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Federico Principi
Le promesse di Zverev
24 Jun 2016
24 Jun 2016
Alexander Zverev è l'enfant prodige del tennis mondiale, riuscirà a mantenere le aspettative?
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Federico Principi
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La scorsa settimana Alexander Zverev ha sconfitto per la prima volta in carriera Roger Federer. Lo ha fatto sui prati di Halle, tre anni dopo e sullo stesso prato in cui il campione svizzero aveva vinto il suo ultimo match senza lasciare neanche un game al proprio avversario. Quell'avversario era Mischa Zverev, fratello maggiore di Alexander.

 

Negli ultimi anni nell'ambiente tennistico si è diffuso un vasto ricorso alla retorica sulla successione del "Re". Elevando a sommo pilastro del cambio della guardia l'esempio offerto dall'ottavo di finale di Wimbledon 2001 - dove Federer da teenager sconfisse un Sampras ormai stagionato - la frangia dei sostenitori dello svizzero (la maggioranza assoluta degli appassionati) aveva bypassato le ascese di Nadal e soprattutto Djokovic, augurandosi un eventuale passaggio di consegne verso Grigor Dimitrov, alla fine mai arrivato. È forse con la sconfitta contro Zverev, sempre su erba, anche se in un torneo di caratura inferiore, che almeno nell'immaginario collettivo Federer sembra aver trovato finalmente il suo successore.

 

 



 

Non è un caso in questo senso che la figura di Federer sia proprio una delle più importanti della carriera di Alexander Zverev, sia direttamente che indirettamente: «Sono sempre stato un fan di Roger, lo vedo giocare da quando sono bambino. Ho sempre guardato i suoi big match e le sue vittorie nei grandi tornei», ha detto recentemente Zverev, che si allena spesso con il “Re”: «Ricevo sostegno da lui. Mi dà sempre consigli ai tornei, è una persona simpatica». Un classico caso di

, anche se l'anagrafe scongiura qualsiasi possibilità di nascita di una rivalità tra i due e anzi apre possibili ipotetici scenari su una futura partnership.

 



 

Se recentemente sia Nadal che Berdych hanno indicato Zverev come molto probabile ‘Numero Uno’ del futuro, Federer è andato più cauto, cercando forse di proteggerlo dalle insidie delle pressioni adolescenziali: «Non è vero che Zverev, visto che è giovanissimo, gioca senza pressione. Zverev ha addosso molta pressione, molti si aspettano da lui che diventerà il ‘Numero Uno’. Non si dovrebbe mai caricare un ragazzino di tutta questa pressione. Io penso che potrebbe diventare il più forte ma non bisogna pensarci. L'unica cosa di cui sono sicuro è che diventerà un top 10, ma anche lì bisogna vedere: si può essere top 10 per una settimana o per 10 anni consecutivi, c'è molta differenza». Lo stesso Zverev ultimamente ha dichiarato di «non pensare troppo alla classifica ma di voler soprattutto migliorare partita dopo partita».

 

Alexander Zverev è cresciuto in una famiglia di tennisti. Il padre, Alexander senior, che è il suo attuale allenatore, è nato a Sochi, nella vecchia Unione Sovietica, e ha militato nella Nazionale sovietica di Coppa Davis. Dal suo matrimonio con la tennista connazionale Irina Zvereva sono nati Mischa nel 1987 (a Mosca) e Alexander dieci anni più tardi, nel 1997 ad Amburgo, dove la famiglia si era trasferita in seguito alla nascita del primo figlio. Entrambi verranno indirizzati al tennis ma, assicurano i genitori, senza forzature. Lo stesso Alexander junior (soprannominato "Sascha" in famiglia e dagli amici, compreso Thiem con cui ha un ottimo rapporto) dirà di aver «giocato anche a hockey sul prato e a calcio, ma i miei genitori mi hanno incoraggiato affinché giocassi a tennis e ora sono loro grato».

 

Mischa Zverev aveva raggiunto la posizione numero 45 delle classifiche mondiali dell'8 giugno 2009 ma già pochi anni più tardi i maggiori investimenti economici e tecnici di famiglia erano stati indirizzati verso il fratellino ancora nella prima fase della sua adolescenza. Lo stesso Mischa si fermava spesso al termine del proprio allenamento per fare da sparring al fratellino. Si allenava molto spesso anche con il coetaneo russo Andrej Rublëv, con cui condivideva un carattere instabile sul quale Zverev sembra aver lavorato di più nel corso degli anni.

 


Zverev e Rublëv, amici fuori dal campo.


 

Nel 2012 Zverev, a 15 anni, vince il suo primo Futures a Fujairah, negli Emirati Arabi. L'anno successivo trionfa da sedicenne al Bonfiglio, storico torneo internazionale riservato agli under 18. La sua prima esplosione avviene nel 2014 quando - dopo la vittoria agli Australian Open juniores, con conseguente addio al tennis giovanile - vince il competitivo Challenger di Braunschweig dopo aver sconfitto a 17 anni giocatori formati come Kamke, Souza, Golubev e Mathieu. Poche settimane dopo Zverev sale alla ribalta con la semifinale nel prestigiosissimo ATP 500 di Amburgo, suo paese natale, dopo altre quattro pesanti vittorie contro Haase, Youzhny, Giraldo e Kamke. I tempi per l'ascesa tra i professionisti erano maturi.

 

 



 

Alexander Zverev oggi ha 19 anni ed è altro quasi due metri. La sua massa muscolare non è pronunciata: pesa per esempio appena un chilo più di Nadal (86 kg a 85), pur essendo 13 centimetri più alto. Il suo fisico è un compromesso quasi unico nel circuito tra altezza e rapidità. Se le leve lunghe gli consentono di sviluppare una notevole velocità di palla, la sua relativa leggerezza gli permette di essere sorprendentemente agile, nonostante un baricentro alto. Pur soffrendo un po’ nelle corse in avanti, lateralmente Zverev si muove come un giocatore alto venti centimetri meno.

 

Il fisico di Zverev corrisponde all’ideale del tennista “colpitore”, che prova ad ammazzare gli scambi attraverso soluzioni definitive veloci. Eppure si tratta in realtà un giocatore molto più sofisticato, abile anche nella gestione degli scambi lunghi, dotato di un repertorio molto vario.

 

L'evoluzione naturale di Zverev lo ha portato a limare alcune caratteristiche che in un giocatore della sua statura rappresentano chiari difetti. Nei suoi primi match da professionista l’inclinazione naturale di Zverev era di colpire molto lontano dalla linea di fondo. In questo modo trasgrediva una delle regole auree del tennis, quella secondo cui i giocatori più longilinei dovrebbero giocare proiettati in avanti per chiudere il campo e non concedere molta ampiezza. La posizione conservativa del primo Zverev era forse una risposta istintiva al problema di una velocità di braccio non molto elevata: la tecnica di esecuzione dei colpi è sempre stata straordinaria ma per completare i movimenti il tedesco necessitava di maggiori margini, di tempo e di spazio.

 


Qui il suo gioco sull’erba lo scorso anno, dove partire da così indietro è ancora più controproducente.


 

Pur partendo da una posizione in parte inusuale per un giocatore della sua statura, Zverev ha sempre differenziato naturalmente la ricerca dei due fondamentali. Il rovescio è senza dubbio il colpo migliore nel suo arsenale e, dopo lo split step di preparazione, Zverev ha quasi sempre cercato la palla con uno o due passetti in diagonale in avanzamento. Raramente invece ricerca l’impatto con passi sull'asse orizzontale, limitandoli ai momenti in cui è pressato e non può andare incontro alla palla.

 


A partire dalla risposta Zverev aggredisce sempre in avanti la palla con il proprio rovescio. Il secondo colpo lo gioca rimanendo fermo e appoggiandosi perfettamente senza indietreggiare sulla palla pesante scagliata da Thiem, sintomo di un timing sicurissimo.


 

In generale il rovescio è il colpo con cui Zverev si sente più sicuro, tanto da preferire a volte questo fondamentale nelle esecuzioni su palle centrali in cui ormai quasi tutti i tennisti si spostano invece sul dritto. Col rovescio Zverev riesce a generare una velocità superiore al dritto, anche se uno spin inferiore.

 



 

Il dritto è il colpo che ha più risentito dell’evoluzione del gioco di Zverev negli ultimi mesi. Uno stile caratterizzato da un posizionamento più avanzato e da una velocità di braccio superiore.

 

La tendenza naturale del tedesco è quella di fare un leggero passo in diagonale indietro quando è chiamato all'esecuzione di un dritto in situazioni di parità nello scambio, a differenza del rovescio. Se questo gli ha sempre consentito di avere il tempo per completare la precisa ma lenta esecuzione del colpo, dall'altro lato ha costretto Zverev a trovare sempre grande velocità o profondità con il dritto, pena la perdita di campo e del comando dello scambio. Anche i cambi in lungolinea sono molto più immediati e precisi dalla parte del rovescio: se Zverev decide di giocare un dritto lungolinea il rischio che non sia molto profondo è alto e di conseguenza può accadere di aprire il campo agli affondi dell'avversario.

 


Qui, dopo un rovescio con il corpo proteso in avanti, Zverev accorcia e perde progressivamente campo dopo due dritti giocati indietreggiando, anche se Goffin non approfitta del campo che si apre.


 

Un'altra apparente contraddizione nel suo gioco è l'inclinazione naturale a colpire la palla in fase leggermente discendente, soprattutto dalla parte del dritto. Zverev possiede un'impugnatura western piena con il dritto che dovrebbe essere più funzionale a un impatto ascendente e addirittura quasi all'altezza delle spalle. Ma con questa impugnatura, con la tendenza a colpire con il busto leggermente arretrato e con un movimento molto elaborato (in cui fa molto ricorso alla forza generata dalla rotazione dell'asse avambraccio-polso), riesce a generare quel top spin necessario per caricare la palla anche in fase discendente. Non è un caso infatti che, nonostante le misure, Zverev sia un giocatore polivalente, capace di ottenere risultati su qualsiasi superficie, anche sulla terra battuta, dove la lentezza dei campi obbliga spesso tutti i giocatori a caricare palle in fase discendente.

 


Anche quando Zverev decide di colpire un dritto in avanzamento, il busto rimane arretrato con il peso del corpo leggermente all'indietro. Non può così schiacciare forte e piatta la palla e ha bisogno di un po' di top spin garantito dalla traiettoria non molto lineare della testa della racchetta.


 

Nel servizio Zverev ha l'opportunità di sfruttare i suoi centimetri. Produce velocità medie che superano i 200 km/h sulla prima e oltre i 170 km/h sulla seconda. La sua direzione preferita è quella centrale da destra, nella quale riesce a ottenere i picchi di velocità, mentre da sinistra le sue medie orarie sono abbastanza uniformi. In

Luca Baldissera fa notare come nell'esecuzione del colpo Zverev non inarchi molto la schiena e in questo modo non riesca a produrre kick particolarmente efficaci, prediligendo quasi sempre la soluzione piatta. Zverev, che distribuisce equamente la prima di servizio e sfrutta quasi solo la velocità, mostra invece più intelligenza nel piazzamento delle sue seconde, mai molto arrotate.

 



 


Zverev (sopra) distribuisce spesso la seconda di servizio verso il rovescio degli avversari destrorsi (l'immagine si riferisce all'intero torneo di Halle di pochi giorni fa). Però per esempio contro Murray agli scorsi Australian Open (sotto) il tedesco ha evitato il più possibile di concedergli la sua risposta preferita, da sinistra di rovescio, con cui lo scozzese è sempre capace di entrare dentro il campo, colpire forte in anticipo e comandare il gioco.


 

La settimana sull'erba tedesca ha messo in mostra un tentativo di progredire anche in altri settori del gioco. Su questa superficie, dal rimbalzo basso e rapido, Zverev più di una volta si è presentato a rete attraverso back di rovescio su palle cadute nella sua metà campo. Nonostante la sua manualità a rete non sia eccezionale, è soprattutto nel posizionamento che Zverev difetta. Magari la vicinanza di un fratello fortissimo a rete e nel serve and volley potrebbe negli anni contribuire a un migliore gioco verticale.

 

 



 

Zverev ha dichiarato che il suo obiettivo, attualmente, è soprattutto migliorare il suo gioco partita dopo partita, senza pensare alla classifica. In questo senso le partite del suo 2016 hanno messo a nudo pregi e difetti molto chiari. La strada per futuri successi Slam è ancora lunga ma assolutamente percorribile.

 

A Indian Wells il tedesco si è scontrato con la prima versione di un Nadal che stava alzando sensibilmente il proprio livello. La partita verrà ricordata per quel match point in cui Zverev ha sbagliato una comodissima volée da sopra la rete, ma le dinamiche del match sono state tutt'altro che banali.

 



 

Zverev ha iniziato il match nel suo mood abituale: servendo molto forte e non esagerando con la spinta negli scambi lunghi, che in questo modo si prolungavano. Una tattica apparentemente suicida contro Nadal».

 


La velocità media dei colpi da fondo di Nadal e Zverev, dopo il primo set, era molto simile.


 

Zverev in realtà controllava lo scambio sulla diagonale del proprio rovescio e del dritto di Nadal, colpendo a volte in anticipo e togliendo sicurezza sulla diagonale tanto cara a Nadal. Quando lo spagnolo ha cambiato strategia, conscio delle inferiori capacità di Zverev di coprire campo dalla parte del dritto, la partita è girata e nel secondo set Nadal si è imposto con un veloce 6-0. Zverev perdeva campo soprattutto sul proprio dritto, soffrendo i suoi leggeri arretramenti, e Nadal ha finito per prendere il controllo delle operazioni.

 



 



 


Sopra, le differenti scelte di Nadal con il dritto nei primi due set. Premere più spesso sul dritto di Zverev ha consentito allo spagnolo di avere più frequentemente il gioco in mano: di conseguenza (sotto) la velocità media del suo dritto si è alzata sensibilmente.


 


Da questo scambio si vede bene infatti come Nadal sia in controllo nel momento in cui preme sul dritto di Zverev. Cambia però inaspettatamente diagonale e Zverev guadagna subito campo con il rovescio in avanzamento, costringendo Nadal sulla difensiva.


 

Per battere Zverev a Roma, Federer (in versione acciaccata) ha invece fatto ricorso ad altre due armi che generalmente destabilizzano il giovane tedesco. Lo svizzero, uno specialista del servizio in slice soprattutto da destra, ne ha fatto largo uso: Zverev anche in risposta (soprattutto sulla prima dell'avversario) fa più fatica ad andare incontro alla palla con il dritto rispetto al rovescio e la sua ribattuta in anticipo spesso è debole o imprecisa.

 


Zverev non ha un grandissimo timing nell'impatto in avanti con il dritto e il campo si spalanca per la conclusione di Federer.




Federer ha inoltre tentato con successo in tutti i modi di sfuggire al mismatch di rovescio in diagonale, consapevole della propria inferiorità. Zverev con quel colpo viaggia già ad altissimi livelli ma perde efficacia se sollecitato a cambi di ritmo: Federer ha mischiato le carte il più possibile, giocando rovesci profondi lungolinea per cambiare diagonale, back per scaricare di peso la palla o direttamente palle corte per chiamare Zverev allo scatto in avanti, che non è la sua specialità.

 


L'apoteosi del cambio di ritmo. Federer sfugge allo scambio rovescio contro rovescio e gioca, nell'ordine: una risposta bloccata in chop di dritto; un rovescio lungolinea; un back; una palla corta. Chiamato a rete Zverev viene passato abbastanza facilmente.




Dominic Thiem per battere Zverev al Roland Garros non ha applicato strategie troppo differenti. Non ha usato troppo spesso lo slice al servizio ma con il kick ha trovato sempre traiettorie complicatissime da ribattere. Sulla terra si scambia sempre molto sulle diagonali e in realtà fin da inizio partita Zverev sembrava più a proprio agio su entrambi i lati: la possibilità di scambiare in diagonale con il dritto, su una superficie che gli consente di caricare bene il colpo, lo ha reso efficace anche in quella zona di campo, costringendo Thiem a cercare soluzioni alternative.

 


Zverev sarebbe avviato a scambiare in tutta comodità in diagonale. È Thiem che prova a mischiare le carte, giocando prima un dritto lungolinea e poi due back di rovescio.


 

Anche Thiem, con il rovescio, ha utilizzato spesso e volentieri il back, con la controindicazione che se fosse rimasto troppo alto Zverev avrebbe potuto spingere con comodità. La vera arma che ha però destabilizzato Zverev è stata il rovescio lungolinea, sempre profondo e preciso, che ha ammazzato spesso lo scambio e ha tolto tante certezze al tedesco, avviandolo alla sconfitta dopo aver vinto il primo set.

 

Nella semifinale di Halle contro Federer, lo svizzero ha continuato a servire sul dritto di Zverev, che stavolta partiva con un attimo di anticipo e a volte riusciva ad eseguire risposte profonde ed efficaci. In altre occasioni Federer anticipava leggermente il movimento verso destra e serviva sull'angolo opposto, scoperto. Zverev è riuscito stavolta a comandare molto più spesso gli scambi e ha anche approfittato della scarsa brillantezza atletica dello svizzero.

 


Zverev, fedele alle sue caratteristiche naturali, ha colpito con il proprio rovescio addirittura il 79% delle palle in uscita dal servizio, quasi sempre verso il rovescio di Federer: il colpo con cui vuole prendere il comando del gioco è proprio quello.


 


Anche grazie a questo Zverev ha comandato sempre di più lo scambio: nel terzo set è clamorosa la differenza di palle colpite dentro al campo tra i due.




Ci si aspettava che, alla seconda finale ATP, sarebbe arrivato il primo titolo. Florian Mayer sembrava un ostacolo meno impegnativo rispetto a Federer. Zverev non aveva però fatto i conti con l'intelligenza e la completezza di repertorio del suo avversario: Mayer non ha concesso due singole consecutive palle uguali a Zverev, imbrigliandolo in back bassi, palle corte e serve and volley da destra sfruttando l'apertura di campo con lo slice sul dritto di Zverev. Il teenager è parso talmente in difficoltà che a un certo punto della partita ha quasi smesso di giocare rovesci in diagonale teoricamente sicuri, preferendo puntare sul dritto di Mayer piuttosto che sul velenoso e imprevedibile rovescio in back.

 


Mayer non poteva chiaramente sfidare Zverev sul ritmo se questa è la differenza media di velocità dei rispettivi dritti.


 

 



 

Alexander Zverev è già tra i migliori al mondo in diversi fondamentali: il rovescio e la velocità del servizio su tutti. Nel 2016 ha già mostrato grandi miglioramenti nelle letture tattiche delle partite e delle situazioni di gioco, ma sarà chiamato a un ulteriore salto di qualità, soprattutto dal punto di vista mentale. Dopo la facile volée sbagliata contro Nadal, il tedesco ha completamente abbandonato il campo, aggiudicandosi appena un punto da lì al termine della partita.

 

La sfida con Thiem al Roland Garros sembrava alla portata di Zverev ma dopo aver perso il terzo set si è innervosito e nel quarto set si è quasi completamente disunito. A Roma contro Federer ha invece forse mostrato eccessiva riverenza sul suo idolo e consigliere, che ad Halle è stata giustamente ridimensionata. Anche nella finale di Halle il tedesco ha approcciato molto male la partita, mostrando forse di sentire la pressione del ruolo da favorito in una finale, ricoperto per la prima volta in carriera.

 

Alcuni appassionati gli rimproverano troppi litigi con gli arbitri e troppe racchette a terra, alcuni giornalisti come Federico Ferrero (che ha svelato qualche retroscena di

) gli tirano bonariamente le orecchie per scarsa disponibilità, neanche troppo nascosta. Alexander Zverev avrà bisogno di migliorare questo e altro per diventare il ‘Numero Uno’ del futuro. Quel che è certo è che possiede tutto il potenziale per riportare la Germania al centro del tennis mondiale, e a farla trionfare in tornei dello Slam che mancano ormai dai tempi di Becker e Stich.

 

 

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