Esclusive per gli abbonati
Newsletters
About
UU è una rivista di sport fondata a luglio del 2013, da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori
Segui UltimoUomo
Cookie policy
Preferenze
→ UU Srls - Via Parigi 11 00185 Roma - P. IVA 14451341003 - ISSN 2974-5217.
Menu
Articolo
Il bello del giovedì sera vol. 6
15 dic 2023
15 dic 2023
Il meglio del meglio dal meglio del meglio.
(articolo)
28 min
Dark mode
(ON)

Conosci la tua squadra del giovedì sera: Backa Topola

Cosa c’è di più giovedì sera di una squadra serba il cui nome rimanda al nome dei ratti? Il Backa Topola si è aggirato in queste settimane nelle partite della sera come un’entità assolutamente irreale. Nessuno ha mai visto una sua partita, nemmeno un frammento sbucato imprevisto da qualche diretta gol seguita come se fosse un film di William Burroughs.

William Burroughs alla regia di diretta gol del giovedì sera: vedrei.

Esiste davvero il Backa Topola? Che tipo di prove possiamo portare a riguardo? Faccio una breve lista.

Queste sono le prove che Backa Topola, in realtà, non esiste:

  • Nell’anteprima di Google non c’è lo stemma sociale accanto alla squadra, ma solo uno scudo bianco, come chi non ha aggiornato il proprio logo della propria squadra (fittizia) di Fantacalcio.

  • Quando cerchi Backa Topola su Google vengono fuori immagini di discutibile credibilità. Come per esempio questa immagine di un mulino buttato nel nulla centro-europeo.

  • Il fatto che su internet altre persone si chiedono cosa diavolo è Backa Topola, come dimostrato da questa immagine.

Queste sono invece le prove che Backa Topola esiste:

  • Questo documentario di 14 minuti in cui un tizio americano visita la città di Backa Topola, anche se non possiamo essere sicuri che sia effettivamente Backa Topola. E comunque i protagonisti del video non incontrano praticamente nessuno, sono inquietati dal fatto che la città in realtà è deserta, e non sono nemmeno sicuri di poterla definire come una città. A un certo punto, esasperati, dicono «Non c’è assolutamente niente su Google su questa città». Lo dicono mentre passeggiano sotto questa grossa cattedrale e intorno non c’è assolutamente nessuno, il vuoto più totale. Sotto, nei commenti, qualche tifoso del Friburgo chiede se la città è sicura. Scopro anche che quella chiesa non è una cattedrale, ma la più alta chiesa non-cattedrale della Serbia (il campanile si alza fino ai 73 metri).

  • Un articolo del Guardian racconta l’incredibile storia del Backa Topola, che per la maggior parte della sua storia ha militato nelle divisioni inferiori del calcio serbo e ora si trova a giocare le partite europee. Lo scorso anno è arrivata seconda nel campionato serbo, inserendosi quindi nel duopolio Partizan-Stella Rossa. Cosa è successo nel frattempo?

  • Secondo questo articolo del Guardian ci sarebbe la mano di Viktor Orban, che avrebbe finanziato il club. Perché? Perché la regione attorno a Backa Topola pullula di cittadini ungheresi, che sono nati in Serbia ma che sono di etnia ungherese; che potrebbero richiedere la cittadinanza e votare alle elezioni. Bisogna tener presente che la cittadina è molto vicina al confine tra Serbia e Ungheria. Il facilitatore dell’operazione è stato Ferenc Arok, ex calciatore e allenatore nato nella zona, e diventato consigliere di Orban - che come sapete è da sempre molto interessato al potere propagandistico del calcio. Il Backa Topola è sponsorizzato dalla multinazionale ungherese di gas MOL. Insomma, come già lo Sheriff, il Backa Topola è un’altra di quelle squadre del giovedì sera che sono nate come esperimento geopolitico, e che poi hanno raggiunto una consistenza reale. I soldi sono stati usati bene, con uno staff rivoluzionario nel contesto poco professionalizzato del calcio serbo. Orban ha ripetuto la stessa operazione anche per squadre slovacche e rumene, costruendo una specie di franchise stile Manchester City o Red Bull, ma col nazionalismo ungherese al posto del capitalismo. Affascinante, no?

«Le persone sanno riconoscere un progetto sportivo sano, in cui il presidente investe molti soldi e molte energie» ha dichiarato al Guardian il suo allenatore Zarko Lukic. Eppure, in modo controintuitivo, il Backa Topola non ha ungheresi in squadra tranne uno: tutti serbi. Tra la comunità ungherese e la maggioranza serba, a Backa Topola, i rapporti non sono granché. Secondo un report di Human Righs Watch del 1999 gli ungheresi della regione di Vojvodina lamentano discriminazioni. Di chi? Anche da parte della polizia.

Nel 2020 una delle prime partite europee del Backa Topola, ai preliminari d’Europa League, ed è già epica, contro l’ex Steaua Bucarest (l’FCSB). Eccovi uno dei video highlights più confusi che vi capiterà mai di vedere nella vita. Sullo sfondo una casa dipinta a quadratoni gialli e blu, e in campo due squadre che sembrano affrontarsi in una partita lunga almeno 300 minuti, visto che segnano un numero difficilmente ricostruibile di gol.

C’è il punteggio segnato in alto a sinistra, ma fa confusione tra una squadra e l’altra. Fa conto che i rossi siano la squadra serba mentre i bianchi la squadra rumena, ma è proprio l’opposto. Un’esperienza lisergica.

Quest’anno ci ha salutati con appena 1 punto e 5 gol beccati dall’Olympiakos nella giornata finale.

Top 5 giocatori d’Europa League con cui passare il capodanno

Vincenzo Grifo

Cena nel bunker domestico insieme a una famiglia che conta 37 membri. Vi riunite e loro notano “Quest’anno siamo meno”. A cucinare per tutti una sola donna che ha avviato la cena il 27 dicembre. Fa solo lei un po’ per manie di controllo, un po’ perché gli altri alla fine si adagiano volentieri. Menù: tartine col salmone, cocktail di gamberi, olive e stuzzichini vari; cannelloni e un altro primo “rivisitato”: funghi secchi, pomodoro e panna. Per secondo pollo alla cacciatora, qualche salsiccia dello zio, insalata di rinforzo, insalata lattuga espressamente richiesta dalle nipotine magre. Dolci vari. Dopo il brindisi di mezzanotte, con telefonata di gruppo ai parenti negli Stati Uniti, si va casa di Antonio per una giocata a carte accompagnata da amaro del capo che si protrae fatalmente fino alle 9 del mattino, quando vi recate a fare colazione tutti insieme al bar nella piazza del paese. Molti auguri agli sbandati che ci trovate.

David Doudera

Una sola missione: finire al letto con qualcuno. Allo scopo è stato prenotato con due mesi di anticipo il tavolo di una discoteca fuori città. Un fabbricato industriale “stile berlinese” arredato però shabby chic. Il tavolo costa 600 euro due bottiglie di champagne incluse (cena esclusa). Siete il gruppo di lupi di sempre: 4 maschi, anche se a un certo punto si erano ventilate varie ipotesi femminili, tutte naufragate. A mezzanotte e quaranta siete semplicemente a pezzi. Non ricordate quasi nulla di quello che è successo dopo, ma siete quasi sicuri di aver dormito almeno 2 ore su un divanetto.

Questo articolo è stato realizzato grazie al sostegno degli abbonati. Sostienici regalando o regalandoti un abbonamento a Ultimo Uomo.

Benjamin Anthony Brereton Diaz

Cena prenotata al vostro ristorante preferito dove andate tutti i sabati insieme agli amici. Dite che vi fa un trattamento di riguardo solo perché a fine pasto vi offre gli amari e una volta vi ha regalato una tanica d’olio. Menù fisso 55 euro, brindisino finale compreso. Tavolo da 8: 4 coppie, maschi da una parte e femmine dall’altra. Discorsi durante la serata della braga: guerra in Palestina (tutti d’accordo), calcio (amichevolmente in disaccordo), fantacalcio (non prestate attenzione a quello che dicono gli altri), prezzi delle case (ansia), cibo (argomento dominante), immigrazione (tema da cui vi staccate diplomaticamente quando capite che potreste arrivare alle mani). A mezzanotte fate una smorfia perché lo spumante è troppo dolce. C’è una mezza idea di proseguire la serata a casa di qualcuno, qualcuno butta lì un lunare rewatching del Padrino. Andate tutti a casa vostra, che è meglio.

Bədavi Hüseynov

Casa nella campagna azera, brace, 53 chili di carne comprata per una cena da 14. Vi sedete a tavola e tutti tengono la loro pistola vicina al piatto. Si ride: poco; si parla: poco; tensione: tanta. Qualche pacca virile sulle spalle, state molto attenti a non rivolgere sguardi sospetti alle ragazze (inconcepibilmente belle) sennò vi trovate il ferro freddo sulla tempia.

Giorgio Scalvini

Casa al Sestriere, piste da sci, Vov con panna di giorno, Borgogna e Calvados di sera. Maglioni di cachemire bianchi, sapone aesop in bagno, cucina la domestica. Un po’ di cocaina in una brutta discoteca, la prima sera, dopo la quale vi torna qualche pensierino suicida. Litigi famigliari quasi ogni giorno ma sempre sotto la cenere: le scenate appartengono ad altri ceti.

Cosa regalare per Natale a uno davvero, ma davvero, ma davvero-vero appassionato di questa rubrica: la biografia di Amahl Pellegrino

Amahl Pellegrino ha scritto una biografia e la vita all'improvviso è migliorata del 40%. Si chiama Fotballproff mot alle odds, che tradotto significa “Calciatore professionista contro ogni previsione”. È un libro così bello che il governo norvegese ne ha comprate 1600 copie da distribuire nelle biblioteche del paese. Per leggerlo bisognerebbe sapere il norvegese, ma non per forza: basta parlare la lingua del calcio (non è vero: serve sapere il norvegese) (comunque compratelo)(o aspettate una traduzione in italiano o almeno in inglese) (anzi se siete traduttori dal norvegese scriveteci in privato).

Paquetà al comando

Solo Lucas Paquetà che si mette a centrocampo a comandare le operazioni, a muovere compagni e avversari come un burattinaio, usando solamente due fondamentali tecnici: stop e passaggio. Poi c’è anche un colpo di tacco all’indietro a consolidare l’azione, ma non è quello il punto.

C’è un bel cortocircuito a veder giocare Paquetà così, seguendo il suo istinto per il pallone e le associazioni con i compagni, in una squadra come il West Ham, tra le più iconiche di un’inglesità ruvida e gretta. Eppure Paquetà alla fine si è integrato meglio lì, allenato da uno scozzese old school come David Moyes, che in Italia - dove qualcuno lo aveva definito “troppo brasiliano”. In estate è stato vicinissimo un suo passaggio al Manchester City e da una parte è stato meglio così. Come avrebbe reagito, un giocatore dallo stile così peculiare, al calcio ultra codificato di Guardiola?

Non avremo En-Nesyri né El-Arabi

Ora è ufficiale: il Siviglia non disputerà questa edizione dell’Europa League. A un certo punto, come sempre, sembrava un raffinato piano malefico per retrocedere dalla Champions all’Europa League per poi vincerla per la venticinquesima volta. E invece il Siviglia si è fatto battere dal Lens all’ultima giornata dei gironi di Champions e non potremo riaccogliere le leggende mistiche di questa competizione. Per fortuna ci è rimasta la versione discount di Youssef En-Nesyri, e cioè Youssef El-Arabi, centravanti marocchino di 36 anni che continua ad attaccare le aree avversarie con l’ostinata lentezza degli zombie.

Ieri El-Arabi ha segnato un altro gol per l’Olympiakos, che gli permette di andare a segno nella competizione per il quinto anno consecutivo. In ciascuno di questi anni ha segnato, a dire il vero, poco o pochissimo. 2 gol nel 19/20, 3 l’anno dopo, ancora 3 l’anno dopo, poi 1 lo scorso anno, 1 quest’anno. Anche da quesa deviazioni impercettibili di segnature ci si può accorgere che è un attaccante in declino; cosa che ovviamente si nota più chiaramente guardando le sue reti nel campionato greco. Da un paio d’anni El-Arabi è diventato uno di quei centravanti che non segnano mai, nonostante per un certo periodo hanno segnato molti gol. Niente mette in scena l’invecchiamento umano quanto lo sport. Un giorno ci riescono alcune cose, il giorno dopo la metà, il giorno dopo ancora la metà della metà. El-Arabi era uno da 20 gol, ma poi la vita ha consumato questa sua capacità di segnare. Non lo ha fatto di punto in bianco, ma poco alla volta. È stata una vita piena, del resto. Nato a Cannes, El-Arabi ha iniziato nella squadra della sua città. A 24 anni era uno da 17 gol in Ligue 1, e ha deciso di spostarsi a giocare all’Al-Hilal in Arabia Saudita. Dopo un anno ha ricominciato da Granada, e poi Qatar, e infine Grecia. Una ardua parabola di morte e rinascita.

Ora i suoi tifosi twittano “sto piangendo” quando El-Arabi ha segnato, per sottolineare quanto raro sia come evento. Ieri lo ha fatto a pochi minuti dalla fine, e poi ha fatto mitraglia, l’esultanza che lo aveva contraddistinto, e che ora è diventata iconica di un giocatore più giovane - En-Nesyri - nato in Marocco e che sta avendo una carriera decisamente migliore della sua. Ma è un pensiero che è solo nella nostra testa, El-Arabi non ci pensa, e continua a smitragliare dopo un gol, sempre un tantino più stanco, l’attaccatura dei capelli più alta, il fisico di qualcuno che un tempo è stato atletico e che ora ha un passo più claudicante. Ieri ha esultato, ancora, per un quinto gol segnato al Backa Topola, con la sua squadra già eliminata.

Hai mai visto qualcuno dire addio a una scarpa?

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

«Sì, una volta».

Squadre che dobbiamo salutare

Backa Topola

Ancora in molti faticano a riconoscere la tua reale esistenza. Squadra semplicemente irreale, onirica, impossibile. Ci hai attraversato come un lampo, un breve frammento lynchano che forse ci perseguiterà l’inconscio fra 15 anni.

Olympiakos

Ma come si fa a perdere 5-0 col Friburgo dai, andatevene via.

AEK Atene

Una leggenda di questa coppa come Gacinovic avrebbe meritato di più, di quell’ingloriosa espulsione alla penultima giornata.

Aris Limassol

Ci mancherà la tua utopia mondialista. I tuoi giocatori provengono da: Brasile, Camerun, Inghilterra, Svezia, Gabon, Ghana, Senegal, Cipro, Burkina Faso, Sudafrica, Russia, Slovacchia, Serbia, Olanda, Bulgaria, Bielorussia, Croazia. Uno dei due polacchi in rosa è Mariusz Stepinski.

Rakow

Una canzone degli Einsturzende Neubauten primo periodo dedicato a un quartiere immaginario di Berlino est negli anni ‘70 con palazzi alti come giganti di Atlantide, sotto ai quali la gente si fa le pere ed è più disperata dei reduci dipinti da Otto Dix.

LASK

E nemmeno quest’anno siamo andati in trasferta a Linz, eh? Ma che viviamo a fare?

Nordsjælland

Eri tu la squadra danese fissata con le statistiche o ci stiamo confondendo? Come hai fatto a farti eliminare dal Ludogorets dopo averlo battuto 7-1?!

Panathinaikos

Il girone era oggettivamente proibitivo, ma almeno si poteva finire sopra al Maccabi Haifa.

Genk

Niente qui ci dovrebbe essere la tradizionale ironia tra Gent e Genk ma sarete stanchi pure voi. Forse avremmo voluto vedere più Toluwalase Emmanuel Arokodare detto Tolu.

AZ Alkmaar

E dunque è finita. L’utopia di questa squadra col nome del dentifricio che gioca un calcio ultra-contemporaneo, sforna alette tecniche, tuttocampisti, difensori grossi e veloci. Avremmo dovuto capirlo, quando abbiamo visto Kasius titolare in attacco. Cosa è successo? Ci mancherà soprattutto Pavlidis, perché poche cose fanno più giovedì sera di un centravanti greco con la barba.

Astana

Nemmeno quest’anno abbiamo avuto il coraggio di andare in trasferta ad Astana. Ci rivedremo.

Ballkani

Non ricordiamo quasi niente del Ballkani, se non l’inadeguatezza dei suoi difensori.

Giovani del Liverpool dal meno inglese al più inglese

Ieri il Liverpool non si giocava niente contro l’Union Saint-Gilloise e Klopp ha schierato un’infornata di giovani. Ci sta. Il fatto è che i giovani inglesi, per qualche motivo, sono davvero inglesi, lo sono fino al midollo, basta guardare i nomi (e alcune facce). Li abbiamo messi in fila dal meno inglese al più inglese.

Jarell Quansah

Quansah è al Liverpool da quando ha 5 anni. Si dice sia davvero forte, ma il suo cognome sembra più quello di una religione sincretista.

Luke Chambers

Troppo banalmente inglese, sembra quasi un nome americano (inteso come Stati Uniti).

Kaide Gordon

Nome da Youtuber, cognome da perfetta middle class inglese: si può fare di meglio.

Conor Bradley

Uguale a Luke Chambers, di nome e di fatto.

Ben Doak

Sono abbastanza convinto di aver incontrato almeno un Ben Doak in un film di Ken Loach.

James McConnell

Se cercate su Wikipedia, scoprirete che James McConnell (un altro James McConnell) è stato uno dei primi ingegneri londinesi, fondamentale nello sviluppo della locomotiva, quella a vapore, quella superinglese, quella di Ritorno al Futuro III per intenderci.

Harvey Elliott

In maniera quasi letterale “Billy Elliot”, la cosa più inglese mai fatta dall’uomo dopo l’Inghilterra stessa.

Calum Scanlon

Non lo so, se dovessi creare un personaggio inglese in un libro, uno che veste solo in Savile Row, che risolve brillantemente intricati casi di omicidio, che è a suo agio allo stesso modo con la Regina e al pub sotto casa, lo chiamerei Calum Scanlon.

Il gol di Pisilli

Ultima partita in casa dell’Europa League della Roma, stadio Olimpico pieno, ovviamente, ma per vedere cosa? Dopo una decina di minuti la squadra va in vantaggio contro lo Sheriff, pochi minuti dopo arriva la notizia del vantaggio dello Slavia Praga, che poi segna altri 4 gol in, bo, un quarto d’ora, reprimendo qualsiasi ambizione della Roma di qualificarsi da prima del girone. I restanti 7o minuti, allora, sono garbage time. Josè Mourinho manda in campo i giovani della primavera, e cioè di uno dei settori giovanili storicamente più prolifici d’Italia. Quando c’è la Roma di mezzo, non si tratta solo di potenziali nuovi giocatori, ma quasi sempre di esseri umani su cui proiettare un forte valore identitario.

Proprio all’inizio dell’ultimo minuto di gioco, Nicolò Pisilli raccoglie la palla poco oltre il centrocampo. Si è parlato di lui nei tornei estivi giovanili giocati dall’Italia, e lo scorso anno - quando ha attraversato un momento di fuoco nel campionato primavera. È una mezzala tecnica e che sa segnare, e i cui dubbi riguardano soprattutto la dimensione fisica. È alto e allampanato, non sembra molto dinamico. Insomma, raccoglie palla e stanno tutti fermi, ma lui ha meno di vent’anni e vuole essere entrato in campo per una ragione, allora sterza verso la porta avversaria e dà la palla in verticale verso Lukaku. Sa che il centravanti della Roma gliela potrà restituire, se lui correrà in avanti, e allora lo fa. La palla gli arriva al limite, calcia di collo esterno, prende un avversario, entra in rete sporca, lui cade, e quando si rialza si accorge dell’incredibile. Porta le mani alla testa, ancora piene di fili d’erba, sgrana gli occhi. «È un’emozione difficile da spiegare. È una cosa che sogno da tutta la vita, sono tifoso fin da piccolo. Segnare qui con questa maglia non lo riuscivo nemmeno a sognare». Si intravede Mourinho che ride. Prima di tornare verso il centrocampo i giocatori più anziani della Roma spingono Pisilli verso la curva sud, e lui gli dà un saluto timido e fugace.

Anche una serata come quella di ieri, che per ha per lunghi tratti in scena la noia nauseante del giovedì di coppa, ha trovato un romanticismo imprevisto.

Claudio Terzi può essere il padre di Serkan Emrecan Terzi?

Tornano le inchieste del giovedì sera, questa volta pruriginose, per scoprire se può esserci davvero solo omonimia tra uno storico difensore di Bologna, Spezia e Siena (Claudio Terzi) e un giovanissimo difensore del Besiktas (Serkan Emrecan Terzi) oppure stiamo parlando di padre e figlio.

Partiamo con la matematica: Claudio Terzi è nato nell’1984. Emercan Terzi nel 2004. Siamo nel campo del possibile insomma: ci sono vent'anni di differenza, l'età a cui di solito un calciatore si riproduce. In quel periodo Terzi giocava col Bologna che, però, nella stagione 2003/04 non è andato in trasferta in Turchia, ne aveva compagni di squadra turchi. Questo rende impossibile la paternità? No, ma - ovviamente - è tutto più difficile.

Ci sono, però, alcune similitudini tra i due che non possiamo ignorare. La prima è il fatto che sono entrambi calciatori professionisti (genetica?), la seconda che sono tutti e due difensori (cultura?), la terza è che giocano o hanno giocato per squadre dai colori sociali bianco e neri (Siena, Spezia, Besiktas). È solo un caso anche questo?

Prove definitive non ne abbiamo, anzi. Siamo andati a controllare su cognome.eu (sarà affidabile dai) e il cognome Terzi dove è più diffuso nel mondo? Turchia e Italia. In Turchia ci sono 25184 Terzi, in Italia 6538. Questa statistica fa pendere la bilancia verso il no: Claudio Terzi non è il padre di Serkan Emrecan Terzi, hanno solo lo stesso cognome. Comunque noi, se fossimo il Siena, un pensiero a comprarlo lo faremmo.

Anche le colline hanno gli occhi

Tifosi dell’Eintracht Francoforte: gioia e dolori di questa rubrica. Tifosi matti, forse anche troppo matti, ma cos’è la vita senza un po’ di brio? Qualche giorno fa la UEFA aveva bandito (bannato?) i tifosi tedeschi dalla trasferta ad Aberdeen (per aver lanciato oggetti e fuochi pirotecnici ai tifosi dell’HKJ). A quel punto, però, alcuni avevano già comprato i biglietti per il viaggio. Che fare allora? In circa 250 hanno pensato bene di andare comunque ad Aberdeen (non Parigi in autunno) per vedere che si poteva fare. E cosa si poteva fare? Salire su una collina antistante lo stadio per provare a vedere la partita.

“It’s kinda scary and hilarious at the same time, like imagine walking by and seeing 100s of lads standing together on a hill, in the middle of winter at night” ha scritto qualcuno su Reddit.

Non è chiaro se, davvero, vedevano quello che stava succedendo in campo. Difficile crederlo, ma forse è meglio così, visto che l’Eintracht ha perso 2-0. Loro però non hanno fatto mancare cori e incitamenti, dimostrando ancora una volta la superiorità morale dei tifosi del giovedì.

La sfida finale tra Harry Potter e Voldemort ma è Brandon Mechele del Bruges che esulta contro il Bodo/Glimt

Organizza la tua trasferta: Klaksvík

Alla fine ci siamo cascati anche noi. Volevamo ignorare questo manipolo di retorica che corrisponde alla favola del Ki Klaksvik, ma non ce l’abbiamo fatta. Come si inserisce un paesello di pescatori nell’epica del giovedì sera? Non sarà forse troppo? Qual è il confine tra etica ed estetica? Quanta magia possiamo accogliere prima che diventi nera? Tutte queste domande però non ci impediscono di mettere in fila quelle 2 o 3 cose che si possono fare in questo angolo di mondo dove il Ki non gioca neanche le sue partite.

Klaksvik è la capitale delle isole del nord. Si trova sull’isola di Borody, in una baia riparata dalle intemperie. Il suo nome è infatti una specie di crasi tra “scogliera” e “baia”. Gli abitanti sono poco più di 5000 e il tutto si gira in un’ora, in un ambiente spettrale dove tutte le case sembrano casa di quell’amico tuo che abitava in campagna. In ogni caso: questo non fermerà certo la nostra voglia di trasferta (al contrario del fatto che il Ki gioca le sue partite altrove, ma vabbè). Ecco alcune cose da vedere o fare.

Una chiesa luterana: Christianskirkjan

Se Dio è da qualche parte, viene da credere, è da queste parti. Venite a cercare la vostra fede, perduta o meno, nella natura aspra e selvaggia di Klaksvik. Fermatevi a pregare in questa chiesa, considerata una delle sette meraviglie delle Isole Faroe (vero). Una chiesa che ricorda le antiche fattorie dei vichinghi, fatta di pietra, legno e vetro perché è tutto quello che serve per glorificare l’altissimo. Il fonte battesimale, invece, è in granito. Ha circa 4.000 anni e originariamente era un vaso per le offerte in un tempio pagano.

Se non avete nessun afflato religioso: dal soffitto pende una barca a remi, vi basta sapere questo.

Una birreria: Föroya Bjór

Come si fa una birra? Venite a scoprirlo a Föroya Bjór, la più antica birreria di queste isole, il posto dove si fa la birra locale, quella che è tradizione e vanto. È un posto fatto di ottone e salsedine, barbe lunghe e maglioni intrecciati. Il simbolo è un ariete, la cui testa troverete appesa a un muro. Da queste parti è così: non fatevi tanti scrupoli.

Un tunnel: Norðoyatunnilin

Per muoversi tra un'isoletta e l'altra, da queste parti, si usano lunghi tunnel che passano sotto il mare. Sono claustrofobici, ma pieni di luci colorate. Il Norðoyatunnilin è lungo 6 chilometri e tre e arriva fino a 150 metri sotto il mare: non male.

Le migliori recensioni Google di stadi della Conference League: Arena Lublin

Direte voi, che ci azzecca Lubino? A parte che, se la storia ci ha insegnato una cosa è che Lubino c’entra sempre, ma in questo specifico caso c’entra per destinazione. Qu, all’Arena Lublin gioca le sue partite lo Zorya, in un triste esilio che finora ha portato allo stadio 539 spettatori contro il Gent, 763 contro il Maccabi Tel Aviv (che invece gioca le sue partite allo stadio del Bačka Topola).

L’Arena Lublin è lo stadio del Motor Lublin, squadra che speriamo di beccare da queste parti prima o poi. È uno stadio anche nuovo (2014), asettico nella sua forma rettangolare (mi sembra che ormai si sta andando verso stadi nuovi e senz’anima in tutta Europa, tranne che in Italia). Si trova poco a sud del centro, appena superato il Park Ludowy, il Parco del Popolo. Su Google è tutto un ribollire di recensioni (ben 4.693) e la media è da ristorante in cui andrei (4.7). Ecco le migliori.

Lì mi hanno dato un pugno in faccia (1 stella)

Uno stadio piuttosto ben progettato, tra cui: è ben ventilato, cioè almeno il pubblico lo sente (5 stelle)

Non consiglio questo posto la sera, è deserto e poco sicuro, i tipi loschi fanno i loro affari nel parcheggio. Questo è il peggior luogo d'incontro possibile. (1 stella)

È ancora vuoto. Gran parte del mondo si illumina ogni notte. Lublino è una città MOLTO ricca. (1 stella)

Nel complesso lo stadio è ok, solo per la prima volta incontro bigos al posto della salsiccia. Prezzo - 8 PLN bigos (5 stelle)

Ottimo, ti invitiamo al giovedì sera c'è qualcosa da guardare (5 stelle)

Giovedì sera per la didattica

Ieri Rennes-Villarreal è stata la partita più movimentata della serata. Si giocavano il primo posto nel girone (e quindi il passaggio diretto agli ottavi) e hanno dato vita a un incontro divertente con gol spettacolari, rimonte, errori e Pepe Reina. C’è stato anche il brutto infortunio a Matteo Gabbia, colpito violentemente alla testa. Il difensore è stato costretto a uscire in barella, ma si è ripreso e sembra stia bene, per quanto si possa stare bene dopo essersi scontrato in piena velocità col ginocchio di Raul Albiol, che vale almeno per due ginocchi normali. Comunque: siamo qui per parlare di quello che è successo dopo. Perché quando ormai il cronometro aveva toccato e superato quota cento il Rennes ha pareggiato, con questa azione qui.

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

Grandi feste, Just Can't Get Enough dei Depeche Mode in sottofondo, ma dopo essere stato richiamato dal VAR l’arbitro ha annullato. Riuscite a capire il perché? In diretta è stato un mistero: non c’erano fuorigiochi molecolari, tocchi di mani invisibili, niente. Poi la scoperta: nel calcio di punizione di Enzo Le Fée, come guidato da uno spiritello malvagio, il pallone ha sbattuto sulla traversa ed è tornato dritto a Enzo Le Fée e questo, a quanto pare, non vale. Come per il rigore, se una punizione torna direttamente da chi l’ha battuta, senza altri tocchi in mezzo, è fallo o comunque una violazione del regolamento.

Una regola che non abbiamo capito, ma - finché viviamo in uno stato di diritto, chissà ancora per quanto - dobbiamo accettare (soprattutto quelli del Rennes devono accettare, che ora gli toccherà fare i playoff, a noi non cambia nulla, forse al massimo se siete tifosi del Milan).

Come sarebbe la vostra vita se ci fosse sempre questo tifoso a prendervi per il culo dietro di voi?

Ieri la Fiorentina ha pareggiato contro il Ferencvaros ma avrebbe potuto vincere, soprattutto se Mbala Nzola avesse sfruttato la sua occasione a un quarto d’ora dalla fine. Non vale forse nemmeno la pena ricordarvi la difficile stagione che sta attraversando il centravanti angolano. Date giusto un’occhiata alla povertà espressa dal suo radar Statsbomb.

Dati Statsbomb.

Ieri gli è arrivata la palla che tutti i centravanti del giovedì sognano: in area, che rimbalza, col difensore che quasi gli inciampa alle spalle. La possibilità di coordinarsi senza troppi problemi, la porta relativamente vicina, che quindi ti permette di concentrarti sulla potenza. Cercare di colpire la palla bella piena, farla esplodere. E invece ti coordini male, perdi leggermente il passo, sei in ritardo sulla palla, la sbucci, la mandi tristemente sui cartelloni pubblicitari. Un intero stadio ti ha guardato, mentre consumavi questo clamoroso fallimento. Ed è lì vicino a te a sanzionarti come un coro greco. Eccolo.

Immaginate se nella vostra vita ci fosse qualcuno sempre pronto a ridervi in faccia, a sganasciarsi sui vostri fallimenti. A farvi il dito medio. Sbattete il mignolo del piede al mobile di notte, spunta uno che vi ride in faccia. Sbagliate la cottura del pollo, arriva un tizio dietro di voi e vi fa ‘ok’ col pollice.

La mia psicologa: Edoardo Bove Chad è solo una tua fantasia. Edoardo Bove Chad:

Conosci il tuo sponsor d’Europa League: Zondacrypto

Il valore dei Bitcoin, dopo aver attraversato il suo periodo più fosco, è di nuovo in crescita. State pensando di investire in criptovalute e in più siete fan del giovedì sera e in particolare del Rakow? Allora zondacrypto è quello che fa per voi. Ecco il video di un giocatore del Rakow che genera della valuta digitale direttamente dalle proprie mani.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da zondacrypto (@zondacrypto)

Nel comunicato in cui qualche mese fa si annunciava la sponsorizzazione Zondacrypto paragonava la vertiginosa ascesa del Rakow all’élite del calcio a quella delle criptovalute. «Quando il codice Bitcoin fu reso pubblico nel 2009, la prima reazione fu scettica. I tifosi fedeli, proprio come nel caso di Raków, hanno giocato un ruolo enorme nel cammino verso la vetta. E c'è ancora molto altro davanti a noi, sia nello sport che nelle criptovalute - commenta Przemysław Kral, CEO di zondacrypto». Semplicemente pazzesco.

Gol più Europa League

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

Virilità: 1

Assurdità: 5

Anti-epicità: 100

Paura della morte: - 100

Nenad Filipović - che non è né il Filipović più famoso tra i Filipović, né il Nenad Filipović più famoso tra i Nenad Filipović - sperava solo di avere una giornata normale. Vincere o perdere gli importa poco: sono 16 anni che fa questo mestiere con pochissime soddisfazioni e ormai si tratta solo di mettere un giorno davanti all’altro. Non è andata come si aspettava, dopotutto è un portiere della Conference League.

A dir la verità, stava andando alla grande: al nono minuto Filipović aveva parato un rigore a Pantsil; dieci minuti dopo, con la punta delle dita, aveva alzato un pallone sulla traversa con un riflesso miracoloso. Forse, il pallone, la traversa l’avrebbe presa lo stesso, ma con gli amici al bar avrebbe potuto prendersi il merito, nessuno ci avrebbe fatto caso: una piccola vittoria per un uomo schiacciato dal tempo che passa.

Poi però è arrivato questo tiro di Heynen. Un tiro facile da parare, all’apparenza. Ma Filipović non è l’apparenza, è l’uomo del novecento che ha perso le proprie certezze. Non c’è nessuno posto in cui è a suo agio, figurati sulla linea di porta. Filipović neanche ci prova, già lo sa: il suo destino si è compiuto ancora prima che nascesse. Il pallone entra quasi al centro, lui non può fare altro che provare un tuffo grottesco. Una scena piena di ridicolo, ma anche di dignità: non c’è paura della morte nel cuore di chi è già morto.

Filipović uscirà per infortunio dieci minuti dopo. Non è chiaro cosa sia successo, dai suoi gesti, mi sembra da capire, Filipović è infortunato da sempre.

Si è rotto Muriel (in senso buono)

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

Forse vi ricordate che solo pochi giorni fa Muriel ha segnato uno dei più bei gol di tacco della storia recente nell’ultimo secondo di recupero della partita col Milan per vincere 3 a 2. Un momento che deve essergli rimasto così dentro che ieri, contro il Rakov, ha provato di nuovo a segnare di tacco, non una, ma ben due volte all’interno della stessa azione.

Magari potete pensare che lo stiamo scrivendo con una punta di rimprovero, ma no: è il contrario. Speriamo che Muriel continui così, in questa sua crociata per i colpi di tacco, che si impegni a creare un’estetica dei colpi di tacco, un manifesto, una rivoluzione, un partito politico, uno scandalo elettorale, le monetine a forma di tacco lanciate da una folla inferocita.

Top-5 regen dell’Olympique Marsiglia

“Regen” è la contrazione dell’espressione “Regenerated player” e si usa per indicare quei calciatori che, nella realtà virtuale, vengono rigenerati dopo la loro scomparsa. Prendono quindi il posto di un giocatore ritirato, e hanno la sua posizione, il suo ruolo, ma sono anche leggermente diversi. Come se ci fosse una vaga discrasia tra la versione originaria e quella regen. Come, appunto, una realtà empirica e una creata da un’intelligenza artificiale. La natura fittizia dei regen rappresenta un allontanamento, anche se di pochi gradi, dal calco di realismo di un mondo virtuale rispetto a uno reale. Quella del giovedì sera non è una realtà virtuale, eppure molti suoi giocatori sembrano dei “Regen”. La squadra che attualmente possiede più regen in squadra è l’Olympique Marsiglia:

Aboul Bamo Meite

Si poteva pensare a un regen migliore di uno dell’ex giocatore di Torino, Milan e Cremonese, direte voi. E infatti Bamo Meite non è il regen di Soualiho Meité, che gioca al Benfica, ma di Abdoulaye Meite, leggenda dell’OM tra il 2000 e il 2006, e leggenda in particolare di questa coppa, con un gol segnato contro il Liverpool (in una squadra che comprendeva anche Didier Drogba).

Quella squadra ha poi battuto l’Inter in semifinale e si è arresa al Valencia in finale.

Vitinha

Abbiamo perso le coordinate di quale Vitinha stiamo parlando.

Ismaila Sarr

Qual è il giocatore più reale e qual è il replicante tra Malang Sarr, Pape Matar Sarr, Bouna Sarr, Amadou Sarr e Ismaila Sarr?

Michael Murillo

Qui siamo di fronte a un regen di scarsa fattura. Come siamo arrivati a rigenerare Murillo?

Ruben Blanco

Il regen del celebre Cuauhtémoc Blanco, uno dei giocatori più iconici della storia, nonché uno dei rigoristi migliori di sempre.

La faccia di Gerard Moreno prima di tirare il calcio di rigore

Eccola qua, fateci lo sticker da aggiungere al pacchetto di sticker whatsapp del giovedì sera.

Cose che accadono solo il giovedì

Alcune cose che sono successe questo giovedì: Hetemaj potrebbe aver segnato l’ultimo gol della sua vita (ma, se ci pensate, lo stesso vale per tutti, anche per Mbappé per dire), Il Consiglio Ue ha dato il via libera ai negoziati per l’adesione dell’Ucraina, in Francia è stato ritrovato un ragazzino inglese scomparso in Spagna sei anni fa. Poi sono successe questa cose:

L’Europa League, ma è una rom-com dove lui ama lei ma lei non ama lui (ma le cose cambieranno)

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

La Conference League, ma è una criptica coreografia di teatro sperimentale

[@portabletext/react] Unknown block type "imageExternal", specify a component for it in the `components.types` prop

La Conference League, ma - vaffanculo - è Natale

Buon Natale e felice anno nuovo. Se non crolla tutto ci vediamo a febbraio.

Attiva modalità lettura
Attiva modalità lettura