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Daniele Manusia e Francesco Pacifico
Lo Spogliatoio s02e04
09 Dec 2014
09 Dec 2014
In questa puntata del nostro diario del calciotto romano: fidanzate coatte, pariolini, centravanti altruisti e i fratelli Gallagher.
(di)
Daniele Manusia e Francesco Pacifico
(articolo)
5 min
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Avrei potuto scrivere che è stata una partita tranquilla, ma è finita con la fidanzata del portiere avversario che ci gridava “Merde!” e “Froci!” dalla rete dietro le panchine. Verso la fine della partita, sul 2-2, qualcuno di noi ha crossato una palla in area, VC come sempre ha tagliato dalla posizione di esterno destro ed è arrivato all'altezza del dischetto. Il portiere è uscito per anticiparlo ma cadendo a terra gli è scivolata la palla ed è finito contro VC. Oppure, la versione dei fatti del portiere, ha bloccato palla e VC gli ha dato un calcio in testa. Insomma, la palla è arrivata dalle parti di Francesco che ha segnato il 3-2. Il portiere però si teneva la testa e l'arbitro ha annullato, VC ha protestato (non solo lui) e il portiere si è alzato gridando che con il portiere a terra è sempre fallo, poi gli è saltato sopra da dietro, una via di mezzo tra un abbraccio e una cosa violenta, comunque li abbiamo separati subito. Era un tipo grosso ma ragionevole e si è fatto calmare. La fidanzata però è entrata in campo e diceva: “Siete delle merde! Siete delle merde!”. Poi l'arbitro ha ammonito il portiere. Io non ho chiesto l'espulsione perché gli ero grato di non aver fatto qualcosa di più violento, però ho chiesto di espellere la sua fidanzata. Ho goduto tantissimo quando l'arbitro si è avvicinato per cacciarla. Lei continuava a gridare e pare che qualcuno di noi dal campo le abbia risposto: “Zitta stronza”, ma io me lo sono perso. A fine partita ho stretto la mano al portiere all'altezza della panchina dicendo “Ciao portie', non è successo niente” e la sua fidanzata, da dietro la rete, ha detto: “Mo' pure ciao portie'? Siete delle merde!”.

 


Non ho ancora segnato, eppure gioco senza sensi di colpa perché alla prima di campionato non c’ero e MG, dopo aver giocato punta-boa al posto mio, mi ha detto che è un ruolo ingrato: corri corri, devi far salire la squadra stoppando la palla spalle alla porta, vedi pochissimi palloni. A me non pare un ruolo ingrato, mi piace, sembra il ruolo più esibizionista e invece diventa quello più umile, quello che richiede la maggiore tendenza all’invisibilità. Mi piace andare a sinistra, aprire il campo per i centrocampisti. Adoro i gol dell’Arsenal di Wenger a fine anni novanta, quando Viera e Ljungberg penetravano dal centro. Quando l’arbitro ha annullato il mio gol me ne sono andato dalla rissa col portiere, per una volta senza litigare. Mi era troppo dispiaciuto e speravo di dimenticarlo. Prima, avevo quasi segnato al volo di destro, e al volo di sinistro, in entrambi casi è uscita di poco, a sinistra. Ho anche tirato bene in corsa ma il portiere ha parato.

 


Io ero molto tranquillo, forse avevo la febbre. Il primo tempo ci siamo trovati benissimo. Il nostro gioco passa per i piedi di MG, a volte saltando il suo compagno di centrocampo CF che alla fine era un po' frustrato. Ma il ruolo di CF è fondamentale per portare via l'uomo a MG che così può girarsi fronte alla porta. MG stoppa la palla meglio di chiunque altro in squadra, anche in corsa, è elegante come se controllo e dribbling facessero parte di una coreografia ed è bravissimo a muoversi dietro gli avversari. Francesco protegge palla da centro di basket, ha trasformato un ruolo per egocentrici dipendenti dal gol in qualcosa di davvero generoso. Siamo finiti in più di un'occasione con 4 o 5 uomini in area avversaria: l'idea è che una volta fatta uscire la palla dalla difesa la squadra attacchi in blocco, sul nostro primo gol CF è andato a prendere la palla in area di rigore e ha trovato MG sul palo opposto rasoterra; e anche sul 2-1 c'erano entrambi terzini in area. Però devo confessare una cosa: dalla mia posizione arretrata di quasi spettatore (quando attacchiamo), debole e tranquillo per una volta, ho avuto l'impressione che i nostri limiti tecnici fossero troppo grandi.

 


Quando sono davvero nervoso o triste non posso essere aggressivo. La mia nipotina era ricoverata in ospedale per una febbre insistente di cui non si capivano le cause (si è risolta oggi, la vicenda, è tornata a casa), e Roma sembrava sull’orlo dell’apocalisse (quest’altra vicenda non si è risolta oggi, diciamo). Ho giocato in silenzio, mi pare. Ho abbastanza fiato anche se ho preso due chili questo autunno e non riesco a smaltirli con le mie lunghe camminate perché piove sempre. Durante il riscaldamento, ho detto a VC che me la doveva passare prima di perderla sulla fascia destra. Lui ha risposto facendomi stoppare la palla su passaggi da trenta metri. Ho aperto a compasso la gamba, stoppato d’interno. Mi ha detto che così andava bene, ma che in partita, non sapeva perché, tendo a stopparla d’esterno, il che mi impedisce di difenderla. Ho visto Dio, più o meno, e ho provato altri stop. Nel corso della partita, dopo, mi sono accorto che in effetti così posso sempre tenere la palla e far salire la squadra. Mi sento in una fase metti la cera togli la cera. Imparo una cosa, la faccio, la aggiungo alle altre. Di recente ho cominciato ad alzare le braccia e mostrare i gomiti a chi mi marca da dietro, in modo che non mi anticipi quando gioco spalle alla porta e ricevo palla dai miei centrocampisti. Ora mi anticipano quasi niente. Stavolta ho aggiunto lo stop d’interno, e poi mi piace scaricarla a chi sale di lato. È stato un autunno di crisi per me e l’idea che ogni partita sia l’occasione di imparare un gesto mi dà serenità.

 


Tra gli avversari c'era uno dei '92 che ho allenato una decina di anni fa, quando ancora giocavo in Promozione e serviva qualcuno il pomeriggio per la squadra di riserva dei Giovanissimi regionali. Praticamente funzionava così: i più forti si allenavano con un allenatore, a me davano i più scarsi. Che a volte non erano i più scarsi ma solo i più piccoli fisicamente e a me stava bene perché potevamo lavorare sulla tecnica individuale e il gioco di squadra. Sto pensando che la cosa più simile a quella che provo in campo con l'AIK la provavo durante gli allenamenti di quei dodicenni pariolini che nello spogliatoio parlavano di scopate, imbruttite e si davano soprannomi orribili tipo quello che chiamavano “Cannuccia” o “Fagiolino” perché non aveva ancora sviluppato. Quello che ha giocato contro di noi mercoledì era il terzino sinistro, era educato e timido, uno dei pochi dolce come se fosse stato ancora un bambino. Adesso è alto un metro e novanta e fa pugilato.

 


Ho giusto mandato affanculo uno che mi ha marcato sul limite dell’aria fino a tirarmi per terra sopra di lui. Da sopra di lui l’ho insultato. L’arbitro mi ha detto pacatamente che dovevo stare attento se no mi cacciava. Gli ho detto che non ricordavo cosa avevo urlato, ho chiesto scusa. “Gli hai detto i morti”. “Ah, mi dispiace”. Ho deciso di levare “mortaccitua” dagli insulti automatici. Non ho la minima sensazione di Dire i Morti a qualcuno quando dico mortaccitua, ma capisco che a Roma c’è una certa cultura della morte. C’è quel senso di un mondo di mezzo, di un contatto con l’oscurità, che è meglio non stimolare.

 


Ho bestemmiato in faccia a GDA quando ha sbagliato il controllo che ha portato al gol dello 0-1, ma in modo artificiale, perché andava fatto, non avevo voglia di sbroccare a nessuno sul serio. Ho sbroccato a un difensore avversario che stava discutendo con Francesco ma poi quello mi ha detto che Francesco lo aveva offeso per primo e gli ho chiesto scusa. Ho chiamato l'arbitro per nome parlandogli sempre sottovoce e da vicino: “Robe' però gli stai fischiando tutte quelle che ti chiamano”. Non ricordo di aver fatto neanche un contrasto, per abitudine ho dato una ginocchiata sull'osso sacro di avversario che si appoggiava troppo in area. Mi sentivo come se non stessi giocando, con i piedi freddi mezzi addormentati. Mentre marcavo quello che allenavo da piccolo, e lui con la palla tra i piedi faceva delle finte sul posto, ero così rilassato che gli ho detto: “Dai che tanto lo so che hai solo il sinistro”, ridendo come se, appunto, non stessi giocando.

 


Sono inquieto perché questa partita abbiamo davvero giocato come vorrei. Il centrocampo ha dialogato con tutti i reparti, ha fatto volume, io ho offerto la sponda sempre, ed è stata una bella sensazione di flusso tutta la partita. Sono inquieto nel senso che mi prende il Re Lear certe volte, e ora sento che mi sta per salire una voglia scura di epurazione. Di farmi il centrocampo come voglio io. Di allontanare dalla squadra tutti i centrocampisti che la tengono troppo e non cercano l’empatia di gioco con i compagni. CF, che pure ha detto tutto il tempo di aver giocato da pippa solo perché ha sbagliato due filtranti in attacco; e MG, che è il nostro regista avanzato, hanno entrambi l’aspirazione umanista a un gioco vitruviano, equilibrato, tutto sezioni auree e bestemmie. Non voglio solisti a centrocampo, e sento che mi sta partendo la brocca presidenziale, che ora mi verrà voglia di discorsi in spogliatoio su come deve giocare chi vuole il posto nel nostro centrocampo. Spesso io e Daniele ragioniamo su quanto preferiamo compagni meno forti che però giocano di squadra, a fenomeni tutto scatto a testa bassa che ci fanno passare la voglia di correre. Il problema che ci poniamo, al ritorno in macchina, è cosa fare di chi è impermeabile alle critiche. Per noi la correzione fraterna da convento è il sale dell’Aik. Specie in pizzeria.

 


Loro hanno segnato il 2-2 approfittando di un passaggio sbagliato di GG, che voleva darla a me ma ha colpito MG che stava tornando in attacco dopo aver seguito l'inserimento del suo uomo ed era sulla traiettoria. La palla è rimasta a metà strada e uno degli avversari è stato bravo a calciare di sinistro rasoterra, con effetto a uscire sul secondo palo. GG se l'è presa con MG, MG ha gridato che non ha fatto in tempo a togliersi o una cosa del genere. VC sbraitava dall'altra parte del campo. Non avevo forze per dire niente e stranamente, perché era un momento di conflitto, mi sono sentito vicino a tutti e tre.

 


Certe partite lo senti che non è la tua partita, e cerchi di non metterti troppo di traverso. Io oggi sento che Daniele ha molto da dire, e vorrei stare un po’ da parte, come Liam che suonava il cembalo quando cantava Noel.

 


L'anno scorso mi sono sentito spesso nel modo descritto due paragrafi fa. Credo che in parte significhi che non sto in forma. Ed è anche un periodo strano in cui non so se sto facendo davvero un sacco di cose che sto facendo. Faccio fatica a leggere e a scrivere, non vedo mio padre da due settimane e mia madre da un mese, non sto aiutando la mia fidanzata con il trasloco o con l'organizzazione del matrimonio. Solo guardare il calcio mi rasserena. O vedere i compagni dell'AIK, a cena, alle presentazioni dei libri, sono andato a trovare VC a lavoro per un caffè, sono andato a casa di Francesco tutto un pomeriggio a lavorare. Per togliermi il torpore ho organizzato un'amichevole lunedì. Ogni tanto mi chiedo chi legge questa rubrica e cosa ci fa interiormente. Che periodo strano, sono felice e mi sento uno schifo.

 
 

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