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Lorenzo Neri
Il Draft NBA 2017 scelta per scelta
23 Jun 2017
23 Jun 2017
Analisi, considerazioni e prospettive per la classe del 2017, a partire dallo scambio che ha portato Jimmy Butler a Minnesota.
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Lorenzo Neri
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Non è stato necessariamente un Draft spettacolare o particolarmente sorprendente, almeno nelle prime dieci posizioni, ma la notte di Brooklyn non è stata di certo noiosa grazie alle numerose

che ci sono state. Quella più clamorosa ha portato Jimmy Butler a Minnesota insieme alla scelta numero 16 (diventata Justin Patton) in cambio di Zach LaVine, Kris Dunn e la scelta numero 7 (diventata Lauri Markkanen). Un vero colpo di genio dei T’Wolves, che ci avevano già provato lo scorso anno con un pacchetto simile prima di vedersi rispondere ripetutamente picche: Tom Thibodeau ritrova il suo giocatore feticcio e lo inserisce in un terzetto di assoluto rispetto con Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, ma soprattutto lo fa cedendo tre asset sì giovani, ma che non avevano convinto del tutto come LaVine (inconsistente a livello difensivo e reduce dalla rottura del legamento crociato, che per un giocatore così dipendente dall’esplosività è sempre un punto di domanda), Dunn (incapace di insidiare il posto in quintetto di Rubio al suo primo anno) e Markkanen (sul quale potete leggere i dubbi poco sotto). Un pacchetto tutto sommato contenuto, considerando anche l’inclusione della scelta numero 16 che rende illeggibile lo scambio dalla parte di Chicago: davvero non c’era niente di meglio di questo, neanche aspettando il 1 luglio? E perché farlo ora dopo aver resistito lo scorso anno? L’inclusione di Markkanen vale davvero la cessione del proprio giocatore franchigia sotto controllo fino al 2019?

 

L’altra trade più importante, quella che ha portato Philadelphia a scegliere con la 1, era già stata consumata settimana scorsa e ha portato ovviamente a Markelle Fultz. I Sixers sono i grandi vincitori del Draft, prendendosi un giocatore di assoluto talento e un

perfetto per quelli che hanno già a roster, ma anche i Sacramento Kings - a sorpresa, visto quanto fatto negli ultimi anni - ne escono benissimo con tre prospetti in posizioni di necessità per ricostruire il roster. Sono stati pochi i giocatori “caduti” rispetto alle previsioni iniziali - solo Malik Monk alla 11 e O.G. Anunoby alla 23 hanno davvero dovuto aspettare per vedere il loro nome chiamato da Adam Silver -, mentre una delle note più liete è che la profondità di questa classe ha portato a diversi nomi interessanti anche nel secondo giro, con un colpo potenzialmente intrigantissimo per i Golden State Warriors. Andiamo ad analizzare cosa è successo scelta per scelta.

 

 




 

Con l’arrivo di Fultz si aggiunge il pezzo finale che segna il termine del

e comincia la ricostruzione del roster, che parte da uno dei migliori prospetti della NBA recente assieme a Ben Simmons e Joel Embiid. I Sixers si assicurano il giocatore più talentuoso del Draft, una guardia capace di segnare su tutti i tre livelli offensivi (al ferro, dalla media distanza e da 3), che sa come gestire tempi e spazi con la palla in mano ma è anche utile lontano dalla stessa, grazie a letture e un primo passo fulmineo. Il miglior realizzatore possibile dal palleggio.

 

 



 

Dopo la cessione di D’Angelo Russell ai Brooklyn Nets, tutti i dubbi su questa scelta sono stati spazzati via, permettendo a Ball di continuare

dopo esser cresciuto a 40 minuti di auto dalla

di L.A. e aver passato a UCLA il suo unico anno all’università. C’è molta curiosità per capire come Ball riuscirà a traslare il suo gioco in NBA: talento unico nel suo genere, sarà interessante scoprire se riuscirà ancora a cambiare le partite anche prendendosi pochi tiri, facendo leva sulla sua incredibile velocità di lettura e istinti cestistici strepitosi. Il carisma per affrontare questa sfida non gli manca di certo ed è per questo che la dirigenza lacustre non sembra aver problemi a concedergli il grande palcoscenico fin da subito, facendogli spazio in quintetto base.

 

 



 

In molti si aspettavano una scelta “alla Danny Ainge” con la presa di un

come Josh Jackson, e invece i Celtics hanno deciso di puntare forte su un realizzatore come Tatum. Il prodotto di Duke è uno

naturale nelle situazioni di isolamento, capace di lavorare di piedi in maniera avanzata per poter creare la giusta separazione col difensore e concludere al ferro o con il palleggio-arresto-tiro. I limiti difensivi impauriscono, ma il potenziale atletico e tecnico - e l’etica lavorativa ferrea del ragazzo - sono una buonissima base di partenza per un miglioramento in tal senso. Difficilmente sarà pronto all’uso in tempi brevissimi, ma il suo è un profilo che manca nel roster dei C’s.

 

 



 

A proposito di profili mancanti a roster: Jackson sembra fatto dal sarto per entrare fin da subito nelle rotazioni di una squadra a cui mancava un giocatore con queste caratteristiche da

. Versatilità sui due lati del campo, uno dei migliori ad abbinare doti atletiche di primo livello a trattamento di palla e visione di gioco ottime per il ruolo, ma anche capace di poter essere impiegato in più modi in fase difensiva. È il tassello del puzzle mancante da mettere accanto non solo a Devin Booker, ma anche ai giocatori draftati lo scorso anno (Marquese Chriss e Dragan Bender) per completare una frontline potenzialmente completa su tutti gli aspetti del gioco e capace di cambiare su tutti in difesa.

 

 



 

Giocatore fortemente voluto fin dalla prima stesura dell’ordine di scelta, tanto che già prima dello scambio tra Sixers e Celtics per la #1 i Kings sembravano i maggiori indiziati per fare

ed accaparrarselo senza dover dipendere dalle scelte degli altri. Point guard razzente capace di creare transizione dal nulla, spettacolare difensore sulla palla e carisma da primo della classe. I dubbi sul tiro sono legittimi, ma la meccanica di tiro non è

rotta come si vuol credere, e ci vorrà (molto) poco a Dave Joerger a dargli in mano le chiavi di una squadra giovanissima.

 

 



 

Messi spalle al muro nel momento in cui Tatum è uscito dal tabellone, i Magic hanno deciso di virare su un profilo differente, passando dall’ala con le migliori qualità realizzative a quella con le migliori qualità difensive in prospettiva. L’accoppiata con Aaron Gordon non sembra essere delle migliori dal punto di vista offensivo, ma in difesa i due hanno i mezzi per essere potenzialmente devastanti per mobilità, taglia fisica e atletismo, soprattutto se gestiti da un allenatore dalla mentalità difensiva come Frank Vogel. Offensivamente Isaac è una pagina che aspetta di essere scritta: difficile che possa venir fuori già nei primi anni, ma il tocco dalla distanza e la coordinazione fanno ben sperare in un possibile sviluppo come 3&D nelle posizioni di 4 e anche di 5.

 

 



 

Con la cessione di Jimmy Butler ai T’Wolves i Bulls hanno accelerato il progetto di ricostruzione che prevedibilmente porterà pure Rondo e Wade - anche qualora decidesse di non esercitare la

- a dover trovarsi una nuova casa. La scelta di Markkanen è rischiosa sotto più punti di vista: non c’è mai stato un contatto tra le due parti nel pre-Draft, la presenza di Nikola Mirotic (anche lui

) potrebbe complicarne la crescita e il ragazzo non sembra essere il giocatore più solido mentalmente su cui poter rifondare una squadra che naviga un po’ a vista. A questo punto del Draft però, con un roster pieno di point guard alla ricerca del vero valore (a partire da Kris Dunn appena ricevuto) e con un Zach LaVine in rampa di lancio come giocatore-perno della ricostruzione, non sembravano esserci molte alternative per

e valore, quindi una mossa più che comprensibile per Chicago, che così si aggiudica perlomeno il miglior lungo tiratore del lotto.

 

 



 

Negli ultimi anni i Knicks hanno mostrato di saper pescare benissimo dal panorama europeo e Ntilikina è il prospetto giusto per mettere d’accordo i tifosi Knicks ancora fiduciosi nell’operato di Phil Jackson e quelli che lo vorrebbero alla porta il prima possibile. La guardia francese garantisce taglia, letture e caratteristiche tecniche perfette per il Triangolo, ma anche una predisposizione alla difesa e una poliedricità offensiva adattabile a molti contesti futuri. Uno dei giocatori più giovani del Draft, ha ampi margini di miglioramento in ogni aspetto del gioco.

 

 



 

Se non fosse per lo scarso feeling che solitamente coach Rick Carlisle ha con i giovani - o almeno quelli che non ritiene pronti ai suoi dettami tattici o il suo

dal pino - forse potremmo già parlare di uno dei candidati per il premio di Rookie dell’Anno 2018. Quello tra Smith e il coach dei Mavs potrebbe essere la miglior accoppiata di questo Draft per come viene interpretato il ruolo di point guard, con spaziature ampie e ben studiate al servizio di un atleta

nonostante le misure contenute. Era dai tempi di Josh Howard che a Dallas non arrivava un prospetto del genere via Draft, e sono passati 14 anni.

 

 



 

Con tre pick al primo giro, Portland ha deciso di sfruttare l’occasione e sacrificarne 2 (la 15 e la 20) per salire nell’ordine di scelta e andare a prendersi un prospetto molto intrigante. Il prodotto di Gonzaga è un lungo di 7 piedi che ha i suoi migliori pregi nella mobilità e nel potenziale tecnico, sia offensivo che difensivo. Collins potrebbe pagare nei primi anni di carriera una struttura fisica non ottimale per il ruolo che andrà a occupare in NBA, ma iniziando la carriera da professionista alle spalle di Jusuf Nurkic può garantire grande energia sotto i tabelloni e la possibilità di sviluppare un gioco dentro-fuori grazie a un tiro pulito, fluido, difficile da contestare grazie al rilascio molto alto. I Blazers avevano necessità di ri-disegnare il

e lo hanno fatto partendo dal potenziale.

 

 



 

Poteva essere uno degli sconfitti vista le previsioni che lo davano in top-10, ma alla fine Monk si accasa in una delle franchigie in cui potrebbe già avere minuti di spessore. Il suo gioco lontano dalla palla, probabilmente il migliore di tutto il Draft per la combinazione di atletismo e precisione al tiro, può avere già cittadinanza agli ordini di un coach come Steve Clifford, rinomato per la capacità nell’esaltare il movimento di palla offensiva. La difficile convivenza con Kemba Walker - soprattutto difensiva - potrebbe trasformarlo in un cecchino in uscita dalla panchina, sperando che questo ruolo riesca anche a permettergli di lavorare sulle doti da portatore di palla inesplorate a Kentucky.

 

 



 

Accoppiamento particolare in una situazione ambientale che per Kennard non sarà affatto facile, considerando il materiale umano a disposizione dei Pistons e il contesto tecnico in cui arriva. Van Gundy però aveva disperato bisogno di un giocatore capace di dare dimensione perimetrale non solo al tiro (44% dall’arco in questa stagione), ma anche un

secondario a cui affidare il pallone nei momenti di stallo. I veri dubbi su Kennard sono principalmente due: l’

limitato e un’efficienza difensiva rivedibile, più per doti fisico-atletiche che per mancanza di tecnica o impegno.

 

 



 

Per arrivare a lui i Jazz hanno rinunciato a Trey Lyles e alla #24, aggiudicandosi un giocatore che può dare consistenza difensiva fin da subito come cambio nei due ruoli di guardia. Cagnaccio con lunghe leve che gli permettono di marcare più ruoli, aggressivo sulla palla e predatore delle linee di passaggio, Quin Snyder si aggiudica anche un attaccante non all’altezza di quanto fa dall’altra parte del campo, ma che mostra buone potenzialità da tiratore piazzato e da trattatore di palla secondario. Qualora Utah rifirmasse George Hill prenderebbe lezioni alla miglior scuola di formazione possibile.

 

 



 

Miami aveva bisogno di inserire qualcuno che potesse dare minuti da centro sin dalla prossima stagione, considerando i costi elevati che solitamente vanno a raggiungere i lunghi in

. Adebayo è un’ottima presa perchè in pochi nel ruolo hanno a disposizione un fisico scultoreo e una verticalità già traslabile alla NBA, capace di dare tanta energia sotto i tabelloni e in difesa, dove ha dimostrato di avere mobilità per accettare i cambi. Discutibile il suo potenziale, con mani tutt’altro che morbide che in attacco lo limitano a situazioni di

&

: nonostante in alcuni workout abbia mostrato di poter ampliare il raggio, il percorso per diventare qualcosa di più di quello che già è sembra molto tortuoso.
 





 

Pick solida da parte dei Kings, che alla 15 si assicurano un giocatore che può fin da subito far parte delle rotazioni nonostante la giovane età grazie a una taglia fisica che gli permetterà di giocare sia da 2 che da 3, dando una grossa mano in difesa - apertura di braccia, piedi rapidi e coordinazione - in attesa di adattare un tiro ondivago ai rigidi canoni della NBA.

 

 



 

Oltre ad aggiudicarsi Jimmy Butler, i T’Wolves aggiungono un centro dall’ottima tecnica individuale e solido nelle conclusioni nei pressi del ferro, che ha mostrato potenziale anche nell’allargare il raggio d’azione (pochi tiri da 3, solo 15, ma segnati con il 53%). Al momento è un Gorgui Dieng con margini di miglioramento, ottimo in futuro per dividersi i minuti con Karl-Anthony Towns ma anche per giocarci assieme.

 

 



 

Giocatore molto talentuoso, vicino ai sette piedi, che sa trattare benissimo il pallone ma anche colpire dalla lunga distanza: caratteristiche perfette per un lungo

che, date le misure e i compagni a disposizione, potrebbe trovarsi a giocare minuti da centro in quintetti da

sempre che si possa definire

una strutturazione in cui Giannis Antetokounmpo è schierato da 3/4.

 

 



 

Ottimo complemento offensivo a Myles Turner, data la capacità di segnare da ogni parte del campo e l’atletismo non eccellente ma comunque solido per un giocatore con quei fondamentali. Grandi problemi in difesa - e qui la presenza di Turner diventa fondamentale - e dubbi sul coinvolgimento offensivo se non ha accanto buoni passatori - e qui bisognerà capire cosa succederà con Paul George, il grande assente della notte del Draft.

 

 



 

Uno dei lunghi più produttivi dell’ultima stagione collegiale: realizzatore interno completo e atletico, capace di agire da rollante veloce e dinamico per i lob o conclusioni in corsa ma anche da isolamenti in area, perfetto per giocare da 5 in quintetti piccoli. Ci si interroga sul potenziale e sulla scarsa intelligenza cestistica, ma in mano a coach Budenholzer può dare il suo contributo anche senza particolari miglioramenti tecnici.

 

 



 

Scelta pericolosa per i Kings considerata la storia clinica di Giles: la paura che possa non mettere più piede in campo o che i danni al ginocchio non gli rendano più l’atletismo che aveva da liceale sono reali. A differenza però degli altri anni, hanno accettato un rischio

perché con la terza scelta a disposizione possono cercare di recuperare un giocatore che era considerato come il nuovo Kevin Garnett e godeva di grandi attenzione prima degli infortuni. Con il terzetto formato da Fox, Jackson e Gilers, finalmente a Sacramento è stato completato un Draft da valutare con il sorriso sulla bocca.
 

 



 

La definizione più adatta per Ferguson è solo una: progetto a lungo termine. La scelta di andare a giocare in Australia saltando a piè pari il college gli ha garantito maggiore considerazione, ma lo sviluppo del suo gioco è ancora in alto mare. Qualità atletiche strepitose e buon tiro dalla distanza sono le basi da cui partire, il problema è che a Oklahoma City avrebbero fatto più comodo risposte immediate.

 

 



 

Nel momento in cui i Nets si sono liberati di Brook Lopez era prevedibile che al Draft sarebbero andati con un lungo: Jarrett Allen porta con sé molte incertezze come la mancanza di istinti puri, scarso

per il gioco e immaturità cestistica, ma pochi lunghi possono abbinare misure e mezzi atletici come lui, proiettandolo come futuro

e un paio di mani che non merita di essere sottovalutato.

 

 


 

Potenziale

senza troppe obiezioni. Ad Anunoby possiamo far pesare una presenza offensiva che si limita all’uso dell’esplosività e poco altro, ma qui il rischio è di aver pescato il miglior difensore del Draft: mix di atletismo, taglia fisica, corporatura e istinti che su difesa individuale può far male a chiunque, progettabile per difendere cinque ruoli, etica lavorativa innata. Non sarà pronto per l’inizio della regular season perchè deve riprendersi da un brutto infortunio al ginocchio, ma siamo sicuri che i Raptors non hanno alcuna fretta di recuperarlo e possono concedergli anche un anno fuori.

 

 



 

Percorso strano quello che ha portato Lydon al Draft: proiettato in Lottery a inizio stagione, nel suo secondo anno a Syracuse non è riuscito a crescere quanto ci si aspettava, presentandosi alla Draft Combine in pessime condizioni fisiche. A Denver però ha senso perché è un tiratore puro con range molto ampio che in difesa può garantire protezione del ferro in aiuto, ovvero caratteristiche che ne fanno, sulla carta, un complemento perfetto per Nikola Jokic.

 

 



 

sarà anche finito, ma la programmazione dei Sixers continua e con la 25 si aggiudica un fenicottero di 220 centimetri con mobilità impressionante per l’altezza. Dovrebbe rimanere almeno un altro anno in Spagna per affinare gioco e fisico e Philly lo aspetterà nel pieno della sua maturazione.

 

 



 

Storia pazzesca per questo ragazzone con passato da senza tetto che ora si ritrova scelto al primo giro grazie alla sua propensione a rimbalzo e le sfumature tecniche in un corpo pronto per fare a sportellate sin dal giorno 1, nonostante sia sottodimensionato per il ruolo di centro e abbia possibilità di evolvere in un ruolo più lontano da canestro. Portland con questa scelta e quella di Collins mette a posto la

per qualche anno.

 

 



 

Poco pubblicizzato perché ancora in fase evolutiva e a Utah non è riuscito a ritagliarsi un ruolo come prima opzione offensiva, ma Kuzma ha tutte le caratteristiche per diventare un ottimo 3&D in posizione di ala forte. Ai Lakers mancava un giocatore del genere e a fine primo giro può essere una bella scommessa.

 

 



 

Chiuso a UNC dagli

nel suo stesso ruolo, ha mostrato di essere un prototipo di centro capace di abbinare grande forza fisica ad agilità, taglia fisica e dinamismo. Abbastanza misteriose le sue prospettive di crescita, ma Utah ha a disposizione uno dei migliori staff tecnici nello sviluppo dei prospetti e lavorare a stretto contatto con un altro

come Rudy Gobert potrebbe essergli molto d’aiuto.

 

 



 

Passano le stagioni, i giocatori e le versioni, ma gli Spurs come in ogni Draft ne escono sempre con gran classe e lungimiranza. Derrick White è una point con dimensioni, tempi ottimi su pick and roll e sembra poter garantire ancora margini di miglioramento nonostante dimostri già di essere maturo dal punto di vista tecnico. Altro

in salsa nero-argento?

 

 



 

Ragazzo già adulto nel suo modo di interpretare la pallacanestro, soprattutto dal punto di vista difensivo dove garantisce fisicità e grande tenacia su tutti i ruoli perimetrali. Dopo aver trascinato Villanova al titolo 2016, è riuscito a crescere ulteriormente in attacco, neanche se ci sono dubbi che il tiro possa essere traducibile anche in NBA. Già un adulto dal punto di vista mentale, ottima scelta dei Lakers per allungare la panchina.

 

 



Già nella scorsa edizione abbiamo potuto saggiare quanto il secondo giro possa essere una grande risorsa per le squadre - basti vedere la stagione di Malcolm Brogdon, candidato per il Rookie of the Year - e lo si capisce anche dal valore che stanno acquisendo questo tipo di scelte come assets all’interno delle trade.

 

Gli Warriors, ad esempio, alla 38 sono riusciti a mettere le mani su Jordan Bell, centro sottodimensionato con qualità difensive eccezionali che potrebbero integrarsi perfettamente con lo stile di gioco dei campioni in carica, tanto da poter trovare posto nelle rotazioni in pochissimo tempo. Un vero affare in prospettiva.
Altre squadre che si sono mosse bene nelle scelte dalla 31 alla 60:

 



 

 

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