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Federico Sborchia

Qual è la migliore maglia d’Europa

Le 10 migliori maglie dei maggiori campionati europei.

Nella storia di questo sport le maglie hanno sempre rappresentato uno dei principali cardini dell’identità dei club, mai però come negli ultimi dieci anni questi hanno proposto tante variazioni e distorsioni. I brand devono prestare attenzione a coniugare il successo sul mercato, proponendo divise nuove e originali, e una tradizione che scontenti i tifosi, cercando compromessi sempre più difficili e non sempre efficaci.

 

In classifica proviamo a scegliere le migliori dieci maglie dei principali campionati europei. È un tipo di articoli che di solito si fa ad agosto, ma mai come quest’anno le maglie sono state presentate a singhiozzo, e senza il riscontro del campo è difficile esprimere un giudizio formato. Quindi ci siamo presi tempo. Per costruirla abbiamo chiesto a quindici appassionati di proporre una loro classifica personale, assegnando un punteggio da 1 a 10 e selezionando le dieci che hanno collezionato più punti. In virtù di queste regole in questa classifica non troverete la bellissima collezione dell’Ajax o i gioiellini proposti da Cruzeiro, Celtic e Boca Juniors  che comunque menzioniamo per non scontentare nessuno.

 

10. Genoa third

 

L’identificazione tra colori o pattern delle città o dei luoghi legati al club come tema per introdurre una novità nello scenario visivo è un altro schema ricorrente nel kit design del passato recente: le terze divise da gioco dei club Nike del 2018-19 ne sono un grande esempio, così come parte delle maglie disegnate da Puma nella scorsa stagione: la Cité Radieuse di Le Corbusier sulle maglie del Marsiglia, il ponte di Castlefield sull’away kit del Manchester City, il Museo Mudec sulla maglia da trasferta del Milan. Kappa, con il Genoa, lavora in questa direzione da una manciata di stagioni. Dal 2019-20 è stata istituita la cosiddetta maglia Zena, che affianca le prime due divise, e serve a ricordare il legame del club con il territorio. Due anni fa era dedicata alla Croce di San Giorgio, mentre l’anno scorso tentava di portare sulla divisa il tipico blu acceso del mare della Liguria, con dettagli e numeri in oro. Quest’anno ha voluto continuare a cavalcare l’onda, diversificando il concetto stesso di terza maglia, presentando una divisa grigia come la pietra della Lanterna di Genova, simulata sulla destra attraverso lo stemma cittadino presente sul monumento che sostituisce quello societario, sopra un insieme di pattern provenienti dalle fortificazioni del faro e dal museo della Lanterna.

9. Venezia home

 

La maglia casalinga del Venezia, anche quest’anno, è diventata virale. Dopo il kit Nike dell’anno scorso, che conteneva tutti e tre i colori sociali – nero, con bande orizzontali alternate verdi e arancioni – l’agenzia newyorkese FlyNowhere ha disegnato anche le maglia di esordio di Kappa, presentando una divisa casalinga tutta nera, con gli altri due colori presenti soltanto in alcuni dettagli. Questa scelta ha causato varie proteste in una tifoseria molto identitaria e che ha vissuto una storia travagliata, dal momento che il neroverde è stato raccolto dal Venezia e l’arancione dal Mestre, dopo la fusione avvenuta nel 1987. Addirittura, nella stagione 1999-2000, il club aveva presentato una maglia nera con delle strisce verde smeraldo e con un leggero bordo arancione. Fino a una contestazione dei tifosi, dopo la quale sono state aggiunte delle strisce arancioni.

Comunque, la maglia home 2021/22 è sintomo di una enorme cura dei dettagli. Sul nero di base compaiono sfumature marmorizzate bianche prese da fotografie dei muri di Venezia. Sul petto, sotto una scritta pleonastica che ci ricorda di quale squadra si tratti, sono presenti le stelle oro della facciata della Basilica di San Marco, disposte però a forma di V. Sui pettorali, oltre a uno stemma stilizzato e anch’esso in oro, c’è una bandierina tricolore orizzontale neroarancioverde.

Anche se tralascia la tradizione, il kit sfrutta come mai successo nella storia del club il brand di una delle città più belle del mondo nell’anno del ritorno in serie A.

8. RB Lipsia home

 

Chi disegna le maglie del Lipsia ha un banale, grande vantaggio. Il club di proprietà della multinazionale Red Bull, nato nell’inizio del 2009 dopo l’acquisizione del titolo sportivo di un club di provincia, il Markranstädt, non aveva una tifoseria. Di conseguenza nemmeno un’identità visiva storica da rispettare. Così, affidandosi a Nike, non ha mai peccato di fantasia. A partire dal 2009 ha utilizzato vari colori, dal blu al fucsia, fino al turchese e all’arancione. Anche per costruirsi una base di pubblico maggiore in Sassonia – oggi si contano comunque alcuni gruppi di tifosi organizzati – sono stati scelti due colori fondamentali alla fondazione, con l’idea di provare a creare comunque una tradizione grafica: il bianco e il rosso, sulla scia del logo Red Bull.

 

Così ha funzionato su tutte le divise casalinghe e così funziona anche sul kit 2021/22, che è il primo nella breve storia del club a non essere prevalentemente bianco. Stavolta ci sono una serie di pennellate rosse irregolari molto visibili, accostate da pantaloncini e calzettoni dello stesso colore squillante, con il logo in negativo che quasi si confonde con il pattern. Pattern che evidentemente in fase di progettazione è piaciuto così tanto – e in effetti non rende male in campo – da essere stato riproposto anche sulla seconda divisa, nera con dettagli gialli, rossi e blu. Dal punto di vista visivo riceve tanta attenzione il logo Red Bull che, con il sole giallo tra i due tori in questo mare bicromatico – o cielo nuvoloso, o inquinato, se preferite – risalta e non poco.

7. West Ham home

 

L’accoppiata tra Umbro e West Ham si conferma vincente e anche in questa occasione offre un’immagine British del club che nei grandi club oltremanica si fa fatica a riscontrare. Dopo il successo della collezione per i 125 anni del club, che ha alzato non poco l’asticella, Umbro non ha deluso le aspettative proponendo una divisa che guarda al glorioso passato degli Hammers. La fonte di ispirazione per Umbro è la divisa home della stagione 99/00, quando nell’est di Londra si potevano vedere campioni del calibro di Rio Ferdinand, Frank Lampard, Joe Cole e Paolo Di Canio. Il suo iconico gol al Wimbledon è stato scelto nel video di presentazione. La divisa è estremamente semplice ma molto ben riuscita, con il claret dominante e il blue che si prende tutte le spalle venendo incorniciato da una striscia bianca. Il pattern viene riproposto anche sul colletto e sui bordi delle maniche dando un colpo d’occhio molto efficace che unisce bene tradizione e attualità. A completare il kit arrivano dei pantaloncini bianchi con bande claret and blue sui lati e dei calzettoni claret con il bianco e il blue relegati al bordo superiore. Proprio con la divisa a cui questa è ispirata gli Hammers conquistarono il loro ultimo trofeo internazionale, ossia la coppa Intertoto del 1999; non è difficile credere che la scelta sia stata un augurio alla squadra di Moyes, che quest’anno è tornata a calcare i campi d’Europa.

 

6. Paris Saint-Germain away


 

In estate il Paris Saint-Germain ha presentato un kit home minimale, interamente blu e con i bordi del colletto e delle maniche rossi con il contorno bianco, senza la classica fascia Hechter che ha (quasi) sempre occupato la parte centrale della maglia. L’importante assenza, che ha scatenato qualche protesta tra i tifosi, serve a far risaltare il vero fulcro della divisa, i pantaloncini, ispirati ai calzettoni dei Chicago Bulls, con il marchio Jordan che rimpiazza quello Nike, la casa proprietaria che ne detiene il logo. Anche la terza maglia, ispirata a un kit della stagione 1996/97, nell’anno delle destrutturazioni estreme operate da Puma, presenta una prova di rivoluzione. Il logo Nike è più piccolo e non campeggia sul petto, essendo nascosto sul lato delle maniche: un’operazione simile a quella adottata nella nuova identità visiva di Apple, che non ha più alcun bisogno di esporre il proprio logo e ha iniziato a nasconderlo nei propri prodotti tecnologici, come sintomo di eleganza.

 

In questo modo risalta lo stemma del club, in posizione centrale, in un panorama molto minimale. Anche la seconda maglia, il kit presente in questa classifica, è una novità, confermando che il Psg è un banco di prova per l’eterodossia nelle divise: è bianca, con la Hechter spezzata in due parti, non in linea. La classica fascia non contiene il rosso e il bianco, ma è rosa – colore mai visto finora nella storia del club – con i bordi neri, con un concetto complessivo che lo rende simile a un capo di moda. Qualcuno ha voluto vederci riferimenti al brano La Vie en Rose della parigina Édith Piaf, ma la verità è che si tratta di un accostamento dei colori vincente, vendibile a un pubblico extra calcistico: anche questo non è un leitmotiv nuovo nel panorama del PSG.

5. Deportivo Alavés home

 

Dopo un passato in cui sponsorizzava anche le maglie del Real Madrid, Kelme ora lavora in un mercato di nicchia, finendo perlopiù su maglie di squadre minori, con le sole eccezioni di Watford, Espanyol e, appunto, Alavés. Il lavoro fatto per il centenario della fondazione  è stato eccezionale e vale un posto in questa classifica. 

 

Per celebrare il centenario del club basco Kelme ha abbandonato la tradizione recente delle righe verticali per riproporre un modello ispirato alle divise degli anni ’20 del secolo scorso, le prime della storia dell’Alavés. La divisa è per metà bianca e per metà blu con la parte posteriore totalmente blu e su cui sono stati inseriti i nomi di tutti i giocatori passati nel club di Vitoria nel corso della sua storia. A contribuire al design classico interviene il colletto, anch’esso bianco e blu con chiusura blu a due bottoni. Chiaramente parliamo di una squadra basca e come da tradizione è presente l’Ikurriña, inserita sotto la parte posteriore del colletto. A premiare ancora di più la fortunata scelta di Kelme è intervenuto il governo spagnolo che, vietando la pubblicità alle agenzie di scommesse, ha lasciato la maglia pulita dallo sponsor commerciale; un bel bonus estetico che però costerà caro al club. L’effetto retro delle maglie viene infine magnificato dal nero scelto per pantaloncini e calzettoni, che restituisce un’immagine di altri tempi soprattutto nelle foto di squadra.

 

4. Inter away

 

Nel 2010/11, la stagione successiva al Triplete, le maglie dell’Inter erano piene di patch per i trofei vinti: Scudetto e Coppa Italia sopra il baffo Nike e il Mondiale per Club al centro del petto. Dopo dieci anni, oltre allo Scudetto, è tornato anche il design della divisa da trasferta. Bianca, con il logo monocromatico in nero e dettagli azzurri, è attraversata da un Biscione stilizzato, di cui non compare la testa ma, oltre al corpo, soltanto la coda. Sullo storico kit di dieci anni fa, quello che è uno dei simboli di Milano – pur essendo più fedele al modello classico – aveva un disegno molto più pesante e si limitava al fianco sinistro, oltre a portare dei colori molto scuri e poco in contrasto tra loro. Ora, invece, occupa varie zone della casacca e ha dei tratti e dei colori molto delicati, dando l’impressione di essere stato aggiunto a mano su una maglietta standard: è una divisa molto poco schematica e tanto creativa, ma che risulta per paradosso minimale nel complesso.

 

3. Arsenal away

 

Il passaggio da Puma ad Adidas per l’Arsenal è stata una delle poche scelte azzeccate dalla dirigenza londinese negli ultimi anni: dopo un esordio praticamente perfetto nella stagione 2019/20 e un anno in cui si è concesso qualche esperimento, non del tutto riuscito, lo storico marchio tedesco ha dimostrato di aver colto in pieno l’identità dei Gunners. La divisa away per la nuova stagione è completamente gialla – un colore già visto in numerose occasioni sulla maglia dell’Arsenal – ma, rispetto alla tradizione, con una tonalità leggermente più chiara e che rimanda alla terza divisa del Milan di sette anni fa. I loghi di Adidas e dell’Arsenal, come anche tutti i dettagli della divisa, sono in blu navy con i bordi delle maniche di colore rosso. Inevitabilmente il dettaglio che più ruba l’occhio di tutto il kit è il ritorno del cannoncino, che sostituisce il crest del club, per la prima volta dopo oltre trent’anni – l’ultima volta era stato nel 1989, l’anno del titolo raccontato in Febbre a 90°. Una scelta che strizza l’occhio al passato e punta a rendere ancor più contemporanea l’identità visiva del club. Questa divisa sarà a suo modo storica in quanto la scelta di abbinarvi pantaloncini e calzettoni gialli è totalmente inedita: mai nella sua storia l’Arsenal aveva potuto sfoggiare un kit totalmente giallo. Complessivamente la divisa funziona bene nel suo rimando al passato e, in tempi molto complicati per la squadra, i tifosi dei Gunners potranno almeno aggrapparsi ai ricordi del loro glorioso passato. 

2. Fiorentina home

 

L’anno dell’atteso consolidamento tecnico sotto la guida di Italiano, in cui la Fiorentina ambisce a risultati più importanti rispetto alle ultime stagioni, sarà accompagnato da quattro kit vintage, con lo stesso design, ovvero un completo unicolor spezzato da una semplice banda sul petto della casacca, e in quattro colorazioni diverse: viola, bianco, giallo e rosso. In questa classifica è presente il kit per le gare casalinghe, quello viola con la fascia bianca. È un viola meno scuro rispetto a quello utilizzato nelle ultime stagioni, è più tendente al porpora ed è accompagnato dal giglio alabardato – al posto del logo ufficiale – che era stato introdotto nel 1981. Sono due elementi comuni con le prime stagioni della presidenza Pontello, con cui la Fiorentina sfiorò lo Scudetto nel 1981-82, prima del declino sportivo culminato con la cessione della società a Cecchi Gori, che pochi mesi dopo il suo arrivo, anche su richiesta dei tifosi, ripropose un restyling del logo originale accantonando lo stemma stilizzato. Che oggi torna dopo quasi trent’anni. Nel complesso la divisa è molto elegante, punto di forza i leggeri dettagli rossi presenti sul collo e sulle maniche per richiamare la divisa 1983-84. A livello di disegno, nonostante ci siano ben quattro loghi Kappa nel template Kombat e lo sponsor Mediacom campeggi dentro la banda, elemento visivo centrale, la divisa risulta comunque molto minimale.

 

1. Liverpool away

 

Dopo un esordio non fortunatissimo con le maglie away e third della scorsa stagione, Nike ha regalato al Liverpool una away di altissimo livello. In questo caso il marchio americano si ispira a una divisa storica, quella della stagione 96/97, proponendo una maglia bianco sporco basata sullo stesso template proposto per la Roma nella scorsa stagione, ossia un design a polo con chiusura a due bottoni. Le rifiniture sono basate sui colori che compaiono nello stemma dei Reds: il baffo Nike e il liver bird mantengono un colore rosso acceso mentre le maniche sono bordate con un verde scuro. Il verde domina invece il colletto, che sul suo bordo presenta tre fasce rispettivamente bianca, rossa e verde. Come da tradizione nel retro del colletto è stato inserito il numero 96 tra le due torce in memoria delle vittime della tragedia di Hillsborough, numero che rimarrà invariato nel corso di questa stagione nonostante la scomparsa di uno dei sopravvissuti alla tragedia. I pantaloncini saranno neri con il logo Nike e il liver bird bianchi e la presenza delle tre fasce già viste nel colletto. Le tre fasce si ripropongono anche nei calzettoni, che saranno principalmente bianchi e con la parte superiore verde. Nel complesso il colpo d’occhio è estremamente gradevole, il template Nike non snatura la divisa e i dettagli si inseriscono bene senza appesantire. Il risultato è una divisa dal respiro moderno ma leggera ed elegante. Magari non si riprenderanno il titolo in Premier League ma intanto si prendono, con merito, il primo posto della nostra classifica. 

 

Hanno partecipato con le loro classifiche: Riccardo Buson, Federico Camilli, Tobia Cimini, Giorgio Crico, Valerio Curcio, Giulio Di Cienzo, Francesco Deriu, Marco Dolcinelli, Luca Guaglianone, Daniele Lupo, Marco Maioli, Alejandro Mendo e Carmine Russo.

 

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Federico Sborchia è nato a Roma nel 1999, tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 cura un blog di calcio inglese.

Nato a Roma nel 1998, laureato in etica dell'intelligenza artificiale, è social media manager e giornalista. Ama Kyrgios, i calciatori con i calzettoni abbassati, Spinoza e i Daft Punk.