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Mattia Pianezzi
Mandzukic bullizza i terzini
10 Feb 2017
10 Feb 2017
Nove esempi del sadismo dell'attaccante croato.
(di)
Mattia Pianezzi
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5 min
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Da quando Allegri ha spostato Mario Mandzukic sulla fascia, il croato è diventato forse il giocatore tatticamente più influente della squadra ed è stato

dai tifosi il miglior giocatore del mese di gennaio.

 

Prima che qualche allenatore decida di spostare un centrale difensivo sulla fascia destra e annullare così il nuovo utilizzo che ha scelto Allegri per l’attrezzo Mandzukic, è bene parlare un po’ dell’apporto del croato alla manovra dei bianconeri. Se la nuova posizione di ala sinistra ne castra la pericolosità sotto porta, dall’altra ne esalta due qualità che il tecnico livornese ha deciso di sfruttare e spremere prima che qualcuno si inventi una contromossa. La prima è l’estremo senso di sacrificio, un segnale psicologico che Allegri vuole trasmettere a tutta la squadra tramite il croato.

 

La seconda qualità esaltata è la predominanza fisica di Mandzukic, che da quella parte, non pressato, sembra un monolite, un catalizzatore di palloni ma soprattutto un prepotente vero. Abbiamo scelto dieci momenti in cui Mandzukic ha usato le maniere forti per ottenere ciò che voleva (solitamente: il pallone).

 



 



 

 

Mario Mandzukic arriva alla Juventus dopo un finale di stagione un po’ spento all’Atletico Madrid, nonostante una serie di statistiche che lo consacrarono come “uno che la mette dentro”. A un certo punto aveva dei numeri imbarazzanti, come 5 palloni toccati in Champions League per fare 4 gol. Il croato arrivava a rimpiazzare l’uscente Llorente più che Tevez e aveva intenzione di fare bene, tanto che nella prima uscita da subito si fece notare da de Vrij che non ne ha retto la carica sulla fascia, in un bell’antipasto di come Allegri poi deciderà di utilizzarlo nelle sue ultime uscite quasi un anno e mezzo dopo.

 



 



 

Dopo una progressione pazzesca, Pogba scarica su Alex Sandro, che già all’epoca faceva i buchi sulla fascia sinistra. Nel frattempo Otamendi guarda Mandzukic: aveva già segnato all’andata su cross, quindi lo deve controllare bene. Ma questa sua osservazione analitica del croato gli fa perdere un tempo di gioco (Otamendi non è sveglissimo): prova a coprire guardando il pallone e corre un po’ all’indietro mentre Mandzukic continua per la sua strada, il difensore si accorge di essere in ritardo quindi si mette un po’ in mezzo a fare scudo col corpo e Mario Mandzukic non fa una piega, se lo porta appresso e segna. Poi si gira un secondo per imbruttire il suo marcatore e festeggia la sua forza superiore.

 



 



 

Mandzukic ha delle settimane in cui diventa fisicamente inarrestabile. Prima delle ultime settimane e del lavoro tattico specifico che gli sta facendo fare attualmente Allegri (strumento dell’arsenale del tecnico toscano) Mandzukic ha avuto dei momenti di grande picco atletico, e l’ultima settimana di novembre del 2015 è una di quelle. Il fatto è che Mandzukic è spigoloso, acuminato, sembra una creatura molto densa: se ti arriva addosso è come un blocco di cemento armato con le rotelle e i gomiti appuntiti. Rip Struna.

 



 



 

Gabriel Silva è alto un metro e settantanove centimetri e pesa circa settantacinque chilogrammi. Mario Mandzukic è alto un metro e novanta centimetri e pesa circa ottantasei chilogrammi. Magari è quel metro in più di rincorsa, probabile; magari è solo perché Gi-Si è un Toro e Mandzukic è un Gemelli, sicuro è così. Gabriel Silva deve aver letto l’affidabile sito oroscopo.it che ci dice a riguardo: «il Toro deve essere in grado di garantire da un lato amore e sicurezza, e dall'altro quella libertà di cui il partner ha un bisogno vitale».

 



 



 

Mario Mandzukic aveva appena perso quel pallone per colpa di uno stop sbagliato, e poi è andato a riprenderselo direttamente dai bei piedi di Bruno Fernandes. Tra le poche critiche mosse nei confronti del croato c’è quella di una sua disattenzione nei suoi pressing, nell’idea di un pressing fatto solo per puro agonismo, un pressing futurista. Queste immagini riassumono bene le luci e le ombre di Mandzukic, che fa tutto da solo: perde palla, la recupera in una zona pericolosa, tiene la testa alta e serve a Morata un filtrante di esterno in profondità.

 



 



 

Il povero Mario Rui sul cross non vorrebbe proprio disturbare, e il suo omonimo croato non aspetta altro. Mandzukic gli dà le spalle dilatandole e in quel momento il terzino capisce che il croato è come quelle brutte barzellette sulle persone grasse che fai prima a saltarle che non a girarci intorno, però con due importanti distinguo: a Mandzukic non fanno ridere e NON fai prima a saltarlo anziché girarci intorno, non pensarci proprio guarda. Ecco perché Mario Rui fa un po’ il vago, voi che avreste fatto al suo posto?

 



 



 

Mandzukic, a casa sua, si sente un po’ il capo. Quindi da quando Allegri lo fa entrare in campo contro la dinamo Zagabria si mette a inseguire tutti i palloni che vede in modalità fury. A un certo punto Pavicic crede di poter fare una giocata banale, una corsa in diagonale manco troppo pericolosa, sono tutti schierati e tutti abbastanza fermi, anche perché la Juventus è già in largo vantaggio. No amico Domagoj, mi dispiace: no good.

 



 



 

Nella prima delle ultime gloriose uscite sul campo da gioco di Mandzukic, messo nello scacchiere come strana ala sinistra, il suo ruolo appare chiaro fin da subito: tenere palla sulla fascia mentre sale Alex Sandro e picchiare i terzini. Questo perché i terzini non sono come i difensori centrali che ti sanno reggere, ti lasciano andare a vuoto, ti anticipano: i terzini sono minuti e scattanti e spesso antipatici, e questo Allegri, Bonucci e Mandzukic lo sanno. Quindi via di palloni alti sul croato che poi li smista di testa e fa salire la squadra; e in caso di attacco uno come lui si butta pure dentro, non sia mai che segni. In questa particolare occasione l’ala bizzarra viene servita da Litchsteiner e a marcarla c’è Patric, che fa la fine di Mario Rui: ignorato e spaventato, vede un’ombra stagliarsi davanti a lui e gli lascia acchitare la palla per il tiro di Dybala.

 



 


Se a Mandzukic non piacciono i terzini figuriamoci gli esterni d’attacco. Sempre nella stessa partita si nota il cinismo di Mandzukic e in generale la sua cattiveria nel prendersela con i più piccoli. Fa vedere il pallone a Lombardi solo per nasconderglielo e mettergli le mani addosso facendo finta di non considerarlo proprio. Il diario segreto di Lombardi di quel giorno è pieno di faccine tristi.

 



 



 

Mario Mandzukic ha sempre fatto tanto lavoro spalle alla porta da quando è arrivato a Torino. Lo fa per caratteristiche, perché è grosso e lo deve fare, e perché gli riesce bene. Certo, bene quanto lo faceva Llorente (tant’è che quando gioca in tandem con Higuain è l’argentino che torna indietro a ricevere palla, non lui), ma gli riesce. La scelta di mostrare questa azione e questa giocata non troppo riuscita ha delle motivazioni:

 

C’è Mandzukic che picchia un terzino. È simbolo dell’abnegazione di Mandzukic, che fa a spallate in un ruolo non suo. È simbolo di tutto l’agonismo futurista di Mandzukic, che spesso fa le pentole ma non ci mette i coperchi, si arrabatta tantissimo ma non sempre riesce a essere all’altezza dello sforzo iniziale. In ogni caso, alla fine, quella partita Mandzukic l’ha vinta.

 

La realtà è che Mandzukic non è un attaccante che deve per forza piacere: è irruento, segna poco e il suo pressing offensivo non va molto oltre un puro messaggio esterno, psicologico, per la squadra (o per i tifosi). Eppure, per un tifoso della Juventus è impossibile non provare un piacere sadico e cinico a vederlo dominare sui suoi avversari. Soprattutto ora che Allegri ne ha fatto un oggetto tattico: se da una parta del centrocampo Cuadrado è il grimaldello che scassina le difese avversarie, Mandzukic è il pompiere con l'accetta che le butta giù. Mi aspetto davvero che qualche tecnico organizzi una mossa

(e forse quella di Pioli con Murillo andava proprio in quella direzione), ma questo sarebbe solo la conferma dell'importanza che ha il croato nella Juventus degli ultimi e mesi e, più in generale, di un giocatore come lui nel campionato italiano. Un giocatore così estremo da costringerti a trovare un'idea per arginarlo.

 

 

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