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Marco De Santis
Il portafoglio di Conte
02 May 2016
02 May 2016
Quanti soldi avrà davvero a disposizione il Chelsea per fare mercato?
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Marco De Santis
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Il 4 aprile il Chelsea ha ufficialmente annunciato l’ingaggio di Antonio Conte come nuovo allenatore. Trattandosi di un allenatore italiano, oltretutto attualmente impegnato come CT della Nazionale, i mezzi di informazione italiani hanno dato ampio risalto alla notizia con un particolare interesse per i risvolti economici dell’accordo, sia riguardanti il contratto di Conte che il supposto budget promessogli dal patron dei Blues Abramovich per la prossima campagna acquisti. Proviamo, dati alla mano, a capire quanto c’è di vero in quanto è stato scritto e come potrà realmente muoversi il Chelsea sul mercato nella prossima stagione.

 



La prima inesattezza riportata diffusamente in Italia è relativa all’ingaggio di Conte che,

la nostra stampa, sarebbe di ben 6,5 milioni di euro netti l’anno. Tutte le fonti inglesi però riportano un contratto triennale con uno stipendio lordo annuale di 6,5 milioni di sterline (equivalenti al cambio a poco più di 8 milioni di euro). Senza addentrarci troppo nei meandri della fiscalità inglese, un compenso di questo tipo dovrebbe garantire al tecnico leccese circa 5 milioni di euro netti all’anno, cifra paragonabile a quella che dovrebbe guadagnare Allegri alla Juventus a partire dalla prossima stagione ed esattamente la metà di quanto percepiva al Chelsea José Mourinho.

 

Già da questo semplice dato, si inizia a capire che l’immagine del “ricchissimo” Chelsea che viene fatta passare in questi giorni non è così attinente alla verità. Intendiamoci, il club ha ricavi di tutto rispetto e il suo presidente garantisce una indiscutibile solidità finanziaria, ma nei conti societari ci sono delle criticità che – dati i regolamenti sul Fair Play Finanziario dell’Uefa e della Premier League – impediscono sessioni di mercato faraoniche a meno che queste non vengano finanziate da importanti plusvalenze.

 



Per capire come potrà muoversi il Chelsea nel mercato futuro è necessario analizzare il recente passato e in particolar modo i principali dati relativi ai bilanci del club e le ultime sessioni delle campagne acquisti. Operazione particolarmente interessante perché pochi club come quello di Abramovich esemplificano chiaramente come i regolamenti del Fair Play Finanzario voluti dall’Uefa limitino davvero le squadre che hanno la fortuna di avere presidenti particolarmente ricchi ma ricavi meno elevati rispetto ad altri top team, impedendo di fatto ai mecenati campagne di rafforzamento che fino a qualche anno fa erano invece lecite (al netto di eventuali manovre poco chiare da parte di alcune squadre, per esempio

e Paris Saint-Germain, per provare ad aggirare le norme in misura più o meno rilevante).

 

I principali dati relativi alla valutazione delle solidità aziendale mostrano nell’ultimo bilancio annuale presentato (relativo alla stagione 2014/15) una società sana, con un Indebitamento Finanziario Netto totalmente assente e un Patrimonio Netto positivo di quasi 530 milioni di euro (un immediato confronto con una delle società meglio gestite d’Italia, la Juventus: alla fine della stagione 2014/15 ha presentato un Indebitamento Finanziario Netto di 188,9 milioni e un Patrimonio Netto Positivo di 44,6 milioni). Risultati dovuti non tanto ai ricavi del club ma in gran parte grazie ai soldi immessi nella società da Abramovich che, in qualità di principale azionista, ne garantisce così la continuità aziendale. Se non ci fossero i regolamenti del Fair Play Finanziario Uefa (che impediscono un deficit nell’arco di un triennio superiore ai 30 milioni di euro al netto dei costi virtuosi, come quelli per il settore giovanile e per attività di promozione sociale) e quelli forse ancor più stringenti del Fair Play Finanziario voluto dalla Premier League (il costo del personale può aumentare solamente di una manciata di milioni da una stagione all’altra a meno di non dimostrare un equivalente crescita dei ricavi commerciali), una situazione di partenza con Indebitamente Finanziario assente e 530 milioni di Patrimonio Netto in cassa permetterebbero al Chelsea un mercato a dir poco stellare ma, purtroppo per Abramovich e Conte, queste regole ci sono e il club ha più volte ribadito di volerle rispettare senza trucchi e senza inganni.

 


Tutto a posto.



 

Entriamo quindi nello specifico e vediamo come sono stati chiusi gli ultimi bilanci del Chelsea. Nel 2011/12, anno della vittoria in Champions League, il club ha fatto registrare un attivo di 1,7 milioni, il 2012/13, culminato con il trionfo in Europa League dopo la deludente eliminazione ai gironi di Champions League, si è chiuso con un passivo di 62 milioni, il 2013/14 (con semifinale di Champions League) in attivo di 23,1 milioni e il 2014/15 (eliminazione agli ottavi di Champions League ma successo in Premier League) con un passivo di 32,3 milioni. Con una facile somma si può notare che il passivo totale del triennio 2012/15 è risultato essere di 71,1 milioni, ma il club ha sottolineato come più di 14 milioni di costi l’anno siano da considerare come virtuosi e l’Uefa ha confermato questa tesi ritenendo il Chelsea non in violazione del parametro relativo al passivo massimo registrabile di 30 milioni nell’arco di un triennio.

 

Da questi dati si può notare come il bilancio del Chelsea dipenda in maniera abbastanza evidente dai risultati ottenuti sul campo, ma andando ancor più nello specifico non è questo il dato più “preoccupante” per i Blues. Sul fronte ricavi la squadra ha superato per la prima volta i 400 milioni di euro al termine della stagione 2013/14, attestandosi poco più in basso (a quota 395) nel 2014/15. Fra questi ricavi però è necessario fare particolarmente attenzione alla voce “plusvalenze”, che negli ultimi anni è stata quella che ha ripetutamente salvato il Chelsea da un eventuale intervento dell’Uefa.

 

Se si analizzano le campagne trasferimenti del Chelsea a partire dall’inverno del 2014 si noterà, infatti, che a fianco di colpi abbastanza costosi in entrata c’è sempre stato un rientro economico più che proporzionale finanziato da cessioni di giocatori di livello a cifre elevate per evitare deficit di bilancio simili a quelli del 2012/13 che avrebbero impedito alla squadra di soddisfare le richieste del Fair Play Finanziario. All’inizio del 2014 i Blues hanno venduto Mata (al Manchester United per 45 milioni, plusvalenza di 30) e De Bruyne (al Wolfsburg per 22 milioni, plusvalenza di 17), operazioni che non sarebbero bastate per evitare un passivo anche nel 2013/14 nonostante il raggiungimento della semifinale di Champions League,  se non fosse che il Chelsea  abbia deciso di vendere nel giugno del 2014 David Luiz al Paris Saint-Germain per 49,5 milioni (36,4 di plusvalenza) inserendo l’operazione nel bilancio 2013/14 (solitamente la sessione estiva di mercato impatta sul bilancio dell’anno successivo,  ma i regolamenti sono abbastanza elastici in proposito e lasciano margini di scelta alle società).

 

Nel 2014/15 per finanziare le due campagne acquisti (che hanno portato gali acquisti di Diego Costa per 38 milioni, Fabregas per 33, Cuadrado per 32 e Filipe Luis per 24) è stato necessario operare altre importanti cessioni quali quella di Lukaku in estate (all’Everton per 35 milioni, 26 di plusvalenza) e Schurrle in inverno (al Wolfsburg per 32 milioni, 16 di plusvalenza), con l’aggiunta della cessione del prodotto del vivaio Bertrand per 13 milioni al Southampton (tutta plusvalenza) e il taglio di ingaggi importanti con gli addii di Cole, Torres e Lampard. Queste mosse hanno permesso di generare sul bilancio annuale un utilissimo attivo, sfruttando la ben nota metodologia di calcolo dei bilanci che prevede per le plusvalenze di segnalarle interamente come ricavi dell’anno in cui vengono incassate mentre per i costi dei cartellini dei nuovi giocatori si inserisce solo l’ammortamento del primo anno (equivalente al costo totale del cartellino diviso per gli anni di contratto stipulati dal giocatore). Nonostante ciò e la vittoria della Premier League che ha portato a maggiori ricavi relativi ai diritt televisivi interni, l’eliminazione dalla Champions League agli ottavi di finale per mano del Paris Saint-Germain ha impedito al Chelsea di generare gli introiti necessari per chiudere il bilancio in positivo.

 


Rimpianti?


 



Il bilancio annuale del 2015/16 sarà disponibile fra diversi mesi, ma è possibile fare delle ipotesi basandoci sui dati “pubblici” in nostro possesso. Data la nuova distribuzione dei proventi relativi alla partecipazione alla Champions League e il fatto che il Chelsea quest’anno l’ha affrontata da campione inglese in carica (avendo quindi diritto a una percentuale maggiore del market pool rispetto alle connazionali) è possibile stimare che il club possa incassare circa 27 milioni in più dalla massima competizione continentale rispetto all’anno scorso nonostante un’altra eliminazione agli ottavi di finale. Il nuovo sponsor principale, la Yokohama Tyres, garantirà al Chelsea da quest’anno fino al 2020 circa 50 milioni di euro l’anno contro i 22 del precedente sponsor Samsung, facendo segnare un balzo di 28 milioni nei ricavi commerciali. Di contro è possibile ipotizzare una perdita di circa 15 milioni di introiti dovuta al piazzamento in Premier League rispetto alla vittoria dell’anno scorso dato il sistema distributivo inglese dei diritti tv ,e fra esonero e buonauscita di Mourinho e sua sostituzione con Hiddink, è possibile ipotizzare almeno una decina di milioni di maggiori costi per l’allenatore rispetto allo scorso anno (per arrivare a questa cifra ho ipotizzato come più credibili le voci di un accordo sulla buonuscita attorno ai 13 milioni e non ai 40 che erano stati supposti in un primo momento). La somma di queste quattro voci porterebbe a un miglioramento di circa 30 milioni rispetto allo scorso anno che già riporterebbero vicino al pareggio il bilancio societario, ma prendendo in considerazione anche le operazioni di mercato il saldo finale potrebbe essere ancora migliore.

 

L’anno scorso il

del Chelsea sul mercato è stato infatti più o meno simile ai precedenti: un bel gruzzolo di plusvalenze grazie alle cessioni di Cech (all’Arsenal per 14 milioni, interamente computabili come plusvalenza), Ramires (venduto a gennaio in Cina per 28 milioni, plusvalenza di 22,5) e numerosi altri giocatori di medio calibro che hanno portato nelle casse dei blues un totale di circa 30 milioni di ulteriori plusvalenze, oltre al risparmio di 12,5 milioni di euro relativo all’operazione che ha riportato Filipe Luis all’Atletico Madrid  che non ha generato né plus né minusvalenze ma  ha liberato costi per circa 12 milioni fra costo dello stipendio e ammortamento annuale.

 

Queste operazioni in uscita hanno permesso l’acquisto di Pedro per 27 milioni, Baba per 20, Begovic per 11 e Falcao in prestito con parte dell’ingaggio pagato dal Monaco, ma soprattutto hanno consentito al Chelsea di chiudere il mercato con una stima di 14 milioni di plusvalenze in più dell’anno scorso, un monte stipendi stimato alleggerito di circa 17 milioni parzialmente compensato da maggiori ammortamenti stimati per 5 milioni. Risultato ottimo dal punto di vista economico, visto che il Chelsea fra maggiori ricavi di Champions League e commerciali, mercato virtuoso e nonostante il “caso Mourinho” e il pessimo piazzamento in campionato può sperare di chiudere la stagione con un attivo di circa 20 milioni (fatti salvi altri costi o altri ricavi al momento non ipotizzabili… per esempio se la buonuscita di Mourinho fosse stata davvero di 40 milioni e non di 13 il conto finale risulterebbe in passivo di 7 milioni), ma che è stato ottenuto a discapito di un rinnovamento della rosa che pareva assolutamente necessario già alla fine della stagione scorsa ma che è stato rinviato proprio per motivi legati al Fair Play Finanziario, come aveva sottolineato con fastidio Mourinho nel corso dell’estate.

 

https://www.youtube.com/watch?v=KglDrNymPkw

Ne è valsa la pena?


 



Se i precedenti calcoli sono corretti, per capire i margini di manovra sul mercato del primo anno  di Conte dobbiamo ricordarci innanzitutto due numeri: i –32,3 milioni del bilancio 2014/15 e il +20 stimato per il 2015/16. In particolare il secondo ci può essere utile per ipotizzare il “punto di partenza” del bilancio Chelsea del 2016/17, sul quale vanno a incidere quattro voci molto importanti: l’assenza dei ricavi da Champions League, da noi ipotizzata per il 2015/16 di 66 milioni; un risparmio di circa 20 milioni sull’allenatore (28 i milioni spesi nella scorsa stagione fra gli 8 dati a Mourinho per i primi mesi, i 7 dati a Hiddink per la parte finale del campionato e i 13 di buonuscita a Mourinho); un aumento dei ricavi da diritti televisivi di Premier fra i 40 e i 60 milioni, a seconda del piazzamento nel prossimo campionato, in virtù del nuovo ricchissimo contratto che riempirà di denaro tutte le squadre inglesi; la mancanza dei 67 milioni di plusvalenze ipotizzati nelle due sessioni di mercato 2015/16. La somma di questi quattro valori dà una perdita compresa fra i 53 e i 73 milioni: se per comodità prendiamo il valore mediano di 63vuol dire che a parità di tutte le altre voci il Chelsea chiuderebbe il bilancio 2016/17 peggiorando di 63 milioni il bilancio stimato a +20 del 2015/16. Quindi il “punto di partenza” stimato  per Conte sarà un non entusiasmante –43. Scontando i costi virtuosi una perdita di questo tipo non dovrebbe creare particolari problemi in ottica Fair Play Finanziario, ma di sicuro non ci sarebbero i margini per peggiorare ulteriormente i conti.

 

Sono poco credibili quindi, oltre che incompatibili con le regole del Fair Play Finanziario, le voci che danno Abramovich pronto a mettere nelle mani di Conte 165 milioni di euro a fondo perduto. In realtà, se davvero il Chelsea vorrà spendere quella cifra sul mercato, dovrà realizzare plusvalenze e risparmi sugli stipendi che almeno vadano a coprire i costi di stipendi e ammortamenti annuali dei nuovi acquisti. Come sempre quando i mercati in entrata dipendono da quelli in uscita le combinazioni possibili di cessioni e acquisti sono virtualmente infinite, ma credo possa essere utile riepilogare stipendi e ammortamenti residui dei principali giocatori  che, secondo le rivelazioni di stampa, sarebbero più vicini alla cessione per capire meglio chi potrebbe essere venduto e quanto potrebbe portare nelle casse del Chelsea rispetto al costo del suo cartellino.

 

Il nome più importante da valutare è quello di Hazard, che ha un ingaggio lordo di circa 15 milioni e sul quale si realizzerebbe una plusvalenza vendendolo a una cifra superiore a 15 milioni (ciò vuol dire che se venisse ceduto a 40 milioni il Chelsea potrebbe mettere a bilancio una plusvalenza di 25 alla quale sommare i 15 milioni di risparmio dell’ingaggio). Su Hazard girano voci incontrollate da tempo e spesso in contrasto fra loro, basti pensare che a distanza di pochi giorni si è passati da news che avrebbero visto il Chelsea rifiutare offerte vicine ai 100 milioni ad altre che darebbero già per fatto il suo passaggio al Real Madrid per 40. Potrebbe essere sul piede di partenza anche Diego Costa (ingaggio di 11 milioni lordi e plusvalenza a partire dai 23 milioni), per il quale l’Atletico Madrid sarebbe disposto a spendere una cifra simile a quella per la quale lo ha venduto ai “Blues”, ovvero 38 milioni. Non sembrano interessare più di tanto a Conte nemmeno Oscar (ingaggio da 7 milioni lordi, plusvalenza a partire da 9 e valutazione di circa 35 milioni), Matic (ingaggio da 5 milioni lordi, plusvalenza a partire da 15 e valutazione superiore ai 30 milioni) e Pedro (ingaggio da 7 milioni lordi, plusvalenza a partire da 20 ma valutazione non troppo superiore a questa cifra). È  del tutto evidente che se andassero in porto le cessioni di molti di questi giocatori (magari da aggiungere allo stipendio di quasi 10 milioni lordi risparmiato dall’addio di Falcao e forse anche agli 11 milioni lordi incassati all’anno da Terry, che deve valutare il rinnovo) allora sì che Conte avrebbe fra le mani un’importante quantità di denaro con la quale  provare ad acquistare alcuni top player. Anche perché nel piano economico che sarà stato presentato al tecnico è sicuramente previsto il ritorno in Champions League nel 2017/18, che permetterebbe di incassare una quantità di soldi indispensabile per evitare alla società l’obbligo di incassare ulteriori elevate plusvalenze negli anni successivi tramite la vendita di uno o due top player della squadra per compensare il peso annuale a bilancio dei nuovi acquisti di questa stagione.

 



 

Fatti i conti per le cessioni vediamo quanto peserebbero a bilancio alcuni degli acquisti  possibili, ipotizzando il costo del cartellino e quello dell’ingaggio: Nainggolan (40 milioni, 5 anni di contratto e ingaggio da 10 milioni lordi a stagione, peserebbe 18 milioni; ovvero i 10 dell’ingaggio più gli 8 del primo dei cinque ammortamenti annuali), Higuain (94 milioni, 5 anni di contratto e ingaggio da 15 milioni lordi a stagione, peserebbe 28,8 milioni), Pogba (100 milioni, 5 anni di contratto e ingaggio da 15 milioni lordi a stagione, peserebbe 35 milioni), Cavani (40 milioni, 4 anni di contratto e ingaggio da 12 milioni lordi a stagione, peserebbe 22 milioni), Vidal (40 milioni, 5 anni di contratto e ingaggio da 12 milioni lordi a stagione, peserebbe 20 milioni).

 

Tanto per fare un rapido esempio esplicativo: vendendo Hazard per 70 milioni, il Chelsea otterrebbe una plusvalenza di 47 milioni che, sommata a un risparmio di ingaggio di 11 milioni, permetterebbe di acquistare ai prezzi sopra citati Pogba (peso annuale 35 milioni) e Nainggolan (peso annuale 18 milioni) senza sbilanciare i conti, nonostante una spesa di 140 milioni per i cartellini dei due giocatori.

 

Ora che abbiamo chiara la situazione economica del Chelsea, non ci resta che attendere poche settimane per vedere come si muoverà la società di Abramovich.

 

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