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Emanuele Atturo

I 10 migliori tunnel di Adel Taarabt

E 10 difensori umiliati nel realizzarli.

Il tunnel, chi ha giocato per strada lo sa, è la forma suprema di vittoria. Quando giocavo in un campetto di cemento con intorno il corrimano – che quindi era una pista di pattinaggio a cui erano state montate due porte – c’era un ragazzo che era un vero artista del tunnel. Non era il più forte tra noi. Aveva un fisico fragile e filiforme, il suo gioco era astratto e raramente faceva qualche gol decisivo nelle nostre partitelle. Ma sapeva fare tunnel in tutti i modi e questo lo rendeva il più rispettato del campetto. 

 

Guardiola ha definito il dribbling “un trucco” e il suo sembrava davvero un trucco. Non c’era modo per non farsi fare tunnel da lui: per quanto sapevi che lo avrebbe provato, le gambe non erano mai chiuse abbastanza. Sembrava avere dei pattern predefiniti per farti tunnel. Ciondolava sulla fascia portando palla con l’interno, solo per poi sterzare all’improvviso con l’esterno e fartela passare sotto le gambe; oppure faceva un minimo, impercettibile movimento per andare sull’esterno, tu senza accorgertene muovevi la gamba per seguirlo, e lui ti aveva già fatto passare il pallone sotto toccandola di piatto. Il peggiore però era il tunnel di suola. 

 

Il tunnel è il massimo dell’umiliazione al campetto, forse perché una palla che passa sotto le gambe contiene una metafora sessuale evidente. Ma il tunnel di suola è l’umiliazione suprema, l’uber-umiliazione. Perché toccare la palla con la suola è di per sé un gesto di sufficienza, e subire il dribbling più complesso del calcio con sufficienza, insomma, è pesante.

 

Forse per un rapporto privilegiato col calcio di strada, i giocatori nordafricani, di nascita o origine, sono i migliori artisti del tunnel in circolazione. Boufal, Mahrez, Belaili, Ben Arfa, Feghouli non passano una partita senza riuscire, o almeno tentare, un tunnel all’avversario. 

 

Il miglior artista del tunnel negli ultimi dieci anni, o comunque il mio preferito, è Adel Taarabt, un giocatore dalle mille vite, la cui fortuna tende a oscillare a seconda dei chili di troppo che si porta dietro. Vista la sua ennesima rinascita, stavolta al centro del campo col Benfica, è ora di celebrare il talento di Taarabt con la sua migliore specialità.

 

Tunnel di suola fronte al difensore

Umiliazione: 9/10

 

Difficoltà: 7/10

 

 

 

Partiamo dal fondo, cioè dal suo più recente grande tunnel, eseguito nel contesto elegante della Champions League. Un palcoscenico che non ha quasi mai bazzicato, mentre il suo talento si esprimeva a intermittenza in contesti paradossali. Taarabt ci è arrivato a trent’anni, un’età in cui la sua maturità fisica ha assunto forme rotondeggianti. 

 

Non ha più la pancia di un paio di anni fa (di quando è arrivato al Genoa e si addolorava perché sua madre cucinava troppo bene) ma è grosso e tonico come un uovo sodo. Non ha più curve, è un tronco unico e per muoversi con quell’agilità viene il sospetto che non sia riempito di ossa ma che sia un essere liquido. Taarabt è lento e compassato come un ex giocatore, ma poi ha delle fiammate inattese per tutti. Figuriamoci per questi poveri avversari che si avvicinano incautamente a quest’uomo fuori forma e si vedono passare la palla sotto le gambe. Tra i tunnel di suola, questi frontali, con la palla accarezzata da sotto a sopra, forse sono l’umiliazione suprema. Non me ne viene in mente una peggiore.

 

È un tunnel di qualche settimana fa. Taarabt oggi fa il centrocampista centrale nel Benfica e, per quanto strano possa suonare, ha il compito di ordinare la squadra col pallone. Qualcosa che ci dice molto, soprattutto sul romanticismo di una squadra come il Benfica.

Tunnel dopo aver giochicchiato sulla fascia

Umiliazione: 7/10

 

Difficoltà: 8/10

 

 

 

Alla fine è tutto lì il fascino di Taarabt: un uomo lento e fuori forma che tocca la palla come in pochi al mondo. Il suo gioco di suola è pazzesco. Di un giocatore bravo a usare la suola si dice che è un giocatore da Futsal. Ma qui siamo oltre, perché il Futsal è pur sempre uno sport praticato in spazi ristrettissimi e che richiede una certa essenzialità nei propri movimenti. Taarabt usa la suola per dipingere senza scopo e in questo è davvero un artista. Nell’occasione è raddoppiato sull’esterno e allora si mette a tratteggiare un arabesco di tocchi di suola apparentemente inutili, se non finissero per confondere i suoi marcatori, che senza accorgersene si ritrovano il pallone in mezzo alle gambe. 

 

Anche questo, capite bene, è un trucco. Taarabt ha messo la posizione del corpo proprio per invitare il marcatore ad aprire le gambe, gliela nasconde mettendosi in diagonale alla palla, poi lo dribbla.

Tunnel d’esterno dopo protezione sulla fascia

Umiliazione: 7/10

 

Difficoltà: 10/10

 

 

 

La velocità con cui Taarabt muove il pallone è inspiegabile per la sua stazza, se non col fatto che le sue gambe sono effettivamente potenti, muscolose e gli permettono una certa esplosività in spazi stretti.

 

In quest’azione bisogna aspettare il replay per ricostruire i singoli tocchi del pallone da parte di Taarabt. A un certo punto un difensore deve fare qualcosa. Si piega in modo strano, e non sa neanche lui quale finta di Taarabt ha assecondato. Quello gli ha già fatto tunnel con l’esterno. Qui Taarabt ottiene quindi il massimo da una situazione oggettivamente compromessa. 

Tacco, tunnel, gol: SBEM

Umiliazione: 10/10

 

Difficoltà: 6/10

 

 

 

A questo punto lo avrete capito: Taarabt gioca come al campetto. Il suo fine ultimo pare l’umiliazione dell’avversario diretta. Ma più l’umiliazione è fragorosa e fantasiosa e più street cred si guadagna. Quanto poco rispetto poteva nutrire un ventenne Adel Taarabt verso i difensori della Championship?

 

Prima scarica all’indietro con un inutile colpo di tacco, Taarabt è ispirato e quando la palla gli ritorna aspetta che il difensore apre le gambe e le usa per spalancarsi il campo davanti e segnare con un tiro da fuori su cui c’è la complicità del portiere, che forse voleva consacrare l’azione pazzesca di Taarabt.

Tunnel difensivo

Umiliazione: 8/10

 

Difficoltà: 8/10

 

 

 

Sulla presunta “follia” di Adel Taarabt Timothy Small scrisse uno dei primi articoli su l’Ultimo Uomo quindi è inutile che stia qui a dilungarmi. Avete presente il tipo: lasciò il ritiro della Nazionale marocchina perché aveva saputo che non avrebbe giocato titolare; un suo vecchio manager, il più conservatore tra loro, Harry Redknapp, disse che “non era fatto per il calcio”. Parliamo di un giocatore la cui carriera è così paradossale che è riuscito a esordire nel Benfica quattro anni dopo il suo acquisto.

 

La sua “follia”, o comunque una forma di genio poco ortodosso, si esprime in campo anche in giocate irrazionali. Tipo questo tunnel nella propria metà campo, su una palla francamente anonima, che Taarabt ha deciso improvvisamente di nobilitare con la giocata meno probabile.

 

Qui aveva vent’anni, giocava nel Tottenham e aspirava a essere il nuovo Zidane. E in questo video sgranato, con la testa rasata e una maglia bianca dai contorni sfumati, Taarabt sembra davvero Zidane. Anzi, sono quasi sicuro che se voi non sapeste chi è, messi di fronte alla sequenza, direste che si tratta di Zidane. Non c’entra solo la presenza fisica ma il modo in cui accarezza la palla, con una sensualità che non dovrebbe appartenere a certe parti del corpo. 

 

Nel calcio il termine “magia” è spesso usato a sproposito, ma il modo in cui Taarabt porta avanti la palla con l’interno e poi se la riporta indietro con la suola ha qualcosa di inspiegabile. È un trucco. Naturalmente aveva già capito come far tunnel al povero attaccante che stava andando in pressing per costringere Taarabt a un normale passaggio.

Tunnel per entrare in area dal lato

Umiliazione: 7/10

 

Difficoltà: 7/10

 

 

 

Ora lo so cosa state pensando. La maggior parte di questi tunnel sono stati eseguiti in contesti abbastanza minori da poter essere ignorati. Ma se in tunnel di questo tipo guardate più le disattenzioni del difensore che le ambizioni dell’attaccante avete un problema con il gioco del calcio. Dicevamo che il tunnel è un trucco. Il tunnel non si esegue solo facendo passare la palla tra le gambe di un difensore ma aprendogli le gambe. A pensarla così potrete concentrarvi anche sui dettagli che Taarabt mette a posto prima di fare tunnel a un difensore. In questo caso ferma la palla con la suola, poi attira il marcatore con un tocco di interno a cui segue la classica sterzata da serpente che lo porta in area di rigore. Naturalmente Taarabt non ci pensa nemmeno a passare la palla, va dritto fino al gol.

Tunnel, e poi diventa impossibile da spostare

Umiliazione: 8/10

 

Difficoltà: 9/10

 

 

 

Quindi già sapevate che Taarabt era un giocatore probabilmente pazzo, con problemi di peso e una carriera travagliata (per usare un eufemismo). Forse non sapevate, però, che è l’idolo calcistico di Sterling. 

 

La cosa che accomuna Sterling e Taarabt è un aspetto poco sottolineato di alcuni grandi dribblatori: il baricentro basso e ampio (se preferite il “culo grosso”). Quando sguscia davanti al difensore è molto difficile da spostare. Il suo bacino si frappone tra l’avversario e il pallone come un ostacolo insormontabile, aumentando il senso di velocità di Taarabt.

Vigile del tunnel in mezzo al traffico

Umiliazione: 7/10

 

Difficoltà: 6/10

 

 

 

Quando parla nelle interviste è evidente che Taarabt abbia riflettuto sulla parabola della sua carriera. Per questo forse si appunta come medagliette i suoi rimpianti: «Di questi tempi sarebbe stato Messi o Ronaldo il suo giocatore preferito, invece ha scritto a me!» ha detto di Sterling, e quasi non ci crede neanche lui. «Non mi piace dire certe cose di me stesso, ma credo che in molti, vedendomi giocare quando ero giovane, avrebbero detto che sarei finito a giocare nel Real Madrid o nel Barcellona. Lo disse anche Luka Modric, ma non è accaduto e non solo per cause esterne, ma anche mie» e invece credo gli piaccia molto dire certe cose.

 

Però le doti tecniche di Taarabt sono innegabili, profondissime e probabilmente avrebbero potuto bastargli per avere una carriera sviluppata tra le squadre di prima fascia. Oggi invece che fa il regista, e il suo corpo sembra portare i segni di una vita non da atleta, il suo talento è stato riciclato  a centrocampo, per la sua capacità di resistere alla pressione. Resistere alla pressione per Taarabt non consiste però solo nel mettere in sicurezza la palla attraverso l’uso della tecnica e del corpo, ma consiste anche nei tunnel ovviamente. Qui, con la maglia del Marocco, si libera della congestione centrale usando tutta la sua tecnica, con cui apre e stringe gli spazi.

Tunnel di suola in uno sputo di campo

Umiliazione: 9/10

 

Difficoltà: 8/10

 

 

 

Taarabt quindi è uno dei migliori giocatori al mondo a usare la suola. Spesso la usa per mettere in movimento la palla mentre si mette a ondeggiare col corpo. Altre volte, come in questo caso, la usa per muovere la palla così velocemente da farla scomparire in una specie di buco nero. Il difensore perde la cognizione del pallone prima di vedersi dribblato con un tunnel.

Destro-sinistro-tunnel

Umiliazione: 6/10

 

Difficoltà: 7/10

 

 

 

 

Un aspetto eccezionale della tecnica di Taarabt, e uno di quegli aspetti che lo accomuna a Zidane e ad altri talenti nordafricani incompiuti come Meghni, è l’equilibrio, la coordinazione e in definitiva la tecnica con cui sposta il baricentro da un lato all’altro del corpo. Il modo con cui si fa passare la palla dal destro al sinistro e viceversa, che è poi ciò che lo rende imprevedibile, formidabile nella protezione del pallone e capace di comandare negli spazi più angusti del campo. 

 

Ho trovato questo tunnel in un video intitolato “The Panna Show”, forse perché la morbidezza con cui si muove e tocca il pallone Taarabt ricorda la panna montata. Nella giocata fa una delle cose che riesce meglio: passarsi la palla dal destro al sinistro con una velocità inaspettata, in uno spazio risicatissimo, ovviamente in mezzo alle gambe del difensore umiliato.

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Emanuele Atturo è nato a Roma (1988) dove vive e lavora. Laureato in Semiotica, si interessa di cultura pop e sottoculture. È caporedattore de l'Ultimo Uomo e scrive in giro.