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Valerio Coletta
Quante cose si possono fare prima di calciare un rigore
25 Sep 2018
25 Sep 2018
Per calciare bene un rigore bisogna ripetere sempre gli stessi movimenti, ma non tutti sono d'accordo.
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Valerio Coletta
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Non date per scontata la routine del rigore, essa in realtà è diventata monotona per aiutare il calciatore a concentrarsi e ad automatizzare ogni gesto. Scegliere un angolo, guardare il portiere, guardare la palla, correre, colpire, sono le tappe che di solito affronta un calciatore in quel particolarissimo contesto. Per ogni rigorista è importante entrare in questa routine e controllarla, per poi rimanere freddi e lucidi davanti a uno stadio gremito e in qualche caso al mondo intero.

 

Ma chi ha detto che non si possa stravolgere il classico modo di tirare un rigore? In effetti il potenziale creativo a cui si presta questo momento è più vasto di quanto si possa immaginare e la routine è così consolidata che cambiarla può far accadere qualsiasi cosa. Al contrario entrare in questo mondo senza essere abbastanza preparati può portarti al panico e alla paralisi, oppure a strafare e a pensare troppe cose insieme. Insomma il rigore è un esercizio tecnico-mentale sottilissimo e la storia dei rigori è piena di gesti pazzi, black out, slanci visionari, creazioni gloriose e umiliazioni da YouTube.

 

Ecco varie cose da fare durante un rigore:

 



 



 

L’AFC Challenge Cup è una competizione per nazionali asiatiche “emergenti”. Questo significa che le selezioni che vi partecipano non hanno una grande storia calcistica. Capita però che questa ardimentosa inesperienza carichi i calciatori di grande creatività. Scevri dal fardello della tradizione e dell’eccellenza sono convinti di trovare nuove soluzioni ai problemi secolari del calcio. In sostanza durante queste partite si vedono un sacco di cose pazze. Adubarey si iscrive di diritto a questa tendenza. Attaccante e capitano della Nazionale delle Maldive sfida il portiere dell’Afghanistan mettendo in scena un colpo di teatro epico. Probabilmente Adubarey deve aver pensato che la cosa più importante da fare durante un calcio di rigore sia distrarre il portiere, anche a costo di apparire degli scemi. Anzi, come dice il detto: “Fai di te uno scemo pur di ottenere quello che vuoi” (me lo sono inventato questo detto).

 

Al quarto passo di rincorsa finge di incespicare e si butta per terra con un salto esagerato da film cinese, il portiere che era pronto a scattare sulle gambe si blocca e fa un piccolo passo in avanti cascando nel tranello, intanto lui si rialza e tira sotto la traversa. Gol. È realmente servita a qualcosa questa messa in scena? No, forse, non ne ho idea. Non vi stupite però se sulle spiagge dorate delle Maldive vi racconteranno che è così che si batte un rigore.

 



 




 

Lee Trundle è una vecchia volpe del calcio inglese, una leggenda dello Swansea City, un genio ultra tecnico, spettacolare, pazzo, che ha passato la sua carriera nelle leghe più basse del calcio britannico a regalare lo “Joga Bonito” a chi non poteva permetterselo.

 

Durante una partita di beneficenza con la piccola squadra gallese Llanelli Town si inventa un rigore da Monty Python. Con la nonchalance che lo ha sempre contraddistinto si dirige verso la palla e poco prima di calciare si abbassa per allacciarsi lo scarpino e in quel momento tira. Il movimento è unico e armonioso, ma allo stesso tempo impossibile e innaturale e per fortuna abbiamo una ripresa per riguardarlo un migliaio di volte. Il portiere neanche inizia a pensare di parare.

 



 



 

Un popolare proverbio giapponese recita: “Se non entri nella tana della tigre non ne ottieni i cuccioli”, che sarebbe la versione fichissima del nostro “Chi non risica non rosica”. Insomma a volte nella vita devi fare qualcosa di rischioso e pazzo per segnare un rigore. In questa partita di apertura della J-League il Sanfrecce Hiroshima si guadagna un rigore ai danni del Shimizu S-Pulse. Tomoaki Makino piazza il pallone sul dischetto e si allontana a grandi passi per prendere la rincorsa, poi ci pensa, si allontana ancora un passo, poi si volta, fa ancora un passo fuori, poi ancora un passo fino a uscire dall’aria, poi comincia a saltellare come per prepararsi davvero al tiro, ma è lontanissimo dal dischetto ed è anche voltato, che razza di rincorsa sta prendendo?

 

Intanto sbuca Hisato Sato dall’altro lato e tira in porta. Gol. La tigre non ci ha capito niente e i cuccioli sono nel sacco.

 



 



 

Come si dice: quando ti diverti il tempo passa troppo velocemente. Quando tira un rigore Perotti invece il tempo si rallenta del 500%. Le voci si distorcono e diventano cavernose, i movimenti diventano impercettibili, pastosi, insostenibili. I tifosi di entrambe le squadre perdono il senso dell’orientamento, la gravità viene sospesa, tutti cominciano a galleggiare e poi come in una passeggiata lunare... un passo… due passi… tre passi… quattro passi. Sembra impossibile ma il movimento è sempre più lento e arrivato nei pressi della palla l’argentino aggiunge un’ulteriore esitazione.

 

A quel punto il portiere si trova davanti a una scelta molto strana: può tuffarsi scegliendo un angolo, non avendo molto chiaro però arriverà il tiro, oppure rimanere fermo e aspettare ancora, chissà quanto. A quel punto il tiro arriva improvviso ed è molto complicato da prendere. Improvvisamente tutto torna a velocità normale, tutti corrono, l’audio dello stadio torna al suo livello e il portiere viene mandato in una camera di decompressione per 48 ore.

 



 



 

A volte l’adrenalina fa funzionare il cervello a una velocità inaspettata. Il rigore di Ian Henderson era una trappola perfetta: Il tentativo di cucchiaio che si alza troppo e sbatte sulla traversa, il portiere spiazzato e la palla che rimbalza a terra e torna indietro sulla stessa linea mentre lui si avvicina a grandi passi. In un universo parallelo in cui questo rigore non è stato inserito nel pezzo (un universo un po’ inutile) l’attaccante del Rochdale si tuffa di testa e fa un super gol, che però viene annullato. Mentre nel nostro universo Henderson punta la palla, sta per incornare, ma il suo sesto senso gli dice che c’è qualcosa che non va e all’ultimo microsecondo disponibile si abbassa, lasciando sfilare il pallone che viene colpito da un compagno dietro.

 



 



 

Quando Cruyff e compagni si sentivano la massima espressione del calcio totale non scherzavano. Quel sistema totalmente fluido e rivoluzionario si manifestò anche dagli 11 metri. In quel celebre rigore contro l’Helmond Sport decostruirono la solita dinamica del gesto uno-contro-uno e la trasformarono in un party, nell’ennesima situazione associativa e dinamica. Ma questa soluzione non se la sono inventata loro. Il primo rigore collettivo mai registrato lo ha battuto il Belgio nel 1957 in una partita contro l’Islanda. Rik Coppens e Andre Piters organizzarono questa carrambata ai danni del povero Bjorgvin Hermannsson che uscì a valanga sul secondo inaspettato rigorista, spalancando la porta all’uno-due letale. La partita tra le due squadre era sul 6 a 1, esattamente come tra Barcellona e Celta Vigo, in cui lo stesso rigore a due tocchi è stato realizzato da Messi e Suarez. La differenza è che questi ultimi esultano come dei pazzi, mentre Rick e Andre tornano calmi verso il centrocampo.

 



 




 

Sempre sul filone “rigori che si battono insieme all’amico del cuore” ci sta anche la volta in cui le cose non vanno bene. Nel 2005 anche Henry e Pires volevano omaggiare Cruyff tirando un rigore a due tocchi, ma come ha detto il francese (ridendo) a fine partita: “sfortunatamente finirà in una di quelle registrazioni sulle cose strane che possono accadere sul campo da gioco”. Robert Pires prende la rincorsa e poi, probabilmente, tentando di appoggiare la palla a sinistra con la suola, la liscia totalmente. Henry intanto arriva come un fulmine ma non può tirare perché la palla non si è mossa.

 

I due rimangono immobili davanti al portiere e un difensore del Man City si fionda a prendere il pallone e scappa via. In diretta, per uno spettatore che non è a conoscenza di tutte queste cose che abbiamo detto finora, sembra che i due calciatori vengano spenti da un telecomando remoto. Come in Westworld i due automi vengono disattivati e si bloccano nel corso di una situazione in cui non è assolutamente prevista una cosa del genere. Robert Pires potrà raccontare che una volta durante un rigore non ha fatto nulla, niente, regalando una punizione al portiere avversario.

 



 



 

Avete mai visto un tedesco alto 2.13 battere un rigore ironico? Seguitemi.

 

Quando Simone Zaza sbagliò il famoso rigore contro la Germania a Euro 2016 Dirk Nowitzki doveva essere davanti alla televisione con il legittimo trasporto. L’errore dagli 11 metri, condito soprattutto da quella rincorsa stramba, deve avergli acceso nella testa una serie di campanelli. L’impazzare di meme che poi si è scatenato nelle settimane successive a quell’episodio deve averlo convinto ad imitare il gesto in una partita di calcio vera. Eccolo quindi prodigarsi in una straordinaria parodia durante l’amichevole tra Nowitzki All Stars e la Nazionale Piloti.

 

Vista in prospettiva questa potrebbe essere la vera avanguardia del calcio, cioè non più citare gesti del passato positivi - come Messi e Suarez

- ma anche quelli non andati a buon fine. Alla prossima finale dei Mondiali tra Italia e Brasile mi aspetto un rigore post-modernissimo che omaggi il grande Robby Baggio.

 



 



 

Ogni azione ha un suo ritmo, una sua armonia. Il cervello in alcune situazioni è abituato a concepire i movimenti in modo quasi musicale, motivo per cui quando camminiamo insieme a qualcuno capita di sincronizzare il passo.

 

Nello sport in particolare la coordinazione e il ritmo vanno fianco a fianco, soprattutto quando c’è di mezzo un oggetto esterno come la palla. In questo rigore però, come in un pezzo Jazz, si arriva controtempo, prendendo alla sprovvista il cervello del portiere. Lo spagnolo Ezequiel Calvente, battendo questo rigore contro l’Italia Under 19, arriva a tirare la palla con il piede con cui di solito ci si appoggia prima di colpire. Sicuramente è più facile vederlo che spiegarlo, ma l’effetto è che qualcuno dalla regia abbia tagliato un pezzettino di filmato e che la palla voli in porta una frazione di tempo prima del dovuto.

 



 



 

Nenad Mirosavljević ha avuto una settimana difficile, sicuramente. Non parlo della settimana dopo un rigore sbagliato in modo ridicolo, ma parlo della settimana prima, che lo ha fatto arrivare agli 11 metri pieno di problemi esistenziali, con troppi pensieri e intimi malumori.

 

Possiamo distinguere chiaramente tutte le sfumature di depressione di Nenad attraverso le varie fasi dell’azione. Schiena curva (pensate a CR7 che prima di tirare diventa una statua di acciaio, è così che si trasmette il proprio carattere sulla realtà), un campo semi amatoriale nella periferia di Belgrado, rincorsa incerta trotterellante, finta di tiro, sbilanciamento del corpo in avanti, forse l’idea di fare un pallonetto, il pensiero della seconda casa da pagare, quella che non si può permettere, ma che ha acquistato per fare felice la moglie che lo voleva a giocare almeno in Premier, il secondo colpo debole con punta del piede quando ormai è troppo tardi, il pensiero che è troppo tardi per tutto in generale, queste maglie attillate e il fisico che non regge più, la palla che non arriva neanche a fondo campo, il crollo, un difensore sconosciuto che ti dà una carezza sulla testa. Quando si va sul dischetto si pensa solo a calciare il rigore, altrimenti sono guai.

 



 



Quello che ha pensato Graziano Pellè prima del rigore a EURO2016: “Io non sono un grande rigorista e non ho un grande piede, mi conviene giocarmela sul piano mentale. Quindi se io gli dico che faccio il cucchiaio, lui può pensare che lo faccio veramente e rimanere fermo oppure che è evidentemente un falso suggerimento e buttarsi. Però potrebbe anche essere un doppio gioco e quindi lui può pensare che io fingo di dargli un falso suggerimento per poi fare effettivamente un cucchiaio. Io però il cucchiaio non lo so fare quindi devo per forza tirare, anche se in effetti lui non lo sa che io non so fare il cucchiaio e quindi può rimanere con il dubbio del doppio gioco.

 

No, allora, ricominciamo un attimo da capo. Io ormai gli ho detto che faccio il cucchiaio, però lui sa che sono troppo furbo per dirgli una cosa e fare banalmente il contrario, quindi lui pensa che farò il doppio gioco facendo davvero il cucchiaio, quindi devo tirare angolato. Ok allora tiro angolato.”
Quello che ha pensato Manuel Neuer prima del rigore a EURO2016: “0010 0000 0010 0001 0010 0010 0010 0011 0010 0100 0010 0101 0010 0110 0010 0111 0010 1000 0010 1001 0010 1010 0010 1011 0010 1100”.

 

Il finale della storia lo sapete.

 

 

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