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Marco D'Ottavi

Le otto fasi della pazzia di Sampaoli

Contro la Juventus, un'altra serata di ordinaria follia.

Jorge Sampaoli non è un allenatore normale. Come scritto in questo profilo di Fabrizio Gabrielli, l’allenatore argentino è “ribelle, bipolare, metodico, pazzo, ma soprattutto ossessionato”. La sua pazzia però non è quella da allenatore, dove va benissimo essere pazzi – ma pazzi normali – pazzi tipo Mourinho, Guardiola, ma anche Allegri: pazzi con un senso delle cose. La sua non è neanche una pazzia astratta da sognatori, come quella che ci fa chiamare Bielsa El loco. La sua è una pazzia precisa, una pazzia che ti fa tenere il crick infilato sotto il sedile del passeggero perché non si sa mai.

 

L’andamento della partita di martedì sera ha confermato tutto quello che pensavamo di Sampaoli sia nel bene, con un’idea tattica precisa che ha messo in difficoltà una grande squadra come la Juventus, sia nel male, con i processi chimici all’interno del suo cervello completamente andati in corto circuito. Se fossimo stati in un film della Disney avremmo visto il pupazzetto con la testa a forma di fuoco mettere le mani addosso a tutti gli altri pupazzetti a forma di arbitri, giocatori, arbitri di linea, assistenti, arbitri di porta, ma visto che il contesto in cui si trovava Sampaoli era la realtà, lo abbiamo visto accumulare rabbia fino all’esplosione come in uno di quei giochi picchiaduro in cui devi caricare la barra dei colpi speciali.

 

 

Primo giallo a Vazquez caricamento barra da 0 a 5%

 

Eppure le cose si erano messe abbastanza bene, con il Siviglia che sembrava tenere tranquillamente il controllo del gioco dopo il gol del vantaggio di Parejo. Il primo segno di sfaldamento arriva quando Cuadrado colpisce Escudero con il braccio largo mentre Sampaoli è a pochi passi. Consapevole che il fallo di Vazquez non ha nulla a che vedere con lo svolgimento dell’azione, ma è solo vendetta, Sampaoli non riesce a capacitarsi che tale comportamento venga punito con un giallo ed ha la fortissima tentazione di entrare in campo per spiegare a Clattenburg il suo codice morale. Nella sua visione del mondo infatti un compagno che difende un altro compagno è valevole di medaglia, non di una sanzione.

 

 

Secondo giallo a Vazquez dal 6% al 15%

 

La reazione al secondo giallo di Vazquez è la reazione vacua di chi deve decidere se è nato prima l’uovo o la gallina, ovvero se prendersela con il suo giocatore – così pollo da fare un fallo inutile già ammonito – o con l’arbitro, che comunque è sempre l’arbitro.

 

 

Calcio di rigore dal 16% al 50%

 

Il calcio di rigore fischiato per una trattenuta su Bonucci è il punto di non ritorno. Se l’espulsione di Vazquez poteva in qualche modo essere introiettata, un rigore fischiato per una mischia in area è un colpo troppo duro per le sinapsi di Sampaoli, che arrivato al 50% della sua potenziale rabbia inizia a diventare rosso in viso e gesticolare, trasformandosi all’improvviso in Lino Banfi quando si incazza.

 

A differenza di Giobbe la pazienza di Sampaoli ha dei limiti estremamente precisi ed in questo momento vengono superati: da qui in poi il tecnico del Siviglia reagirà in maniera scomposta ad ogni singola decisione di Clattenburg.

 

 

Bonus fine primo tempo da 50% a 65%

 

Servono due persone per impedire a Sampaoli di avvicinarsi troppo a Clattenburg che ha appena fischiato la fine del primo tempo.

 

Bonus inizio secondo tempo da 65% a 75%

 

Se di solito l’intervallo serve anche a riorganizzare le idee, mettere le cose in ordine e tornare in campo concentrati, per Sampaoli deve essere stato solo un incubatore lungo 15 minuti. Invece di dare gli ultimi consigli a Sarabria che sta per entrare, l’allenatore continua ad addolorarsi per quanto successo nel primo tempo. La sua faccia è sempre più rossa ed è difficile anche avere idea di quali fantasmi stiano viaggiando per la testa di Sampaoli che oramai parla da solo e guarda nel vuoto.

 

Fallo non fischiato di Evra dal 75% al 99%

 

Mentre nei primi dieci minuti del secondo tempo il suo Siviglia sembra non subire particolarmente l’inferiorità numerica e anzi risulta la squadra più viva in campo, a Sampaoli tutto questo non interessa: interessa solo continuare la propria guerra personale con Clattenburg che in diverse occasioni gli ha promesso quello che poi alla fine accade. Come nel proverbiale vaso che trabocca, il momento che manda fuori dalla partita Sampaoli è questo fallo non fischiato ad Evra, neanche così grave nell’economia della partita, che lo porta ad una reazione troppo scomposta perché possa essere ignorata.

 

Espulsione dal 99% al 100%+

 

L’ennesima plateale protesta costringe Clattenburg a mostrare al tecnico del Siviglia la strada verso gli spogliatoi, scavallando quell’ultimo punto percentuale tra il controllabile e l’incontrollabile.

 

L’eroico quarto uomo si frappone tra la furia di Sampaoli ed il resto del mondo.

 

 

Mossa speciale

 

Ma qual è la mossa speciale di Sampaoli una volta riempita tutta la barra possibile della rabbia?

 

 

Una volta cacciato dal campo Sampaoli ha cercato di mantenere il più possibile i contatti con il suo staff andandosi a sedere in tribuna proprio sopra la panchina del Siviglia e finendo per formare una coppia incredibile con la tifosa che le sedeva accanto. Un’immagine che, al di là di ogni retorica, riconcilia con una certa idea di calcio.

 

Questo gli ha permesso di continuare a dare indicazioni alla panchina direttamente de visu quando avrebbe potuto tranquillamente usare qualche mezzo tecnologico, probabilmente per non darla vinta a Clattenburg.

 

 

La vicinanza con la signora, per induzione, sembra calmare Sampaoli, il suo colorito torna quasi normale, e anche la reazione al gol di Bonucci non è quella di un posseduto, ma di uno sconfitto con onore.

 

Il passaggio dal gesto arrogante di Bonucci, uno che potrebbe diventare Sampaoli in futuro, e la testa bassa del tecnico argentino spiega tante cose, che il tecnico argentino sembra conoscere già: la vita è così, infame, non ci puoi fare veramente nulla.

 

Quello che ci rimane, dopo, è l’idea che il Siviglia sia una squadra bellissima anche grazie a questo pazzo, così pazzo da non poter venire a patti con se stesso. Così pazzo da menarti col casco se serve, ma anche così passionale da seguire la partita in tribuna come dice la signora intervistata “sulle ginocchia”.

 

 

Sampaoli è così amareggiato da lasciare gli spalti ancor prima della terza rete di Mandzukic, privandoci di quella che sarebbe stata una reazione sicuramente piena di significati. Se infatti la pazzia di Jorge Sampaoli non è per nulla positiva, è il tipo di pazzia da cui tutti possiamo imparare, anche se non hanno più nulla da imparare, come le signore di una certa età che vanno allo stadio con la sciarpa del Siviglia.

 

 

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Marco D'Ottavi è nato a Roma, fondato Bookskywalker e lavorato qui e là.