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Dario Saltari
Mara-Miccoli
26 Aug 2015
26 Aug 2015
10 gol di uno dei talenti più unici del calcio italiano.
(di)
Dario Saltari
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C’è qualcosa di tipicamente italiano nella vita di Miccoli calciatore, quel qualcosa sconosciuto ai turisti e che avverti senza riuscire a spiegare. Quando aveva sei anni era talmente forte che i dirigenti del San Donato, dove aveva iniziato, falsificavano i suoi documenti per farlo giocare con i bambini di otto. Si formò tra il Casarano di Corvino, il Perugia di Gaucci e la Juve di Moggi e sembra che ebbe brutti rapporti con gli ultimi due. Mentre era nel Palermo di Zamparini ottene la cittadinanza onoraria di Corleone, poi revocatagli quando in un’intercettazione definì Falcone un “fango”, e acquistò uno degli orecchini sequestrati dalla Guardia di Finanza a Maradona, a cui è dedicato anche il nome di uno dei due suoi figli, Diego. Viene spesso descritto come un acceso sostenitore del Partito Comunista dei Lavoratori e sul polpaccio sinistro ha tatuata la faccia di Ernesto Guevara. Nell’aprile di quest’anno viene indagato con l’accusa di estorsione aggravata.

 

Anche nella sua carriera c’è quella bellezza decadente propria del nostro paese, mezzi tecnici straordinari rinchiusi a fatica in una carriera provinciale. È una storia che Miccoli condivide con tanti giocatori che nel piccolo e nel grande hanno fatto la storia del calcio italiano contemporaneo. Con loro è stato uno dei pochi a rivestire i difficili panni del trequartista prolifico e dell’attaccante dalla grande visione di gioco, ovvero delle due cose insieme. Ma Miccoli si distingue per avere anche qualcosa di tipicamente non italiano, e cioè quell’estro nel dribbling barocco e sfarzoso più proprio dell’universo sudamericano, come i suoi due soprannomi (il Romário del Salento e il Pibe di Nardò) confermano.

 



 

Qualche settimana fa ha segnato al West Ham nei preliminari di Europa League con la sua nuova maglia del Birkirkara, notevolmente ingrassato e appesantito. Mi ha ricordato il finto Maradona che palleggia con una pallina da tennis in

di Sorrentino. Ho scelto dieci suoi gol memorabili per ricordarmi com’era.

 



Non provare a buttarsi è, secondo me, il massimo segno di resa del portiere nei confronti dell’attaccante avversario. Rimanere fermi o accennare solo il movimento rappresenta l’estrema accettazione dell’ineluttabilità del gol, vuol dire ammettere che non c’è davvero nulla da fare. Rivedendomi tutti i gol di Miccoli uno dietro l’altro mi sono stupito di quanti ce ne siano in cui il portiere avversario non provi nemmeno a tuffarsi. Non è solo per la potenza dei tiri o per la loro precisione (o, nel caso di Miccoli, per le due cose combinate assieme), il fatto è che nella grande maggioranza dei casi i portieri non si aspettano nemmeno che Miccoli possa tirare all’incrocio dei pali in quel particolare momento.

 

In questo gol contro il Milan (uno dei tanti

meravigliosi segnati da Miccoli contro i rossoneri), Miccoli riceve palla dentro l’area di rigore, leggermente spostato sulla destra, controllato solo a vista da Oddo. Il primo controllo non è perfetto, la palla gli sfugge tra le gambe e l’attaccante salentino è costretto subito a girarsi per poter controllare nuovamente il pallone, sempre col destro. Miccoli è fortunato perché l’azione poteva essere fermata lì, se solo Oddo avesse affondato subito il tackle. Il difensore del Milan invece ha continuato a temporeggiare, convinto erroneamente di poter coprire tutto lo specchio della porta. Oddo evidentemente non aveva idea della velocità con cui Miccoli si sarebbe spostato la palla con l’esterno per poter avere un minimo angolo di tiro e calciare. Il tiro non è propriamente a giro (o alla Del Piero, se preferite), perché troppo ravvicinato e potente, ma non è nemmeno di collo perché la palla viene effettivamente colpita con l’interno del piede. È qualcosa di perfettamente a metà, che lascia Dida contemporaneamente impotente e perfettamente consapevole che la palla finirà in porta.

 



La tecnica di tiro di Miccoli è praticamente perfetta, sia di destro che di sinistro. La sua specialità è il tiro a giro di destro dalla

, ma con i piedi sa davvero segnare in qualunque modo. Questo gol contro l’Udinese quando vestiva la maglia della Fiorentina rappresenta il manifesto delle sue capacità balistiche.

 

A mio modo di vedere, una delle caratteristiche che rendevano Miccoli

era la velocità nella preparazione del tiro: i difensori molte volte non avevano nemmeno il tempo di provare a intervenire. In questo caso, non appena riceve la palla, Miccoli viene preso di mira da due giocatori dell’Udinese, uno alla sua destra e uno di fronte a lui, che si avvicinano per bloccarlo. Il tempo di esecuzione si riduce ulteriormente quando l’attaccante salentino decide di passarsi la palla dal destro al sinistro con un piccolo lob per calciare al volo. Così, in una frazione di secondo, il destro deve diventare improvvisamente piede d’appoggio. Nonostante ciò, il tiro di collo esterno sinistro è perfetto, sorprende persino un portiere iper-reattivo come il giovane De Sanctis.

 



Questo gol potrebbe sembrare più semplice del precedente perché calciato col destro (il suo piede naturale, teoricamente) e a minore distanza dalla porta. In realtà, la palla schizza fuori dall’area da una mischia in maniera veloce ed è difficile controllarla. Miccoli non solo riesce a stopparla, ma decide anche di alzarla leggermente in modo da poter calciare al volo di collo pieno. Il tutto viene fatto in corsa e su pressione ravvicinata di due difensori del Livorno. Ancora una volta, la velocità con cui Miccoli pensa e coordina il tiro sono di molto fuori dal comune.

 



La fiducia nella propria capacità di calcio porta Miccoli a tentare il tiro non appena ha lo specchio della porta libero, anche nelle situazioni più complesse. Lo si può vedere persino nei suoi primi gol con la maglia del Perugia.

 

In questo contro il Como la palla gli arriva molto alta e arretrata da una torre di Caracciolo. Nonostante ciò, Miccoli non perde la volontà di tirare e pur di calciare il pallone è costretto a fare perno sulla gamba sinistra, inarcando la schiena e facendo fare alla gamba destra un giro di 180 gradi in un movimento

a quello che Zidane realizzò nella finale di Champions League contro il Bayer Leverkusen. Al contrario di Zidane, Miccoli arriva a compiere una torsione completa, in modo da incrociare il tiro per piazzare il pallone nell’incrocio più lontano dal portiere avversario (che, ancora una volta, rimane immobile).

 



Miccoli era uno specialista delle punizioni, d’altra parte non poteva essere altrimenti. Ne ha segnate diverse e in tutti i modi possibili: a

sopra la barriera, di

alla Totti, da posizioni

. Uno dei suoi due gol in Nazionale è realizzato

da calcio d’angolo.

 

Questa è per me la più bella in assoluto (e non solo per questioni romantiche: il Lecce è la squadra per cui Miccoli ha sempre fatto il tifo e per cui andò a giocare in Lega Pro una volta svincolatosi dal Palermo). Miccoli calcia con il suo solito tiro a giro potente, ma lo fa sul lato del portiere. Il fatto che quest’ultimo non provi nemmeno a tuffarsi sul lato da lui coperto dà la giusta dimensione di quanto questo tiro riesca a coniugare precisione e potenza.

 



È difficile pensare a Miccoli come a un buon colpitore di testa, eppure questo contro il Napoli non fu il suo unico bel gol aereo. Ne realizzò uno praticamente

contro il Siena, mentre una volta contro l’Inter

a battere Júlio César resistendo alla carica di Samuel.

 

In questo caso è vero che le marcature sono inesistenti, ma è anche vero che Miccoli si trova a una distanza proibitiva per un colpo di testa. La situazione viene rese ulteriormente complessa dal fatto che il cross non è particolarmente teso o potente, costringendo l’attaccante pugliese a imprimere forza con il collo e il busto. La traiettoria che ne esce è quella di una sorta di pallonetto teso che sorprende De Sanctis, non tanto per essere angolato quanto per il suo abbassarsi poco prima della traversa.

 



Sulla pagina Wikipedia di Miccoli, nel paragrafo dedicato alle caratteristiche tecniche, c’è scritto che l’attaccante salentino «è molto abile nel gesto tecnico del

, simile a quello di Francesco Totti». È una frase che ha pochi riscontri nella realtà, dato che l’unico cucchiaio da lui realizzato è questo gol portoghese segnato con la maglia del Benfica.

 

A questo punto bisognerebbe chiedersi se Miccoli fosse veramente abile in questo particolare orpello tecnico. In questo specifico caso, la difficoltà di riuscita è massima. Miccoli è a circa 15 metri dalla porta e il portiere è molto vicino: per poter entrare in porta la palla deve impennarsi nei primi metri e poi scendere improvvisamente. È esattamente quello che avviene: la palla supera con precisione la mano del portiere per poi cadere subito dopo, non arriva nemmeno a sfiorare la traversa. Difficile pensare solo alla fortuna, probabilmente Wikipedia non sbaglia.

 



Uno dei pochi gol di Miccoli in cui la preparazione al tiro non è fulminea, ma lenta e ragionata è questo, incredibile, contro il Chievo. Appena fuori il cerchio di centrocampo, l’attaccante salentino attende il pallone scendere con il braccio sinistro parallelo al petto e quello destro a scendere lungo la schiena. La gamba destra a reggere il peso, davanti a quella sinistra. Quando il pallone arriva all’altezza giusta, la statua si decompone come in uno scatto meccanico. L’impatto è perfetto, con il collo del piede a colpire il pallone come una mazza da baseball dovrebbe colpire la pallina in un fuoricampo.

 



Così come per il cucchiaio, Miccoli non realizzò molti gol in rovesciata o acrobazia aerea. Uno dei pochi fu questo in Champions League segnato ad Anfield con la maglia del Benfica.

 

Anche in questo caso è la velocità di coordinazione a stupire. La palla arriva al centro dell’area forte e tesa, s’impenna quando Miccoli prova a stopparla. Pepe Reina ne approfitta e gli va incontro per chiudere più specchio possibile. L’impressione che si ha è che Miccoli abbia pensato che la semirovesciata fosse in quel momento l’unico modo per mandare la palla in porta. Aspettare di far scendere la palla per calciarla normalmente, infatti, avrebbe probabilmente permesso a Reina di raggiungerlo. Miccoli decide quindi di coordinarsi immediatamente per colpire il pallone quando è ancora in alto, e lo fa talmente bene da riuscire a piazzare la sfera nell’unico angolo ancora libero, quello in basso a destra rispetto al portiere.

 



Nel mondo delle idee platonico questo gol alla Juve rappresenterebbe senza dubbio l’archetipo del gol alla Miccoli.

 

Miccoli riceve palla sul limite sinistro dell’area di rigore e non appena la mette a terra il suo corpo è già in posizione per tirare. Di fronte a lui c’è Fabio Cannavaro (non certo l’ultimo arrivato in tema di contrasti) che lo aspetta, persino lui non riesce a leggere la situazione. Tra lo stop e la preparazione al tiro di Miccoli, infatti, non c’è praticamente alcuno stacco, il ritocco che fa con l’esterno del destro sembra quasi necessario nella transizione tra i due momenti. Il calcio, che è quell’interno potente così tipico dell’attaccante salentino, produce una traiettoria unica. Non è a giro, l’interno piede non viene utilizzato per dare effetto al pallone ed evitare il portiere attraverso l’ampiezza della traiettoria. Il tiro è semplicemente in diagonale: la palla si alza tantissimo, rimane diverse frazioni di secondo al di sopra della traversa per abbassarsi esattamente un attimo prima di incontrare l’incrocio dei pali alla sinistra di Manninger. Il portiere austriaco viene totalmente estromesso dal poter intervenire sulla traiettoria, l’unica cosa che può fare è accasciarsi a terra una volta che il pallone è finito in rete.

 

 

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