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Emanuele Mongiardo
Al Milan il dominio non è bastato
26 Feb 2024
26 Feb 2024
Contro l'Atalanta ha controllato il gioco senza riuscire a portare a casa il risultato.
(di)
Emanuele Mongiardo
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Il posticipo tra Milan e Atalanta poteva rappresentare un’occasione per rimescolare le carte in zona Champions League. Le due squadre alla vigilia erano staccate da sette punti, ma l’Atalanta deve recuperare ancora la partita contro l’Inter: un’eventuale vittoria a San Siro sul Milan avrebbe potuto rimettere in discussione il terzo posto dei rossoneri. Alla fine, invece, non è cambiato nulla. Milan-Atalanta si è conclusa in parità, dopo un primo tempo divertente e intenso nonostante le poche occasioni, e una ripresa in cui solo il Milan ha provato a vincere. Rispetto alle uscite precedenti, in cui Loftus-Cheek aveva agito in posizione più avanzata, determinando quindi una sorta di 4-2-3-1 asimmetrico, stavolta Pioli ha disegnato in maniera più netta un 4-3-3. In difesa la coppia centrale era composta da Thiaw e Gabbia, mentre a centrocampo Adli ha preso il posto di Reijnders, impiegato in Europa League contro il Rennes, e si è piazzato da vertice basso. Non è stata la sola variazione in mediana. Loftus-Cheek, infatti, è stato spostato sul centro sinistra; sul centro destra, dove si solito si muove l’inglese, c’era Bennacer.

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Dal canto suo, Gasperini ha dato continuità al terzetto difensivo ormai titolare di questa stagione, composto da Kolašinac, Djimsiti e Scalvini, mentre sulle fasce ha scelto Ruggeri a sinistra e Holm a destra. In mezzo, la solita coppia formata da Ederson e de Roon. In avanti, insieme al trequartista Koopmeiners e alla punta di sinistra de Ketelaere, come attaccante di destra ha agito Miranchuk, scelto probabilmente per la grande prestazione che aveva offerto contro il Milan in Coppa Italia. Un’Atalanta senza sbocchi offensivi Nonostante la differenza di moduli, Pioli e Gasperini condividono la volontà di pressare alto l’avversario utilizzando l’uomo come primo riferimento. Dal punto di vista del Milan, il 4-3-3 si incastrava in maniera naturale col 3-4-1-2 dei nerazzurri: le tre punte pressavano i tre centrali, le due mezzali aggredivano i mediani (Bennacer su Ederson, Loftus-Cheek su de Roon), i terzini salivano sui due esterni, i due centrali seguivano le due punte e Adli doveva controllare Koopmeiners, soprattutto nei suoi tentativi di tagliare verso la fascia. È proprio attraverso il pressing d'altra parte che il Milan è arrivato, anche se in maniera indiretta, al gol di Leão. L’Atalanta ha provato a costruire sulla sinistra mentre Florenzi stava seguendo il suo esterno di riferimento, Ruggeri, che era entrato dentro al campo. Pulisic ha così aggredito Kolasinac in possesso, chiudendo la linea di passaggio verso Ruggeri.

A Kolasinac non è rimasto quindi che giocare lungolinea verso de Ketelaere. Florenzi, con intelligenza, ha capito che la traccia su Ruggeri era chiusa, e per questo non lo aveva seguito verso l’interno. Al momento del passaggio lungolinea di Kolasinac, così, ha potuto spostarsi lateralmente e intercettare la verticalizzazione.

Da lì il Milan è tornato al centro. Adli ha cambiato gioco su Theo, che ha poi prolungato per Leão. Il portoghese ha inventato una giocata fenomenale, in cui ha spezzato il raddoppio e ha superato Scalvini con un tunnel sulla sua scivolata.

Dopo la rete dell’1-0, L’Atalanta col pallone non è mai riuscita ad impensierire il Milan. Troppo meccanici gli scambi di posizione e troppa poca qualità nella trasmissione del pallone per sorprendere i rossoneri, che hanno avuto gioco facile nel seguire i riferimenti. De Ketelaere e Miranchuk hanno provato a dettare la verticalizzazione muovendosi verso la fascia, con un movimento che era tipico di Zapata, ma nessuno dei due ha saputo resistere alla pressione alle spalle dei centrali milanisti. Quando gli attaccanti si sono mossi incontro, Koopmeiners ha provato a lanciarsi alle loro spalle, ma Adli è stato diligente nel seguirlo e offrire copertura ai compagni. L’unica occasione del primo tempo per i bergamaschi è nata da una riaggressione. Pulisić arretrando ha perso l’equilibrio, de Ketelaere gli ha rubato palla e ha servito Koopmeiners sul limite. Il tiro dell’olandese, però, è stato respinto da Adli. Come il Milan ha ribaltato il campo Più fruttuoso, invece, il modo in cui il Milan ha provato a manipolare le marcature dell’Atalanta. L’idea era di svuotare il centro per poter verticalizzare e trovare una sponda che attivasse un compagno vicino in ricezione frontale, con quest’ultimo che avrebbe poi dovuto cambiare gioco. Per eseguire il piano, le mezzali dovevano alzarsi vicino a Giroud. A seconda della posizione degli interni, la struttura del Milan poteva somigliare ad un 4-1-5 o ad un 4-2-4. Dopo aver svuotato il centro, il terzino in possesso doveva giocare in diagonale su Giroud o sulla mezzala vicino a lui. Chi riceveva doveva fare la sponda per un compagno vicino, con quest'ultimo che così riceveva fronte alla porta e alle spalle del marcatore. A raccogliere la sponda poteva essere l’ala che entrava dentro al campo con un movimento a uncino o uno dei centrocampisti. L’obiettivo, come detto, era attivare un giocatore alle spalle del centrocampo nerazzurro per poi allargare il gioco.

Nonostante la fase di sviluppo dei rossoneri abbia funzionato piuttosto bene, la fase di rifinitura invece non è stata all’altezza, e questo spiega come mai il Milan, pur dominando il contesto, non abbia creato vere e proprie occasioni. Superata la prima pressione e ribaltato il campo, la squadra di Pioli ha costretto l’Atalanta a correre all’indietro, ma non ha trovato altra soluzione nell’ultimo terzo di campo che scoccare cross di facile lettura per Carnesecchi e i difensori. Quel rigore del pareggio nato in maniera così estemporanea, al di là di qualsiasi polemica, acuisce il rimpianto per un primo tempo in cui il Milan non ha saputo tradurre in vere occasioni un domino netto. Nel secondo tempo il Milan ha preso il sopravvento Dopo l’intervallo Gasperini ha provato a cambiare l’inerzia della partita con le sostituzioni. Lookman è entrato al posto di de Ketelaere nella speranza di ricavare qualcosa di più dai suoi attacchi in profondità o, alternativamente, di trovarlo tra le linee. Gasperini ai microfoni ha ammesso le difficoltà in fase offensiva: «Facciamo fatica a sviluppare qualcosa in attacco e anche sulle fasce. In mezzo, tra centrocampo e difesa, tenevamo bene. Sulle fasce e in attacco non era la serata migliore e abbiamo cercato anche di cambiare qualcosina con Lookman». I cambi, però, non hanno sortito l’effetto sperato e l’Atalanta ha passato quasi tutta la ripresa in apnea. A dimostrazione di quanto abbia sofferto e di quanto poco sia riuscita a proporsi in attacco, l’Atalanta nel secondo tempo ha generato solo 0.02 xG (su un totale di 0,49 npxG, dati Statsbomb). Dall’inizio della ripresa i nerazzurri non hanno più trovato un modo di affrontare il pressing del Milan. Se nel primo tempo, pur senza produrre nulla, qualche uscita palla lungolinea permetteva di mantenere di più il possesso, dal 45’ in poi Carnesecchi ha iniziato a calciare lungo. Miranchuk e Lookman non hanno mai avuto la possibilità di sovrastrare i difensori del Milan. Una volta che Gabbia e Thiaw vincevano il duello aereo, i centrocampisti rossoneri ripulivano la seconda palla e la squadra aveva la possibilità di riversarsi nella metà campo avversaria. Un’altra chiave del dominio del Milan è stato il gioco coi piedi di Maignan, ieri sera più importante con i rasoterra che con i lanci. Se già nel primo tempo in un paio d’occasioni aveva saputo trovare Adli e Loftus-Cheek alle spalle degli avversari con filtranti di venti o trenta metri, nella ripresa il valore della sua regia è stato ancora più evidente. L’Atalanta non è stata coraggiosa nel seguire gli uomini lontani dalla propria zona abituale, ma anche gli scambi di marcature, a volte, sono stati imprecisi. Maignan è stato utile per approfittare della pressione poco convinta degli uomini di Gasperini. La sua capacità di trovare i compagni smarcati ha costretto più volte l’Atalanta a ripiegare in affanno.

Nonostante i vantaggi a livello tattico, il dominio e la serata di grande ispirazione di Leão, alla fine il gol non è arrivato. Con il posto Champions ormai consolidato, il Milan può essere soddisfatto a metà per via della prestazione. Al contrario, per l’Atalanta di buono c’è solo il risultato, che comunque non è poco. Con la maturità di chi sa che ancora il campionato è lungo, Gasperini però è parso sereno, contento di aver limitato i danni. Un atteggiamento quasi inaspettato per la percezione che abbiamo del suo calcio e della sua Atalanta: «Questa sera è andata così: quando non puoi fare di più devi cercare di ottenere il massimo».

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