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Francesco Lisanti
Il Guardiano
25 gen 2016
25 gen 2016
Nove parate di Samir Handanovic che faranno venire gli incubi a Neuer.
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Francesco Lisanti
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A maggio 2015, Samir Handanovic si trovava in quella scomoda situazione tipica dei calciatori di profilo medio-alto: aveva quasi trentun anni, un contratto prossimo alla scadenza e un discreto stipendio, poco più di due milioni netti. A queste condizioni Handanovic era ovviamente sul mercato, ma per i potenziali acquirenti non era conveniente comprarlo, e per l’Inter non era conveniente venderlo. Il portiere era «

».

 

Pochi mesi dopo, Handanovic ha rinnovato con l’Inter fino al 2019, trovando l’accordo per un cospicuo aumento, e continua a collezionare interventi spaziali e statistiche straordinarie. Queste nove parate aiuteranno a capire cosa sia successo nel frattempo.

 





 

Il primo grande intervento della stagione di Handanovic non è presente in nessuna sintesi della partita e in nessuna compilation di parate. Quando Matos riceve palla è in evidente fuorigioco e il guardalinee (lo si vede sullo sfondo) segnala immediatamente. Gli unici due a non accorgersi del fischio sono l’attaccante del Carpi e il portiere dell’Inter, che ingaggiano questo singolare duello nella disattenzione generale.

 

Matos è a cinque/sei metri da Handanovic e calcia perfettamente rasoterra. Lo sloveno neanche anticipa il movimento, tale è la fiducia nei suoi mezzi, e attende di intuire la direzione del tiro. Il pallone impiegherà neanche mezzo secondo per percorrere quei cinque/sei metri, e in questo impercettibile lasso di tempo Handanovic arriverà con la mano a toccare il terreno. Lo slancio è tale che la maglietta gli si solleva all’altezza del costato.

 





 

Se Handanovic fosse stato solo questo, quello delle parate spaziali a gioco fermo, sarebbe stato il portiere della prima Inter di Mancini. Avrebbe cavalcato la retorica del «bello e incompiuto» come

contro la Juventus di Adriano, che non si era accorto l’arbitro avesse segnalato calcio di punizione indiretto.

 

Handanovic invece è cinico, spietato, insensibile alla bellezza e al sacrificio. Handanovic offende tutti, tanto gli esteti, che vorrebbero gioire per il delizioso filtrante di Bacca a premiare il taglio di Luiz Adriano, quanto gli statistici, che non si spiegano come i modelli predicano sconfitte per tre o quattro gol di scarto, mentre il tabellino segni sempre, ineluttabilmente, 1-0.

 

Prima del derby alla terza giornata, l’Inter aveva già perso due volte contro il nuovo Milan di Mihajlovic: prima in Cina, poi a Reggio Emilia nel trofeo Tim. Nel momento in cui Murillo, in evidente confusione, regala il pallone a Bacca, la parola “rassegnazione” è quella che esprime meglio lo stato d’animo dei tifosi, gli stessi che avevano visto Adriano urlare senza poter esultare con lui, consci di quello che sarebbe successo di lì a breve. Handanovic ha sradicato la rassegnazione dall’interismo.

 





 

Questa parata ci restituisce un Handanovic diverso, protagonista e non più antagonista, ruolo

dovrebbe spettare al portiere. È il novantaquattresimo minuto e l’Inter sta vincendo con grande fatica una partita che da trentacinque minuti gioca in inferiorità numerica. Destro è in posizione centrale, a pochi metri dalla porta, completamente indisturbato, mentre la palla gli cade lenta dall’alto.

 

Nonostante gli sforzi dell’Inter di tenere in piedi il risultato, il pareggio è l’esito più probabile. Accettare l’idea che Handanovic possa parare sarebbe arrendersi alla narrativa per cui gli Stormtroopers non colpiranno mai i Ribelli, Rocky prenderà un sacco di botte ma alla fine vincerà sempre. Ovviamente, la palla gli finisce addosso e poi sopra la traversa.

 



Secondo il sito della Serie A, Handanović è il quarto portiere in Serie A per numero di parate, e l’Inter è al quinto posto nella speciale classifica (l’Hellas Verona, quarto, divide le sue parate tra Rafael e Gollini). Napoli, Juventus e Fiorentina occupano gli ultimi tre posti, il che dice tanto su Handanović ma anche tanto sulla qualità della fase difensiva dell’Inter.

 

Le parate di Handanović sono 78, quelle di Reina, Buffon e Tatarusanu rispettivamente 41, 35 e 32. C’è un altro dato molto interessante che riporta Handanović sul gradino più alto del podio: le parate decisive. Handanović ne ha effettuate 33, e alle sue spalle c’è Sorrentino, probabilmente il secondo portiere più in forma del campionato, con 29. Reina, Buffon e Tatarusanu sono tutti a quota 12.

 

C’è una letteratura da riscrivere, e conviene iniziare subito: decisivo, agg. [der. di 

]. – che si avvicina, in termini di impatto, alla stagione 2015/2016 di Samir Handanović.







 

Questo non è un intervento particolarmente spettacolare, o almeno non per i portieri della categoria di Handanovic (Bocalon contro lo Spezia ha segnato un gol molto simile e Chichizola è rimasto immobile). Tuttavia lo sviluppo dell’azione permette di evidenziare due aspetti. Il primo è la vanità della fase difensiva dell’Inter, che porta otto uomini a ridosso dell’area di rigore senza impedire che la Roma costruisca una grande occasione.

 

Il secondo è la preparazione della parata, fondamentale che inserisce di diritto Handanovic nella categoria di cui sopra. Due passi avanti nel momento in cui parte il cross, due passi indietro nel momento in cui percepisce il vantaggio di Dzeko sui difensori, quindi salto in avanti per arrivare un attimo dopo il rimbalzo del pallone ed evitare traiettorie imprevedibili. Un movimento continuo, coordinato, per non perdere forza nelle gambe. Handanovic riduce il ruolo del portiere a una questione di senso del ritmo, chissà se negli anni Novanta bullizzava gli amici a

.

 





 

Non tutto però si può sempre spiegare. Qui Handanovic para quattro conclusioni in quattro secondi e sembra che abbia attivato un campo magnetico che indirizza il tiro di Florenzi e addomestica la respinta di Salah. È notevole però come tra un tentativo e l’altro riesca a rialzarsi in piedi: quando Salah arriva sul pallone lo trova già perfettamente in equilibrio.

 

Soprattutto, sembra che non possa andare diversamente – i grandi portieri piegano il destino nel tempo, nello spazio, e nella percezione popolare. Dopo questa quadrupla parata Inter-Roma si incanala verso il solito, noioso 1-0.

 





 

Il Torino arriva per due volte a calciare all’interno dell’area piccola, Handanovic neutralizza in qualche modo. Il balzo con cui arriva a levitare sul terreno prima di piombare sui piedi di Belotti si può apprezzare meglio dall’inquadratura

. Effettivamente Belotti colpisce male il pallone, ma l’intervento di Handanovic ne è la causa e non la conseguenza: costringe l’attaccante a rielaborare il tiro nell’arco di una frazione di secondo. Belotti perde la coordinazione e sbaglia.

 

Questa è evidentemente una parata inspiegabile. Lo è per Belotti e lo è per chi osserva, anche alla luce della confusione di Belotti: come è possibile che tutti perdano la pazienza tranne lui? Qui l’Inter schiera otto uomini in area di rigore, nessuno dei quali in grado di leggere un elementare cross dalla trequarti. Non è banale che trovi la forza di fare quello che in otto non sono riusciti a fare, piuttosto che arrendersi agli eventi. Non lo sarebbe in nessun ambiente lavorativo.

 



C’è un’altra classifica, strettamente correlata a quella sulle parate, in cui Fiorentina, Napoli e Juventus occupano gli ultimi tre posti, mentre l’Inter è appaiata al Bologna: quella sui tiri in porta subiti. Sono 90 quelli dell’Inter, mentre sono rispettivamente 55, 53 e 49 quelli di Napoli, Fiorentina e Juventus. L’Inter è la nona squadra della lega per tiri in porta subiti, e tutte le otto squadre davanti all’Inter occupano al momento la seconda metà della classifica.

 

La correlazione che maggiormente vede l’Inter fuori scala è la “Percentuale di Parate”, ovvero il rapporto tra i tiri parati e il totale dei tiri in porta subiti. L’Inter è ovviamente prima con l’84.88%, e la distanza che c’è tra la prima e la seconda, l’Atalanta (73.91%), è pari alla distanza tra la seconda e la diciottesima, la Lazio, che registra il 61.33%. In generale la maggior parte delle squadre di Serie A oscilla tra il 65% e il 70%.

 

Limitandosi al dato dei gol subiti, invece, ad oggi l’Inter risulterebbe la miglior difesa del campionato: l’effetto Handanović.

 

 


Discorso analogo per il rapporto tra gol subiti e i tiri in porta subiti, sostanzialmente il reciproco della percentuale di parate. Si può notare come tutta la lega si allinei sullo stesso trend: Napoli e Juventus subiscono pochi tiri e quindi pochi gol, il Frosinone subisce molti tiri e quindi molti gol. E poi c’è l’Inter.


 





 

Higuaín è appena passato attraverso Murillo e D’Ambrosio, senza grande sforzo tecnico, limitandosi a rimbalzarci sopra. Handanovic ha seguito tutta l’azione calpestando con i piedi il limite dell’area piccola, e nel momento in cui Higuaín colpisce la palla è perfettamente sulla bisettrice che divide il cono di porta che l’argentino ha a disposizione.

 

Anche la porzione di campo che lo distanzia dalla linea di porta non è casuale. Il resto è affidato al gioco di leve tra braccia e ginocchia che gli consente di distendersi completamente e arrivare esattamente dove doveva arrivare. È chiaro che sa qualcosa che noi non sappiamo: la precisione con cui misura la distanza tra i due pali e contemporaneamente la distanza dalla porta rientra nel campo delle

.

 

La sezione aurea è un rapporto espresso da un numero che ha da sempre esercitato grande fascino su architetti, artisti e matematici, in quanto “più irrazionale” fra gli irrazionali, ovvero il meno approssimabile attraverso un rapporto fra numeri interi. Handanovic ne rappresenta il superamento: tra i fenomeni della sua generazione non è il più atletico, non è quello con le leve più lunghe, non è neanche il più carismatico. È il più razionale, tra gli irrazionali.

 





 

di Inter-Sassuolo di Emiliano Battazzi riassume perfettamente questa parata e in generale la stagione di Handanovic: «A volte il senso della posizione del portiere dell’Inter fa sembrare quasi naturali delle parate al limite dell’impossibile». Qui sembra che Handanovic si limiti a raccogliere il pallone che gli cade tra le mani, invece prima che Missiroli arrivi sul pallone si è già tuffato verso il secondo palo chiudendo con le gambe il primo.

 

Lo sloveno ha affinato l’arte del posizionamento meglio di chiunque altro. Si può discutere, e sarebbe un vano esercizio ricreativo, che sia o meno il miglior portiere al mondo, ma non che spicchi o meno in questo fondamentale. Handanovic non riuscirà mai a saltare da un palo all’altro alla maniera di Ed Warner (ma Ter Stegen fa

), e quindi fa sembrare scarsi gli altri.

 





 

È l’ultima in ordine cronologico, probabilmente la migliore in scala assoluta. Cigarini è sfortunato perché il pallone gli rimbalza troppo corto, ed è costretto a coordinarsi in rovesciata. Handanovic reagisce con una parata che è puro istinto, e quindi inevitabilmente più spettacolare: si tuffa in avanti per coprire la massima porzione di porta, come fosse

di Peter Schmeichel riproposto orizzontalmente. La prima inquadratura che riprende Cigarini dopo la parata mostra il volto di un uomo che si è appena ripreso da un’allucinazione.

 


Rende l’idea?


 

Uno degli aneddoti più divertenti raccontati da Handanovic risale al periodo del suo arrivo all’Inter. Nello specifico, a uno dei primi consigli del suo allora allenatore Stramaccioni: «Occhio Samir, nelle grandi squadre la cosa difficile è dover intervenire solo una, due volte a partita». «Dopo qualche settimana sono andato da lui sorridendo:

». Altre settantasei di queste parate, Samir.

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