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I movimenti di mercato più assurdi della settimana
21 Jul 2023
21 Jul 2023
Acquisti con cui combattere il caldo.
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IMAGO / Shutterstock
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Luglio ha superato il giro di boa, le temperature superano i 40 gradi, e tutti noi iniziamo ad avere le visioni. Cuadrado all’Inter con i tifosi inferociti, Lukaku vicino al passaggio alla Juventus, Ethan Ampadu che passa al Leeds per oltre 8 milioni di euro. Che cosa sta succedendo? Vorremmo potervi rassicurare come un centro commerciale climatizzato in questi momenti, e invece rieccoci qui con trasferimenti ancora più assurdi dall’ultima settimana di calciomercato. Alcune rubriche sono più asfissianti di una notte tropicale.Paolo Guerrero alla Liga Deportiva Universitaria de QuitoTutto ciò che riguarda Paolo Guerrero è assurdo, di quell’assurdità straniante che ti affascina senza che tu te ne accorga nemmeno. Un attaccante soprannominato El Depredador, che si chiama Paolo in onore di Paolo Rossi, che è partito dal Bayern Monaco per giocare in tutte le squadre più fiche del Sudamerica: difficile trovare al mondo curriculum più cool. “La storia di Paolo Guerrero parla di un giocatore lontano dalle celebrazioni quotidiane, di un onesto centravanti che contro ogni pronostico, ogni avversità, ogni resistenza, vede il suo mito prendere forma tra i confini amici, per esondare di fronte al Mondo”, ha scritto qualche anno fa Fabrizio Gabrielli in un lungo ritratto.

Le ultime squadre di Paolo Guerrero da quando ha lasciato l’Europa sono state Corinthians, Flamengo, Internacional de Porto Alegre, Avaì, Racing Club de Avellaneda. Cosa mancava a questa lista che è possibile leggere come una poesia? Guerrero, a sorpresa, ha firmato per la Liga Deportiva Universitaria de Quito, in Ecuador, e alle porte dei 40 anni potrebbe giocare in Copa Sudamericana. Ezequiel Schelotto al Barletta Se ve lo state chiedendo, Ezequiel Schelotto rimanda ancora quell’aria da levriero, da Galgo come viene chiamato in Argentina. È ancora magro come un chiodo, porta i capelli lunghissimi e lisci come la seta, la barba di una settimana, gli orecchini di chi potreste beccare a un concerto di Manu Chao. Quando lunedì è atterrato all’aeroporto di Bari Palese è come se non se ne fosse mai andato dall’Italia. L’ultima partita in Serie A l’aveva giocata 4 anni fa, nel Chievo, in quella disastrosa stagione che aveva portato alla retrocessione. Poi Brighton (!), Racing Club de Avellaneda, Aldosivi e Deportivo Morón dove si era rotto il crociato, uno di quegli infortuni che alla sua età chiudono le carriere. E invece. Invece Schelotto è tornato, e ha scelto il Barletta in Serie D per farlo.

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Schelotto arriva con un'aria da vecchio saggio che non sapevamo potesse appartenergli. Parla già di promozione: «Sono trascorsi 15 anni da quando con il Cesena conquistai la doppia promozione in B e in A. È quello che mi riprometto di fare anche con il Barletta, per tornare tra i professionisti. Non considero il campionato di Serie D un declassamento, ma un ulteriore trampolino di lancio per me». Dice di stare fisicamente bene, di avere ancora «il suo repertorio come esterno». Che impatto potrà avere Schelotto in Serie D? Staremo a vedere. A Barletta tutti sperano che il suo arrivo sia solo l’inizio di una scalata nel calcio. Il nuovo DT Luigi Pavarese ha lavorato a Napoli ai tempi di Maradona e ora, pare, voglia portare in città anche Zarate. Ci aggiorniamo alla settimana prossima. Jonny Evans al Manchester UnitedL’ultima volta che Jonny Evans aveva indossato la maglia del Manchester United era il 9 maggio del 2015. Era un’innocua e dimenticabile partita di fine stagione in casa del Crystal Palace. In panchina Louis van Gaal, in campo Wayne Rooney, Marouane Fellaini, Ashley Young ed Antonio Valencia. Tra le riserve Radamel Falcao, Adnan Januzaj e Victor Valdes (scommetto che Valdes allo United non ve lo ricordavate). Tra quella partita e oggi ci sono state tante cose per Jonny Evans: un primo trasferimento al West Brom, il primo storico Europeo dell’Irlanda del Nord giocato da capitano, il passaggio più significativo al Leicester, con cui ha giocato 152 spesso ingloriose partite prima che la squadra retrocedesse in Championship. A quel punto il contratto di Jonny Evans è scaduto e non c’era grande interesse su quale sarebbe stata la prossima mossa di questo centrale nord-irlandese che sembra già un dirigente che indossa pantaloncini e maglietta per un torneo aziendale. Poi, però, con motivazioni difficili da interpretare, il Manchester United gli ha fatto un contratto per sole due partite, le amichevoli contro Lione e Wrexham giocate tra la Scozia e la California. Ed è difficile domandarsi altro se non: perché?

Davvero il calcio professionistico ha settato la barra delle aspettative così in alto da non poter deludere nemmeno in un’amichevole di luglio? Oppure dobbiamo prepararci a un clamoroso ritorno? “Soluzione di breve periodo o seria opzione per le rotazioni?”, si è chiestoThe Athletic con un tono che immagino vicino allo sbigottimento. A quanto pare, comunque, Evans nelle amichevoli ha giocato bene, è stato acclamato dal pubblico, forse è sembrato una copertina di nostalgia che lo ha fatto tornare a un tempo in cui il Manchester City non era ancora la squadra più dominante del calcio mondiale. «È un leader e capisce il calcio, è stato bello vederlo giocare», ha detto ten Hag dopo le sue partite. Chissà che queste parole non siano l’inizio di una grande storia.Oriol Romeu al BarcellonaA leggere superficialmente del ritorno di Oriol Romeu a Barcellona dopo 12 anni verrebbe da dire che certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, solo che credo sia difficile definire amore quello tra il centrocampista catalano e la squadra che lo ha cresciuto. Al Camp Nou, con il trasferimento di Busquets a Miami, è ufficialmente finita l’era del centrocampo d’oro della squadra di Guardiola, e se il Barcellona può dire almeno simbolicamente di aver sostituito Iniesta e Xavi con Gavi e Pedri, cosa doveva fare con il suo storico vertice basso di centrocampo? La scelta di Oriol Romeu è in realtà molto più razionale e meno assurda di quanto non sembri. Certo, Romeu sembra la versione troll di Busquets, il suo doppelganger pesante come un unno, però non esistono al mondo molti altri registi minimali come vuole il gioco di posizione in quella zona di campo, cresciuti nella Cantera, e che abbiano giocato per molti anni ad alti livelli. Le soluzioni che avevano dato le giovanili, come Pau Prim, evidentemente non convincevano a sufficienza. E allora lunga vita a Oriol Romeu, ex Girona e Southampton, nuovo reggente del centrocampo del Barcellona, erede ad interim di uno dei registi più forti della storia del calcio. Jeremy Menez al BariDopo 69 partite e 13 gol a Reggio Calabria, Jeremy Menez si trasferisce a Bari: tutto normale? Ci siamo già abituati a quest’ultimo ruolo da mattatore del Meridione di quest’ala sublime sulla via del tramonto che quando arrivò in Italia venne soprannominata Houdini? Nell’Italia invecchiata e stanca del 2023 Menez al San Nicola restituisce delle Cassano vibes che non andrebbero ignorate. Il Bari preme per salire in Serie A e sembra aver bisogno esattamente di un giocatore che lo renda imprevedibile, di un catalizzatore su cui condensare le aspettative del pubblico. Menez dal canto suo è alla ricerca, o almeno ci piace pensarlo, di un ultimo capitolo significativo nella sua carriera, dopo che gli ultimi prima della Reggina si sono chiamati Paris FC, América, Antalyaspor. Forse un matrimonio scritto nelle stelle, forse un’avventura che dimenticheremo presto. L’estate è fatta per questo, per sognare Menez che vendica il gol all’ultimo secondo del Cagliari ai play-off, regalando la promozione in Serie A al Bari in un San Nicola di nuovo infuocato.Alen Halilovic al Fortuna Sittard«Il Barcellona ha trovato il nuovo Messi in Alen Halilovic?» si chiedeva il Guardian nel 2014. Halilovic aveva 18 anni e già da due giocava più o meno regolarmente con la maglia della Dinamo Zagabria. Tra un anno ricorrerà l’anniversario dei dieci anni da quel trasferimento e oggi Alen Halilovic va al Fortuna Sittard. Ci arriva dopo aver floppato in praticamente tutte le squadre in cui ha militato. La sua ultima buona stagione risale forse a un passaggio allo Sporting Gijon quando l’Ultimo Uomo era nato da poco. Decidete voi cosa vi sorprende di più in questo trasferimento, se il fatto che Halilovic sia finito a giocare di nuovo in Olanda, in una nuova squadra con la Dea bendata nel proprio stemma, o se qualcuno ha deciso ancora di credere in Halilovic. Un club di una prima serie in Europa.

Un video di Halilovic al Reading due anni fa: francamente sembra già un ex giocatore. Aveva solo 25 anni.

Cosa è andato storto per Halilovic? Magari la testa non era quella adatta a un calciatore professionista. Magari è tutta una questione di pressione mentale. L’impressione, comunque, banalmente, è che il suo livello atletico non poteva veramente supportare una carriera d’alto livello. Scusate l’aridità.

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