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Giovanni Bongiorno
Se fai il cattivo arriva Shavkat Rakhmonov
21 Dec 2023
21 Dec 2023
Il fighter kazako è il nuovo incubo della UFC.
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Giovanni Bongiorno
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IMAGO / USA TODAY Network
(foto) IMAGO / USA TODAY Network
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Diciotto match in carriera, diciotto finalizzazioni, di cui dieci sottomissioni e otto KO. Shavkat Rakhmonov in poco tempo si è trasformato nel rivale più accreditato alla cintura di Leon Edwards. D'altra parte, nessuno dei suoi avversari è riuscito a uscire indenne dall'ottagono, nonostante il livello fosse alto. Parliamo di fighter del calibro di Neil Magny, Geoff Neal e Stephen Thompson. A UFC 296, ad esempio, ha inflitto a Stephen “Wonderboy” Thompson la prima sconfitta per sottomissione in carriera e lo ha fatto a seguito di una prestazione dominante e votata all’attacco continuo. Ha fatto impressione vedere così in difficoltà Thompson, un fighter che ha sempre trovato nella pressione avversaria una via per trovare la vittoria. Era successo per esempio con Vicente Luque, messo col sedere a terra più volte a suon di side kick e diretti al volto. Thompson ha sempre avuto la meglio sui fighter aggressivi che cercavano sopraffarlo, ma poco ha potuto contro il ventinovenne kazako.Rakhmonov è uno dei fighter più completi della sua divisione - è dotato di una capacità di avanzamento continua, di una capacità unica nella scelta dei colpi e di un timing quasi sempre perfetto - ma eccelle nella finalizzazione, che è sempre ineluttabile. L’unico avversario che apparso in grado di scambiare con lui è stato Geoff Neal, ma anche lui alla fine è stato sottomesso con una particolare rear-naked choke in piedi nelle ultime battute del loro incontro.

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Contro Thompson, a UFC 296, Rakhmonov è partito aggredendo e avanzando, ha atteso il primo side kick per legare sin da subito e passare alla fase di grappling a parete, per poi pressare sulla sua anca, sbilanciandolo e costringendolo a dare fondo a tutte le sue energie. Thompson, almeno inizialmente, non ha sfigurato: ha mantenuto alta l’attenzione e ha rimandato il takedown, è persino uscito da un tentativo di rear-naked choke che pareva sul punto di essere essere completato. Col passare del primo round e dei minuti, però, le energie di Thompson sono venute meno e la strenua difesa iniziale ha lasciato spazio ad una arrendevolezza fisiologica data sia dall’età che dalla condizione non più perfetta del fighter americano. Thompson non è certo un principiante, ha portato il miglior Tyron Woodley ad un pareggio maggioritario a UFC 205, sfiorando l’impresa. Parliamo del biennio 2016-2017, il periodo migliore per il fighter statunitense, che successivamente ha subito anche un insospettabile KO per mano di un ispiratissimo Anthony Pettis. Insomma Thompson era un test molto solido per testare definitivamente il talento di Rakhmonov, e il kazako l’ha superato brillantemente e senza apparente difficoltà. Sopra di lui adesso si ergono solo Gilbert Burns, Colby Covington, Belal Muhammad e Kamaru Usman. Tra questi, solo Burns non ha affrontato Edwards finora e Muhammad, che è stato protagonista di un match con Edwards finito in no contest a causa di un eye poke, lo ha recentemente battuto. Per questo motivo sarebbe proprio Muhammad ad avere più diritto a ottenere un match titolato.

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Sotto questa luce, le uniche strade percorribili per Rakhmonov rimangono una title shot diretta oppure una title eliminator contro Muhammad. Il fighter kazako ha uno stile che cannibalizza gli avversari, non lascia spazi, si impone sia in fase di striking che di grappling. Finora è sembrato un uragano capace di passare su tutto e tutti coloro che gli si sono parati davanti. Muhammad non ha le stesse caratteristiche, è considerato a ragione un "decision fighter", cioè un atleta più cerebrale, capace di vincere tutte o quasi le riprese di un incontro e di portare, in una maniera o in un’altra, sempre il match a casa, nonostante un tasso di finalizzazione molto basso. Un match tra i due, insomma, potrebbe essere un incastro molto interessante e darebbe una risposta definitiva sul prossimo contendente numero uno. Nonostante ciò, non è ancora chiaro cosa UFC voglia fare. Forse la ragione è che nessuno vuole affrontare davvero Rakhmonov in questo stato di grazia. L'unico che sembra all'altezza al momento è proprio Leon Edwards, che è meritatamente campione di categoria. Un match tra i due sarebbe davvero difficile da leggere, data anche la prestazione brillante offerta dal campione inglese a UFC 296 contro Colby Covington.

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Ciò che sappiamo è che Rakhmonov è capace di imporsi sui suoi avversari grazie più che nonostante i loro punti di forza, sfruttandoli a proprio vantaggio. Se gli si dà la possibilità, il fighter kazako capitalizza anche la più piccola ed impercettibile chance di finalizzazione per dimostrare ancora una volta di essere il più forte della divisione. Lo si può vedere per esempio nella sottomissione di Geoff Neal, prima sfiancato nel testa a testa di striking (nel quale a dire il vero non era nemmeno parso in netto svantaggio dal punto di vista tecnico) e poi atterrato con una rear-naked choke e l’aiuto della parete. È stata una dimostrazione di dominio impressionante, per un fighter che ha alzato progressivamente il livello all'alzarsi di quello dei suoi avversari. Rakhmonov sembra insomma pronto per prendersi la corona ma lo sappiamo come funzionano le MMA: anche le convinzioni più granitiche sono fatte per essere distrutte.

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