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Dario Pergolizzi
I comandamenti di Spalletti hanno funzionato
16 Jun 2024
16 Jun 2024
Un esordio tutto sommato positivo, al netto di qualche dettaglio.
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Dario Pergolizzi
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IMAGO / Eibner
(foto) IMAGO / Eibner
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La partita dell’Italia sembrava già compromessa dopo appena ventitré secondi. Dimarco batte un’avventata rimessa laterale verso il centro della propria area di rigore, senza valutare bene le distanze tra Bastoni, il pallone e Bajrami; ne esce un assist per il giocatore del Sassuolo, lesto e abile a concludere con un tiro forte sul primo palo.

Qualche fantasma si è materializzato sulle spalle dei tifosi. Cosa c'è di peggio che partire subendo il gol più veloce della storia dei campionati europei?

I giocatori, però, sono rimasti calmi: «Nessuno ha allargato le braccia per evidenziare l’errore del compagno, ma hanno detto: “Non fa niente, andiamo avanti insieme”. I ragazzi sono stati doppiamente bravi, tutti hanno partecipato alla difficoltà del compagno: bisogna condividere anche questi momenti, si divide tutto in parti uguali». Lo ha detto Spalletti, nel primo momento di questi Europei in cui la sua retorica ha assunto concretezza. Sotto questo punto di vista la Nazionale ha iniziato benissimo il suo Europeo, assorbendo senza alcun contraccolpo un episodio decisamente negativo che gli ha fatto iniziare la prima partita del torneo - quella che era "costretta" a vincere - partendo sotto di un gol. È stata una reazione veemente ma anche consapevole; la maggiore qualità è venuta gradualmente fuori, trainata dalla consapevolezza del gruppo. L'Italia sembra avere le idee molto chiare su cosa fare in campo, nonostante il progetto di Spalletti non sia iniziato da moltissimo tempo.

La mappa delle pressioni dell'Italia, grafico e dati Statsbomb.

La miglior parte della prestazione dell’Italia è stata senz'altro nel primo tempo: subito dopo lo svantaggio, in concomitanza con l’intenzione dell’Albania di abbassarsi nella propria metà campo, l’Italia è riuscita a imporsi con costanza sulla trequarti avversaria e a trovare combinazioni differenti per sfondare in profondità, giocando una partita di sorprendente carattere, alternando coerenza strutturale e libertà di movimento e azione. Il tutto è stato reso sostenibile da una grande applicazione nella fase riaggressione. Insomma, da tutto ciò che Spalletti ha letteralmente indicato come "comandamenti" della squadra.

I possessi migliori dell’Italia si sono sviluppati sfruttando principalmente due aspetti. Innanzitutto, la ricerca di un sovraccarico di uomini sull’esterno, spostandosi da un lato all’altro con fluidità e coraggio, portando anche difensori ed entrambi i mediani a fare densità. Il secondo aspetto è stata la capacità di accompagnare con intensità e convinzione le verticalizzazioni più interne, sfruttando il lavoro spalle alla porta di Scamacca e le letture in inserimento di Frattesi e Pellegrini. La vicinanza del resto della squadra ha consentito all’Italia di riempire più volte l’area con 6-7 uomini, o a sfondare rapidamente tra le maglie albanesi partendo da fuori. Una pericolosità offensiva che è in discontinuità rispetto all'ultimo ciclo in Nazionale di Mancini..

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Le prime due azioni nella galleria qui sopra fanno parte della stessa azione: dopo una dozzina di secondi il possesso dell’Italia era passato dalla fascia destra a quella sinistra, ma è da sottolineare soprattutto il posizionamento di Barella e Jorginho. I due centrocampisti non sono rimasti inchiodati in zona centrale ma si sono mossi sempre a supporto quando la palla viaggiava verso l’esterno, arrivando anche a svuotare del tutto il corridoio centrale. L’Albania si è trovata spesso a difendere con un’ultima linea a 5 o a 6 per assorbire l’avanzata costante di Dimarco e Chiesa sugli esterni; i centrocampisti sono finiti a correre in difficoltà dietro al pallone. L’Italia è così riuscita a guadagnare campo con pazienza, sfruttando anche le conduzioni dei suoi “braccetti”, in particolare di Riccardo Calafiori, esaltante con i capelli lunghi e il cordino dei capelli anni '90. Alle sue corsi si aggiunge la giocata più diretta in diagonale, come nella terza immagine sopra, dove Di Lorenzo trova Pellegrini libero di ricevere e girarsi. Dagli sviluppi della stessa azione nasce il calcio d’angolo del gol del pareggio, che ci ha mostrato anche la scelta interessante, ripetuta poi per la maggior parte degli angoli conquistati, di tenere in battuta due soluzioni (destro e sinistro) per mascherare le intenzioni, cercando spesso anche la battuta combinata corta, come appunto è successo sul gol di Bastoni.

È stata un'Italia dalle distanze ravvicinate, che hanno facilitato una fase di riaggressione di primissimo livello per buona parte della partita, in cui L'Albania è stata costretta nella propria metà campo. Sono state diverse le ripartenze corte create dopo una riconquista entro pochi secondi dalla perdita del pallone. L'occasione più grande è stata quella del palo di Davide Frattesi dopo una doppia verticale Jorginho (che aveva intercettato la ripartenza albanese). [gallery columns="6" ids="104229,104230"]

Muovendosi subito in aggressione al primo portatore avversario dopo aver perso palla, l’Italia riusciva a sporcare la risalita veloce dell’Albania, che si ritrovava a perdere il possesso o a lanciare lungo nella terra di Calafiori, Bastoni e Di Lorenzo, a proprio agio nel controllare la profondità e le marcature. Di solito, i due giocatori più vicini attaccavano subito il pallone, spesso dai lati, mentre quelli subito dietro cercavano di lavorare più sull’ostruzione del passaggio in avanti. Un atteggiamento che ha funzionato finché l’Italia ha trovato il modo di sviluppare i suoi possessi sul corto, avvicinando quindi i corpi.

La densità e la ricerca del palleggio dell’Italia, più che da uno scaglionamento di riferimento, sono nate dalla sensibilità dei giocatori nella lettura delle situazioni. Un principio che ha dato vita ad alcuni posizionamenti curiosi, che ci fanno capire l’anima dinamica di questa squadra. Un'identità liquida e inevitabile dato il numero di giocatori abituati a contesti fluidi, come il blocco interista e Calafiori.

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Prendiamo per esempio il comportamento dei tre giocatori più “arretrati” di questa formazione: Di Lorenzo, Calafiori e Bastoni. Il giocatore del Bologna, fra i tre, è stato quello più partecipe nelle proiezioni offensive, ma non sono mancate le occasioni in cui Di Lorenzo è arrivato a inserirsi in area o a sovrapporsi in alto a destra. Il loro dinamismo però non si è limitato alle corse “dritto per dritto” in avanti, col pallone o senza, ma è stato ancora più evidente quando i tre si sono ritrovati a scambiarsi il posto, per esempio con Calafiori al centro e Bastoni a destra, o in alcuni casi con Di Lorenzo stretto davanti a loro, quando Barella e Jorginho si spostavano dietro o di lato per dare sostegno alla circolazione del pallone.

La presenza di due giocatori mancini su tre aveva fatto storcere il naso a molti, si tratta di un bias: quante volte avete sentito qualcuno lamentarsi per una coppia di destri in difesa? È chiaro che avere un destro e un mancino possa aprire soluzioni più varie di passaggio, ma è sciocco pensare che l’utilizzo di due mancini contemporaneamente possa essere intrinsecamente più limitante rispetto all’uso di due destri. Oltre a questo, in un calcio sempre più fluido e dinamico, è anche riduttivo classificare i giocatori solo in base al loro piede preferito, così come è diventato riduttivo etichettarli in base al ruolo. Bastoni e Calafiori, oltre a giocare una partita difensiva quasi perfetta, si sono adattati benissimo a ciò che le varie circostanze richiedevano, e lo hanno fatto sfruttando soprattutto la loro grande mobilità e precisione con il pallone. Tutto questo sicuramente può dare a Spalletti dei vantaggi anche più grandi del mero assortimento destro-sinistro al centro della difesa. Una scelta che può sembrare un dettaglio, ma che ci dice anche molto sulle intenzioni generali di questo progetto tecnico.

Della partita abbiamo parlato anche in "Che partita hai visto", il nostro podcast riservato agli abbonati. Se vuoi abbonati per sostenere e rendere possibile il nostro lavoro, vai qui.

L’Italia ha avuto il demerito di non segnare il terzo gol al picco della propria prestazione, cioè nel primo tempo. Una partita non chiusa anche perché si era partiti sotto 0-1. Progressivamente, nel secondo tempo, l’Albania è diventata meno remissiva e ha provato a portare sopra la linea della palla più uomini, alzando di più gli esterni e facendo dei cambi offensivi. I nostri avversari non si sono fatti più pericolosi, a dire il vero, fatte salvo un paio di verticalizzazioni nei minuti finali della partita, e in particolare dell'occasione di Rey Manaj, forse l'unico vero momento preoccupante del match. Un banale lancio che ha trovato la linea difensiva mal messa, con Calafiori ritrovatosi distante dall'attaccante che è andato vicino a segnare un gol ad alto coefficiente di difficoltà. Una disattenzione che rischiava di costare cara, ma che sulla bilancia va messa insieme alle altre non concretizzate dall'Italia. Secondo il modello di Statsbomb, l'Italia ha costruito 1,49 xG, contro i 0,37 dell'Albania, con una produzione che ha avuto una progressione piuttosto stabile nel match.

Dati e grafico di Statsbomb.

L’Italia, però, dovrà essere attenta a garantirsi, nelle prossime partite, una maggior costanza nell’arco dei 90 minuti: dopo aver goduto di un paio di incursioni solitarie di qualità di Chiesa sulla fascia destra, la sensazione è che la Nazionale abbia forzato un po’ troppo spesso il cambio gioco diretto verso il giocatore della Juventus, cercando di affrettare l’arrivo negli ultimi trenta metri rispetto al primo tempo.

Oltre a questo, il fisiologico calo di intensità e lucidità dopo un primo tempo di grande applicazione in pressing e riaggressione, mostra un certo scarto di qualità e caratteristiche a disposizione dalla panchina. Pellegrini e Chiesa potrebbero avere spesso bisogno di un cambio in corsa, e qualche ambiguità e incertezza resta sulle scelte di convocazioni del ct - condizionate ovviamente dal talento a disposizione. Lo scarto tra titolari e panchina non è una buona nostizia, certo, ma si può leggere anche come il sintomo che questa Italia ha già principi chiari e un sistema costruito sulle caratteristiche dei giocatori di riferimento: non è poco.

Prendiamo il buono visto senza farci prendere da facili entusiasmi. Ora bisognerà far funzionare tutto contro squadre con più potenziale nel tenere il pallone rispetto all’Albania, che possano assorbire e sfiancare pressioni e contropressioni degli uomini di Spalletti. Spagna e Croazia lo sono, ma sono anche squadre brave a riconoscere le dinamiche di associazione in zona palla, le scelte sui piazzati, i comportamenti degli uomini chiave di questa squadra. Insomma, dopo questa partita serve equilibrio: le sfide più dure sono ancora davanti all'Italia, ma non bisogna nemmeno tralasciare le note positive di un esordio tutto sommato positivo. Una squadra che sembra avere le carte in regola per dire la propria, anche se per arrivare in fondo servirà mantenere costante il livello della prestazione.

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