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Flavio Fusi
Squadra d'assalto
21 Sep 2015
21 Sep 2015
Un Napoli in grande spolvero distrugge una Lazio in difficoltà, rifilando la seconda cinquina in tre giorni.
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Flavio Fusi
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Con due soli punti conquistati in tre partite, le critiche su Sarri, il neo-allenatore del Napoli, piovevano da ogni direzione. Sarri è stato accusato soprattutto di essere un “allenatore di provincia”, inadeguato a una piazza ambiziosa come quella di Napoli. Per dire la sua sul tecnico toscano si era scomodato Diego Armando Maradona in persona, accusando la società di non aver puntato sull’uomo giusto per vincere. Oltre ai deprecabili attacchi personali, sui giornali e nei bar sport, si sprecavano le considerazioni tecnico-tattiche su come l’ex bancario diventato tecnico si ostinasse a schierare il 4-3-1-2 trapiantato dall’Empoli e non il 4-3-3.

 

I problemi del Napoli avevano un minimo comun denominatore: la fase difensiva. Eppure ci si concentrava su due moduli, potenzialmente gemelli, che differiscono solo dalla cintola in su, nella disposizione dei tre in avanti, tra l’altro sempre e comunque flessibile nell’idea di calcio

.

 



Sorprendentemente Sarri ha in un certo senso accontentato i critici, schierando il 4-3-3 sia in Europa League contro il Brugge che nel posticipo contro la Lazio. Risultato: 5-0 ai belgi e 5-0 alla squadra di Stefano Pioli. L’allenatore toscano ci ha tenuto a precisare che «cambiano solo le posizioni di partenza, non l’idea globale di calcio». Ed è vero. Guardiola dice che i moduli sono solo numeri di telefono senza valore: quello che conta è l’idea di gioco, non la formazione.

 

Nell’Empoli, il trequartista giocava alle spalle dei due attaccanti, ma Maccarone e Pucciarelli (o Tavano) si allargavano spesso quasi in posizione di ala, consentendo a Saponara di inserirsi centralmente. Similmente, contro la Lazio, Insigne è partito largo a sinistra con Higuaín centrale e Callejón a destra, ma sarebbe riduttivo classificare con tre (o quattro) cifre consecutive un trio d’attacco capace di produrre una serie di combinazioni offensive così varie, così come sarebbe riduttivo attribuire tutti i meriti dell’exploit del Napoli al cambio di modulo.

 

Oltre ai citati cambi in avanti, rispetto all’ultima partita di campionato con l’Empoli, Koulibaly ha sostituito Chiriches in difesa accanto ad Albiol, Hysaj ha giocato a destra con Ghoulam a sinistra e Jorginho in cabina di regia ha fatto rifiatare Valdifiori. Pioli, ancora senza Djordjevic e Klose, ha lasciato Gentiletti e Anderson in panchina, con la coppia difensiva Mauricio-Hoedt e Lulic-Mauri-Keita in supporto di Matri. Anche Milinkovic-Savic ha cominciato in panchina, con Parolo e Onazi davanti alla difesa.

 



Il Napoli ha iniziato con l’intensità giusta, prendendo da subito la partita in mano. Il possesso palla non è mai stato in discussione, con i padroni di casa che hanno registrato una percentuale del 63,9%, effettuando 653 passaggi, quasi il doppio di quelli della Lazio (356). I biancocelesti non portavano grande pressione sulla costruzione dal basso, cercando al massimo di schermare le linee di passaggio per Jorginho, in modo da costringere uno dei due centrali, preferibilmente Koulibaly, a farsi carico della fase di uscita. Il tentativo della Lazio di mantenere un blocco medio, per difendersi con un 4-1-4-1 alternato a un 4-4-1-1, falliva costantemente, poiché la gran parte dell’equilibrio della formazione era sulle spalle di Parolo e Onazi.

 

La difesa della Lazio ingaggia il portatore di palla uscendo dalla linea solo quando è strettamente necessario e i due, che dopo la trasferta in Ucraina contro il Dnipro sono sembrati un po’ in debito d’ossigeno, devono lavorare molto in ogni partita per pressare gli avversari e tracciare gli inserimenti dei centrocampisti. Il principale punto debole di questa impostazione è il rischio che i centrocampisti lascino troppo spazio alle loro spalle, situazione puntualmente creatasi e sfruttata spesso dal Napoli, soprattutto con Insigne e Hamsik.

 


Koulibaly è lasciato libero di impostare e portare il pallone fino alla metà campo, dove Parolo lascia la posizione per disturbarlo. Il difensore francese riesce comunque a servire Insigne, andatogli incontro per portare subito palla nello spazio alle spalle di Parolo e Onazi, agendo tra le linee da trequartista. In questo caso la sovrapposizione di Ghoulam lungo la corsia serve a impegnare Basta, costretto a lasciare libero uno tra l’algerino e Insigne, essendo mal supportato da Keita.



 

Anche quando la squadra di Pioli riusciva a rimanere corta e compatta orizzontalmente sembrava impotente contro le azioni di attacco del Napoli. Gli azzurri muovevano la palla con facilità, con il portatore di palla che aveva a disposizione una vasta gamma di scelte, grazie al posizionamento fluido dei compagni, che si proponevano intelligentemente negli spazi tra un difensore e l’altro, rendendo vane le contromisure prese dalla Lazio.

 


Jorginho riceve palla sul centro-destra e ha subito a disposizione quattro opzioni di passaggio corto: verticale per Callejón, diagonale per Hamsik o Hysaj, orizzontale per Allan. Tutti e quattro i potenziali ricevitori si sono mossi in modo da essere fuori dalla zona d'ombra dei giocatori della Lazio, posizionandosi tra le maglie della linea di centrocampo avversaria.



 

Insigne è stato il principale architetto delle azioni offensive del Napoli e non a caso è stato (con Hamsik) il giocatore ad aver creato più occasioni, 4, assist compreso, e ad aver registrato più dribbling, 5. Il gioco di Sarri ne esalta le qualità: partendo da sinistra può andare dentro al campo per sfruttare lo spazio tra le linee avversarie, contribuire a creare la superiorità numerica sul centro-sinistra oppure essere isolato sulla fascia in situazioni di uno contro uno.

 


Il Napoli ha creato una situazione di 4 vs. 3 sul centro-sinistra approfittando della passività in fase difensiva di Lulic e Mauri. Anche Higuaín va incontro ai compagni portando fuori dall’area di rigore entrambi i centrali della Lazio e creando i presupposti per il cambio di gioco di Insigne, che pesca Callejón sul lato destro dell’area di rigore.



 

Il gol del vantaggio nasce proprio da una situazione in cui il Napoli è riuscito a creare una superiorità qualitativa sulla fascia sinistra, permettendo a Insigne di affrontare uno contro uno Mauricio e disorganizzando la difesa biancoceleste. Il Napoli attaccava centralmente con il taglio di Hamsik che ha costretto Basta ad andare dentro il campo. Insigne è rimasto largo sulla fascia ed è stato pescato dal passaggio di Jorginho, ma fermato da Mauricio. Il difensore ha cercato di liberare scaricando il pallone su Matri, abbassatosi fino alla proprio trequarti, ma l'attaccante ha perso la palla a causa del contro-pressing del Napoli. Il pallone è giunto sui piedi di Higuaín quando la difesa della Lazio era ancora fuori posizione, con Mauricio rimasto largo e Basta che non lo ha coperto adeguatamente. Higuaín si è liberato di Hoedt con facilità e ha infilato Marchetti sul lato sinistro.

 



Situazioni di questo tipo si creavano continuamente, poiché né Keita né Lulic, sostituito durante l’intervallo, hanno fornito un adeguato supporto ai propri terzini, lasciati in balia di Insigne e Callejón. La Lazio cercava troppo spesso di contenere la manovra del Napoli senza pressare immediatamente il portatore, nell’estremo tentativo di mantenere l’allineamento difensivo e di non concedere spazi pericolosi. Questo atteggiamento si è però rivelato controproducente, poiché così facendo i rapidi giocatori di Sarri riuscivano ad accelerare e a puntare in velocità i difensori della Lazio, che non solo pagavano il fatto di essere più lenti, ma anche il loro attendismo, che li spingeva a uscire dalla linea quando era ormai troppo tardi.

 


Sul gol di Allan, Insigne sfrutta nuovamente lo spazio alle spalle di Parolo e Onazi su invito di Ghoulam, agendo di fatto da trequartista. Sia Hoedt che Maurico esitano, ma poi escono entrambi su Insigne, che serve Allan sulla corsa. Il brasiliano è bravo ad approfittare della posizione di Radu, rimasto largo su Callejón, allargando ancora di più il varco aperto dall’uscita dei compagni. Nell’azione sbagliano tutti i difensori della Lazio: Keita supporta correttamente Basta coprendo su Ghoulam, ma il serbo perde Insigne; Mauricio esce in ritardo e Hoedt lo segue precipitosamente, lasciando Marchetti senza copertura; Radu compromette la compattezza della linea allargandosi su Callejón.



 

Mauricio è stato sempre battuto, tanto che ha subito 4 dribbling, ma ancora peggio ha fatto Hoedt. Il 21enne, escluso nell’azione del gol del Dnipro, in cui comunque non era il solo colpevole, aveva ben impressionato nella trasferta di Europa League in Ucraina, ma la sua prestazione al San Paolo è stata totalmente inadeguata. Nell’ordine: si è fatto bruciare da Higuaín nel primo gol; ha lasciato la posizione sul gol di Allan, quando avrebbe dovuto coprire il compagno Mauricio; ha perso Insigne sulla respinta di Marchetti nell’azione del terzo gol; ha cercato la scivolata invece di accompagnare Higuaín verso l’esterno nel poker dell’argentino; ha guardato solo la palla facendosi scivolare via Gabbiadini nel gol del 5-0. L’unico aspetto positivo è che, dopo una prestazione del genere, il giovane difensore olandese può solo migliorare.

 



Supportata da una condizione fisica invidiabile per una squadra che aveva giocato giovedì in Europa League, la prestazione del Napoli è stata ottima anche dal punto di vista difensivo. La squadra era sempre corta (nel finale il maniacale Sarri ha comunque trovato di che lamentarsi, con la difesa che rimaneva troppo bassa) e pressava a tutto campo, recuperando la palla a una distanza media dalla porta di 42,2 metri. Il pressing napoletano era reso doppiamente efficace dalla mancanza di Santiago Gentiletti, fondamentale nella costruzione del gioco dalla difesa.

 


Quando la Lazio costruiva partendo dal portiere, Higuaín e l’esterno lato palla erano sempre pronti a disturbare la fase di uscita della Lazio, evitando di concedere linee di passaggio centrali.



 

Il pressing del Napoli era orientato al pallone e mirava a congestionare lo spazio lungo le corsie, con la squadra che si muoveva scorrendo compatta orizzontalmente. Sul portatore di palla uscivano l’esterno d’attacco e l’interno di centrocampo che si trovavano sul lato di sviluppo del gioco. Jorginho, l’interno e l’esterno opposti poi si riposizionavano appena dietro la prima linea di pressione, comprimendo lo spazio e diminuendo le opzioni dei difensori della Lazio, su cui pesava anche l’assenza di un vero e proprio regista in mezzo al campo. Ottima invece la prestazione del regista del Napoli: nel centrocampo a 3 sembra trovarsi molto a suo agio e il record di passaggi effettuati (ben 92) ne è la testimonianza.

 


Lo schema di pressing del Napoli. Il centrocampo scorre sul lato palla e l’esterno e l’interno vicini al portatore lo pressano con il contributo di Higuaín, meno aggressivo, ma comunque utile nello schermare Onazi. Callejón si unisce a Hamsik e Jorginho, scorrendo verso il lato del pallone accorciando la squadra sia verticalmente che orizzontalmente.



 

Grazie alla combinazione di pressing e possesso palla della squadra di Sarri, la Lazio non è riuscita a produrre praticamente nulla in avanti, concludendo solo una volta nello specchio della porta. L’occasione che avrebbe potuto cambiare il volto e l’andamento della partita l’ha avuta Keita al settimo minuto di gioco, quando Basta lo ha pescato in mezzo all’area sull’unico errore evidente della difesa del Napoli, che si era fatta attirare dal pallone. Lo spagnolo di origini senegalesi si è fatto trovare pronto all’appuntamento col pallone, prendendo in mezzo Albiol e Jorginho, ma ha sprecato l’occasione calciando sopra la traversa.

 



Il Napoli ha giocato una partita pressoché perfetta, superando una Lazio irriconoscibile da tutti i punti di vista. I dieci gol segnati in due partite consecutive contro squadre di livello, ma forse ancora di più la consapevolezza di non aver lasciato niente ai propri avversari, potrebbero essere il carburante necessario all’autostima degli azzurri, oltre che un ottimo biglietto da visita per Sarri, che, giova ricordarlo, aveva impiegato tre anni per costruire e affinare il favoloso impianto di gioco dell’Empoli.

 

La prestazione della Lazio è stata a dir poco preoccupante in tutti i reparti e ha confermato le tremende difficoltà nelle trasferte di campionato: due sconfitte su due, zero gol fatti e ben nove subiti.

 
 



 
 

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