizionale come quello dell’Italia, per non portare gli avversari addosso ai compagni e per poter ricevere alle spalle delle linee rivali. Anzi, delle volte aspettava pure troppo: Spalletti ce l’aveva con lui proprio perché rimaneva schiacciato sui difensori albanesi in attesa di poter ricevere tra le linee. Il CT, in quelle situazioni, lo invitava a sfilarsi da quella zona per andare a occupare lo spazio tra le linee solo in un secondo momento, quando sarebbe stato più vantaggioso farlo.

Frattesi, dunque, sa come farsi vedere tra le linee. Quando gli arriva la palla, però, ha qualche limite di troppo. Se riceve di spalle e l’Italia è corta, allora può appoggiarsi all’indietro di prima o a due tocchi. Se invece riesce a girarsi, non ha una tecnica tale da coprire la palla dal ritorno del centrocampista avversario per condurre verso l’area.

Un’occasione in cui Frattesi era riuscito a girarsi tra le linee. Senza troppa qualità nel portare palla e coprirla, però, stava per perderla per via del rientro del mediano. Allora non può fare altro che verticalizzare frettolosamente su Scamacca. Il passaggio viene intercettato dal difensore.

L’Italia vorrebbe trovare gli uomini tra le linee, ma non ha giocatori che sappiano interpretare quel tipo di situazione. Frattesi sa girarsi col primo controllo, ma poi, per limiti tecnici, deve liberarsi subito del pallone. Pellegrini, invece, non ha un primo controllo di livello adeguato e in più nello stretto tende a perdere il possesso. Spalletti dovrà trovare un modo di alzare la qualità tra le linee, perché è un tipo di ricezione che la Spagna concede e che può farle molto male. Il 3-0 contro la Croazia è stato un risultato bugiardo per come si è comportata la squadra di De La Fuente in fase di non possesso. A palla scoperta, la “Roja” si è rivelata piuttosto passiva. Difesa e centrocampo restavano distanti e così alle spalle di Rodri si creava un buco nel quale la Croazia ha saputo spesso trovare la ricezione, costringendo la Spagna a correre affannosamente all’indietro. Anche l’Italia potrebbe trovare spazi simili. Il problema è che per la Croazia a ricevere tra le linee c’erano giocatori come Kovacić e Kramarić che disponevano di un controllo orientato e di una tecnica in conduzione che agli azzurri mancano.

È vero che giocare un calcio ambizioso, di dominio come quello che vorrebbe Spalletti, richiede la presenza di giocatori intelligenti senza palla, e Frattesi in questo senso sembra irrinunciabile. Oltretutto, è un centrocampista intenso nel pressing ed è forse l’italiano con più gamba quando si tratta di difendere correndo all’indietro. È vero pure, però, che contro le squadre più forti bisognerà elevare il livello tecnico. Tanto più se la Spagna dovesse difendere in maniera aggressiva e costringesse gli azzurri a ricevere sotto pressione, magari con l’uomo alle spalle. In ogni caso, da quelle che sono le indicazioni della vigilia, Spalletti dovrebbe confermare la formazione che ha iniziato contro l'Albania. Qual è il tetto dell’Italia di Spalletti? Ancora non siamo in grado di dirlo. Vicino all’area Chiesa è il giocatore più importante, certo, ma nell’ultimo terzo di campo molto potrebbe dipendere dal rendimento di Davide Frattesi.

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