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Dario Saltari
Top 11 alternativo della Ligue 1
23 Jun 2015
23 Jun 2015
Abbiamo selezionato l'undici ideale della stagione appena trascorsa del campionato francese, tenendo fuori i giocatori di PSG, Lione, Monaco e Olympique Marsiglia.
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Dario Saltari
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Uscire al di fuori del quartetto che ha dominato il calcio francese quest’anno (PSG, Lione, Monaco e Marsiglia) è più facile di quanto si pensi. Il Saint-Etienne, arrivato quinto, ha fatto gli stessi punti del Marsiglia, solo due in meno del Monaco. Le prime quattro squadre di Francia, in realtà, hanno dominato la partita mediatica (ognuna per motivi diversi: il PSG per i suoi campioni; il Lione per il ritorno ad alti livelli; il Monaco per il percorso in Champions League; il Marsiglia per il bielsismo), ma in campo è un'altra cosa.

 

Le medie e piccole squadre francesi hanno di fatto deciso il campionato con alcuni risultati clamorosi: Il PSG rischiò di compromettere la rincorsa al primo posto a Bordeaux con una contestatissima sconfitta per 3-2 (quella di “France is a shit country” di Ibrahimovic, per capirci); il Lione si giocò le sue possibilità di vincere il titolo con un clamoroso 1-2 subìto dal Nizza; ancora prima il Marsiglia venne esautorata dalla lotta per il vertice della classifica dal Caen che la sconfisse in casa per 2-3; lo stesso Monaco, la migliore difesa del campionato, riuscì a prendere due goal in casa del Rennes.

 

Scegliere giocatori delle ultime 16 classifica per creare una squadra che possa competere con le prime quattro non è poi così assurdo: la formazione che ho scelto è un 4-2-4 mobile, pronto a trasformarsi in 4-3-3 all’occorrenza (come il Real Madrid di quest’anno). In questo modo la squadra potrebbe adattarsi sia all’avversario che alle differenti fasi della partita, con un atteggiamento spregiudicato (pressing alto e recupero immediato del pallone) o un atteggiamento attendista  (baricentro basso e ripartenze).




 


Il fisico tozzo, quasi da galeotto, il viso totalmente inespressivo. A guardarlo Ruffier non sembra un portiere, fa pensare a tutto tranne che all’agilità e alla reattività. Eppure ha dei riflessi fuori dal comune: tra i portieri della Ligue 1 solo Subasic lo supera nel rapporto tra parate e goal subiti (2,75 contro 2,78). Dietro a lui ci sono tutti gli altri grandi portieri del campionato francese: Mandanda (2,10), Lopes (2,44) e Sirigu (2,08).

 

Ruffier è risultato decimo in uno studio che elencava i migliori 30 portieri d’Europa, il migliore in assoluto tra i portieri francesi. Nonostante ciò, in Nazionale rimane il terzo dietro a Lloris e Mandanda. Se il portiere del Marsiglia può vantare una maggiore modernità con una disinvoltura nel gioco con i piedi da difensore centrale, con Lloris, invece, Ruffier sconta unicamente l’essere arrivato dopo. In una meritocrazia utopica, un portiere che va a terra con la

di Ruffier sarebbe titolare in qualsiasi squadra.

 


 


Amavi è senza dubbio il terzino sinistro più promettente di tutta la Ligue 1 e tra i più promettenti d’Europa. Ottima tecnica di base, dribbling incredibile in progressione. Amavi, però, non è per niente leggero in fase difensiva, anzi in copertura è complesso da superare. Le sue statistiche sono impressionanti: tra i difensori dei primi cinque campionati europei è primo per intercettazioni (4,58 a partita), secondo per tackle vinti (3,08 a partita, dietro a Dani Alves) e quinto per dribbling riusciti (1,86 a partita).

 

Ma c’è anche di meglio: è un classe 1994 ed è praticamente ambidestro, è anche forte nel

. L’unica pecca sono le

(e non è uno che segna poco: quest’anno quattro goal con la maglia del Nizza). La sua esplosione quest’anno rende la competizione in Nazionale ancora più ingestibile. Amavi si aggiunge alla corsa con Digne, Kurzawa e Mendy per la maglia da terzino sinistro.

 



Colonna portante della difesa del Saint Etienne, Perrin somiglia ad uno di quei cinquantenni dei tornei di calciotto alla periferia di Roma. In realtà ha solo 29 anni, ma non è prestante fisicamente, è lento e ha i capelli brizzolati, per questo ricorda un cinquantenne a calciotto. E però, lui è praticamente impossibile da superare.

 

Secondo tra i difensori della Ligue 1 per duelli aerei vinti (3,96 a partita, sopra a Thiago Silva) e anche con il gioco a terra è molto difficile da interpretare per gli attaccanti avversari (vince più contrasti e commette più falli di Thiago Silva e Marquinhos, per dire). L’unico modo per superarlo è quello di puntarlo in velocità, sperando che non ti butti giù prima. Perrin è anche un rifugio per i nostalgici del calcio pre-moderno. È una Bandiera™, nato e cresciuto a Saint-Etienne, in tutta la sua carriera da professionista ha indossato unicamente la maglietta verde dell’ASSE.




 


Hilton è un veterano, uno di quei giocatori che gioca da sempre ad alti livelli senza essere mai considerato tra l’elite dei più importanti. Nonostante i 37 anni, Hilton è stato il secondo giocatore di movimento più impiegato in Ligue 1, confermandosi anche quest’anno tra i migliori difensori centrali di tutto il campionato francese. In un’intervista al sito ufficiale della Ligue 1 (in cui viene definito una leggenda) Hilton ha dichiarato che il segreto per giocare tutte queste partite alla sua età è l’esperienza: “Non corro tanto perché anticipo, in questo modo posso rimanere concentrato per aiutare la squadra”.

 

Il capitano del Montpellier è anche temibile sui calci da fermo: quest’anno ha segnato 3 goal, tutti di testa su calcio d’angolo.

 



Djibril Sidibé è una delle espressioni più alte del concetto di “potenza fisica” applicato ad un giocatore di calcio: il suo secondo goal di questa stagione è un ottimo esempio. Dopo aver provato a passare la palla all’attaccante in mezzo all’area, Sdibé decide di risolvere da solo la mischia che si è venuta a creare: rincorre due difensori che non riescono nemmeno ad avere il tempo di spazzare via il pallone e poi scaraventa la palla in rete in scivolata andandosi a schiantare su un giocatore avversario.

 

Velocità e potenza fisica lo rendono uno dei terzini più incontrollabili della Ligue1: è sesto tra i difensori per duelli vinti (6,36 a partita; il dato include duelli aerei, contrasti, dribbling e falli subiti). Inoltre, pur non avendo una tecnica di base straordinaria, Sidibé ha un ottimo cross risultando secondo tra i difensori del campionato francese per numero di passaggi chiave (1,28 a partita).

 


 


Veretout ha la faccia da bravo ragazzo e il fisico esile, un altro caso in cui l’apparenza non coincide con la sostanza. Il centrocampista del Nantes aspira ad essere uno di quelli che oggi vengono chiamati tuttocampisti, cioè quei centrocampisti che uniscono alla perfezione sostanza e qualità (come Marchisio, a cui assomiglia molto nelle movenze).

 

Per adesso Veretout è un esperimento riuscito a metà. Il centrocampista del Nantes, pur essendo molto dinamico, è ancora privo della pulizia nel recupero del pallone e molte volte è troppo irruento. Nonostante ciò, rimane un giocatore con una grande visione di gioco (anche se è privo dell’eleganza pura di Rabiot, tanto per dirne uno): è terzo in Ligue1 per numero di passaggi chiave (ne fa 1,83 a partita) e ha concluso la stagione con un bottino di 6 assist. Dati che risaltano ancora di più se si pensa che il Nantes ha chiuso la stagione con il peggiore attacco di tutto il campionato francese: dei 424 tiri totali realizzati dalla squadra ben il 27,8% sono stati realizzati o ispirati da Veretout.



 





Idrissa Gueye è molto più vicino di Veretout a diventare un vero e proprio tuttocampista. Gueye ha un’incredibile capacità nel recuperare il pallone (vince il 54% dei tackle che tenta) unita ad un’ottima tecnica di base e visione di gioco. Nella classifica dei passaggi riusciti è appena dietro al cervellotico centrocampo del PSG, quinto in tutta la Ligue1. Gueye ha anche un buon tiro dalla distanza grazie al quale quest’anno ha messo a segno quattro goal con la maglia del Lille.

 

Nel 4-2-4 Gueye avrebbe il ruolo fondamentale per dare equilibrio al peso dell’attacco, grazie all'atletismo con cui è in grado di coprire grandi zone di campo senza perdere in lucidità.

 




 

In Europa, tra i giocatori che non sono considerati propriamente degli attaccanti, solo Griezmann ha segnato più goal di Beauvue. Ma l’ala del Guingamp ha comunque segnato 17 goal (il 41% di tutti i goal del Guingamp) cioè 3 in più di Hazard, 4 in più di James Rodriguez, 5 in più di David Silva, 7 più di De Bruyne. Beauvue è un maestro nei movimenti senza palla, negli inserimenti alle spalle dei difensori avversari. L’archetipo di goal è il colpo di testa (ne ha segnati ben 6 di testa) inserendosi in area da posizione arretrata.


In questa squadra ideale Beauvue avrebbe il dinamismo e l’intelligenza tattica per ricoprire il ruolo mobile di ala destra in caso di 4-2-4, partendo in alto a destra e tagliando dentro al campo, e di mezzala in caso di passaggio al 4-3-3, ovviamente con la facoltà appena possibile di inserirsi centralmente o verso destra (la tecnica di base, infatti, non gli permette di gestire il possesso o amministrare il pallone orizzontalmente).

 




 

Ntep è per certi versi il giocatore opposto rispetto a Beauvue. La giovane ala del Rennes nata in Camerun preferisce partire con la palla tra i piedi e puntare il terzino. La grande forza di Ntep, al di là della dribblomania spinta (è nella top ten della Ligue1 dei giocatori che dribblano di più, ne fa 2,23 a partita), sta nel fatto che è quasi ambidestro. Questo gli permette di non dare punti di riferimenti all’avversario, può andare sia sul fondo per crossare o rientrare per il tiro, con la stessa qualità. Tira molto (1,80 tiri a partita con un’accuratezza di tiro del 52%) e manda al tiro i compagni (1,29 passaggi chiave a partita).

 

Ntep è perfettamente consapevole delle sue qualità e non fa nulla per nasconderlo. L’anno scorso segnò contro il Reims uno di quei goal che di solito si vedono nelle partite di calcetto quando lo score va in doppia cifra. Dopo aver dribblato il portiere si è fermato poco prima della linea di porta, si è piegato sulle ginocchia e ha fatto rotolare la palla in rete con la testa. Quelli del Reims non l’hanno presa benissimo.

 


 


Il fratello minore del più famoso André sta diventando un ottimo attaccante al Lorient. Quest’anno il suo pallottoliere personale si è fermato a 12 goal e 5 assist. La caratteristica peculiare di Ayew è quello di possedere sia i movimenti naturali da prima punta sia il grande tiro dalla distanza. In questo modo Ayew può sia abbassare la retroguardia avversaria buttandosi in mezzo all’area, sia estraniarsi indietreggiando per cercare il pallone. La pericolosità rimane sostanzialmente la stessa.

 

Ayew è il giocatore che tira di più in Ligue 1 dopo Ibrahimovic (3,61 tiri a partita contro 3,83) ed è la prima punta che tira di più da fuori area, questa volta alla pari con Ibra (1,13 a partita). In termini realizzativi, ciò che rende il solco incolmabile tra i due per adesso (ha solo 23 anni) è l’accuratezza di tiro, in realtà già alta ma comunque imparagonabile rispetto al mostro svedese (59% contro 74%).

 





Ben Yedder ha tutte le caratteristiche per essere il giocatore più cool della Ligue1. In realtà nasce come giocatore di futsal (calcetto) ed è diventato un vero e proprio giocatore di calcio solo a partire dal 2010. Aver cambiato sport molto tardi (in precedenza era stato addirittura nella Nazionale francese di futsal) ha avuto ripercussioni evidenti sul suo stile di gioco: Ben Yedder gioca spesso con la suola e in modo egoista, tentando ripetutamente il gioco di prestigio.

 

Nonostante ciò, l’esperienza in Ligue1 lo sta piano piano cambiando: Ben Yedder sta abbandonando i passaggi corti e semplici (nelle due stagioni precedenti all’attuale ha mantenuto un’accuratezza di passaggio del 76%, quest’anno è solo del 71%) per essere più utile alla squadra (il numero di passaggi chiave e delle occasione create è quasi raddoppiato dal 2012 ad oggi). Ciò che rimane invariato è la vena realizzativa: quest’anno 14 goal e 3 assist.

 

 

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