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Flavio Fusi
Questione di personalità
14 Dec 2015
14 Dec 2015
La Fiorentina ha dominato il possesso ma la Juventus lo spazio: i bianconeri hanno avuto la meglio e ora sono definitivamente lanciati verso la corsa scudetto.
(di)
Flavio Fusi
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Il posticipo serale della sedicesima giornata ha messo di fronte Juventus e Fiorentina, le due squadre che avevano raccolto il maggior numero di punti nell’anno solare 2015, rispettivamente 75 e 72, al momento del fischio di inizio.

 


I bianconeri, distanti in classifica cinque punti dai viola, ma forti di cinque vittorie di fila, erano a caccia dei tre punti per rilanciare definitivamente le proprie ambizioni scudetto e dimenticare definitivamente un avvio di campionato a dir poco stentato. Gli uomini di Sousa, a loro volta in striscia positiva da ben nove partite, Europa League compresa, cercavano punti per non perdere terreno dall’Inter vittoriosa a Udine e regalare una gioia ai propri tifosi, nella gara più sentita di tutto il campionato per il popolo viola.

 


I padroni di casa dovevano fare ancora a meno degli indisponibili Pereyra, Lemina ed Hernanes, a cui si è aggiunto anche Asamoah, messo fuori gioco da un risentimento muscolare. In compenso Allegri ha recuperato Cacéres e Khedira, con il tedesco subito rilanciato nell’undici titolare. Nel 3-5-2 Buffon in porta, con la difesa a tre titolare composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Marchisio ha agito nella sua ormai tipica posizione da regista, con Pogba e Khedira da interni di centrocampo. Rispetto a Siviglia, Allegri ha cambiato entrambi gli esterni di centrocampo, sistemando Cuadrado a destra e l’equilibratore Evra a sinistra. In attacco Mandžukić, guarito dalla sindrome influenzale che lo aveva colpito in settimana, si è ripreso il posto da titolare accanto a Dybala.

 


Per la trasferta dello Juventus Stadium Paulo Sousa poteva contare sul gruppo praticamente al completo, eccezion fatta per Blaszczykowski, ancora fermo per la lesione muscolare rimediata con la sua Nazionale. Il tecnico portoghese ha scelto il suo solito 3-4-2-1, con Tatarusanu tra i pali. Tomovic ha vinto il ballottaggio con Roncaglia, prendendosi il posto sul centro-destra della difesa a tre, completata da Gonzalo Rodriguez e Astori. Complice l’assenza di Kuba, Bernardeschi è stato riproposto a piede invertito, con Alonso sulla fascia sinistra. Vecino e Badelj hanno agito da doppio pivote davanti alla difesa, con Valero e Iličič alle spalle dell’unica punta Kalinic.

 



Dopo appena 86 secondi di gioco Bernardeschi lanciato in area ha subito fallo da Chiellini, conquistando il rigore poi trasformato da Iličič: vantaggio degli ospiti e fine dell’imbattibilità in campionato di Buffon, durata 363 minuti. Il penalty è scaturito da un’azione tipica dei viola, con il lancio in verticale dalla difesa e l’attacco della profondità di Kalinic. Il centravanti croato si è allargato lungo la corsia per controllare il pallone e i due mancini Iličič e Bernardeschi hanno tagliato verso l’interno del campo. Bernardeschi ha ricevuto palla ed è entrato in dribbling in area di rigore, dove è stato fermato irregolarmente dal numero 3 dei padroni di casa.

 



Nel suo nuovo ruolo largo a destra, Bernardeschi è naturalmente portato a venire dentro al campo e a puntare l’area di rigore in dribbling, specie quando è uno dei compagni ad allargarsi. Il rigore che ha portato in vantaggio i viola è scaturito proprio da una situazione di questo tipo.


 

 


La risposta della Juve non si è fatta attendere e dopo appena sei minuti dal fischio di inizio, i bianconeri hanno trovato il pareggio muovendo bene la zona predisposta da Paulo Sousa. Cuadrado ha cambiato gioco su Pogba, particolarmente largo. Il francese ha attirato su di sé Bernardeschi e Astori, e si è aperto spazio sulla corsia per la sovrapposizione di Evra, che ha crossato in solitudine pescando sul secondo palo Cuadrado, liberato anche grazie ad un inserimento di supporto di Khedira.

 




Dopo il botta e risposta dei primi sei minuti, la partita si è fatta più tattica, ma non necessariamente meno interessante. Entrambe le squadre hanno dimostrato tutta la propria flessibilità, adattando il proprio modulo a seconda della fase di gioco.

 


Allegri ha schierato un 3-5-2 solo sulla carta. In fase di possesso palla, Cuadrado era come di consueto sempre più alto di Evra, con la Juventus che cominciava l’azione con una difesa a quattro, con l’ex terzino del Manchester United a sinistra e Barzagli a destra. Quando poi il pallone era più avanti, Evra supportava attivamente l’attacco mentre Barzagli rimaneva principalmente in copertura. Come nell’occasione del gol del pareggio, Pogba ha agito più largo del solito sulla sinistra, visto che rispetto alla fascia destra, dove Cuadrado era stabilmente largo ed alto quasi in linea con gli attaccanti, Evra forniva ampiezza solo in un secondo momento. Anche Dybala, partendo dalla posizione alle spalle di Mandžukić, si è mosso spesso verso la sinistra, scambiandosi con Pogba: se volessimo classificare questo sistema all’interno un modulo di gioco, il 4-2-3-1 è forse quello che più si avvicina allo schieramento della Juventus, con a centrocampo Khedira sul centro-destra e Marchisio sul centro-sinistra.

 



Il modulo offensivo della Juventus, quasi un 4-2-3-1. Khedira e Marchisio agiscono più bassi e vicini. Dybala fa il numero 10, Cuadrado e Pogba forniscono ampiezza.


 


Le sovrapposizioni di Evra sono state continue (6 cross e ben 4 occasioni create per il francese), nell’ottica di allargare le maglie della difesa viola e di mettere in difficoltà Bernardeschi (per lui 4 dribbling positivi, ma anche 5 dribbling subiti) nella fase difensiva.

 

Senza palla la Juventus si schierava con il 5-3-2, con Cuadrado ed Evra in linea con i tre difensori centrali. In base alla strategia di Allegri, questa formazione doveva garantire una difesa sicura e la sterilizzazione del possesso viola, oltre che offrire eventuali occasioni in contropiede.

 


Nella propria metà-campo, la Juventus difende con il 5-3-2, abbassando Cuadrado ed Evra in linea con i difensori centrali.



 

Uno dei punti di forza della Fiorentina sono i movimenti dei trequartisti, Valero ed Iličič, e del centravanti Kalinic, che si abbassano spesso per ricevere i palloni in verticale giocati da difensori e centrocampisti. Questi movimenti attirano spesso i difensori fuori posizione, come successo ad esempio nel gol del centravanti croato

, aprendo spazio agli inserimenti degli altri giocatori offensivi.

 

Oltre alla protezione di Marchisio, uno dei tre difensori centrali bianconeri poteva uscire dalla propria posizione per chiudere l’attaccante viola che si abbassava per ricevere palla, difendendo con efficacia una delle armi più importanti a disposizione di Sousa. I trequartisti viola potevano essere comunque pericolosi posizionandosi tra le linee appena la Fiorentina recuperava palla, con Marchisio occasionalmente in inferiorità numerica, ma anche in questo caso la Juventus ha operato transizioni difensive efficaci o, in ultima ipotesi, risposto con il fallo tattico.

 


Il passaggio di Gonzalo pesca Iličič alle spalle di Marchisio, troppo frettoloso nel lasciare la posizione. Lo sloveno lanciato in contropiede viene fermato fallosamente nei pressi dell’area di rigore.


 

La posizione di Dybala e Mandžukić, molto bassi sui due mediani viola, Badelj e Vecino, rallentava spesso la circolazione avversaria costringendo i centrali di Sousa a forzare palloni in verticale, relativamente facili da gestire da una difesa compatta come quella di Allegri. Anche il pressing sulla costruzione bassa avversaria, nonostante la relativa facilità e la sicurezza con cui i viola muovevano il pallone nella propria trequarti campo, è stato fondamentale nel rallentare la manovra degli ospiti (come conferma il dato sull’altezza media di recupero palla: 41,4 m).

 


La Juventus pressa in forze la Fiorentina, con una serie di marcature individuali: Mandžukić si lancerà anche su Tatarusanu. Proprio il croato è stato il più generoso in pressing ma durante la partita è rimasto occasionalmente isolato, con la mezzala di riferimento e Dybala troppo prudenti nel supportarlo.




 

Ben 230 dei 529 passaggi positivi della Fiorentina, circa il 43% del totale, sono stati giocati dai difensori centrali, confermando la riuscita della strategia difensiva bianconera.

 


Come confermano i dati sulle combinazioni di passaggi,la Fiorentina ha circolato molto il pallone tra difensori e centrocampisti, ma ha avuto difficoltà a raggiungere i propri giocatori offensivi.


 

Come Allegri, anche Sousa aveva predisposto una formazione notevolmente flessibile, come è tipico della sua Fiorentina. In attacco gli ospiti agivano con il loro 3-4-2-1 di base, che ad inizio azione e con la Juventus spesso schiacciata nella propria metà-campo, mutava in un più offensivo 3-2-4-1, con Bernardeschi e Alonso in linea con i trequartisti e sempre molto larghi per coprire il campo in ampiezza e con Kalinić pronto a lanciarsi negli spazi, con un particolare predilezione per il corridoio tra Bonucci e Chiellini.

 




Il 3-2-4-1 della Fiorentina con Alonso e Bernardeschi molto larghi ed in linea con Valero ed Iličič.


 

In difesa la Fiorentina si riorganizzava in un 4-4-1-1/4-4-2, con Iličič alle spalle di Kalinic, Valero largo a sinistra e Bernardeschi a destra, con la difesa che scivolava verso destra, con Alonso terzino sinistro e Tomović terzino destro.

 


Il 4-4-1-1 con cui la Fiorentina difendeva nella propria metà-campo, con le linee particolarmente compatte e la difesa comunque alta.


 

Sousa ha chiesto ai suoi di attuare il solito pressing alto ed intenso anche appena dopo aver perso il pallone, pur lasciando quasi sempre almeno Badelj a protezione della difesa. La pressione dei viola non lasciava tempo ai difensori centrali della Juventus, che in alcune situazioni sono stati costretti a verticalizzare frettolosamente, non concedendo tempo a Dybala e Mandžukić di attaccare la profondità con i tempi giusti o in maniera coordinata, per colpire la Fiorentina in contropiede come Allegri avrebbe voluto.

 

Il secondo tempo è stato se possibile ancora più tattico del primo: ne è scaturita una lunga fase di stallo, con entrambe le squadre eccellenti senza palla, ma sostanzialmente inconcludenti con il pallone tra i piedi, con un incremento degli errori tecnici (a fine partita le palle perse saranno 119 a 113).



 

Al settantanovesimo minuto di gioco sono stati i bianconeri a rompere l’equilibrio. Su un’errata verticalizzazione di Vecino, Marchisio ha recuperato palla e lanciato Mandžukić. Il croato ha ricevuto spalle alla porta, all’altezza del cerchio di centrocampo, e Astori ha tentato di anticiparlo. L’ex attaccante di Atlético Madrid e Bayern è però riuscito a passare a Pogba, che ha continuato il contropiede servendo Dybala, abile ad attaccare lo spazio lasciato libero dalla salita di Astori. Tatarusanu è uscito sull’argentino, ma senza allontanare il pallone, su cui è piombato ancora Mandžukić, depositandolo in rete.

 

Una volta rotto l’equilibrio, Sousa ha operato contemporaneamente tre sostituzioni, con Rossi, Pasqual e Mati entrati per Iličič, Alonso e Vecino a cinque minuti dal termine. I cambi non hanno però dato i frutti sperati, con la Juve che ha cominciato a calciare il pallone più lontano possibile dalla propria area e pressare immediatamente il recupero viola, approfittando dello sbilanciamento della Fiorentina.

 

Proprio da una di queste situazioni ha avuto origine il gol del definitivo 3-1. Su un lancio di Barzagli in direzione di Cuadrado, Astori ha respinto addosso al colombiano. La palla è giunta sui piedi di Dybala che ha evitato in diagonale, più che effettivamente dribblato, il ritorno dei difensori avversari e marcato il l’ottavo gol del suo campionato.

 

Con la sesta vittoria di fila, la Juventus si è probabilmente rimessa in carreggiata nella strada, ancora tortuosa, che porta al quinto scudetto consecutivo. La Fiorentina ha sì dominato il possesso (61,7%), ma i bianconeri hanno dominato lo spazio, limitando la squadra di Sousa a tre occasioni create ed appena sei tiri, di cui uno solo da dentro l’area e nello specchio della porta: il rigore. Una vittoria basata sulla solidità e che deve far riflettere i viola: negli scontri diretti con le prime hanno raccolto 3 sconfitte e 1 vittoria (a Milano), forse anche per mancanza di personalità.

 

 

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