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Contro la Lazio devi fare di più
09 dic 2024
La Lazio di Baroni vince ancora contro il Napoli, questa volta al Maradona.
(articolo)
7 min
(copertina)
IMAGO / ZUMA Press Wire
(copertina) IMAGO / ZUMA Press Wire
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All’89' la Lazio era già passata in vantaggio e si trattava di resistere alla pressione emotiva e disordinata del Napoli. I giocatori di Baroni avevano passato la partita ad assorbire gli inserimenti avversari e poi a riallungarsi sul campo come una spugna, ma a due minuti dalla fine un po’ di stanchezza va perdonata. Con il pallone sulla fascia destra del Napoli, nei piedi di Di Lorenzo, Dele-Bashiru si schiaccia sulla linea difensiva all’altezza dell’area di rigore, ma si lascia passare Zambo Anguissa alla spalle. Quasi sul fondo, il camerunense mette dentro una palla in cut-back senza vedere, troppo lenta per arrivare a Kvaratskhelia al centro dell’area.

Il passaggio è intercettato da Guendouzi, che viene subito pressato da Gilmour, entrato da poco. Nel cuore della propria area di rigore, con lo scozzese che non aspettava altro che un suo errore, Guendouzi guarda verso Nuno Tavares a pochi metri di distanza sulla fascia, ma da quel lato c’è David Neres pronto ad intervenire. Con un sangue freddo e una mobilità non comune, Guendouzi fa la cosa più intelligente, si gira dalla parte opposta, verso il centro del campo: Gilmour è preso in controtempo e Kvara sembra esausto, il francese porta palla in avanti e poi scarica in verticale sui piedi di Noslin, venuto molto incontro nella metà campo difensiva.

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È una giocata semplice e forse persino banale, per uno come Guendouzi. Non è un dribbling, ma giusto una leggera sterzata, una piccola conduzione che serve a rompere la pressione del Napoli dentro la propria area e ad alzare il pallone di quindici-venti metri. Testimonia però di quanto fosse a suo agio in un ruolo per lui insolito, al posto dello squalificato Rovella. La Lazio è in un momento del genere: le togli il regista, e il giocatore che lo sostituisce finisce la partita come uno dei migliori in campo. È una squadra in cui funziona tutto, anche perché a nessuno è chiesto di fare cose troppo complicate.

Guendouzi non aveva cominciato in maniera impeccabile la sua partita. La Lazio ha faticato a superare l’urto iniziale con la pressione del Napoli, che dopo appena due minuti ha avuto la sua più grande occasione con McTominay, su cross all’indietro di Politano. Avessero segnato subito, sarebbe stato lo scenario perfetto per la squadra di Conte, quasi novanta minuti solo da gestire, limitando il più possibile i pericoli. Ma Provedel ha fatto una bella parata e la Lazio è rientrata con pazienza nella partita.

Dopo sei minuti Guendouzi ha messo un lancio per Isaksen in fallo laterale, ma più o meno da quel momento ha alzato il livello della propria concentrazione, sbagliando appena 5 passaggi sui 61 tentati (92% di precisione secondo Whoscored). Tra i centrali difensivi, ha quasi sempre ricevuto senza pressione, ma anche quando la pressione c’era ha semplificato il suo gioco cercando il compagno a uno o due tocchi di distanza, cambiando campo rasoterra, cercando il terzino quando era libero, avanzando col pallone tra i piedi ma senza rischiare. Una partita conservativa, ma di grande qualità e carattere.

Certo, ci sono stati momenti in cui il Napoli sembrava vicino al vantaggio che non è mai arrivato. Dopo aver tolto il possesso alla Lazio con la sua aggressività, il Napoli ha aumentato il volume e il ritmo del proprio gioco, specie sulla catena di destra. Verso la fine del primo tempo Kvaratskhelia ha vissuto alcuni minuti superomistici, in cui ha puntato a testa bassa l’intera difesa laziale, conquistando due falli in sequenza, tra cui quello con cui ha fatto ammonire Guendouzi e poi, calciando la punizione, è andato vicino a mettere la palla nel sette. Ma la Lazio non ha mai perso la propria calma e compattezza.

Kvara, ieri, era l’unico giocatore in campo con quel tipo di qualità, la qualità “non mi fermo davanti a niente” che rompe gli equilibri, crea disordine. Ma per il resto il Napoli è una squadra principalmente difensiva, che le cose migliori le fa quando riesce a tenere gli avversari lontani dalla propria area, recuperando palla con aggressività e portando molti uomini negli ultimi trenta metri. Lì non c’è bisogno però di giocatori che non si fermano davanti a niente, bastano i meccanismi un po’ ripetitivi ma efficaci di Politano, le sue combinazioni con Di Lorenzo. Spesso basta la presenza di Lukaku o McTominay in area di rigore.

Contro la Lazio no, non è bastato. Tolti i primi venticinque minuti, il Napoli ha avuto di più la palla, ma in una partita in cui sono successe pochissime cose (l’occasione di McTominay dopo due minuti, un tiro di Isaksen dopo venti, la punizione di Kvara, la traversa di Dele-Bashiru da lontano a inizio secondo tempo) ha vinto la squadra che in Serie A ha segnato più gol nell’ultima mezz’ora di partita (17, con quello di ieri sera). Evidentemente, quella più abile a sfruttare quelle piccole aperture che si creano col passare del tempo anche nei blocchi difensivi più solidi.

Niente da vedere, solo un lancio del portiere che mette il terzino a quindici metri dalla linea di fondo.

In una partita in cui, a parte Isaksen e Kvaratskhelia, quasi nessuno ha provato l’iniziativa individuale, il gol è arrivato per una palla persa da David Neres all’altezza dell’area di rigore laziale. Come a dire: non si corrono mai troppi pochi rischi.

Antonio Conte fin qui non lo aveva quasi mai messo in campo sul lato destro, a piede invertito, dove Neres può prendere più iniziative e sommarsi alla pericolosità di Kvara. Ma a meno di un quarto d’ora dalla fine il Maradona dava segnali di impazienza, sottolineando i passaggi all’indietro di Anguissa come segno di una prudenza eccessiva. Dopo la sconfitta in Coppa Italia con la squadra B, soprattutto dopo il pareggio con l’Inter e la sconfitta con l’Atalanta di un mese fa, forse Conte ha sentito la necessità di provare qualcosa in più. E l’ha pagato caro.

Neres ha costruito l’azione aiutando Lobotka vicino alla propria area, poi ha aggirato Nuno Tavares all’altezza di quella opposta. Ma quando ha forzato il tiro aveva davanti almeno due giocatori laziali, tra cui Zaccagni in uno dei suoi moltissimi ripiegamenti. L’azione è ripartita con Nuno - ancora non al proprio meglio, di ritorno da un infortunio - che ha portato palla e poi servito Noslin a metà campo. Noslin ha sbagliato il controllo ma poi ha vinto il duello con Lobotka, riuscendo a girarsi e a lanciare per Isaksen dalla parte opposta, prima che Rrhamani riuscisse a intervenire.

La palla di Noslin è stata uno dei pochi gesti davvero ambiziosi della partita. Un filtrante in diagonale che è passato davanti a Oliveira costringendolo a girare su se stesso, mentre Isaksen ha potuto controllare in corsa, sterzando verso l’interno per calciare in porta. Sembrava che il Napoli e il suo pubblico non avessero pensato alla possibilità che fosse la squadra avversaria a trovare la singola giocata con cui vincere la partita, Conte li ha abituati troppo bene con la sua capacità di piegare l’inerzia dalla propria parte, vincendo un duello dopo l’altro. E invece è stata la Lazio, con in campo la coppia d’attacco di riserva Pedro-Noslin, ad accelerare al momento giusto, appena la difesa del Napoli le ha lasciato un minimo di spazio.

Sembra una punizione crudele per il Napoli di Conte. Ma è anche il giusto premio per il gioco ordinato e preciso della Lazio, che anche in una serata in cui i suoi uomini più creativi hanno faticato a mettere la testa fuori dall’acqua (Zaccagni pressato costantemente da Di Lorenzo, Dia e Castellanos mangiati vivi da Buongiorno e Rrhamani) ha ripreso fiato gestendo palla da dietro. Con la qualità di Guendouzi, come detto, ma anche con quella di Provedel, specialmente con i suoi lanci per Nuno Tavares.

Ha vinto la capacità di resistere alla pressione (con e senza palla, anche abbassandosi e difendendo in modo compatto), contro un calcio come quello di Conte che nasce dall’aggressività con cui spezza le connessioni avversarie. Ha vinto la fiducia della Lazio nei propri mezzi, anche se non con il proprio undici titolare in campo. Hanno vinto la calma e la pazienza contro uno stadio intero che sbuffa quando la propria squadra non era abbastanza veloce ad andare in verticale (non a torto, sia chiaro). Ha vinto, semplicemente, la squadra più in forma e più duttile delle due, quella che meglio si è adattata alla partita che l’altra l’ha costretta a giocare.

E così la Lazio di Baroni è a tre punti dall’Atalanta e a uno solo dal Napoli, che ha battuto due volte in pochi giorni. Prima nel classificone di Europa League e ai quarti di Coppa Italia. La sconfitta un po’ sfortunata col Parma e il pareggio con il Ludogorets sembrano già acqua passata, la maturità di squadra, collettiva e individuale, sono in continua crescita. La stagione è ancora lunga, ma per il momento la squadra di Baroni è una delle più belle sorprese di questa stagione.

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