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Fabio Barcellona
In finale ci è andata la squadra migliore
10 Jul 2024
10 Jul 2024
Il livello tecnico e tattico della Spagna è stato troppo superiore a quello della Francia.
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Fabio Barcellona
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IMAGO / AFLOSPORT
(foto) IMAGO / AFLOSPORT
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Sembrava che tutto si fosse messo per il meglio per la Francia, e in particolare per Kylian Mbappé. Per la semifinale contro la Spagna, Deschamps aveva scelto di schierare tre centrocampisti puri (Tchouaméni, Rabiot e Kanté) e di mettere in panchina Griezmann per schierare il tridente d’attacco costituito da Dembélé a destra, Kolo Muani in mezzo e Mbappé a sinistra. Chissà magari era anche un modo per mettere Mbappé contro il trentottenne Jesús Navas, in campo al posto dello squalificato Carvajal. In ogni caso, dopo circa 9 minuti di dominio nel possesso per la Spagna, la Francia è riuscita a passare alla prima volta che riusciva a consolidare il possesso nella metà campo avversaria.

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Mbappé ha ricevuto in isolamento contro Jesús Navas che, per non essere puntato dall’avversario, si è tenuto a debita distanza. Così facendo, però, Mbappé è potuto entrare dentro l’area e avere il tempo e lo spazio per calibrare un bel cross sulla testa di Kolo Muani che, sfilando alle spalle di Laporte, ha insaccato di testa alle spalle di Unai Simon. Tre minuti dopo, la Spagna ha sbandato ulteriormente. La sua transizione difensiva non è riuscita a bloccare la ripartenza francese e Jesús Navas, in campo aperto, è stato costretto a stringere fino al centro del campo per fermare con un fallo Rabiot che avrebbe potuto servire Mbappé in campo aperto.

In vantaggio di un gol, e con il terzino del Siviglia già ammonito dopo nemmeno 15 minuti di gioco, sembrava che il mismatch sulla sinistra tra Mbappé e Jesús Navas potesse inclinare definitivamente la partita dalla parte della Francia. In effetti, dopo altri cinque minuti, la Francia è riuscita ancora una volta a sfuggire alla riaggressione spagnola uscendo palla al piede sulla destra e, ribaltando il lato in campo aperto, ha trovato nuovamente Mbappé isolato contro Jesús Navas. Stavolta l’attaccante francese ha deciso di mettersi in proprio: è rientrato verso l’interno e ha concluso a rete, ma il suo tiro è stato intercettato dal recupero di Nacho.

Palla sulla destra, Dembélé la porta dentro il campo e trova Mbappé in isolamento contro Jesús Navas, non allineato con il resto del reparto difensivo. È l’azione del gol del vantaggio della Francia.

Spostiamoci per un attimo al minuto 41 del secondo tempo. La Francia sta provando a pareggiare la partita, ma le occasioni scarseggiano. Mbappé è stato autore di una partita grigia, spenta e piena di errori. A metà secondo tempo Deschamps lo ha spostato in mezzo, inserendo Barcola a sinistra, e ha provato ad aiutarlo affiancandogli Olivier Giroud. Proprio Barcola, sulla trequarti campo salta netto Nacho e serve Mbappé che ha tra sé e la porta di Unai Simon il solo Daniel Vivian, centrale venticinquenne dell’Athletic Club di Bilbao, alla terza presenza in Nazionale. Mbappé è nella sua zolla di campo preferita, la zona di centro sinistra e sembra davvero che questa possa essere l’occasione che la Francia aspettava ormai da troppo tempo per pareggiare la partita. Mbappé accelera, rientra sul destro – una signature move di Mbappé su cui quasi nessun difensore può farci niente, figuriamoci Vivian – e ha lo spazio per centrare la porta di Unai Simon. Il suo tiro, però, finisce alto, e non di poco. Un errore che a Mbappé capiterà una volta su un centinaio di tiri.

La parabola di Mbappé, decisivo nei primi minuti e sempre più spento nel corso della partita, è una sineddoche dell’intera partita della Francia, promettente all’inizio e molto deludente alla fine. Ma è solo colpa sua?

Il dominio spagnolo

Come detto la partita era iniziata come previsto con la Spagna in controllo del possesso. La prima grande occasione della partita era stata proprio per gli spagnoli che, in un’azione simile a quella del gol di Kolo Muani, non sono riusciti però a concretizzare il colpo di testa di Fabián Ruiz, che si era inserito nello spazio tra Upamecano e Kunde, ed era stato raggiunto dal precisissimo cross dalla destra di Lamine Yamal.

Il possesso spagnolo si è dimostrato fin da subito molto efficace per due ragioni. La prima era la superiorità numerica in zona arretrata concessa agli spagnoli dalle scelte di Deschamps. La seconda i compiti e la posizione assunta da Dani Olmo.

Partiamo dalla prima. Didier Deschamps ha provato a contrastare il possesso spagnolo orientando in fase difensiva la posizione di Kanté su quella di Rodri e schierando, dietro Kanté, due linee da quattro giocatori. Si creava quindi un 3 contro 2 tra i due centrali spagnoli – Nacho e Laporte – supportati da Rodri, e Kolo Muani e Kanté. Al contempo, per isolare ancora di più questa zona di campo e sfruttare al meglio la superiorità numerica, i due terzini spagnoli sono sempre rimasti aperti e, se possibile, alti, fissando così la posizione dei due esterni (Dembelé e Mbappé), rendendoli così indisponibili a supportare la difesa contro il 3 contro 2 al centro. Per i giocatori spagnoli è stato sin troppo semplice, complice un lavoro difensivo non troppo attivo di Kolo Muani, tramutare la superiorità numerica in continua superiorità posizionale consentendo alla Spagna di consolidare il possesso e, a catena, trasmettere la superiorità in zone più avanzate di campo.

La seconda, come detto, riguarda i compiti e la posizione di Dani Olmo. L'ala del Red Bull Lipsia è stata scelta per sostituire l’infortunato Pedri, e le sue caratteristiche si sono rivelate fondamentali per aprire spazi di palleggio per la manovra spagnola. A differenza di Pedri, chiaramente più orientato a supportare il palleggio, Dani Olmo ha giocato nella zona di centro destra partendo da una posizione più avanzata di Fabián Ruiz e muovendosi spesso in verticale per attaccare la linea difensiva francese. La posizione di partenza e i movimenti di Dani Olmo hanno creato ulteriori spazi interni per la Spagna: Rabiot, il centrocampista che operava nella sua zona era sempre preoccupato della presenza dell’avversario alle sue spalle e veniva, inevitabilmente, attratto all’indietro, mentre la linea difensiva di Deschamps veniva costantemente abbassata. Con Tchuoaméni orientato verso la posizione di Fabián Ruiz e Kanté attirato fuori da Rodri, la zona alle spalle del centrocampo francese non era quindi presidiata e si apriva alle ricezioni di Nico Williams e, soprattutto di Lamine Yamal, che venivano spesso a giocare nei mezzi spazi. Oltre a loro, però, si aggiungeva lo stesso Dani Olmo.

Un esempio molto chiaro dei vantaggi presi dalla Spagna nell’articolazione della sua manovra. All’inizio c’è il solito 3 contro 2 centrale, con Kanté che addirittura è il difensore più avanzato, attratto da Rodri che si è abbassato tra i due centrali. Alle spalle del 3 contro 2 la Spagna ha tanto spazio perché i due terzini sono molto aperti e Dani Olmo è molto alto. Nacho legge lo spazio e riceve da Laporte alle spalle della pressione. Nacho può condurre palla fino alla trequarti campo. Il movimento verticale di Dani Olmo abbassa tutta la difesa francese e libera spazio per il taglio interno di Yamal che serve Fabián Ruiz che andrà a tiro, libero, da ottima posizione.

È quasi superfluo dire che il gol di Lamine Yamal è stata una meraviglia tecnica. Ancor di più se si pensa che è arrivato in un momento della partita, quello successivo al gol di Kolo Muani, in cui la Spagna appariva un po' frastornata dallo svantaggio e vulnerabile in transizione difensiva contro le corse in campo aperto dei giocatori francesi. Lamine Yamal ha effettuato la migliore giocata del suo torneo, peraltro già eccezionale, nel momento più difficile della sua squadra risollevandola con la forza del suo talento. Quello, cioè, che ci si aspetta dai grandi campioni.

Al di là della straordinarietà della giocata di Yamal, però, è interessante notare anche come l’azione del gol abbia avuto origine dalle premesse tattiche che hanno influenzato l’intero incontro. Per l’ennesima volta la Spagna ha tratto vantaggio dal 3 contro 2 in zona arretrata e Nacho, libero da ogni pressione e senza che nessuno schermasse il suo passaggio, ha trovato Dani Olmo tra le linee. Sulla ricezione del giocatore del Lipsia, con Jesús Navas aperto e alto, Lamine Yamal è dentro al campo, nella posizione in cui dribblerà Rabiot e concluderà a rete battendo con un tiro fenomenale Maignan.

Il vantaggio preso dal tre contro due consente a Nacho di avere tempo e spazio per dosare un filtrante per Dani Olmo, con il centrocampo francese incapace di schermare il passaggio tra le linee.

Lo stesso si può dire anche del secondo, decisivo gol della Spagna, a sua volta frutto di una grande giocata individuale (con Dani Olmo capace di saltare secco in area di rigore Tchouaméni) ma anche di un'azione che si sviluppa secondo le direttrici già descritte. Di nuovo Nacho sfrutta a suo vantaggio il tre contro due, Lamine Yamal si smarca nel mezzo spazio e riceve il suo filtrante. A catena, la superiorità posizionale generata in zona arretrata si propaga più avanti, con Yamal che serve Dani Olmo alle spalle del centrocampo francese. Quest'ultimo è libero di servire Jesús Navas che, con un cross, gli restituirà il favore.

La posizione aperta di Jesús Navas muove Mbappé, un pessimo difensore, a schermare il passaggio verso l’esterno, liberando spazio per la nuova ricezione interna di Yamal. Sulla conduzione interna di Yamal, Dani Olmo si muove alle spalle di Rabiot e Tchouaméni, ricevendo il passaggio di Yamal per poi servire esternamente Jesús Navas.

Anche quando non riusciva a trovare le uscite per vie centrali verso Dani Olmo o Lamine Yamal, la Spagna sviluppava comunque il palleggio sul corto sfruttando di preferenza la zona di sinistra. Lì Fabián Ruiz, a differenza di Dani Olmo, si muoveva sempre a supporto della manovra, creando continuamente zone di superiorità numerica per la sua squadra. Il centrocampista del PSG, insieme a Rodri, ha dominato la partita a centrocampo. Il primo, con il suo continuo movimento vicino al pallone a occupare sempre nuovi spazi di ricezioni e ha fluidificato in maniera strabiliante il possesso della sua squadra. Il secondo ha giocato una partita sensazionale per gestione dei tempi di gioco con le sue pause, accelerazioni, smarcamenti sopra e sotto la linea del pallone e per copertura dello spazio in ogni fase di gioco.

E questo si vede anche dal fatto che la pass map della Spagna è spostata verso sinistra.

Per tutta la partita Deschamps non è riuscito a risolvere le difficoltà della sua squadra. Un dato descrive bene l’andamento della partita: dopo il gol del vantaggio la Spagna ha avuto il 58% di possesso palla, salito addirittura al 61% nel secondo tempo, quando la Francia avrebbe dovuto forzare la pressione per recuperare il pallone e attaccare per cercare di ottenere il gol del pareggio.

Deschamps, però, non ha cambiato l’atteggiamento della propria squadra in pressione fino a circa 20 minuti dalla fine. Anche dopo la tripla sostituzione (che ha visto l’ingresso in campo di Griezmann, Camavinga e Barcola per Kolo Muani, Rabiot e Kanté, e il passaggio al 4-2-3-1 con Mbappé centravanti), la Francia ha continuato a pressare in inferiorità numerica il trio Nacho, Laporte, Rodri. Quando poi al settantesimo minuto ha cominciato a forzare il pressing, provando ad alzare uno dei due esterni sui centrali difensivi, la Spagna ha trovato altri modi per risalire il campo, utilizzando in maniera più continua Unai Simon, per mantenere la superiorità numerica e sfruttare le confuse scalate dei giocatori francesi.

La Francia, schierata con il 4-2-3-1, prova a pressare in parità numerica il terzetto di costruzione della Spagna. L’esterno sinistro Barcola si alza su Vivian, Griezmann è su Rodri, Mbappé su Laporte. La palla viene quindi gestita da Unai Simon che ha vita facile nel trovare il laser-pass verso Dani Olmo facilitato dalla confusione francese alle spalle della pressione. Con Tchouaméni su Fabián Ruiz, Camavinga non sa bene se scalare sul terzino destro Nacho, lasciato libero dalla pressione avanzata di Barcola, o rimanere in mezzo a controllare Dani Olmo.

Una brutta Francia

Le enormi difficoltà nel togliere il pallone dai piedi dei giocatori spagnoli non hanno permesso alla Francia di chiudere la Spagna nella propria metà campo costringendola a lunghe e, come visto nel quarto di finale contro la Germania, scomode fasi di difesa posizionale che avrebbero potuto destabilizzare la fase di non possesso degli uomini di De la Fuente. Anche quando ha avuto il possesso palla, la qualità degli attacchi della Francia è stata davvero troppo bassa per il talento a disposizione e le esigenze della partita. Deschamps è partito con un tridente puro e, rinunciando a Griezmann, ha puntato su una partita più verticale che il precoce gol del vantaggio di Kolo Muani sembrava potere favorire. Le cose come sappiamo non sono andate come previsto e così si sono visti tutti i limiti della strategia di Deschamps, del suo calcio fatto di sottrazione degli eventi. Costretta a cercare il gol del pareggio la Francia non è mai riuscita a penetrare il blocco spagnolo che ha difeso per tutta la partita con un ordinato 4-4-2 attento a coprire gli spazi e poco orientato sull’uomo.

L’assenza di Griezmann ha tolto qualsiasi velleità di gioco interno agli uomini di Deschamps, che sono stati costretti a puntare quasi tutte le loro fiches sulle iniziative individuali degli esterni. In questo senso, il migliore per i transalpini è stato Barcola, capace in mezz’ora di gioco di dribblare 4 volte su 5 il suo diretto avversario. È stato comunque troppo poco per la Francia, incapace di disordinare la difesa spagnola con la qualità dei suoi attacchi o di metterla sotto pressione con un possesso prolungato figlio di un recupero precoce, inesistente, del pallone. Contro l’enorme qualità individuale degli uomini di De La Fuente e la loro capacità di giocare parlando la stessa lingua calcistica, il livello tattico della partita della Francia è stato semplicemente troppo basso.

In fase di possesso, poi, è stato un vero e proprio disastro. Gli uomini di Deschamps non sono mai riusciti, per assenza di soluzioni ed idee, a disordinare il lineare 4-4-2 difensivo della Spagna e, nell’ultimo terzo di campo, l’unica soluzione offensiva è stata quella di passare per l’esterno e provare il cross, ben 26 in totale. E, se è vero che il gol del vantaggio è nato proprio da un cross, ben presto è stato chiaro che la monodimensionalità dell’attacco francese era insufficiente per mettere seriamente in difficoltà la difesa spagnola.

Insomma, per rispondere alla domanda che mi sono fatto all'inizio di questo pezzo: sì, Mbappé, nonostante la buona partenza, si è rivelato un fattore negativo per la sua squadra, ma la colpa di questa eliminazione ha radici molto più profonde della sua serata storta.

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