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Resto del mondo: settembre
09 set 2015
09 set 2015
La nuova rubrica dedicata a tutti i campionati del pianeta Terra. In questa puntata: Inghilterra, Croazia, Belgio, Spagna, Francia, Turchia, Stati Uniti, Germania e Giappone.
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Il Manchester United è ufficialmente in crisi. Lo era già da prima della partita con lo Swansea, ma una fase difensiva solida aveva nascosto i problemi sotto al tappeto. I due gol incassati in Galles, i primi del campionato, hanno acceso i riflettori su van Gaal e sui suoi uomini. Alla sosta, lo United è quinto in classifica, ma già distaccato di cinque lunghezze dai cugini del City, primi a punteggio pieno.

 

Sotto accusa soprattutto la fase offensiva: il Manchester United ha segnato solo 3 gol, nel ranking di prolificità sono quattordicesimi in compagnia di Arsenal, Tottenham, West Brom e Stoke City. Hanno tirato verso la porta anche meno delle due londinesi, 12.3 tiri a partita, con appena dieci squadre che hanno fatto peggio degli uomini in maglia rossa.

 

Dopo aver epurato quasi per intero il suo parco attaccanti, van Gaal ha puntato tutto su Wayne Rooney. Finora il ventinovenne di Liverpool non è sembrato capace di ripagare la fiducia del suo allenatore. È difficile contestare i numeri di Rooney, che ha avuto le sue migliori stagioni dal punto di vista realizzativo quando ha potuto giocare da prima punta (2009-10 e 2011-12). Ha 233 gol in maglia United, è a soli 16 gol dal primatista assoluto, la leggenda Sir Bobby Charlton. Non si può dire quindi che Rooney non sappia giocare in attacco o che non veda la porta.

 

Oggi “The White Pele” non è nelle migliori condizioni atletiche e sta faticando soprattutto nel trovare lo spunto in accelerazione per battere il diretto marcatore. È generalmente poco mobile senza palla e questo lo rende prevedibile e inoffensivo. La sua forma fisica migliorerà nel corso della stagione, ma sembra comunque non avere più il plateau di velocità e di continuità d’azione che serve a un centravanti del livello richiesto. Martial potrebbe giocargli davanti, permettendogli di arretrare in una posizione da trequartista, ma il francese sarà pronto da subito?

 

Un impatto duro, sul pianeta Premier League, lo ha avuto Memphis Depay. Schierato nel suo ruolo preferito di ala invertita sull’out sinistro, l’olandese non ha inciso nel gioco della sua squadra. Depay non offre mai un movimento al portatore di palla, vuole ricevere il pallone sempre tra i piedi per provare a risolverla da solo. Tutte le sue statistiche offensive sono peggiorate rispetto all’ultima stagione spesa al PSV, perché sta soffrendo contro difese più organizzate e difensori fisicamente meglio strutturati.

 

https://www.youtube.com/watch?v=CcJC3-GVED8

Come quella del Newcastle.


 

Per fare posto al suo pupillo, van Gaal ha smantellato l’unica cosa che funzionava allo United, nel finale della scorsa stagione: la catena di sinistra formata da Blind, Young e Fellaini. Gli ultimi due sono stati relegati in panchina, mentre Blind è schierato come difensore centrale a causa degli infortuni nel reparto. I tre offrivano l’ampiezza della manovra che oggi, con Depay e Shaw, il Manchester non ha.

 



 

La strada è lunga, di talento nella rosa dello United ce n’è a profusione. Ma se qualcuno pensava che la stagione degli esperimenti di van Gaal fosse finita, si sbagliava di grosso.

 





 

L’unica squadra che nella passata Bundesliga è riuscita a insidiare il cammino trionfale del Bayern Monaco è stata il Wolfsburg. Ma la situazione sta già cambiando in fretta.

 

Tornato protagonista in patria e, in parte, in Europa dopo i fasti della stagione 2008-09 nella quale conquistò il suo primo storico Meisterschale guidato da Felix Magath, prima dell’era del duopolio Bayern Monaco-Borussia Dortmund, il Wolfsburg in seguito al campionato sontuoso disputato lo scorso anno, e culminato col secondo posto, si è candidato come principale rivale del Bayern anche quest’anno. Il viatico della stagione d’altra parte era di quelli promettenti, avendo sconfitto non più tardi di un mese fa proprio i bavaresi nella finale di Supercoppa di Germania, sebbene al termine della lotteria dei rigori.

 

L’attuale terzo posto in classifica dopo tre giornate, con 7 punti (due vittorie e un pareggio) non racconta a pieno le difficoltà della squadra. Sia il debutto con l’Eintracht, che la partita successiva contro il Colonia hanno mostrato evidenti problemi di gioco, oltre che preoccupanti ritardi di tenuta atletica. Paradossalmente, i segnali di ripresa sono arrivati dalla sfida di Sassonia-Westfalia con lo Schalke 04, giocata proprio senza De Bruyne, nella quale i Lupi hanno facilmente schiantato uno spento Schalke.

 

https://www.youtube.com/watch?v=mKlaQLy6C8Q

 

A fronte di realtà consolidate come il Bayern, ovviamente in vetta a punteggio pieno, o in via di ri-solidificazione come il Borussia Dortmund, il Wolfsburg, almeno stando a questo avvio, pare voler mettere in discussione i propri assetti, alla ricerca di una nuova stabilità e nuovi equilibri, complici naturalmente alcune non proprio comprensibili operazioni di mercato.

 

È vero che gli schemi tattici di Hecking, basati su due direttrici principali—ovvero l’oscillazione perpetua della linea a tre della trequarti, con la continua intercambiabilità delle ali nel modulo 4-2-3-1 e la pressione costante delle seconde linee finalizzata al rapido recupero della palla—sono talmente limpidi nella loro universalità da poter prescindere dalle particolarità di alcuni giocatori; ed è vero che nel cambio De Bruyne-Draxler forse valeva la pena perdere la continuità con cui De Bruyne creava gioco sulla trequarti offensiva (20 reti e 37 assist messi a referto in 73 presenze con la maglia del Wolfsburg sono numeri impressionanti) per ottenere una plusvalenza comparata di 40 milioni di euro, conti alla mano. Rimanendo comunque con in mano un talento di prima qualità come Draxler.

 

Ciò che non torna è la cessione di una pedina estremamente duttile e funzionale al gioco di Hecking come Ivan Perisic, posto che quest’ultimo volesse veramente andare a Milano a giocare in una squadra che non disputa la Champions League. L’ordine di problemi in sostanza è doppio: da una parte la possibilità che Draxler e Kruse insieme, pur ottimi giocatori, non restituiscano il plusvalore sulla trequarti di De Bruyne; dall’altra l’insostituibilità tattica di Perisic, da sempre cerniera tra i reparti del gioco del Wolfsburg. Capacità che non appartiene nemmeno a uno bravino come Schürrle, figurarsi a Caligiuri (troppo offensivo) e a Vieirinha (troppo difensivo).

 

Se l’idea della società, come annunciato dal dg Wolfgang Hotze a fine stagione scorsa, era quella di investire per rinforzare e rendere maggiormente competitiva anche su scala internazionale la struttura di squadra, forse siamo ancora lontani dall’obiettivo.

 

L’acquisto last minute di Dante, ad esempio, è difficile che possa risolvere i problemi mostrati in difesa, soprattutto in Europa. Come non dà molta sicurezza un centravanti come Dost, per di più senza un ricambio credibile che non sia Bendtner.

 





 



Le origini dei successi della Dinamo Zagabria si possono collocare fra il 2007 e il 2008: in quei due anni la Dinamo vende Eduardo, Corluka, Modric e un'altra decina di giocatori riuscendo a ricavare più di sessanta milioni di euro (nei due anni successivi partiranno anche Lovren e Mandzukic e si arriverà quasi a ottanta), una cifra enorme per qualsiasi squadra dell’est Europa. Con quei milioni la Dinamo comincia a prendersi tutti i migliori talenti croati in giro per il paese, perfeziona la sua già ottima organizzazione giovanile e si conferma la squadra più ricca di Croazia mentre le finanze dell'Hajduk Spalato, la più grande rivale, peggiorano di anno in anno e indeboliscono a tal punto la squadra da renderla incapace di lottare anche per il secondo posto in classifica.

 

Grazie a quei sessanta milioni, la Dinamo riesce a qualificarsi ai gironi di Champions nel 2011 e nel 2012, a guadagnarne altrettanti e a diventare sempre più ricca, fino al punto di potersi permettere di ingaggiare giocatori come Ángelo Henríquez dal Manchester United, Paulo Machado dall'Olympiakos, Júnior Fernándes dal Bayer e altri ottimi giocatori stranieri che non ci penserebbero nemmeno ad andare a giocare per qualsiasi altra squadra croata. Di pari passo, il settore giovanile di Zagabria continua a crescere talenti di prima qualità, che il club poi vende alle migliori squadre d’Europa: da Kovacic, Brozovic, Vrsaljko, Badelj e Kramaric ai giovanissimi Halilovic, Jedvaj e Muric.

 

Di quei sessanta milioni—secondo la giustizia croata—un po' se ne sono intascati i fratelli Zdravko e Zoran Mamic: il primo (odiatissimo in Croazia) è stato

fra i cinquanta personaggi più influenti nel mondo del calcio ed è vicepresidente esecutivo del club dal 2003; il secondo è stato direttore sportivo prima di diventare anche allenatore della prima squadra nel 2013. Entrambi sono stati arrestati lo scorso luglio con le accuse di evasione fiscale e appropriazione indebita, poi rilasciati e oggi in attesa del processo.

 



Nella passata stagione la Dinamo ha vinto il decimo campionato croato consecutivo. Ad agosto è arrivata la terza qualificazione ai gironi di Champions League negli ultimi cinque anni, che ha portato altri soldi e garantirà altre vittorie. Se si guardano le altre squadre croate però, qualcosa si sta muovendo. Il Rijeka per esempio è di proprietà dell’imprenditore italiano Gabriele Volpi dal 2012 ed l’unica squadra croata oltre alla Dinamo che può contare su una solida struttura societaria ed economica. Da tre anni è la seconda squadra più forte del paese, pochi mesi fa ha completato un nuovo centro sportivo e fra circa un anno inaugurerà il nuovo stadio, che da sempre è uno dei punti deboli della Dinamo Zagabria.

 

L’Hajduk Spalato continua a essere in una brutta situazione economica, ma può affidarsi a una discreta rosa e a due grandi talenti: Nikola Vlasic (fratello di

), trequartista diciassettenne dal dribbling impazzito, titolare da due anni e più giovane marcatore del club in Europa e in campionato; e Andrija Balic, diciotto anni, regista arretrato che in campo è quello che recupera palloni e decide come e quando giocarli.

 

https://www.youtube.com/watch?v=vmUJysWJMg8

 

Nell’altra squadra di Spalato, l’RNK, ci sarebbe stato anche Marko Rog, classe 1995, uno dei centrocampisti più promettenti della sua generazione, se non fosse stato comprato in estate dalla onnipresente Dinamo (anche quest’anno è riuscita a non rimanere senza giovani di qualità: c’è Ante Coric, trequartista diciottenne cresciuto nel Red Bull Salisburgo, già titolare da due stagioni; e c’è Marko Pjaca che non smette di segnare, con quell’esuberanza tipica dei ventenni troppo sicuri di sé).

 

https://www.youtube.com/watch?v=x8kXmq7wCrg

 

Se nemmeno quest’anno Rijeka e Hajduk, eliminate nei turni preliminari di Europa League e senza impegni internazionali, riusciranno a scalfire il dominio della Dinamo, impegnata nei gironi di Champions fino a dicembre, significa che il titolo nazionale resterà a Zagabria ancora per molto tempo.

 





 

Sono quattro le squadre a punteggio pieno dopo due giornate di Liga e non era certo facile pronosticare che ad affiancare Barcellona e Atlético Madrid non ci sono il Real Madrid e il Valencia, bensì il Celta Vigo e il piccolo Eibar.

 

Per il Barcellona le due vittorie contro Athletic Club e Málaga sono state faticose (com’era facile immaginare), in un agosto che deve essere sembrato infinito a Luis Enrique: tra Supercoppa europea contro il Siviglia a Tbilisi, andata e ritorno di Supercoppa spagnola e l’esordio in Liga sempre contro l’Athletic Club. La sofferta scelta di lasciar andare Pedro non ha fatto altro che diminuire ulteriormente la profondità di una rosa. Al primo infortunio serio la situazione potrebbe diventare critica. Basti pensare che con Dani Alves infortunato nelle prime due gare di campionato, al suo posto Luis Enrique ha schierato (con successo va detto) l’adattato centrocampista Sergi Roberto.

 

https://www.youtube.com/watch?v=jF1HT1-6CAU

 

Nella seconda giornata poi è tornato al Camp Nou il Málaga di Javi Gracia, l’unica squadra che la scorsa stagione non ha mai perso contro il Barcellona e una delle poche ad aver capito come disinnescare la MSN. In soccorso a Luis Enrique è arrivato il centrale Vermaelen, che ha sia coperto egregiamente l’assenza per squalifica di Piqué, che segnato il gol che è valso tre punti. La pausa è arrivata come un balsamo per la squadra catalana, che alla prossima già si trova davanti il boogeyman per eccellenza della Liga: Diego Simeone.

 

L’Atleti ha prima battuto il Las Palmas all’esordio grazie a una punizione della stella Griezmann e poi distrutto nel big match della seconda giornata il Siviglia di Unai Emery. La squadra del Cholo ha mostrato un calcio di livello superiore contro gli andalusi che, pur giocando una buona gara, sono stati superati sotto ogni aspetto (tattico, fisico e mentale). Serviva una grande vittoria per dimostrare come l’Atleti quest’anno faccia sul serio, ed è arrivata.

 

http://www.dailymotion.com/video/x33pk5b_all-goals-highlights-sevilla-0-3-atletico-madrid-liga-bbva-30-08-2015-hd_sport

 

La squadra di Simeone difficilmente potrebbe tenere il passo dei due titani nel caso in cui questa fosse una Liga da 100 punti, ma tutto sembra indicare che si potrebbe ripetere la situazione di due anni fa, con il titolo portato a quota 90, perfettamente raggiungibile dai ragazzi del Cholo. Soprattutto visto che il Real Madrid è ancora in fase di definizione, bloccato all’esordio dallo Sporting Gijón (una sorta di Atleti in miniatura per stile di gioco) e reduce da una vittoria schiacciante contro il Betis che però poco ha fatto per eliminare i dubbi sulla reale possibilità di vedere al 100% tutto l’arsenale a disposizione di Benítez.

 

Le due sorprese in testa sono quindi una squadra galiziana e una basca. Il Celta, guidato per la seconda stagione dall’argentino Berizzo, non è propriamente una sorpresa, visto che già per buona parte dello scorso anno è stato tra le squadre più interessanti della competizione. Soprattutto grazie al mix di gioco propositivo e giocatori di livello a disposizione (come Nolito e Orellana, che anche quest’anno hanno iniziato alla grande). Il primo avversario serio sarà il Siviglia alla quarta giornata: lì si potranno saggiare le reali ambizioni del Celta, che sulla carta ha tutto per poter entrare in lotta per l’Europa League.

 

Discorso diverso per l’Eibar, che con i 6 punti raccolti già si distanzia dalla zona retrocessione, quella che in teoria è il suo territorio. Paradossale che l’Eibar quest’anno giochi in Liga da ripescato dopo la retrocessione per ufficio dell’Elche in estate. L’estate travagliata non ha impedito ai baschi di fare un mercato interessante con le ristrette finanze a disposizione (come insegna il Rayo), costruendo una rosa con prestiti (tra cui l’italiano Verdi ex Empoli) e parametri zero, e andando a spendere soldi solo per la nuova stella della squadra, il tecnico e rapido giapponese Takashi Inui (arrivato per quattrocentomila euro dall’Eintracht Francoforte) che dovrebbe debuttare con il ritorno del campionato. La squadra di Mendilibar ha uno spiccato DNA basco nello stile di gioco: punta a rimanere in Liga attraverso un calcio diretto, aggressivo e fisico, contendendo ogni duello aereo e provando a capitalizzare le poche palle gol a disposizione ogni volta. È una squadra operaia che vuole rendere la vita difficile a chiunque deve andare a giocare nel piccolo Ipurúa.

 





 



Difficile ipotizzare un inizio migliore: 13 punti in 6 partite e primo posto indiscusso in classifica. Il merito è di una società in grado di rinnovare la squadra con cura, e di metterla in mano a un allenatore preparato come Yves Vanderhaeghe.

 

Il suo 4-2-3-1 è costruito per coprire la maggior porzione di campo possibile: il fraseggio a centrocampo tra i due mediani e il trequartista permette di trovare gli spazi per le incursioni degli esterni che stanno sempre molto larghi. Questo sistema ha funzionato non solo contro le squadre minori, ma anche contro una squadra già ben rodata e forte come l’Anderlecht, che ha subito tutti i punti di forza dell’Oostende. Anche in questo caso gli uomini fondamentali sono stati gli esterni: Musona, autore di una doppietta e Cyriac. Proprio lui che, ai tempi dello Standard Liegi, era considerato un prospetto da top club europeo, ma che nel suo passaggio all’Anderlecht non è riuscito a confermarsi ed è adesso approdato all’Oostende in una campagna che ha visto rinforzarsi il club praticamente in ogni ruolo.

 

Ma Cyriac non è il solo ex-Anderlecht che può fare le fortune del club: Vanderhaeghe può infatti contare anche sul talento e la tecnica del brasiliano Fernando Canesin. Potrebbero facilmente essere loro la sorpresa del campionato: per il momento sono certamente la squadra più in forma.

 

https://www.youtube.com/watch?v=lCOcNKaOLvQ

 



Sta iniziando finalmente a trovare continuità e la sua importanza nel centrocampo del Bruges comincia a farsi sentire. È uno dei centrocampisti più sottovalutati della Jupiler League: in quest’ultimo mese ha segnato due gol e servito due assist ai compagni.

 

Affiancato a un regista del livello di Victor Vázquez, ex canterano del Barcellona e attualmente pedina fondamentale del centrocampo di Preud’homme, può liberarsi di tante pressioni in fase di costruzione e diventare così importante non solo in fase offensiva, ma anche in quella di interdizione. Dovesse continuare così, l’olandese potrebbe conquistarsi anche un posto in Nazionale, dimostrando che il talento di cui si parlava ai tempi del Roda non è stato del tutto sprecato.

 

https://www.youtube.com/watch?v=V3WvjNfiHv8

 



Dopo 6 giornate, di bei gol ne abbiamo visti tanti. A partire da quello

alla prima contro il Waasland Beveren, fino ad arrivare a

nella pesante vittoria del Bruges contro lo Standard Liegi. Ne ho scelto uno che mi ha stupito non solo per la leggerezza con il quale è stato segnato, ma anche per l’importanza del contesto.

 

Alla prima giornata, i neopromossi del Sint-Truiden, uno dei club della famiglia Duchâtelet, incontrano in casa il già rodato Bruges di Preud’homme. Apparentemente sembrerebbe un match già segnato. Da una parte le stelle del club di Bruges, che hanno centrato i quarti in Europa League, dall’altra una squadra ricca di giovani sulla quale pesa l’unica pressione di avere in panca un allenatore molto promettente come Yannick Ferrera. La partita inizia a ritmi piuttosto lenti, ma al 28’, con De Sutter, i nerazzurri passano in vantaggio. Da questo momento in poi, è il Sint-Truiden a dominare: fraseggio veloce a centrocampo, triangolazioni di prima e schemi innovativi che i giocatori eseguono in automatico.

 

I padroni di casa vanno negli spogliatoi in svantaggio, ma nella ripresa, come se avessero passato il quarto d’ora di intervallo sotto carica, iniziano subito controllando il pallone. E arriva così, su errore del portiere, il gol del pari firmato Rúben Fernandes. Un pareggio contro il Bruges potrebbe già essere un grande risultato per una squadra che si appresta a esordire nella massima serie belga, eppure gli uomini di Ferrera non si accontentano. Arriva così il 2-1. Al 74’ Edmilson Jr, giovane trequartista di grande tecnica e acconciatura, riceve palla sulla sinistra; la controlla con un tocco e alza la testa verso la porta, dopo un secondo tocco fa partire una strana traiettoria che finisce sotto la traversa.

 



 





 

La MLS 2015, l’edizione del ventennale che avrebbe dovuto sancire la definitiva affermazione del

negli Stati Uniti, si trova a un punto abbastanza avanzato del suo svolgimento: si può anzi dire che ci si stia ormai avviando verso la fine della

. Sono stati già giocati più di 250 match, e segnati 730 gol, una media di quasi tre a partita.

 

Il calcio è un’altra cosa degli States che, come i

e le luci, non chiude mai. Mentre noialtri nella vetusta Europa annegavamo l’astinenza da pallone con party e partite in spiaggia, l’operoso calcio

giocava un campionato contemporaneamente a una competizione continentale (la Gold Cup, o Copa de Oro se preferite), senza soluzione di continuità.

 


Never stop. Neppure nel Giorno dell’Indipendenza. (Ma quelli che cantano l’inno a cappella a Los Angeles sono i Boyz 2 Men?!?).



 

Il suo giro di boa, se così si può dire, la MLS lo ha compiuto (ognuno per sé) in una delle settimane comprese tra l’esultanza del Cile per la vittoria in Copa América e l’inizio dei ritiri delle squadre della Serie A. Il meccanismo della MLS è qualcosa per cui l’arrivo al

di metà campionato, infatti, non è un concetto ecumenico—non ci sono

—, ma

.

 



Chi sperava di vedere i

del New York City Football Club ammazzare il campionato probabilmente nutriva troppa fiducia nell’efficacia del calcio in provetta: a oggi i

newyorkesi galleggiano al penultimo posto, ben sotto l’asticella che sancisce l’accesso ai playoff (dal terzo al sesto posto in classifica), anche se la graduatoria è corta come la giornata di un businessman di Manhattan e ribaltarla sembra qualcosa di facile e rapido come una traversata del Ponte di Verrazzano. Sulla costa atlantica in testa alla classifica c’è il D.C. United, il club di proprietà del presidente dell’Inter Thohir, anche se in proiezione (a due punti dalla vetta, ma con tre gare in meno della squadra della capitale) sono i New York Red Bulls a essere lanciatissimi verso il traguardo della vittoria di Conference.

 


Il #DerbyDiNewYork è praticamente l’unico hashtag che ci ha tenuto vivo l’interesse per la MLS negli ultimi mesi. Ingenerosamente? Non lo so. L’ultimo se lo sono aggiudicati i NYRB, al termine di una partita vivace starring tra un montoliviano McNamanara e un inarrestabile Sacha Kljestan.



 

L’intera classifica è racchiusa in diciassette punti, che si riducono a quattro tra sesta e decima posizione. Nella Eastern Conference sono arrivati, nelle ultime settimane, Lampard e Pirlo a NY, Drogba a Montréal, il mio pupillo Herculez Gómez a Toronto per formare un trio interessante con un

e Jozy Altidore: cercate uno streaming stabile, piazzatevi Jay-Z nelle orecchie e godetevi le prossime settimane, se accettate un consiglio.

 



Negli occhi della tigre dei giocatori di Los Angeles mentre alzavano al cielo la loro quinta MLS Cup era chiaro già dal dicembre scorso che l’addio di Landon Donovan avrebbe inciso il giusto su ambizioni e verosimiglianza di successo,

, dei Galaxy. I losangelini hanno sopperito all’abbandono del leggendario bomber con l’esplosione ormai definitiva di

, e poi sono arrivati Steven Gerrard nonché quell’uragano di delizia di Giovani dos Santos.

 


Nella rievocazione in chiave calcistica della più celebre diatriba dell’hip hop mondiale i Bad Boys di NYC sono caduti prigionieri della Death Row di LA. 5-1 senza possibilità d’appello né vendetta. Due reti di Robbie Keane, ormai il più hollywoodiano dei calciatori della MLS, e due di Gee-o, una specie di Suge Knight ma più messicano.



 

I Sounders di Seattle, dominatori di Conference negli ultimi due anni, sembrano aver un po’ smarrito lo slancio che DeAndre Yedlin sapeva dargli sulla fascia, e l’ingaggio del paraguaiano un po’ sotto naftalina Haedo Valdez sembra il canto del cigno di una squadra che surfa sull’onda scemante del successo e dell’

.

 

Se dovessi spendere un euro sull’outsider dell’ultimo scorcio di

lo punterei sullo Sporting Kansas City di Zusi e del talentuoso Jordi Quintillà, in serie positiva da cinque partite prima di incappare nella Waterloo casalinga contro i San Jose Earthquakes: tifo per loro perché il Missouri che approda sul tetto d’America è un’immagine molto poetica, dopotutto.

 



Ma l’

attorno alla MLS è davvero cresciuto? Nel campionato 2014 (tra

e play-off) il totale degli spettatori ammontava a circa un milione di persone in più rispetto a quello odierno, nel quale devono però disputarsi ancora almeno una trentina di partite: se la media spettatori fosse quella del D.C. United, primo in classifica ma ultimo nel

del numero medio di spettatori, la stagione 2014 verrebbe almeno

.

 

L’innalzamento qualitativo è evidente, anche se i giocatori che ci verrà voglia di seguire nei prossimi mesi, oltre a quelli già citati, sono pur sempre Barnetta, Shaun Wright-Phillips, Cirigliano e Iraola, vale a dire vecchie glorie, ex giovani promettenti, uomini che si reinventeranno in una maniera o nell’altra in terra

. Diventare un campionato

, oltre che

e rispettabile, è una strada irta di pericoli, che richiede pazienza e non sempre conduce a sicuro successo. Anche nella Terra delle Grandi Opportunità.

 





 

Prima dell’inizio della stagione ci chiedevamo se il PSG avrebbe giocato un campionato a parte. Queste prime giornate hanno risposto con un SÌ pesante come i piloni della Tour Eiffel. I parigini sono primi con 12 punti: 4 vittorie su 4 partite, 7 gol segnati e zero subiti. Tra la prima giornata e la seconda è arrivato anche Angel Di María, che già ha dimostrato di poter essere un notevole fattore di squilibrio, giocando contro il Monaco

(Monaco che deve ricostruire un'identità persa nel calciomercato).

 

La notizia più grossa (e triste) di questo inizio di Ligue 1 è però l’avvio non banale di Nabil Fekir. Il talento del Lione ha riportato la rottura del legamento crociato del ginocchio destro durante l’amichevole vinta dalla Francia sul Portogallo. A dare un sapore ancora più malinconico all’infortunio, l’ultima prestazione di Fekir in Ligue 1, che mostrava un giocatore in grado di consacrarsi su livelli ancora maggiori a quelli che avevamo immaginato per lui lo scorso anno.

 

Nell’ultimo turno di campionato Fekir ha distrutto da solo il Caen, segnando 3 gol e offrendo una serie di giocate sontuose. Rivedendo la partita, il talento francese avrebbe potuto rappresentare, da solo, un motivo valido per seguire ogni singola partita del Lione fino alla fine del campionato.

 



Dopo pochi minuti c’è una giocata apparentemente banale, ma in realtà significativa del tipo di presenza espressa da Nabil Fekir su un campo da calcio. Gli arriva un rilancio del portiere su cui si trova ad affrontare tutta la difesa del Caen, per di più in svantaggio di qualche metro sul difensore. Lo recupera e si piazza davanti col fisico, poi controlla la sfera e si rigira magneticamente verso la porta. Punta le gambe con una forza spaventosa e inizia a fare perno sul difensore. Fekir, con gambe e sedere, potrebbe resistere alla pressione di un

,a una libreria di castagno piena di enciclopedie universali che gli crolla addosso.

 


Nella gif ho censurato il passaggio orizzontale sbagliato. Ma davvero importa qualcosa?



 

Fekir non è di quei giocatori totalmente impigriti sul piede invertito: quando sulla sinistra può puntare l’esterno sul piede forte riesce a portare quel livello di minaccia che sembra appartenere ai calciatori di prima fascia. Come tutti i giocatori che abbinano enorme potenza fisica, tecnica raffinata e velocità, Fekir sembra sempre fare un grande sforzo per non fare qualcosa di estremamente sgraziato o ridicolo. Ma in realtà è solo che non siamo abituati a vedere cose del genere:

 


Il primo gol contro il Caen.



 

Nel secondo gol recupera 10 metri in velocità al difensore, e lo costringe di nuovo all’uno-contro-uno dentro l’area. Il tiro che si costruisce dopo non ha molta logica. Nel senso c

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