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Flavio Fusi
Semifinale sprecata
27 Apr 2016
27 Apr 2016
Manchester City e Real Madrid pensano soprattutto ad annullarsi, e offrono uno spettacolo modesto.
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Flavio Fusi
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Il Manchester City e il Real Madrid sono due squadre imperfette. Entrambe le formazioni hanno problemi tattici più o meno evidenti che difficilmente vedremo risolti da qui a fine maggio: Pellegrini se ne andrà al termine della stagione lasciando a Guardiola un’eredità di difetti a cui non è mai riuscito a mettere mano, mentre Zidane è ancora un allenatore inesperto che fatica a mettere in atto la propria filosofia di gioco.

 

Normalmente le semifinali di Champions League rappresentano la più alta espressione del calcio europeo ma, come era prevedibile viste le premesse di cui sopra, Manchester City – Real Madrid non ha rispettato le attese. Citizens e Merengues hanno preferito rimandare il discorso qualificazione alla partita di ritorno, piuttosto che scoprirsi eccessivamente rischiando di compromettere l’approdo in finale.

 

Non ci sono state particolari sorprese nell’undici titolare di Pellegrini. In difesa, davanti ad Hart, è rientrato Kompany, schierato al centro accanto ad Otamendi con Sagna e Clichy terzini. A centrocampo, senza Touré, hanno giocato Fernando e Fernandinho. Navas, De Bruyne e Silva hanno costituito il trio di trequartisti alle spalle di Agüero.
Zidane, invece, ha dovuto fare i conti con il forfait dell’ultimo minuto di Cristiano Ronaldo, l’eroe della qualificazione con il Wolfsburg, già autore di 47 gol stagionali. Come sostituto del portoghese, il tecnico francese ha scelto Lucas Vazquéz, con Bale (almeno inizialmente) a destra e Benzema da attaccante centrale. Per il resto non ci sono state sorprese, con Navas in porta, la linea difensiva formata da Carvajal, Pepe, Ramos e Marcelo ed il centrocampo a tre con Casemiro, Kroos e Modrić.

 


Proprio la conformazione del centrocampo sembra essere uno dei principali enigmi che affliggono Zidane: senza Casemiro, Kroos e Modrić devono sacrificarsi nello svolgere compiti difensivi che non gli appartengono pienamente; ma d’altra parte, quando il Real è in possesso, il brasiliano si spinge in avanti più per non disturbare la costruzione dei compagni che per offrire soluzioni offensive nelle zone avanzate. In sostanza, Zidane, trovatosi di fronte a quella che in economia è definita come una situazione di costo-opportunità, ha ormai deciso di rinunciare ad un uomo tra le linee avversarie, in grado di migliorare la struttura in possesso, in nome dell’utilizzo di Casemiro davanti alla difesa, con lo scopo di liberare Kroos e Modrić da buona parte delle loro responsabilità difensive.
Contro il City, il brasiliano è forse stato anche più timido del solito, portandosi di fronte ai compagni solo quando il possesso era ormai consolidato e cercando sempre una giocata semplice e mai verticale.

 


I passaggi di Casemiro, tutti orizzontali o all’indietro. Tra l’altro il brasiliano ha perso 17 palloni, cioè quanti Kroos (6) e Modrić (11)  messi insieme.


 

Ciò ha determinato distanze troppo vicine nel centrocampo del Real e, di conseguenza, gli ormai inevitabili problemi di occupazione del campo e di progressione del gioco che tormentano Zidane fin dall’inizio della sua avventura. A tratti era come se i Merengues attaccassero in 10, come se Casemiro fosse un corpo estraneo alla manovra offensiva della squadra e si riattivasse solo per quella difensiva: ed era un peccato, perché un altro comportamento avrebbe potuto causare problemi decisamente maggiori ai centrocampisti del City.

 


Un esempio delle subottimali distanze nel centrocampo del Real Madrid.


 

Quando si difendeva, il City si riorganizzava in un 4-4-1-1, sulla falsariga di quanto visto contro il

. Nel primo tempo, durante il pressing, con il Real che costruiva con due centrocampisti, De Bruyne prendeva in consegna uno tra Kroos e Modrić, ma spesso si alzava con Agüero sui centrali: a quel punto erano Fernando e Fernandinho ad aggredire i registi del Real. Ciò ha creato problemi alla poco coordinata fase di uscita dei Blancos, che quando non riuscivano a superare subito il pressing con un tocco di Modrić o Kroos, hanno corso qualche rischio di troppo. Eppure giocare negli spazi del pressing del City avrebbe potuto essere la chiave della partita.

 

L’aggressività di Fernando e Fernandinho determinava delle tasche di spazio nelle zone centrali del campo, che talvolta diventavano vere e proprie voragini. Se il Real avesse avuto un terzo centrocampista anche in fase offensiva, avrebbe potuto sfruttare la superiorità tecnica di Kroos e Modrić per liberarlo alle spalle del duo di centrocampisti avversari e tutta la struttura di pressing del City avrebbe ceduto. I movimenti di Benzema potevano in parte aiutare a sfruttare questi varchi nello schieramento del City, ma il francese, acciaccato, è mancato nel primo tempo e Jesé lo ha sostituito durante l’intervallo, toccando però ancora meno palloni (26 a 23). L’attacco del Real si è riorganizzato con Vazquéz a destra, Jesé centrale e Bale a sinistra.

 



Il pressing del City è sull’uomo: De Bruyne spesso aggrediva i centrali e di conseguenza sia Fernando che Fernandinho si alzavano sui registi del Real. A questo punto era inevitabile che si aprissero varchi tra di loro e alle loro spalle, ma Casemiro e il suo ruolo non permettevano alla squadra di Zidane di approfittarne.


 

Anche Pellegrini ha operato una sostituzione in anticipo: quando nella prima frazione Silva è stato costretto ad uscire per un infortunio è stato il turno Iheanacho. A quel punto, il nigeriano ha preso il posto di De Bruyne, mentre il belga si è allargato a sinistra. Al momento del rientro in campo però, Iheanacho ha svolto un ruolo differente rispetto al compagno: in fase offensiva giocava più vicino ad Agüero, mentre in fase difensiva Pellegrini gli aveva affidato il compito di seguire i movimenti di Casemiro. L’obiettivo era di evitare che lo spazio aperto dall’aggressione alta di Fernando e Fernandinho fosse occupato dal brasiliano (non che ce ne fosse particolarmente bisogno).

 


Dal secondo tempo Pellegrini ha posto Inheanacho più stabilmente su Casemiro: i centrali del Real hanno avuto più libertà, ma si sono aperti meno spazi nel centrocampo del City.


 

 

Entrambe le squadre hanno mantenuto i terzini tendenzialmente bassi: probabilmente per entrambi era una strategia per evitare di essere colpiti in contropiede. Nel primo tempo, quando Marcelo è stato più aggressivo, il City ha trovato spazio alle sue spalle in un paio di occasioni e da lì in poi il brasiliano è stato più prudente ed al Real è mancata l’ampiezza nello sviluppo della manovra offensiva.



 



Marcelo si mantiene alto anche dopo il recupero palla del City e Navas ne approfitta per attaccarlo alle spalle. Fernando lancia il compagno nello spazio, che corre lungo la fascia ed evita l’intervento di Casemiro con un passaggio per De Bruyne. L’azione del belga costringe Pepe a lasciare la sua posizione e a fermarlo con un brutto fallo che gli costerà il cartellino giallo.


 

Gli uomini di Zidane difendevano in un 4-1-4-1: quando la palla era all’altezza del centrocampo, tra i piedi dei centrali del City, Casemiro si manteneva più basso, schiacciandosi sulla linea difensiva. Al contrario Kroos e Modrić si mantenevano più alti insieme a Lucas Vazquéz e Bale. La distanza tra il mediano e il resto del centrocampo era spesso molto ampia e ciò consentiva ai trequartisti dei Citizens, oltre che a Fernandinho (tra i due centrocampisti era quello più propositivo in avanti), di muoversi nello spazio.

 

Con Fernandinho più avanzato e Fernando non esattamente brillante nel farsi vedere per ricevere palla e giocare il pallone, erano i centrali, e soprattutto Kompany (tra i Citizens quello con più passaggi positivi, 69) a dettare il gioco. La posizione bassa dei terzini del City ha permesso alla squadra di Pellegrini di sfruttare lo spazio alle spalle della prima linea di pressione del Real: Sagna e Clichy offrivano ai centrali uno sfogo immediato quando era difficile giocare un pallone verticale e ricevuta palla facevano scattare il pressing avversario, sguarnendo definitivamente il varco. A quel punto bastava ripassare il pallone al compagno, che adesso trovava il corridoio per un filtrante con relativa facilità.



 



 



 



 



Se il City superava il pressing dei Merengues con relativa facilità, non riusciva poi a costruire azioni pericolose, vista la cattiva occupazione della trequarti e il mancato supporto all’uomo che riceveva palla tra le linee, la cui unica soluzione era spesso lo scarico verso l’esterno. Non a caso, come confermano gli 0,2 xG prodotti, il City ha avuto molte difficoltà a creare occasioni (solo 3, tra cui un solo tiro inporta), mentre è stato il Real, soprattutto da calcio piazzato, a rischiare di portare a casa il risultato.

 


 

 

Gli scompensi tattici delle due squadre sommati all’obiettivo comune di non voler concedere un gol all’avversario hanno offerto uno spettacolo davvero modesto e nel finale, l’atteggiamento delle due squadre ha mostrato chiaramente come entrambe fossero ormai soddisfatte dello 0-0. Tra le due, è il City che forse ha perso un’occasione: non capita tutti i giorni di giocarsi una semifinale di Champions contro il Real senza Ronaldo e con Benzema a mezzo servizio. Di sicuro ha perso il calcio, sacrificato da due squadre che da troppo tempo si affidano alle individualità, trascurando l’importanza dell’organizzazione di gioco.

 

 

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