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Redazione
La Juventus ha ucciso la Serie A?
27 Jul 2016
27 Jul 2016
5 distopie per immaginare le conseguenze per il calcio italiano dell'arrivo di Higuain alla Juventus.
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Redazione
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Quando il 30 luglio la Juventus ha annunciato ufficialmente l’acquisto di Gonzalo Higuain, in molti hanno gridato alla fine del calcio italiano. Non si trattava solo di dare il colpo di grazia allo già scarso equilibrio della competizione, ma anche di distruggere le certezze morali dei tifosi italiani.

 

Se il pubblico era per certi versi abituato a subire la voce forte dei club stranieri, era molto meno disposto a farsi succursale della squadra più amata e odiata d’Italia. Sia per lo storico campanilismo del paese, che per il malcelato desiderio di tutti, prima o poi, di vincere qualcosa. Nessun giocatore di quel livello era mai passato dal Napoli alla Juve, rendendosi protagonista di un salto culturale tanto grande, certificando in modo così inequivocabile ed eterno certe gerarchie. Mentre i tifosi del Napoli impazzivano, tutti gli altri stavano a guardare preoccupati: se era possibile quello nessuno poteva ritenersi al sicuro. E infatti fu solo l’inizio.


 

****

 

Il 1 agosto, giorno della presentazione di Gonzalo Higuain, Andrea Agnelli pubblica un tweet che suona come un indovinello della sfinge.

 



 

Venendo meno allo stile del club, fatto di sobrietà e profilo basso, la presentazione di Gonzalo Higuain si tiene sul campo da gioco di uno Juventus Stadium come sempre gremito. Il “Pipita” fa il suo ingresso poco dopo le 20, sbucando da un tunnel a cui sono appesi grappoli di palloncini bianconeri. Indossa dei pantaloni lunghi neri della tuta stranamente démodé, una maglia bianca e una sciarpa al collo. Il “Pipita” saluta il pubblico con poche parole, sottolinea la sua voglia di vincere e poi si spende in qualche palleggio disimpegnato. Nei giorni successivi in tanti faranno notare quanto tutto, dall’outfit di Higuain all’impianto scenografico, somigliasse in modo inquietante alla presentazione di Diego Armando Maradona. “Una provocazione, un’offesa a tutta la città” ha tuonato il giorno dopo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.


 

Durante i palleggi di Higuain dagli spalti il pubblico mostra dei cartoncini con un punto interrogativo e la scritta “Dov’è la zebra?”.  A un certo punto dalle casse dello stadio parte un pezzo di Nas,

, e dal tunnel sbuca a grande velocità una jeep che fa zigzag per il campo. Il pubblico gira i cartoncini mostrando la sagoma di una cresta. La Jeep arriva al centro del campo, vicino Higuain, Marotta, occhiali da sole e completo scuro, scende accompagnato da un giocatore con in testa la maschera di una zebra.

 



 

Mentre il pezzo di Nas arriva all’

, scandendo i versi

 

Life's a bitch and then you die

That's why we get high

Cause you never know when you're gonna go

Life's a bitch and then you die

That's why we puff lye

Cause you never know when you're gonna go

 

L’uomo si toglie la maschera: è Marek Hamsik. Prende il microfono in mano e spiega che la situazione per lui a Napoli stava diventando insostenibile e così ha chiamato il “Pipita” chiedendo aiuto. Prende il microfono Marotta che spiega come l’intervento di Higuain sia stato fondamentale per la buona riuscita della trattativa, i cui contorni rimarranno coperti da un alone di mistero. Poco prima della fine dello show, Marotta chiude il suo intervento con la frase: “Siamo contenti degli arrivi di Gonzalo e Marek, ma questi non sono la fine del nostro mercato bensì l’inizio”.


 

****

 

Seguono giorni di relativa quiete, riempiti solo da diversi rumor di cessioni. Nonostante ormai da settimane si parli della vendita di Pogba, i primi ad andare via sono giocatori meno importanti. Simone Zaza viene venduto al West Ham per 35 milioni di euro; Daniele Rugani si accasa all’Arsenal per 45 milioni; Stefano Sturaro va al Southampton per una cifra vicina ai 20 milioni. Mentre tutti si scandalizzano per le ipervalutazioni gonfiate, per il mercato drogato dai soldi della Premier League, in un articolo uscito sul Sole 24 ore, il giornalista economico Marco Belinazzo fa notare che la somma di queste cessioni non solo è in grado di coprire per intero l’esborso per Higuain, ma che a quel punto alla Juve rimane ancora margine per operare sul mercato. In molti cominciano a dubitare della cessione di Pogba mentre dal club non arriva nessuna conferma o smentita.


 

Il 7 agosto la Juventus annuncia ufficialmente la cessione al Manchester UTD di Paul Pogba per una cifra che, complessivamente, si aggira attorno ai 160 milioni di euro. Stando alle ricostruzioni, l’ultima fase della trattativa è servita a trovare i restanti 40 milioni pretesi dai bianconeri, investiti infine dall’Adidas, sponsor di Pogba e dello United, che ha agevolato la buona riuscita dell’accordo.


 

Nonostante il ruolo tecnico di Pogba sia teoricamente coperto da Hamsik, le dichiarazioni di Marotta spingono i media a cercare altri possibili nuovi acquisti della “Vecchia Signora”. Si parla di Eden Hazard, di Cesc Fabregas, di Kevin De Bruyne, persino di Andres Iniesta. Invece, dopo tre giorni, la Juventus ufficializza l’arrivo di Borja Valero dalla Fiorentina per 20 milioni.


 

Nonostante lo spessore indiscutibile del calciatore, sembra un acquisto davvero strano per la Juventus. Molti iniziano a sospettare che il mercato della Juventus nasconda l’intenzione di comunicare un messaggio esterno ai tifosi, o addirittura al paese. Xavier Jacobelli pubblica un editoriale dal titolo “La Juventus dà la sveglia all’Italia”. Borja Valero pubblica un tweet che stupisce per i toni violenti, così diversi dall’eleganza che di solito lo distingue.


 



 

Mentre i tifosi “viola” appendono a testa in giù i fantocci di Borja Valero a Piazza della Signoria, in molti si interrogano sul significato dell’hashtag usato nei tweet di Borja e Agnelli, ma anche in quelli di Hamsik e Higuain che salutavano loro nuovi tifosi: #gcea. I più perfidi ipotizzano un legame semantico di qualche tipo con la GEA, la società con cui Moggi soggiogava il mercato. “La restaurazione della GEA?” è un editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano capace di far nascere polemiche e sospetti.


 

Durante la conferenza di presentazione di Borja Valero, dove il centrocampista si presenta con la testa di zebra, Marotta annuncia nuovi colpi in arrivo.

 

****

 

La prima volta che Marotta e Agnelli utilizzano l’epiteto “La Nazionale” in riferimento alla Juventus è in occasione della presentazione alla stampa degli arrivi di Antonio Candreva e Radja Nainggolan.

 



 



 

Durante la conferenza stampa, nella quale Marotta arriva a citare il De Monarchia di Dante, il mercato della Juventus inizia ad assumere un respiro più generale. Il DS dichiara che di fronte all’immobilismo del calcio italiano è stato costretto a scegliere una misura drastica: cancellare le altre concorrenti, prendere i loro giocatori migliori ed essere finalmente competitivi in Europa. Persino Matteo Renzi si convince.


 



 

Con queste premesse arrivano dall’Inter Mauro Icardi, dal Milan Alessio Romagnoli e dal PSG Marco Verratti, desideroso di unirsi al progetto in modo spontaneo: “Ho chiesto al PSG la cessione, da italiano non potevo starmene a guardare”. In un editoriale di 38k battute Eugenio Scalfari faceva notare che se ci fosse stato in vita l’Avvocato non avrebbe mai permesso tale imbarbarimento; e mentre Michele Serra ricostruiva un sottilissimo legame con i social network e la fine della socialità, Andrea Scanzi in un lungo monologo televisivo, chiedeva ai vari presidenti di club di slegarsi e dare vita a una nuova lega, a una nuova federazione, a un nuovo campionato senza “l’arroganza di quelli che sull’altare della vittoria sacrificano il bene degli altri”, come ha dichiarato in un passaggio particolarmente ispirato.


 

Eppure, nonostante i numerosi peana, mentre la squadra in campo tritava il campionato, il progetto Juventus ha cominciato a raccogliere endorsement prima timidi.

 



 

Poi sempre più convinti.

 



 

In un’intervista al

Andrea Agnelli svelava il segreto dietro l’hashtag usato fino a quel momento: #gcea = “acchiappali tutti”, il nome in codice dell’operazione portata avanti dalla dirigenza bianconera con grande fiuto mediatico.

 

****

 

Il 30 maggio del 2017 la Juventus batte il Bayern Monaco di Carlo Ancelotti in finale di Champions League per 3 a 0: segnano Higuain, Pjanic e Leonardo Bonucci. Mentre Buffon alza la coppa, dedicandola ad Antonio Conte e agli italiani in generale (nelle sue parole: “un popolo che non smette di reinventarsi di fronte alle difficoltà”), nelle piazze di Torino, Milano, Firenze, Napoli, Bologna e Roma, a dispetto di quanto si pensasse, si festeggia l’inizio del nuovo corso del calcio italiano. “Italiani, siamo un popolo di traditori” tuonano sulle pagine de Il Giornale. Il filosofo Emanuele Severino dichiara che la Juve è riuscita dove non è riuscito l’illuminismo, “abbattere gli odiosi campanilismi medievali”; mentre il Presidente Mattarella, in un raggiante discorso celebrativo al telegiornale il giorno seguente, saluta la vittoria della Juventus come “una nuova era di unità nazionale”. #finoallafine


 

 





 

All'alba del 24 Luglio Adriano Galliani si sveglia di soprassalto con la netta sensazione che qualcosa sia successo. È madido di sudore ed ha la bocca completamente asciutta, ma non ricorda brutti sogni. Ancora scosso fa una doccia fredda, si infila un paio di bermuda bianchi, una camicia di lino anch'essa bianca ed esce nella sua Forte dei Marmi. In bicicletta raggiunge pigramente il bagno Roma di Levante dove passano l'estate tutti i suoi amici e dove tutto è così familiare da tranquillizzarlo anche ora che il suo lavoro è praticamente impossibile per via dei cinesi. Si siede al solito tavolo, ordina la solita colazione e simultaneamente raccoglie una copia della

da sopra una sedia.

 



 

Adriano Galliani trasale. Era stato informato da Aurelio di una trattativa della Juventus per Higuain, ma non pensava potesse davvero arrivare a spendere tanto denaro. Senza scomporsi tira fuori dalla tasca il telefono cellulare, compone un SMS con la frase “

e lo invia.

 

Quattro giorni dopo, il 28 luglio, Adriano Galliani si ritrova in una villa privata sul lago di Como insieme a Callisto Tanzi, Sergio Cragnotti, Rosella Sensi, Vittorio Cecchi Gori e Massimo Moratti. È la cupola di quelle

che dominarono il calcio italiano ed europeo a cavallo tra gli anni novanta e il duemila, manca solo la rappresentanza della Juventus. Nessuno di loro possiede più una squadra, ma segretamente hanno continuato ad esercitare un potere occulto all'interno del calcio italiano.

 

L'amministratore delegato del Milan è in piedi e sta parlando: «La Juventus è fuori controllo, va fermata. Per il bene della Serie A dobbiamo impedire che diventi una monarchia. La democrazia richiede l'alternanza del potere». Gli altri si guardano tra loro, annuiscono. Sono consapevoli che vadano prese delle misure, ma non hanno idea quali: la Juventus sta lavorando semplicemente meglio degli altri. «Se continuano a vincere sempre loro non attireremo più capitali stranieri, la Serie A diventerà ancora più povera, mentre la Juventus continuerà a fagocitare i milioni della Champions. Non possiamo accettarlo, è d'accordo anche Silvio: è arrivato il momento di agire». Si spengono le luci della stanza e una luce proietta un quadrato bianco alle spalle di Galliani con al centro una grande scritta nera, «è arrivato il momento di spiegarvi l'operazione Sei Sorelle Contro la Juventus».

 

Il 29 luglio un

di Gianluca Di Marzio squarcia la noia delle due del pomeriggio.

 



 

Secondo Di Marzio dal nulla il Crotone del presidente Vrenna si è assicurato le prestazioni del portiere sloveno. Molti pensano sia l'

del giornalista, altri ad uno scherzo un po' scemo. Ma nel giro di qualche ora arrivano le conferme: con un comunicato sul proprio sito l'Inter ringrazia il portiere e ne certifica la cessione. I tifosi interisti insorgono, quelli del Crotone non sanno che pensare. Nei giorni seguenti succede l'impensabile: con una mossa

Peppe Ursino, direttore sportivo della squadra calabrese, ottiene i prestiti gratuiti di Kostas Manolas e Radja Naingollan dalla Roma. Dal Napoli arrivano a Crotone anche Koulibaly e Marek Hamŝik. Tutte queste operazioni hanno in comune una segretezza fuori dal comune, nessuno anticipa nulla, non si conoscono mai le cifre precise delle trattative, sapere gli ingaggi dei giocatori è impossibile.

 

Nei giorni successivi sul

azzardano possa esserci la mano della 'Ndrangheta dietro queste operazioni di mercato così importanti.

è scettico e aspetta solo lo scoppio della bolla Crotone. I giornalisti della

non sanno che pesci prendere: al 5 Agosto si sono aggiunti al ritiro del Crotone anche Bacca, Felipe Anderson, Insigne, Borja Valero ed Icardi. Il 7 agosto Nicola viene esonerato e al suo posto arriva il tandem Sarri/Spalletti che si erano liberati dei loro contratti qualche giorno prima e si portano dietro i pupilli El Sharaawy, Salah e Jorghino.

 

Il giorno seguente il

usa per la prima volta il termine

parlando del Crotone. Le radio romane e le tv private del Nord Italia dopo una settimana di durissime proteste e manifestazioni iniziano ad ammorbidire la linea. Tra i tifosi inizia a diffondersi l'idea che poi non sia così male quello che sta accadendo, che dopotutto il Crotone è una società simpatica e potrà portare una ventata di freschezza in un campionato ormai morente. L'

inizia a crescere a dismisura: la società calabrese comunica nuovi lavori per ampliare lo stadio Ezio Scida fino ad una capienza di 40000 posti per venire incontro alle moltissime richieste di abbonamento giunte da tutta Italia. In attesa del termine dei lavori il Crotone giocherà le sue partite al San Nicola di Bari.

 

Interrogati sull'argomento i dirigenti della Juventus fanno spallucce. Si può notare un clima di fastidio crescente all'interno della società, ma nessuno parla. A rompere il silenzio ci pensa Bonucci, intervistato da

dice che quello che sta accadendo non è normale, che non è possibile che una squadra come il Crotone riesca ad acquistare giocatori di quel livello. Non lancia accuse precise, ma ipotizza «un disegno da parte dei club di serie A per rendere il Crotone l'avversaria unica della Juventus». Dice anche che questo clima non gli piace, spostare tutta l'attenzione su la sfida tra due squadre tanto diverse non può portare nulla di buono alla Juventus che si ritroverà a giocare sola contro tutti. Da Crotone smentiscono tutto e accusano Bonucci «di avere paura».

 

I maggiori network mondiali iniziano ad arrivare a Crotone. ESPN prova a spiegarne il fenomeno in maniera razionale,

cerca di capire se c'è spazio per farla diventare la squadra

per eccellenza o se è è già

. Paolo Condò affitta direttamente una casa a Isola di Capo Rizzuto per monitorare la situazione. In mezzo a tutta questa copertura mediatica il 14 agosto sul

esce un post dal titolo

L'articolo è completamente delirante e nessuno lo prende sul serio: si parla di una società segreta dietro i movimenti del Crotone, vengono definiti gli

. Secondo l'autore sono tutte persone vicine alle

che dominarono il calcio italiano anni prima e che hanno l'obiettivo di fermare la Juventus e il suo strapotere sulla Serie A. Si parla di un cartello dei calciatori gestito da Tanzi, Cragnotti e Cecchi Gori, si parla di P2, si identificano strani simbolismi all'interno del 4-3-3 con cui si è schierata la squadra nelle prime amichevoli, di come i giocatori arrivati a Crotone facciano tutti parte di questa stessa società segreta volta ad influenzare il campionato italiano.

 

Il 21 Agosto il Crotone si presenta a Bologna per la prima giornata di campionato con questa formazione: Handanovic; Bruno Peres, Manolas, Koulibaly, Marcos Alonso; Nainggolan Jorghino, Banega; Insigne, Icardi, Salah. La squadra deve ancora integrare al meglio il gioco voluto dai due allenatori, ma risulta troppo forte per il Bologna, che anzi non sembra impegnarsi più di tanto. Finisce 2 a 0 con reti di Icardi e Florenzi, entrato nel secondo tempo. Il 22 dicembre la Juventus va a Crotone da prima in classifica con due punti di vantaggio proprio sui calabresi, il Milan terzo è distante 12 punti. L'atmosfera è un po' tesa, ma non si verificano scontri tra le tifoserie e anzi le scenografie sono tra le più belle di sempre. Il Crotone vince 2 a 1 in rimonta una partita bellissima, per molti la migliore nella storia del calcio italiano. Il giorno dopo la stampa è impazzita: la partita risulta la più vista nella storia della Serie A, con quasi un miliardo e mezzo di telespettatori, l'hashtag

entra nella top ten dei più usati del 2016 su Twitter. All'improvviso la sfida tra la Juventus e l'All Star team del Crotone ha gli occhi di tutto il mondo puntati su di sé.

 

Il 31 dicembre Adriano Galliani sta brindando al nuovo anno in un appartamento di Firenze insieme ad alcuni amici. Mentre è in balcone a fumare soddisfatto una figura spunta dall'ombra, lo saluta con un vago accento toscano: «Grazie Adriano, ora possiamo tornare a parlare di bipolarismo».

 

 





 

«Il successo della Juventus non è quello del calcio italiano». Andrea Agnelli ha concluso la Serie A 2016-17 con le stesse parole usato

aveva commentato la finale persa contro il Barcellona. “Anzi”, ha aggiunto nella conferenza successiva all’ultima giornata, “Io odio il sistema calcio italiano e credo che tutti i tifosi juventini siano con me. È stata una stagione storica, che segna la fine del campionato per come lo conosciamo. Che senso ha per le altre squadre scendere in campo l’anno prossimo? Forse sarebbe meglio per tutti se la Juventus giocasse in un altro campionato”.

 

Agnelli non sbagliava e già dai giorni successivi quasi tutti i quotidiani nazionali, sportivi e non, adottarono la retorica della stagione

, se non addirittura della

. “Caro juventino non integralista, già dopo l’acquisto di Higuain era chiaro che la Juve stava provando ad uccidere il campionato”, ha scritto Gramellini su

. “Adesso è successo, e ci abbiamo rimesso tutti. Mentre gli americans si godevano il Colosseo e i cinesi il Duomo, chi ha smesso di amare il calcio sono i tifosi

, quelli

, quelli che

”. Quando si è sparsa la voce che anche la Juventus

in molti espressero il proprio sollievo su Twitter e Facebook.

 

D’altra parte la stagione era cominciata con i 7 gol di Higuain (che ha battuto il record di 6 gol segnati in una stessa gara di Piola nella stagione ’33-’34 e Sivori in quella ’60-’61) alla Fiorentina, mettendo in chiaro da subito che quell’anno si sarebbe divertito solo il pubblico juventino. In realtà, per qualche tempo è stato divertente anche per i tifosi neutri, il cui interesse si è focalizzato nel capire se la Juventus avrebbe battuto tutti i record, come poi è successo. Ma dopo le prime 19 partite e altrettante vittorie consecutive (distruggendo il record dell’Inter 2006-7: 17) senza subire gol, è diventato chiaro che lo scherzo era uno di quelli di cattivo gusto.

 



 

18 vittorie per 1-0 (dopo il 7-0 dell’esordio) con tutti gol segnati entro i primi venti minuti di gioco e il resto del tempo dominato da una difesa solidissima all’altezza della metà campo, con dieci uomini dietro la linea del pallone che non hanno permesso praticamente mai alle avversarie di rendersi pericolose, trasformando le partite in 80 o 75 minuti di stallo frustrante. A metà del girone di andata, dopo Juventus-Napoli, Allegri ha chiarito le intenzioni della Juventus in maniera inequivocabile: «Ci hanno trattato da prepotenti, ma noi vogliamo mostrare la differenza tra prepotenza e potenza. Vogliamo che sia chiaro che se una squadra riesce a tirare in porta è perché

». Alla fine del girone di andata Buffon ha rinnovato il suo record di imbattibilità arrivando a 1710 minuti.

 



 

A quel punto giornali come

e

hanno iniziato a paragonare la Juventus all’Isis, parlando di

. «Sì, vi vogliamo far passare la voglia di guardare calcio», ha dichiarato Bonucci dopo il derby con il Torino deciso da un tiro da fuori. Il pareggio 1-1 con la Fiorentina (autogol di Chiellini) nella prima giornata di ritorno ha interrotto la striscia di vittorie (a cui sarebbe seguito il pareggio con il Sassuolo due settimane dopo, per cui i giornali hanno iniziato a chiedersi se la Juve era

) ma con 35 partite vinte su 38 la Juventus ha battuto il suo stesso record della stagione 2013-14 (33 partite vinte). E poi hanno vinto tutte le partite giocate in casa (19) e ben 17 di quelle giocate in trasferta, infrangendo il record precedente di 16 dell’Inter post-Calciopoli 2006-7.

 



 

Come gesto di spregio supremo, Allegri ha fatto giocare l’ultima partita a Mandzukic in porta, con Buffon, Audero e Neto a centrocampo, Dybala e Pjaca difensori centrali, Chiellini centravanti con Barzagli e Benatia attaccanti esterni e i soli Evra e Dani Alves nel proprio ruolo. Perdendo quell’ultima partita con il Bologna 4-3, recuperando 3 volte lo svantaggio e inchinandosi al Bologna solo allo scadere su rigore. Allegri in zona mista ha dichiarato: «Almeno così vi siete divertiti anche voi».

 

Higuain ovviamente ha vinto il titolo di capocannoniere con 40 gol (su 115 segnati in totale dalla Juventus, con una media di 5 gol a partita nel girone di ritorno) e dopo la partita di ritorno con il Napoli, dopo aver segnato due gol ed esultato portandosi le mani alle orecchie ha commentato: «Non importa con chi gioco, né contro chi. L’importante per me è solo segnare. Se potessi giocare con entrambe le squadre e segnare in entrambe le porte sarei l’uomo più felice del mondo».

 

La Juventus ha vinto il campionato con 6 giornate d’anticipo e 25 punti di stacco dalla seconda in classifica (ancora una volta surclassando l’Inter 2006-7, che aveva distaccato la Roma di 22 punti e vincendo il campionato con 5 giornate di vantaggio, come il Grande Torino nella stagione precedente Superga), totalizzando 107 punti (neanche a dirlo, record europeo) e subendo appena 10 gol. Il capitano ha dichiarato: «La Juventus ha finalmente il rispetto che ha sempre meritato. Da capitano anche della Nazionale, da italiano dico: possibile che sia stato necessario tutto questo?».

 

Ma i record della Juventus si spiegano anche con i fallimenti delle possibili concorrenti. Con lo smantellamento del Napoli da parte di Aurelio De Laurentiis, che dopo aver venduto Koulibaly e Hamsik al Chelsea a gennaio ha lasciato la società al figlio Edoardo, e con il passaggio di proprietà della Roma da James Pallotta alla Yum! Brands, proprietaria del marchio Kentucky Fried Chicken, che anziché rafforzare la squadra e portare avanti il progetto dello stadio si è preoccupata di convertire gli store di piazza Colonna e via del Corso in fast food. Con l’eterna crisi di gioco dell’Inter, a cui non è bastata la seconda parte di stagione positiva con Mazzone in panchina per riscattare la falsa partenza di Mancini, e quella societaria del Milan, che ha subìto l’onta della terza retrocessione della propria storia con Silvio Berlusconi che si è rifiutato di cedere la società nei suoi ultimi giorni lasciando poi tutto a Dudù. Anche la Fiorentina, con il Franchi vuoto per gran parte dell’anno per via del primo campionato di Calcio Storico a 20 squadre a cui si sono riconvertiti i tifosi, non ha avuto una stagione all’altezza della situazione, mentre la Lazio senza allenatore si è salvata solo all’ultima giornata. Ne hanno approfittato Sassuolo (secondo) e Cagliari (terza alla fine), le uniche due squadre

alla fine della stagione 2016-17.

 

Dopo la sconfitta in finale di Champions League contro il Bayern di Monaco, tuttavia, Andrea Agnelli ha chiarito il suo gioco. «La Juventus non va da nessuna parte», ha dichiarato nella conferenza che ha chiuso ufficialmente la stagione. «L’Italia è il Paese che amo». Poi ha chiesto che gli venissero restituiti i 2 Scudetti revocati da Calciopoli in cambio della restituzione di Higuain al Napoli. La FIGC ha accettato lo scambio.

 

 





 

Finalmente. Primo giorno di ferie. Basta scarpe scomode e cravatta. Biglietto Ryanair e costume Sundek nero e verde. Parto da solo, stacco dal mondo e chissenefrega, ho bisogno di un paio di settimane di mare e inoltre posso pure smettere di sbattermi di ansia

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