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Daniele V. Morrone

2019: l’anno dell’unificazione tra Inter e Milan

Una squadra di Milano unita per dominare il mondo.

Da anni ormai si diceva che la Juventus non aveva avversari degni in Italia. Sembrava un problema senza soluzione ma il 2019 è stato l’anno della svolta: per la prima volta un avversario si è presentato con un progetto ancora più ambizioso di quello juventino.

 

Tutto nasce nel periodo in cui la Juventus – già campione d’Italia – è impegnata nella preparazione per la finale di Champions League. Da settimane si parla della possibilità che Elliot possa cedere il Milan, suscitando sconcerto tra i tifosi del Milan, depressi all’idea di una terza proprietà in pochi mesi. Si rincorrono le voci che vorrebbero Silvio Berlusconi riacquisire il Milan, in qualche modo confermando le teorie cospirazioniste sul fatto che il Cavaliere non ha in realtà mai lasciato la presidenza.

 

Sembrava una teoria solida, e per questo il mondo è rimasto particolarmente sconvolto quando sono uscite le foto dei vertici della società americana all’aeroporto di Nanchino. Una cessione cinese? Ma a chi?

 

Poche ore dopo è stato ufficializzato il motivo che qualcuno sospettava ma che nessuno aveva il coraggio neanche di immaginare. La Elliot ha aperto la trattativa per cedere il Milan al colosso proprietario dell’Inter: l’accordo viene trovato il 28 maggio per 588 milioni di euro pagabili in due rate per il 90% della proprietà. In quel momento era difficile immaginare che quella era solo il primo passo di un piano molto più grande.

 

Con la benedizione di UEFA e FIFA l’8 giugno 2019, in una conferenza stampa piena come non si ricorda, il presidente Zhang annuncia che l’acquisto del Milan è solo un passaggio del processo che porterà Milano a tornare al centro del calcio italiano, perché le due squadre verranno fuse in un’unica entità, con un brand nuovo che potrà finalmente rivaleggiare con le grandi d’Europa: «La nuova squadra nasce ufficialmente oggi che è l’ottavo giorno del mese, numero fortunato in Cina, e porterà il nome di entrambe le vecchie società. Oggi nasce l’InterMilan United, chiamata così perché sarà qualcosa di più grande dell’Inter e del Milan: l’unione di due grandi entità è più grande delle due singole parti».


 

L’InterMilan United viene chiamato così per mantenere i due nomi, giocando anche un po’ sul fatto che all’estero già ora ci si riferisce all’Inter come all’Inter Milan. Alle spalle di Zhang uno schermo trasmette una veduta aerea dei monumenti di Milano. «L’InterMilan United diventa da oggi ufficialmente il club più titolato non solo in Italia – con i suoi 36 scudetti – ma al mondo, con 10 Champions League, il trofeo che vogliamo riportare in città come primo regalo ai nostri tifosi». A queste parole sul video alle sue spalle appare una bacheca con tutte e 10 le coppe messe in fila e poi, una ad una, le foto dei momenti in cui vengono alzate, con però le maglie dei giocatori che festeggiano modificate per farle apparire in rossoneroazzurro.

 

Lontano dagli applausi della platea alle parole del presidente Zhang, la fusione divide l’opinione pubblica. In un editoriale Paolo Condò definisce la nuova squadra “Uno squallido Frankenstein creato dal calcio moderno, che non ha nulla a che fare con i veri valori di questo sport”; Federico Buffa dichiara di “dimettersi da tifoso del Milan” per concentrarsi sul suo debutto al cinema nel nuovo film di Sorrentino su Maradona, dove interpreterà Ottavio Bianchi; Diego Fusaro scriverà che il club è “la manifestazione della doppiezza turbomondialista che non ha più timore di mostrarsi nel suo sradicamento universale rieducato”. Chi è a favore, invece, riesuma le parole di Ernesto Paolillo, ex DG dell’Inter, che nel 2013 dichiarò: «Fondiamo Milan e Inter è il solo modo per restare competitivi in Europa. Altrimenti la città di Milano rimarrà fuori dall’élite per molti anni»; rispunta fuori anche un appello dell’agente Mino Raiola: «Milan e Inter si devono unire. Sono state le più ricche al mondo ma non sono mai diventate dei club che possano andare avanti senza Berlusconi o Moratti. Se unisci i due fatturati e crei un nuovo marchio puoi solo crescere».

 

Anche i tifosi delle due squadre si dividono. C’è chi abbraccia con entusiasmo il progetto, sollevato all’idea di uscire dal purgatorio decennale in cui erano piombate sia Milan che Inter. Altri invece si avvicinano a squadre milanesi di categorie inferiori come l’AS Velasca e la Brera FC. Ci sono poi iniziative di contrasto, comuni a situazioni del genere, come quella degli ex capi delle due curve, che finiscono per rifondare le due squadre col nome FC Inter Ambrosiana e ACD Milano nella prima categoria lombarda. Lo stesso Salvini si fa promotore del progetto di creazione della nuova squadra rossonera con un nome finalmente italiano, prendendone la presidenza onoraria.

 

Purtroppo lo spazio qui è limitato per riportare la vastità titanica della polemica social che si scatena attorno all’argomento dei titoli vinti. Il dibattito sfiora questioni da filosofia analitica: il club avrebbe ereditato anche la retrocessione del Milan? E cosa fare con gli scudetti assegnati all’Inter dal processo Calciopoli?

 

L’ironia di internet si esprime al suo meglio. Il tormentone più virale è una foto dei due stemmi fusi in cui però manca il rosso del Milan – a suggerire che si tratterebbe di un progetto dell’Inter per eliminare i cugini. Sotto il colletto della maglia il MilanInter United riporta la scritta “il club più titolato in Italia”, scatenando ovviamente le ire dei tifosi juventini e il ricorso alla FIGC di Andrea Agnelli.

 

 

Il nuovo “4-1 Asensio è finita” dei commenti sui social è questa immagine che per qualche ragione girava sulla rete da prima ancora che la fusione si fosse messa in moto.

 

La questione dell’identità del brand è quella dove la nuova società compie il lavoro più delicato. Da una parte c’è la voglia di unire le due tifoserie, dall’altra la necessità di creare un’identità nuova. Su internet iniziano a girare finte fusioni tra i due stemmi, ma la società sceglie di affidare ai social network la votazione delle proposte, inaugurando invece la sua prima stagione semplicemente con la croce rossa su stemma bianco dello stemma cittadino bordata dalla scritta 联合的 (ovvero United in cinese).

 

Ecco, la questione della maglia è forse quella dove il lavoro è stato più laborioso, visto anche che i contratti con Nike e Puma vengono dissolti e non si fa in tempo a firmarne uno nuovo. A venire in soccorso come sponsor tecnico scendono in campo personalmente Dolce & Gabbana, che con un accordo di sponsorizzazione da 100 milioni a stagione, si assicurano così sia di iniziare la loro linea sportiva che di ricucire lo strappo creato con il popolo cinese la scorsa estate. Bocciata subito l’idea di rispolverare la croce rossa su campo bianco dello stemma cittadino, con cui la vecchia rappresentativa MilanInter United giocò le amichevoli negli anni 60 del ‘900, perché troppo vicina alla maglia utilizzata in passato dall’Inter. Il team si concentra invece sull’utilizzo del rossoneroazzurro ereditato dalle due squadre originarie e il disegno migliore viene trovato riproponendo proprio una maglia del passato: il design con una maglia bianca cerchiata dal rossoneroazzurro, come quella del MilanInter United di fine anni ’40, un modo per avere insieme i colori sia della città di Milano che delle due squadre originarie.

 

 

Dopo tutte le polemiche, c’è però la parte più succosa per l’opinine pubblica: la costruzione della nuova rosa. Chi verrà scelto e chi verrà venduto, chi saranno i nuovi nomi e soprattutto chi sarà l’allenatore? Uno tra Gattuso e Spalletti o un nome nuovo e spendibile per rilanciare le ambizioni del club?

 

Intanto, la società conferma la fiducia sia ad Ausilio che, ovviamente, a Leonardo, da anni simbolo di spicco del cerchiobottismo fra Inter e Milan. I due si divideranno la carica di direttore sportivo. La società – ispirandosi al governo giallo-verde – replicherà anche il modello della doppia vicepresidenza: Maldini e Zanetti annunceranno la loro carica con una foto su Facebook in cui si abbracciano, Paolo con la maglia nerazzurra e Javier con quella rossonera.

 

Ora veniamo alla rosa. Visto che non si possono iscrivere 50 giocatori, sono tutti d’accordo sul fatto che conviene per la prima sessione di mercato alla dirigenza cedere i giocatori in esubero tra le due rose per coprire le caselle mancanti nella formazione con un budget di mercato all’altezza del progetto, ma che al contempo non gravi troppo sulle casse.

 

La prima sessione vede partenze ben remunerate, quelle di Nainggolan, Calhanoglu, Handanovic e Suso. Va detto che la nuova dirigenza concorda su una scrematura che lasci comunque intatta l’identità della rosa. La difesa e l’asse centrale può essere ereditato per intero, con Donnarumma in porta e la difesa a tre con Skriniar, De Vrij e Romagnoli. Brozovic, Kessié e Icardi sono gli altri tre titolari per la stagione d’esordio.

 

Tutti però invocano un grande acquisto, che, alla fine, arriva. Il 10 luglio il MilanInter United perfeziona il trasferimento del Pallone d’Oro Luka Modric per 25 milioni, la copertina delle ambizioni della nuova società. Per convincerlo è stato anche trattenuto Perisic, provando a convertirlo in un esterno a tutta fascia.

 

Il resto del mercato si concentra sull’esterno destro e la seconda punta da affiancare a Icardi. Sulle fasce invece vengono pagati i 25 milioni richiesti dal Chelsea per far tornare Emerson Palmieri in Italia come polizza assicurativa per l’esperimento Perisic e vengono pagati i 35 milioni richiesti dal PSG per Thomas Meunier. Non potendo ancora arrivare a Mbappé, per l’attacco si decide comunque di prendere un grande nome che possa giocare bene con Icardi e vengono messi sul piatto i 70 milioni richiesti dal Lione per Nabil Fekir. Il 3-5-2 così costruito sembra fatto apposta per Antonio Conte, un allenatore di caratura mondiale in grado di dare subito la spinta necessaria al progetto, che infatti la notte di ferragosto del 2019 viene presentato con tanto di fuochi d’artificio rossoneroazzurri sul tetto del Duomo.

 

 

 

Il mercato del Milan convince la maggior parte degli scettici, e le scelte di marketing accendono l’entusiasmo di una città che aspettava di poter sognare da tanto tempo: “Milano è unita per tornata grande” è la frase con cui viene lanciata la nuova campagna abbonamenti, che fa un record storico con più di 78mila prelazioni.

 

Nell’autunno del 2019, con la squadra prima in classifica a punteggio pieno, l’idea è che la Milano del calcio sia entrata in una dimensione nuova e merita quindi uno stadio all’altezza. Arriva il momento per mostrare il progetto di restyling dello stadio Meazza, i cui terreni vengono ceduti dal comune alla squadra per 100 anni e che quindi viene completamente rinnovato per farne uno dei migliori stadi al mondo: all’esterno rimane l’iconico disegno, ma all’interno viene completamente ridisegnato, con uno  spazio adatto ad eventi tutta la settimana e una capienza ampliata a esattamente 83014 posti. Una cifra non casuale: non solo è adeguata al numero sempre maggiore di tifosi che ora vogliono l’abbonamento, il doppio esatto della capienza dello Juventus Stadium.

 

A natale del 2019 un sondaggio ISTAT ha rilevato che i nostalgici delle due storiche formazioni di Milano, l’FC Internazionale Milano e l’AC Milan, erano già ridotti a un’esigua minoranza.

 

 

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Daniele V. Morrone, nato a Roma nel 1987. Laureando in economia, amante del "calcio di posizione" di Cruijff e Guardiola, segue con attenzione l'evoluzione del calcio asiatico.