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Emanuele Mongiardo
Cosa ci dice la vittoria dell'Italia agli Europei Under 17
06 Jun 2024
06 Jun 2024
La vittoria contro il Portogallo in finale ci porta un altro successo a livello giovanile.
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Emanuele Mongiardo
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Interrogato su quali fossero i segreti della Under 17 appena laureatasi campione d’Europa per la prima volta in questa categoria, il CT Massimiliano Favo ci ha tenuto a sottolineare i meriti della federazione, iscrivendo il percorso della sua squadra all’interno di un disegno più ampio: «È il frutto del lavoro di tutti i tecnici del Club Italia, è frutto del lavoro di tutta l’area scouting, è frutto del lavoro del nostro coordinatore Maurizio Viscidi». A livello giovanile, l’Italia ormai è una delle migliori Nazionali al mondo. Basterebbe osservare la differenza di rendimento tra le Nazionali giovanili degli anni 2000 e quelle di epoca più recente per avere una dimensione di quanto abbia progredito il movimento. Mentre all’inizio del nuovo millennio, tra Under 20, Under 19 e Under 17, spesso capitava di non qualificarci nemmeno ai grandi tornei, da qualche anno le nostre Under si dimostrano sempre più competitive e riescono ad arrivare in fondo a Europei e Mondiali. Solo l'anno scorso fu la Nazionale Under 19 a vincere l'Europeo, mentre la Under 20 perse solo in finale contro l'Uruguay ai Mondiali. Intorno a questa nidiata di classe 2007 e classe 2008, poi, c’era più attesa del solito, quantomeno per la presenza di Camarda. Da anni non esisteva un hype simile per un giovane italiano, oltretutto un attaccante. Questo Europeo Under 17 era un’occasione per valutare in maniera più tangibile il suo talento. Alla fine, non solo abbiamo scoperto quanto sia davvero vasto il potenziale di Camarda, ma ci siamo innamorati anche dei suoi compagni: dei dribbling di Liberali, della tecnica dei terzini Cama ed Emanuel, dei movimenti delle mezzali Di Nunzio e Coletta. La vittoria per 3-0 sul Portogallo di Rodrigo Mora e João Simoes è stata il trionfo di una squadra di livello tecnico eccellente. L’Italia è scesa in campo con quella che può essere considerata la formazione tipo. Nel 4-3-1-2 di partenza il portiere era Massimo Pessina del Bologna, che aveva iniziato l’Europeo come riserva del milanista Longoni ma che dalla semifinale si è ritrovato titolare per via di una botta alla testa del collega di reparto. I terzini erano Cristian Cama della Roma ed Emanuel Benjamín: quest’ultimo, nato in Brasile, è cresciuto in Spagna, dove ha giocato nelle giovanili di Rayo Vallecano e Getafe prima di approdare al Real Madrid. Un percorso simile a quello del difensore centrale Andrea Natali, figlio di Cesare, ex Fiorentina e Torino. Natali vive in Spagna dal 2020, da quando aveva dodici anni ed era entrato nelle giovanili dell’Espanyol: oggi è un pilastro dell’Under 18 del Barcellona. Accanto a lui il difensore della Juventus, Francesco Verde. A centrocampo, ai fianchi del regista del Milan, Emanuele Sala, le mezzali erano i romanisti Di Nunzio e Coletta, quest’ultimo autore del gol vittoria nella semifinale contro la Danimarca. In attacco, alle spalle della coppia composta dall’interista Mosconi, il capitano, e dal milanista Camarda, agiva l’altro rossonero Mattia Liberali, che sicuramente avrete conosciuto in questi giorni grazie alla clip del suo incredibile gol in assolo contro l’Inghilterra. Il risultato della finale era in ghiaccio già dopo un quarto d’ora. Tanto è bastato agli “azzurri” per andare sul 2-0. Prima un colpo di testa della mezzala destra Coletta, che si è inserito sul secondo palo raccogliendo il cross del terzino sinistro Cama. Poi il raddoppio del giocatore più atteso, Camarda. Un gol su cui pesa l'ingenuità di centrale e terzino del Portogallo, certo, ma che ci mostra il dinamismo senza palla e la grande freddezza in area di Camarda.

Da quel momento in poi, a parte qualche sporadica iniziativa avversaria, la partita è diventata un’esibizione dell’Italia. Merito del talento degli “azzurrini” ma anche del modo in cui il CT Favo ha saputo potenziarlo. Il padrone assoluto della contesa è stato Liberali. Il numero dieci si abbassava per dare un’uscita in prima costruzione. Poi, una volta raggiunta la trequarti, si connetteva con i compagni per arrivare in area a forza di triangoli e dribbling stretti. Il 4-3-1-2 di Favo, infatti, addensava tanti giocatori intorno alla palla, esaltando così i calciatori più tecnici che potevano associarsi. Un gioco di marca relazionista, dove le due punte e il trequartista potevano collassare sullo stesso lato e avvicinarsi a mezzala e terzino. Una libertà che consentiva ai giocatori più tecnici di associarsi o seguire l’ispirazione: ne ha giovato Liberali, certo, ma anche Mosconi, seconda punta rapida e tecnica sia nel portare palla per puntare l’uomo, sia nello scaricare e chiedere il triangolo. Un gioco fluido, spontaneo, che ha riempito di fiducia i suoi interpreti. Già dopo due minuti Liberali si era prodotto in un’azione sui sedici metri in cui aveva saltato un primo uomo con un tunnel e poi un secondo con una veronica. Il trequartista del Milan ha un rapporto magnetico con la palla, salta sempre il difensore e se gli avversari lo chiudono esce spesso vincitore dai rimpalli proprio perché si trova meglio di chiunque a giocare in spazi risicati. Il capolavoro della partita, però, è stato il terzo gol, un’azione da brasiliani per la qualità individuale mostrata dai protagonisti. È partito tutto da un duetto tra Mosconi e la mezzala Di Nunzio. Mosconi, mancino naturale, si era abbassato per ricevere a destra ed era rientrato sul piede forte andando incontro a Di Nunzio. I due, avvicinandosi, avevano scambiato il pallone e attratto terzino e mediano del Portogallo. In questo modo Liberali, che si era allargato, è rimasto solo perché il terzino si era allontanato dalla sua zona di competenza. Così Di Nunzio è tornato da Liberali, che da fermo con un colpo d’esterno sinistro ha innescato in profondità Mosconi: una dimostrazione di come l’Italia, con la sua tecnica, abbia saputo restringere gli spazi per poi dilatarli all’improvviso. Mosconi ha ricevuto sul vertice dell’area, è rientrato sul sinistro per dare il tempo a Camarda di inserirsi e poi lo ha servito facendo filtrare il pallone tra le gambe del difensore. Giunto davanti al portiere, Camarda lo ha superato con uno scavino. Ubaldo Righetti in telecronaca quasi non trovava le parole per descrivere un’azione del genere.

L’Italia Under 17 era calibrata su misura dei suoi migliori interpreti. Un 4-3-1-2 disegnato per creare pareti e favorire l’estro. Favo ha concesso ai suoi la possibilità di rischiare perché sapeva che, al netto degli errori, con il talento lo avrebbero ripagato. Cama, ad esempio, è un terzino tecnico, a cui piace calpestare anche zone interne di campo. Un suo errore portando palla verso l'interno aveva generato il gol dell’Inghilterra ai quarti di finale. Il terzino della Roma, però, non si è snaturato e in finale il suo gioco è stato difficile da leggere per il Portogallo. Ad una serie di giocatori tecnici e abili nello stretto, poi, si è aggiunto Camarda. Anche l’attaccante rossonero è dotato di ottimo piede e in più, con i suoi movimenti, si è rivelato perfetto per il gioco dell’Under 17. Oltre alle doti tecniche, infatti, Camarda ha delle qualità atletiche e un’intelligenza che sembrano prospettare un futuro radioso per lui tra i grandi. È una punta dotata di fisico, certo, ma anche di ottima velocità. Camarda preferisce giocare in modo dinamico. Destro naturale, ama allargarsi a sinistra e attaccare la profondità con tagli interno-esterno. In presenza di tanti giocatori brevilinei e che amano avvicinarsi e ricevere sui piedi, è fondamentale avere qualcuno che allunghi la squadra offrendo uno sbocco in verticale. Con i suoi tagli verso la fascia Camarda consentiva all’Italia di giocare anche in maniera diretta: sul lancio resisteva al terzino, teneva palla e permetteva ai suoi di salire, così Liberali, Mosconi e gli altri compagni potevano dialogare già in zone profonde di campo. A sostenere tutto questo impianto di gioco, poi, la volontà di recuperare immediatamente il pallone dopo averlo perso, visto che portare tanti uomini intorno alla sfera favoriva naturalmente il gegenpressing. Interrogato su cosa dicesse dello stato del movimento giovanile italiano la vittoria dell’Europeo Under 17, Massimiliano Favo non ha avuto dubbi: «Questa vittoria arriva dopo un primo posto con l’Under-19 lo scorso anno [agli Europei,nda] e dopo un secondo posto ai Mondiali Under-20. Quindi dice che c’è un lavoro importante alle spalle, che molte volte passa sotto traccia». Come detto, le giovanili dell’Italia hanno disputato tornei eccellenti negli ultimi anni. Favo ha citato solo i casi più recenti, ma già prima del Covid erano arrivati un terzo posto ai Mondiali Under-20 del 2017, un secondo posto agli Europei Under-19 del 2018 e un’altra finale, quella volta persa, agli Europei Under-17 del 2019. A livello di palmarès, senza dubbio si tratta di risultati di successo. Qual è stato però il vero contributo alla causa della Nazionale maggiore o dei club? Abbiamo continuato a produrre ottimi centrocampisti e difensori, ma per quanto riguarda il talento offensivo l’Italia continua ad essere una Nazionale di secondo piano. Se il successo di questa Under 17 è segnato dalla presenza di trequartisti, seconde punte e terzini con grandi spunti tecnici, la domanda da farsi è: quale sarà la loro carriera al di fuori di un contesto come quello creato da Favo che era perfetto per esaltarli? Non è la prima volta che le Nazionali Under riescono a valorizzare questo tipo di giocatore. Esistono delle similitudini, infatti, tra questa Under 17, l’Under 19 campione d’Europa e l’Under 20 vice campione del mondo. Anche lì la manovra dipendeva da giocatori estrosi e brevilinei: Hasa e Vignato in Under 19, Pafundi e Baldanzi in Under 20. Tutti questi giocatori, tranne forse Baldanzi (che nella seconda parte di stagione ha iniziato a giocare di più con la Roma), sono però ancora alla periferia del calcio d'élite e il loro futuro è meno radioso di quanto sembrava qualche anno fa. La strada, per giocatori come Liberali e Mosconi, è insomma ancora lunga. Se è vero che il lavoro della federazione, come dice Favo, è «importante e passa sotto traccia», è vero pure che il problema reale del calcio italiano è lo step dalle giovanili al mondo dei grandi. Non è detto che le squadre possano permettersi di proteggere ed esaltare talenti del genere attraverso il sistema di gioco. Ecco perché tanti giovani italiani, magari per limiti fisici (come sta accadendo a Baldanzi o Vignato), si dimostrano poco consistenti ai livelli più alti. Il successo dell’Under 17 ci dice che il talento non manca, ma la piega che al momento hanno preso i protagonisti dell’Under 19 e dell’Under 20 della scorsa estate ci dice pure che non necessariamente questo tipo di talento riesce ad imporsi ai massimi livelli. Se riusciremo a capire quale sia il problema del nostro calcio nel percorrere il gradino dalle giovanili alle prime squadre, allora magari potremo risolverlo e il movimento potrà dirsi davvero in salute. La speranza più immediata, comunque, è che la generazione di Liberali, Camarda, Mosconi, Emanuel e Cama abbia una determinazione tale da superare le lacune del sistema.

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