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Redazione basket
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19 Feb 2016
19 Feb 2016
Brevi analisi delle trade dell’ultimo giorno di mercato NBA.
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di Lorenzo Neri

 





 





 

Più che una questione tecnica, i Clippers dovevano risolvere una questione ambientale.

 

La presenza in quintetto di Luc Richard Mbah a Moute - con tutto il rispetto per il principe camerunense - richiedeva un intervento nello spot di 3, soprattutto per una squadra che vorrebbe puntare a essere la quarta sorella ad Ovest dietro a Warriors, Spurs e Thunder. Una sorella che al momento rimane più bruttina rispetto alle altre, non solo per le falle nel roster ma anche per un susseguirsi di eventi extra-parquet da risolvere.

 

L’acquisizione di Josh Smith e Lance Stephenson in estate si è rivelato un fallimento non solo dal punto di vista tattico, dato che sono stati incapaci di dare profondità a una panchina che sembrava finalmente ampia di soluzioni, ma anche da quello comportamentale. E se a questo aggiungiamo l’affaire Blake-Griffin il quadro si completa.

 

Dopo aver

Smith ai Rockets in cambio di… niente, Doc Rivers ha provato a recuperare Stephenson regalandogli qualche apparizione in quintetto (che però si è rilevata inutile), quindi ha iniziato a setacciare il mercato per trovare qualche pedina di scambio utile. Quando sembrava che la via del buy-out fosse segnata è arrivata la notizia dello scambio con Memphis.

 

Jeff Green è sicuramente un miglioramento rispetto a Mbah a Moute, Wesley Johnson e al 38enne Paul Pierce; inoltre può essere usato anche come 4, data la sua natura di tweener, ed è sicuramente un bell’innesto immediato... ma vale il prezzo che è stato pagato?

 


Ecco, per gli highlights sì che vale il prezzo, ma del biglietto



 

È vero che i Clips non hanno mai avuto un gran feeling con le scelte, ma cedere una prima in cambio di 4 mesi di Green non sembra una mossa esattamente furba, considerando che questa aggiunta non colma il gap con le altre 3 sorelle. Il valore di Doc Rivers allenatore è indiscutibile, ma più il tempo passa e più sembra necessario scindere questa figura da quella del GM, perché questa somiglia molto a un’altra panic-move che rischia di non riscuotere i frutti nel breve termine e scardinare gli equilibri sul lungo.

 

Per quanto riguarda Memphis, invece, la mossa è assolutamente vantaggiosa. Con la stagione sempre più in bilico in seguito all’infortunio a Marc Gasol che lo terrà fuori probabilmente fino al termine della stagione, i Grizzlies hanno aggiunto un asset notevole in cambio di un giocatore in scadenza che non pareva avere futuro all’interno della franchigia. Un trionfo.

 

Joerger inoltre sembra intenzionato a tenere Stephenson per capire se è possibile recuperarlo da qui a fine stagione, in cui lo stile

rischia di elevarsi all’ennesima potenza. Una cosa è certa: con un roster con all’interno Lance, Tony Allen, Zach Randolph, Matt Barnes, P.J. Hairston e Chris Andersen sono senza ombra di dubbio la cosa più vicina ai Jail Blazers di inizio 2000. Aggiungiamoci due caratterini come Mario Chalmers e

, e abbiamo

.

 

Bonus track: al momento Clips e Grizzlies occupano rispettivamente 4° e 5° posto a ovest, qualora riuscissero a mantenere queste posizioni si ritroverebbero una davanti all’altra al primo turno dei playoff. Sentite anche voi l’odore del napalm?

 



di Dario Vismara

 





 





 





 

I Cleveland Cavaliers avevano due obiettivi prima della chiusura del mercato: 1) abbassare il monte salari per poter far scendere l’astronomica luxury tax da pagare a fine anno; 2) aggiungere tiratori alla rotazione per fornire ulteriore spazio alle penetrazioni di LeBron James e Kyrie Irving. Ancora meglio se fosse stato un esterno in grado di marcare più posizioni, ma non è che si può pretendere tutto dalla trade deadline.

 

Prendere Channing Frye e contemporaneamente liberarsi del contratto di Anderson Varejao ha permesso di raggiungere entrambi gli obiettivi, visto che il centro brasiliano (amatissimo dai tifosi dei Cavs) era ormai fuori dalla rotazione e con Frye, oltre ad aggiungere un tiratore dal 38.7% da tre in carriera, si pagheranno 9 milioni in meno di luxury, che per Dan Gilbert è aria pura.

 

Certo, si è dovuta sacrificare la prima scelta del 2018, ma è comunque protetta top-10 (sia mai che succeda qualcosa di catastrofico) e per una squadra che è

per il titolo da qui alla fine della carriera di LeBron, un contratto garantito per un rookie da fine primo giro è più una seccatura che altro. (Per quanto riguarda Jared Cunningham: è stato bello vederti diventare per qualche mese

, arrivederci e grazie).

 

Da un punto di vista tattico, Frye fornisce un’alternativa diversa a Timofey Mozgov (in palese difficoltà quest’anno) in uscita dalla panchina: i suoi pick and pop con Kyrie e LeBron, in particolare, promettono di essere mortiferi, perché la qualità migliore di Frye è di essere un tiratore rispettatissimo (…forse pure troppo?) in giro per la Lega. Vi ricordate i Phoenix Suns di due anni fa? Ecco: Goran Dragic poteva scorrazzare in mezzo alle aree della NBA grazie alle spaziature fornite dall’ex Knick, e infatti con lui in campo i Suns segnavano 110.4 punti su 100 possessi, l’equivalente su base stagionale del miglior attacco della lega.

 

L’effetto-Frye è scomparso nella scorsa stagione a Orlando nella quale ha fatto fatica, ma è tornato quest’anno: con lui in campo i Magic hanno un differenziale netto di +2.6 (l’unico positivo di tutto il roster, tranne CJ Watson che però ha giocato solo 8 partite) e tirano quasi col 3% in meglio (dal 49.5% di eFG% al 52.1%). La compatibilità con Kevin Love è sospetta perché entrambi sono difensori sotto la media che non proteggono il ferro, ma con Mozgov e Thompson dovrebbe essere quantomeno sostenibile, visto che possono sopperire alle sue croniche mancanze a rimbalzo.

 

In più è un veterano dall’ottima presenza in spogliatoio — come non ha mancato di sottolineare il GM David Griffin, che lo ha avuto a Phoenix — e, dulcis in fundo, i Cavs hanno creato un’altra trade exception da 9.6 milioni utilizzabile da qui a un anno. Non cambierà di molto le sorti della squadra, ma è sempre meglio avere più armi possibili per provare a raggiungere le 16 vittorie di playoff che portano al titolo NBA.

 



di Fabrizio Gilardi

 





 





 

Portare un gruppo giovane e promettente a un record del 50% è una sfida estremamente difficile, seconda solo al salto di qualità che consente a una squadra competitiva di trasformarsi in Contender. Servono pazienza e pianificazione a lungo, medio e breve termine, ma anche il coraggio e l'opportunismo per approfittare di eventuali occasioni.
E serve unità d'intenti tra proprietà, dirigenza e staff tecnico.
I Magic in questo momento sono il manifesto dell'esatto opposto. Il Presidente Alex Martins, il GM Rob Hennigan e coach Scott Skiles viaggiano, ciascuno con le proprie esigenze (di cui la prima in assoluto è conservare il proprio posto di lavoro), su tre binari paralleli che si incontrano molto raramente e solo quando uno non può fare a meno di concedere qualcosa (per il suddetto istinto di sopravvivenza) a un altro.

 


Chissà se questa schiacciata ha aiutato la dirigenza a concedergli più spazio



 

Grazie a questo scambio Orlando ha sostanzialmente liberato minuti per Mario Hezonja ed Aaron Gordon (per la gioia di Hennigan e Martins), disfandosi di un contratto non troppo gradito (idem) che permetterà di avere fino a

in estate. Il tutto probabilmente migliorando marginalmente (ma in modo irrilevante) le proprie chances di raggiungere i Playoffs (per la gioia di tutti e tre), dal momento che Jennings è tutto quel che C.J. Watson sarebbe dovuto essere (ed è stato, prima di infortunarsi), cioè un cambio affidabile, esperto ed in grado di aprire il campo grazie alle proprie capacità balistiche. Harris invece veniva utilizzato prevalentemente come tiratore spot-up (oltre il 20% delle sue conclusioni) e che in quel fondamentale Ilyasova gli è nettamente superiore (0.99 punti per possesso contro 0.89, 60º percentile vs 40º).
Solo che non si può fare a meno di notare che per Jeff Green e Markieff Morris - giocatori complessivamente comparabili ad Harris valutando età, caratteristiche, contratto e presenza in spogliatoio - sia i Grizzlies che i Suns hanno ottenuto prime scelte al Draft 2016. Mentre i Magic hanno puntato su due giocatori in scadenza di contratto che, come detto, risulteranno quasi certamente irrilevanti, dato che i Playoffs sembrano decisamente fuori portata.

 

Tra tempismo e ricavato della cessione di Tobias qualcosa non quadra. E volatilizzare risorse significa non averle a disposizione quando potrebbe essercene bisogno per il salto di qualità desiderato.

 



 



di Fabrizio Gilardi

 



 



 

I Rockets sono uno scempio, Howard e Harden

da sempre o quasi, Dwight a fine stagione quasi certamente firmerà un nuovo contratto con una squadra diversa, ma intanto Daryl Morey ha ricavato una prima scelta (in un draft probabilmente non ricchissimo, ma non si sa mai) da un giocatore con problemi fisici e che grossomodo aveva appeso al collo il cartello VENDESI da parecchi mesi, perché sia Moti che Terrence Jones saranno restricted free agents e non c’è un singolo scenario in cui i Rockets avrebbero tenuto entrambi. Nessun cambiamento sostanziale, ma mantenere in vita e rinnovare un asset è meglio che perderlo, come visto nel caso di Orlando.

 

Quanto ai Pistons, Stan Van Gundy ha di fatto anticipato la free agency

e stabilito quale sarà il nucleo di giocatori con il quale nelle prossime due o tre stagioni tornerà a dare l’assalto alla vetta della Eastern Conference, quasi 10 anni dopo le finali raggiunte alla guida dei Magic. Se tutto dovesse andare per il verso giusto Jackson, Caldwell-Pope, Johnson, Morris, Harris, Motiejunas e Drummond hanno l’età, il potenziale e la guida tecnica per raggiungere l’obiettivo, mancano solo un altro ball-handler di buon livello… e che tutto vada per il verso giusto. Perché i Pistons l’estate prossima non avranno spazio salariale né scelte al draft, perché se è stato possibile ottenere Motiejunas a queste condizioni è perché la sua schiena

, perché Harris potrà essere un eccellente fit accanto a Drummond, ma al momento i suoi punti di forza sono il gioco in isolamento (complicato con un centro che occupa l’area), i tagli (idem), il post basso contro ali meno fisiche (idem) e la conduzione del pick n’roll… per se stesso, dato che il pallone non lascia mai le sue mani. Per quanto riguarda l’immediato, la salute di Motiejunas, il cambio Ilyasova/Harris e la cessione di Jennings rischiano di compromettere la corsa all’ottavo posto (anche se Chicago senza Butler è in caduta libera e a sola mezza partita di distanza), ma l’obiettivo non era questo in ogni caso, a Detroit si ragiona in grande.

 

Mani di Drummond o

permettendo.

 



 





 



di Michele Berra

 

Per gli Oklahoma City Thunder era necessario abbassare un po’ la luxury tax e trovare un giocatore in ala che potesse dare una mano. Non una richiesta esorbitante, ma nemmeno poco in questo mercato. Dando via due contratti come quelli di D.J. Augustin e Steve Novak si è raggiunto il primo obiettivo, e il prezzo da pagare (due seconde scelte) è stato tutto sommato contenuto, perché OKC ha già diversi giovani da poter inserire in futuro, come Dakari Johnson e Alex Abrines. Perciò meglio risparmiare di un po’ di luxury e liberare un ulteriore posto a roster, anche perché la loro prima opzione potrebbe essere quella di andare su un

, ovvero uno tra Kevin Martin e Joe Johnson, che potrebbero aiutare parecchio.

 

Randy Foye di partenza non avrà grosso minutaggio e probabilmente non toglierà spazio a Dion Waiters, ma più facilmente a Anthony Morrow, che pur tirando in maniera spettacolare, non sempre si muove bene in attacco e in difesa, facendo poco per un sistema che vorrebbe avere più movimento di uomini e palla (almeno in teoria). Foye invece copre le posizioni di 1 e 2 — pur non benissimo, bisogna dirlo — e, nel caso ci sia bisogno di un

di esperienza, può giocare uscendo dalla panchina con Durant a dargli una mano in regia. Non è nemmeno così basso — 193 cm — e non è così sottodimensionato come quando Augustin veniva spostato nello spot di 2.

 

I numeri Vantage di Foye sono piuttosto strani: difensivamente era tra i migliori delle guardie di Denver (0.94 punti per tiro contro di lui) ed è quint’ultimo nella NBA per percentuali di tiri aperti aperti — il che significa che ha avuto davvero pochi tiri smarcati, e da qui si spiega il 29% da tre della sua stagione. Nei (pochi) tiri con il difensore oltre i due metri, invece, tira col 44.7% da tre — che non è eccezionale, ma saranno quelli i tiri a sua disposizione giocando con Westbrook e Durant. Se tirasse col 40% dagli angoli e soprattuto se difendesse, allora potrebbe giocare. E poi a Denver si è segnalato come professionista esemplare, cosa che Presti ha sempre ben visto per le sue squadre.

 



di Dario Vismara

 

- I Miami Heat sono riusciti nell’impresa di passare dal “O mio Dio, pagheremo 25 milioni di luxury tax” a “No, in realtà sarete voi a pagarci” nel giro di qualche ora.

.

 

- Il miglior nome della trade deadline, e uno dei migliori di sempre della NBA, è quello di

. Chiiiiii? Una seconda scelta del 2011 i cui diritti sono stati scambiati dai Sixers ai Rockets in cambio di Joel Anthony. Già me lo immagino lo scambio tra Daryl Morey e Sam Hinkie:

 

“Dai dai, facciamo sta cazzata”

“Eh?”

“Ho visto che hai i diritti di Chukwudiebere Maduabum, mi manca per finire l’album delle Seconde Scelte Che Mai Vedranno L’NBA Nemmeno In Cartolina”

“Se proprio ci tieni...”

 

- Courtney Lee a Charlotte invece non è male. Evidentemente era troppo un bravo ragazzo per rimanere nello spogliatoio di Memphis.

 

- L’odiato Markieff Morris è stato spedito a Washington proprio quando i tifosi dei Suns si stavano rassegnando a tenerselo. Invece ci hanno addirittura guadagnato una prima scelta (protetta top-9), oltre che i contratti di Kris Humphries (la cui trasformazione in

è andata male, per la sorpresa di nessuno) e DeJuan Blair. Morris si è allontanato dal campo d’allenamento di Phoenix regalandoci l’ultima diapositiva della sua carriera in maglia Suns:

 

https://twitter.com/MarkMcClune/status/700417915296677888

 

Verso nuove ed entusiasmanti avventure.

 

 

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