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→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
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Marco Gaetani
Una cosa divertente che la Giamaica non farà mai più
10 Sep 2018
10 Sep 2018
Ricordo del fugace e surreale cammino della Nazionale caraibica al Mondiale francese.
(di)
Marco Gaetani
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Diversi giocatori dall’identità indefinibile, mestieranti di bassa lega scelti soltanto per lo scopo in questione, si alternano sullo schermo compiendo delle giocate elementari. La base musicale li accompagna in crescendo, fino a una rovesciata piazzata sullo sfondo bianco con la scritta

. È l’intro del videogioco che sta per catapultare EA Sports su un’altra dimensione, trascinata anche dalla voce dei Blur che irrompe come una scarica di adrenalina, fuoriuscendo dalla casse di milioni di appassionati in giro per il mondo. Quel "Woo-hoo! Woo-hoo!" di

è stato, per un’intera generazione, la colonna sonora di uno dei migliori videogame calcistici di sempre nonché, in maniera indiretta, di un Mondiale, in coabitazione con

dei Chumbawamba, che faceva parte della

.

 

Per la prima volta nella storia, era possibile scegliere una qualsiasi nazionale – in questo

basato sulla selezione di El Salvador, con il sottofondo musicale di "

, è possibile vedere alcune tra le nazionali più improbabili della CONCACAF, come Aruba, Belize, Bermuda e le Isole Cayman – e condurla a Francia ’98, partendo direttamente dalle qualificazioni. Un procedimento neanche troppo lontano da quello attuato da Horace Burrell, ex capitano delle forze armate giamaicane, per portare la sua Nazionale ai Mondiali. Più che una storia di un grande exploit nel singolo mese del torneo, archiviato con sole tre gare e una vittoria tanto simbolica quanto inutile, il succo del racconto giamaicano sta nel percorso, in un miraggio inseguito con tenacia. Il biennio che ha messo sulle mappe del calcio mondiale un’isola fin lì praticamente sconosciuta dal punto di vista calcistico.

 


I got my head checked


By a jumbo jet


It wasn’t easy


But nothing is


 



Horace Burrell nasce l’8 febbraio del 1950 a May Pen, sulle sponde del Rio Minho. È il figlio di un coltivatore di tabacco e forse anche per questo motivo decide di frequentare i corsi di Scienza dell’agricoltura alla St. Elizabeth Technical High School. Ben presto, Burrell capisce di avere un innato senso del comando. Il passo successivo è l’ingresso nella

(JDF), dove fa carriera in fretta fino al grado di Capitano, che in ambito sportivo diventerà il suo soprannome. L’incontro che gli cambia la vita è quello con il Colonnello Ken Barnes, padre della stella del Liverpool John Barnes. Burrell entra nelle sue grazie e riceve l’incarico di guidare la squadra di calcio della JDF.

 

Grazie a questo nuovo ruolo, il Capitano inizia a viaggiare. È a Trinidad che fa la conoscenza di Jack Warner,

della CONCACAF, presidente dal 1990 dopo aver scalzato Joaquin Soria Terrazas, che aveva ricoperto quella veste per 27 anni. Warner è un uomo senza troppi scrupoli, nato per fare il dirigente sportivo e dall’infinita sete di potere. Offre a Burrell la possibilità di entrare nella Caribbean Football Union, la branca della CONCACAF che racchiude le squadre delle isole caraibiche. Burrell accetta, e il passo successivo è la candidatura a presidente della JFF, la Federcalcio giamaicana, della quale è stato tesoriere per due anni. La carriera militare è ormai alle spalle, Burrell è lanciatissimo su tutti i fronti e apre la catena

: se ne avete voglia, potete dare un’occhiata

, ma l’unica foto disponibile di qualcosa di apparentemente commestibile è un solenne invito al digiuno.

 

La sua campagna elettorale è vincente e prende il posto di Heron Dale. In testa ha un tarlo che lo tormenta da anni: trascinare la Giamaica ai Mondiali di Francia 1998. Il format del torneo gli dà una mano: rispetto a USA 94, sono tre gli slot riservati alle nazionali della CONCACAF. In occasione della rassegna statunitense, oltre ai padroni di casa aveva trovato spazio solamente il Messico, con il

nello spareggio interzona dall’Australia della meteora barese Frank Farina, a sua volta caduta nel

.

 

In questa fase, Burrell non pensa ancora ai giocatori: deve prima creare una struttura che possa essere definita credibile, e per farlo ha bisogno di una federazione ricca e di un allenatore di spicco. La prima parte è la più complessa: «Avevo in testa un piano preciso e invitai un discreto numero di uomini d’affari. Quando iniziai ad annunciare ciò che avevo in mente, nella sala scoppiarono tutti a ridere. Secondo alcuni, avevo bisogno di essere visitato da un bravo dottore». Per fortuna di Burrell, c’è qualcuno che lo sta a sentire. «Ne parlai anche al Primo ministro PJ Patterson, durante un viaggio in elicottero, e fissò immediatamente un appuntamento per il lunedì successivo». Spalleggiato dal governo, il Capitano può finalmente dedicarsi alla scelta dell’allenatore. «Se volevamo essere presi sul serio nel nostro cammino di qualificazione, avevamo bisogno di un po’ di Brasile. Perché? Perché quando si parla di calcio, i brasiliani sono conosciuti e idolatrati in tutto il mondo, e qui in Giamaica c’era grande passione per il loro modo di giocare. Se avessimo inserito nel nostro progetto un forte elemento brasiliano, i tifosi e il governo avrebbero accettato la mia idea ancora più facilmente». Burrell parte per il Brasile con in mano una lettera di Patterson, che gli permette di incontrare il Ministro dello sport. Ha in programma sei colloqui, ma è una sola persona a stregare il Capitano: René Rodrigues Simões, il

.

 


Simões prima del match di qualificazione contro il Messico a Kingston nel 1997 (foto di Ben Radford / Getty Images)


 

Laureato in educazione fisica, Simões è un allenatore navigato, in sella dal 1976. In carriera ha già allenato club importanti come Vasco da Gama e Fluminense, con esperienze all’estero (Al Qadsia, Vitoria Guimaraes, Al-Rayyan) e nella nazionale Under 20 brasiliana, condotta alla vittoria del Sudamericano di categoria nel 1988 e al terzo posto nel Mondiale del 1989, allenando future stelle del calibro di Leonardo e Sonny Anderson. Il torneo viene vinto dal

, che poteva permettersi il lusso di tenere in panchina gente come Paulo Sousa e Fernando Couto. Quando riceve la chiamata di Burrell, Simões ha appena chiuso il suo rapporto con l’Al-Arabi e sogna di tornare a lavorare in Brasile. Il "Professore" è affascinato e intrigato dall’offerta ma prima di accettare chiede di visitare le strutture a disposizione della nazionale in Giamaica.

 

«Non appena vide i campi, disse che sarebbe stato impossibile per lui accettare il lavoro», ha raccontato Burrell. «Lo portammo a vedere un match di ragazzi a Constant Spring e rimase davvero impressionato dal talento che c’era in campo. Decisi di provare a convincerlo nuovamente e capì che far diventare tutto il talento grezzo che aveva visto una squadra all’altezza della Coppa del Mondo sarebbe stata una sfida esaltante, in grado di esaltare il suo curriculum». Simões chiede tempo, torna in Brasile, parla con la sua famiglia e riceve l’ok: è il nuovo commissario tecnico della Giamaica.

 



In un’intervista rilasciata al

nel 1997, la prima domanda a cui Simões deve rispondere è una fotografia sufficientemente fedele dell’opinione che si aveva della Giamaica a livello calcistico: «Quando si parla della Giamaica, le prime cose che vengono in mente sono Bob Marley, il reggae, il rum, Merlene Ottey e il film “Cool Runnings”: quanto incide sul suo lavoro come allenatore di calcio?».

 

Il "Professore" si getta nella nuova avventura con l’entusiasmo di un ragazzino. Al suo arrivo a Kingston, l’ambasciatore brasiliano lo mette in guardia dai pericoli della città. Simões se ne frega, rifiuta l’offerta di avere un autista e inizia a passeggiare da solo per le vie. «Rimasi immediatamente colpito dal calore e dalla gentilezza della gente. È quello che mi manca di più quando non sono in Giamaica». Nella conferenza stampa di presentazione, fa capire a tutti di essere sulla stessa lunghezza d’onda di Burrell e annuncia che il suo obiettivo è portare la Giamaica a Francia ’98. A distanza di anni, ricorda quella dichiarazione con un sorriso: «

, perché un essere umano non avrebbe potuto dire quella cosa viste le condizioni in cui eravamo».

 

L’organizzazione della Federazione è a livelli pressoché amatoriali, il segretario generale è abituato a firmare i suoi documenti in macchina. Simões incontra Burrell e chiede una ristrutturazione totale, il Capitano a sua volta alza il telefono e chiede fondi al governo, ponendo come richiesta anche quella di portare alcuni calciatori in Brasile per perfezionarne la tecnica. «Ci dissero che eravamo pazzi, e che in caso di mancata qualificazione al Mondiale la credibilità del governo sarebbe colata a picco per colpa nostra. Sapevamo che avremmo dovuto prenderci qualche rischio per avere successo e dissi a Burrell che avevamo bisogno di sponsorizzazioni. Nel giro di 30 giorni, tutti i nostri calciatori erano stati scelti dal programma Adopt-A-Player». L’intesa tra Simões e Burrell è totale e il CT riesce a ottenere un pullman, una collaborazione con una linea aerea e un accordo con Grace Foods per fornire ai calciatori locali il cibo necessario per una corretta alimentazione. «Quando vai da uno sponsor, implorarlo è l’atteggiamento sbagliato. Mi presentavo nei loro uffici e dicevo: “Ehi, volete venire con noi a Francia ’98?”, e riuscivo a ottenere quello che volevo».

 

Simões è al lavoro, mette insieme la squadra, è convinto di poter fare un buon lavoro. Il cammino della Giamaica verso Parigi inizia il 31 marzo 1996 a Paramaribo, contro il Suriname, nel secondo turno eliminatorio della prima fase dell’area Caraibica della CONCACAF: i ragazzi di Simões vincono di misura (0-1) grazie a una rete della stella – allo stato delle cose – della squadra, Theodore Whitmore. Uomo di punta dei Violet Kickers, abbina all’impegno da calciatore quello di barman in un hotel in cui lavora anche il portiere Warren Barrett, che si districa tra i pali sul campo e a caricare borsoni in albergo.

 

Non sono gli unici a svolgere altri lavori fuori dal campo: Aaron Lawrence, storico dodicesimo di Barrett sia nel club (fino al 1996) che in nazionale, è un apprezzato tassista. La sfida di ritorno viene risolta da uno dei pochi professionisti della squadra, Paul Davis, già MVP della Caribbean Cup del 1991. Quando piega la resistenza del Suriname ha già 34 anni e quattro stagioni in Israele alle spalle, passate tra Maccabi Netanya e Beitar Gerusalemme, prima del ritorno in patria con la maglia del Seba United. Il secondo ostacolo è rappresentato dalle Barbados, a Bridgetown si gioca una partita tiratissima. La decide Walter "

Boyd, testa matta che in futuro avrebbe cercato fortuna con la maglia di uno Swansea ancora lontanissimo dall’esperienza inebriante in Premier League: all’attivo, con i gallesi, il record di

. Segna anche al National Stadium di Kingston, firmando con Whitmore il 2-0 che vale il passaggio alla seconda fase. Entrano in gioco i grossi calibri: la Giamaica è nel Gruppo C, con Messico, Honduras e Saint Vincent and the Grenadines, la più classica delle nazionali materasso. Tutti immaginano un Messico padrone del raggruppamento seguito dall’Honduras, ma la prima sorpresa arriva già il 15 settembre 1996: i soliti Boyd (doppietta) e Whitmore abbattono proprio la Nazionale centroamericana.

 


Se il gol di Boyd che apre le marcature è un gioiello di potenza, le reti di Whitmore e ancora di Boyd che fissano il punteggio sul 3-0 sembrano uscite da un’edizione di metà anni ’90 del Derby del Cuore, quando all’Olimpico e a San Siro furoreggiava sulla fascia destra Toni Santagata.


 

Il cammino nel girone è in discesa, i ragazzi di Simões vincono con qualche patema di troppo contro Saint Vincent (1-2, doppietta di Paul Young) e rimediano una sconfitta tutto sommato dignitosa in casa del Messico di Bora Milutinovic: 2-1, inutile la

a 17’ dalla fine. Dieci giorni dopo, al Francisco Morazan di San Pedro Sula, la Giamaica gioca una partita decisiva e strappa un incoraggiante 0-0 in casa dell’Honduras. Il 17 novembre, archiviato il netto 5-0 rifilato agli amatori di Saint Vincent, i "

sono di scena a Kingston contro il Messico, già certo dell’accesso alla fase successiva con 12 punti raccolti in cinque gare. Vince la Giamaica,

all’82’. Whitmore e soci sono a un passo da Francia ’98 ma c’è ancora da scalare l’Everest: il girone finale, con Stati Uniti, Messico, Costa Rica, El Salvador e Canada. Soltanto tre vanno ai Mondiali.

 

Dopo cinque partite, la Giamaica ha cinque punti, frutto dei pareggi con Usa e Canada e del sudatissimo

, ottenuto solo grazie ai una clamorosa papera del portiere su un tiraccio di Andy Williams. In mezzo, una sconfitta per 3-1 in Costa Rica e soprattutto il 6-0 subito contro il Messico. Inoltre, dal KO in Costa Rica, la Giamaica ha anche perso un protagonista perché Walter Boyd è stato cacciato in malo modo da Simões. "

è un tipo problematico, non sa stare alle regole e ha avuto un’adolescenza a dir poco turbolenta, dopo aver visto il suo migliore amico assassinato in una sparatoria. Serve una svolta per non disperdere il lavoro fatto da Simões, ma l’isola non offre ulteriori talenti nascosti, eccezion fatta per Ricardo Gardner, che sta pian piano guadagnando spazio nelle gerarchie della nazionale. Il "Professore" e il Capitano partono quindi per un’altra isola: la Gran Bretagna.

 



L’idea dei due uomini forti del calcio giamaicano si basa sui libri di storia: dopo la Seconda guerra mondiale, migliaia di locali hanno deciso di cercare fortuna in Inghilterra. L’obiettivo è convincere quei giocatori eleggibili per la Giamaica a rinunciare al sogno della chiamata dei "Tre Leoni". La missione si svolge nell’estate del 1997, prima che le qualificazioni ripartano con la sfida al Canada.

 

Il più talentuoso è Robbie Earle, che milita nel Wimbledon e al primo impatto con Simões dà una risposta che non sembra lasciare grande spazio alle trattative: «Se dovessi rompermi una gamba in Giamaica, riuscirei ad avere un anestetico oppure mi metterebbero una foglia arrotolata di bambù intorno alla ferita?». Simões e Burrell hanno già strappato il sì di tre calciatori: Fitzroy Simpson, Paul Hall e Deon Burton. Ma è Earle il sogno proibito. È stato a lungo vicino alla Nazionale inglese e sarebbe un elemento fondamentale per il boom giamaicano. «Era uno dei giocatori di colore più rappresentativi dell’intera Premier League – rivelava Burrell – e sapevo che se lo avessi convinto, anche altri avrebbero accettato. Per noi era una sorta di ispirazione, Simões lo voleva a tutti i costi». L’unico modo per convincerlo è fargli capire che la sua idea di Giamaica è lontana da quella messa in campo dal nuovo corso. Burrell lo invita con tutta la famiglia, bastano cinque giorni a fargli cambiare idea.

 

Earle non è al meglio alla vigilia della sfida con il Canada ed entra dalla panchina nei minuti finali, con la squadra già in vantaggio per 1-0 grazie al gol di un altro degli “inglesi”, Deon Burton, attaccante del Derby County. Stesso risultato con il Costa Rica sette giorni più tardi, quindi un prezioso 1-1 in casa degli Stati Uniti: marcatore, neanche a dirlo, Burton. Il 9 novembre 1997, in casa di El Salvador, la Giamaica può già strappare il pass per la Francia. Ma c’è da fare i conti con la

, che vincendo tornerebbe ampiamente in corsa per la qualificazione.

apre le marcature con un gol sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il pareggio giamaicano lo firma il solito Burton, con una bella dose di complicità del portiere. Una sgroppata da cavallo pazzo di Donald Stewart al 78’ pare proiettare i "

al Mondiale, Waldir Guerra pareggia a 2’ dalla fine e getta nello sconforto i ragazzi di Simões.

 

L’appuntamento con la storia è rinviato al 16 novembre, al National Stadium di Kingston c’è il Messico. 35mila anime si radunano con la speranza che gli Stati Uniti facciano il loro dovere contro El Salvador, a ogni gol degli USA a Kingston esplode la festa. Con il Messico finisce 0-0, mentre

. Gli ospiti accorciano fino al 3-2, Preki fissa il 4-2 e in Giamaica si può finalmente ballare. «Ho seguito moltissime partite – ha ricordato Garth Crooks, corrispondente della BBC – ma non ho mai visto nulla di simile». Il Primo ministro Patterson, sull’onda dell’entusiasmo, dichiara il giorno successivo festa nazionale. Burrell vede il suo progetto realizzarsi e fatica a trattenere le lacrime: «La gioia di questa gente mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni».

 


Stando al racconto di Bora Milutinovic, CT del Messico, i Reggae Boyz avrebbero giocato tutti i novanta minuti di Giamaica-Messico con il vento a favore. «La Giamaica è imbattibile, poiché i suoi giocatori hanno il potere di manovrare gli elementi naturali». Dal minuto 1.48 iniziano i festeggiamenti: Theo Whitmore corre come un bambino con la bandiera giamaicana, inseguito da Burton.


 

L’antipasto del Mondiale, per la Giamaica, è la Gold Cup, a cui partecipa un’invitata di lusso come il Brasile, che la sfrutta per preparare al meglio il torneo francese. Zagallo presenta una squadra di tutto rispetto e all’esordio sfida proprio i "

, che nel frattempo hanno vissuto una nuova fase di reclutamento in terra d’Albione. Come intuito da Burrell, l’esempio di Earle, Burton e degli altri ha ispirato diversi giocatori eleggibili per la Giamaica, pronti a cogliere la palla al balzo dell’imminente Coppa del Mondo.

 

Su tutti c’è Frank Sinclair, difensore del Chelsea. «

, non avevo ancora mollato la speranza di giocare con l’Inghilterra. Ero stato chiamato una volta da Terry Venables per una partita con il Brasile a Wembley ma senza entrare in campo. Mi ha convinto Simões, ero preoccupato di entrare in una squadra al posto di alcuni ragazzi che avevano fatto il lavoro sporco delle qualificazioni. Il mister mi ha detto di non pensarci e che la mia presenza avrebbe aiutato gli altri a fare meglio in questi tornei, dandogli anche una chance per le loro carriere». Oltre a Sinclair, Simões aggiunge al gruppo anche Marcus Gayle e Darryl Powell.

 

Contro il Brasile, Sinclair parte titolare e la Giamaica ottiene un sorprendente 0-0. È un risultato che fa rumore soprattutto tra i tifosi verdeoro, preoccupati in vista della campagna francese. La Giamaica batte Guatemala ed El Salvador, arrivando alla semifinale (poi persa) con il Messico. Nella finalina per il terzo posto, altra sfida con il Brasile

, con gol di Romario. Simões fissa un numero spaventoso di amichevoli in vista del Mondiale, ben otto tra marzo e maggio. Considerando la stagione da agosto a maggio, il numero complessivo sale a diciassette, in un calendario già fittissimo. «Abbiamo cercato di condensare in pochi mesi quello che altre squadre fanno in un percorso di cinque anni – spiega il "Professore" – e questa squadra ha ancora molto da imparare».

 

Il CT ha stregato tutti, anche gli inglesi, che nel frattempo vengono ribattezzati

. Powell, uno degli ultimi arrivati nonché compagno di Burton al Derby, sulle pagine dell’

svela alcuni lati dello spogliatoio dei "

: «Al Derby capita di parlare con uno psicologo, in nazionale noi parliamo con Dio, ed è così che otteniamo la nostra forza. Il mister prega spesso negli spogliatoi, può essere qualcosa di poco convenzionale in Inghilterra ma in Giamaica non lo è. La Chiesa è una parte fondamentale della comunità giamaicana. Simões ci ha anche portato nei bassifondi di Trenchtown, per mostrarci come vive qui la gente».

 

Prima di partire per la Francia c’è da risolvere una grana. Walter Boyd vuole tornare in nazionale, ci tiene al punto di pagarsi di tasca propria il biglietto per la tournée pre-Mondiale negli Stati Uniti, che culmina con un’amichevole contro una selezione di star caraibiche (per la fredda cronaca, vincono le stelle per 2-1 con doppietta di Dwight Yorke). Non è convocato, ma vuole stare al fianco dei suoi ex compagni. Warren Barrett, capitano della squadra, è il primo a tendergli la mano. «Sarebbe bellissimo riaverlo con noi: quando è in forma, è uno dei dieci attaccanti più forti del mondo. È vero, ha avuto i suoi problemi, ma li ha avuti anche Romario nel 1994, eppure ha aiutato il Brasile a vincere la Coppa del Mondo». Chiede e ottiene un incontro con Simões. «La conversazione con Boyd mi ha toccato profondamente. Ha pianto e mi ha rivelato alcuni dei suoi desideri per il futuro. Le aspirazioni che ha come uomo, per la sua famiglia e per la Giamaica che tutti amiamo». Il CT sarebbe per riammetterlo immediatamente in squadra, ma ha un patto d’onore con i suoi ragazzi. Il ritorno di Boyd viene messo ai voti: i sì sono 15, "

fa parte della spedizione francese.

 



C’è Boyd, quindi, e con lui altri 21 ragazzi pronti a far sognare l’intera Giamaica. Esserci è già importante ma Simões ha progetti ambiziosi, e nel ritiro francese cerca di formare una squadra in grado di superare un girone di ferro: non solo c’è l’Argentina, una delle grandi favorite per la vittoria finale, ma anche la Croazia di Suker, Boban e tanti altri campioni.

 

Nei pronostici, i caraibici partono più o meno alla pari con il Giappone, lontano parente della squadra più solida e credibile degli anni successivi. «C’è molto meno stress rispetto al calcio inglese, siamo una realtà meno strutturata – afferma Robbie Earle in un’intervista concessa all’

direttamente sul campo di allenamento – ma qui siamo davvero rilassati, ridiamo e scherziamo. Questo ci aiuta nella chimica di squadra, anche se qualcuno afferma che noi inglesi non ci siamo integrati bene con il resto della squadra. Non è vero, siamo un gruppo unito che marcia nella stessa direzione». Simões, che secondo alcune indiscrezioni avrebbe ricevuto delle minacce di morte per il trattamento riservato a Boyd durante le qualificazioni, cerca in ogni modo di carpire i segreti della Croazia, fino a farsi beccare mentre spia in gran segreto il test di Boban e compagni contro il Raon-Etape.

 

Il CT Blazevic lo coglie sul fatto e ci scherza su, regalandogli due video della sua squadra: «Ho beccato Simões, che spiava sotto un grosso cappello la nostra ultima amichevole e gli ho regalato due videocassette. Spero che un giorno mi restituisca il favore, anche perché i giamaicani hanno detto che sono in contatto diretto con Dio. Voglio vedere cosa succederà in campo». Lo stile del tecnico brasiliano fa breccia anche nella stampa italiana, il suo

nella sua semplicità, è un motto che pare avere qualcosa di inspiegabilmente rivoluzionario. Da qualche mese, la Giamaica è salita alle cronache sportive italiane. “Colpa” di Cesare Maldini, che nelle tormentate notti di vigilia dello spareggio con la Russia aveva parlato con sdegno delle nazionali minori come la Giamaica, facendo il confronto con il colosso azzurro “ingiustamente” costretto al playoff.

 

Tutto scorre tranquillo fino alla sera che precede il match con la Croazia. Nelle stanze c’è la tv internazionale, e

trasmette il documentario di Rupert Harris sulla nazionale giamaicana, intitolato poco sorprendentemente "Reggae Boyz". Un reportage che evidenzia le differenze di trattamento tra i giocatori inglesi e quelli locali. Fitzroy Simpson, ala del Portsmouth e tra i primi britannici ad accettare la corte di Simões, afferma che «in Giamaica è normale avere dieci fidanzate contemporaneamente». Lo stile di Burton e compagni, caratterizzato da gioielli e macchine veloci, viene contrapposto a quello dell’anima giamaicana della nazionale, decisamente più spartano. È un duro colpo per l’armonia del gruppo, ma non c’è tempo per assorbirlo. A Lens va in scena l’esordio mondiale di Croazia e Giamaica e i "

, in campo con una delle

, tengono meravigliosamente il campo nel primo tempo salvo poi cedere nella ripresa (3-1 il finale).

 


La “prima” mondiale di Croazia e Giamaica. Stanic apre le marcature in mischia, Earle firma il bellissimo pareggio su cross di Ricardo Gardner. Nella ripresa, un tiro-cross di Prosinecki beffa Barrett. Nandi Lowe manda due volte ko Stanic con testate e calci volanti, quindi Suker chiude i conti con un tiro deviato.


Piccolo extra su Lowe: nel 2004 viene arrestato dalla polizia inglese per detenzione di quasi 1,2 chili di crack, ricevuti comodamente a casa in un pacchetto spedito a nome Kevin Brown, da lui regolarmente firmato alla consegna. «Se un amico mi dice di fare una cosa, io non penso nulla di brutto sul suo conto. Io sono giamaicano, ragiono in maniera diversa rispetto a voi». Nel febbraio del 2005 è stato scagionato per mancanza di prove, salvo poi venire nuovamente arrestato nel dicembre del 2007 per possesso di marijuana.


 

«Per noi era importantissima la prima partita – dichiara capitan Barrett – perché sapevamo che con 4 punti avremmo avuto la possibilità di superare il girone. Era fondamentale ottenere almeno un pareggio con la Croazia». Al di là del risultato, in Giamaica è festa grande. Le persone si sono radunate in ogni strada per seguire in televisione le gesta dei "

". Archiviata la sconfitta, c’è da giocare al Parco dei Principi contro i fuoriclasse dell’Argentina. Parigi è uno scenario impensabile per chi era abituato a dividersi tra un campo polveroso e le stanze di un albergo. E poco importa se con l’Argentina i piani di Simões vanno in frantumi, con la marcatura a uomo su Ariel Ortega che si rivela un boomerang. Il guardiano Powell si fa espellere e

, con due gol prima della tripletta di Gabriel Omar Batistuta.

 

Dopo la sconfitta, il CT porta tutti a Disneyland, mossa fondamentale per centrare la prima, storica vittoria in un Mondiale. Perché Parigi, come dice Jacques Brel in

, misura le emozioni, e quelle della Giamaica non sono certamente legate soltanto ai risultati del campo. Con il Giappone c’è in palio solamente l’onore, la qualificazione è già ad appannaggio di Argentina e Croazia. Allo Stade Gerland di Lione, in una sorta di chiusura del cerchio, è Theodore Whitmore a prendersi la scena. L’uomo che aveva dato il via al cammino, in quell’anonimo quanto fondamentale 0-1 con il Suriname, firma un’incredibile doppietta contro gli asiatici.

 


Il punto più alto della storia del calcio giamaicano.


 

È il momento dei bilanci, e tra i più commossi c’è Earle, l’inglese della foglia di bambù. «Dedico questo Mondiale ai miei genitori. Vedere il loro figlio fare qualcosa di positivo per la Giamaica li ha resi orgogliosi, come se avessero restituito qualcosa a quell’isola che avevano lasciato tanto tempo fa. La Giamaica è una casa che fino a un anno fa non sapevo nemmeno di avere». Gli fa eco Sinclair: «Giocatori come Best e Giggs non hanno mai avuto l’opportunità di giocare un Mondiale, io grazie alla Giamaica ce l’ho fatta. La felicità per questa chance rimarrà per sempre con me». Al ritorno in Giamaica, la squadra viene accolta come se avesse vinto il Mondiale. Per tanti di quei ragazzi, l’exploit francese significa una carriera ad alti livelli. Il Bolton mette subito le mani su Ricardo Gardner, Ian Goodison nel 1999 sbarca all’Hull City prima di diventare una bandiera del Tranmere, anche Theo Whitmore viene acquistato dall’Hull. Boyd finisce allo Swansea, Andy Williams inizia una lunga avventura in MLS. Non va altrettanto bene al povero Stephen Malcolm, che perde tragicamente la vita il 28 gennaio del 2001 dopo un’amichevole con la Bulgaria: nell’incidente d’auto rimane coinvolto anche Whitmore, senza gravi conseguenze.

 

L’esperienza di Simões alla guida della Giamaica si eusarisce nel 2000, do

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