
È di nuovo quel momento dell’anno. Archiviata la preseason è ora di affrontare una nuova emozionante stagione NFL. I Philadelphia Eagles cercheranno di difendere il titolo conquistato a febbraio, ma ecco come si presentano ai blocchi di partenza tutte le 32 squadre:
AFC EAST
New England Patriots
Anno nuovo, stessa storia. I Patriots regnano incontrastati sulla AFC East nonostante alcune partenze via free agency. In attacco sono andati via il left tackle Nate Solder – uno dei top nel ruolo - e Danny Amendola. Solder verrà sostituito da Trent Brown, arrivato via trade da San Francisco: Brown ha alle spalle una solida carriera in NFL, ma principalmente da right tackle. Il posto di Amendola invece è stato preso da Philip Dorsett, arrivato sempre via trade, però dai Colts, e che sarà principalmente lo slot receiver. In teoria manca un primo running back, a meno che Jeremy Hill, arrivato da Cincy, non torni ai buoni livelli di inizio carriera. Ad ogni modo, finché ci sono Brady e Belichick, lui, Burkhead, e il rookie Sony Michel avranno modo di rendersi utili.
Dall’altra parte del pallone abbiamo una difesa pessima per DVOA – che calcola il successo di un reparto in base ai down e alla distanza di ogni giocata - ma capace di tenere gli avversari a soli 18.5 punti a partita (5° miglior dato in NFL), nonché la quarta difesa in red zone. Trey Flowers è forse l’unico vero pass rusher della squadra, capace di allinearsi come defensive end nella difesa base 4-3, ma anche come outside linebacker in una 3-4.
La secondaria ha perso Malcom Butler, passato ai Titans, da cui però è arrivato il solidissimo Jason McCourty, fratello di Devin. Le safety Devin McCourty, Patrick Chung e Duron Harmon sono molto versatili e possono occupare più zone del campo. In questa posizione, New England ha investito anche una scelta al secondo giro in Duke Dawson.
Buffalo Bills
La scorsa stagione, conclusa con un record all’apparenza discreto di 9-7, è stata in realtà un successo, avendo sancito il ritorno ai playoff di Buffalo dopo 17 stagioni. L’head coach Sean McDermott ha improntato la squadra sul running game, un quarterback che si prende cura del pallone come Tyrod Taylor e una eccellente difesa. Sono state 126 le yard su corsa a partita, sesto miglior dato in NFL, nonostante una offensive line al più mediocre, che ha perso per strada Eric Woods e Richie Incognito e Cordy Glenn (volato a Cincinnati). Il sottovalutato e mai troppo apprezzato Tyrod Taylor è stato lasciato andare in direzione Cleveland e sostituito dal rookie Josh Allen, quarterback per cui i Bills non avevano mai speso una scelta così alta. Allen ha eccellenti mezzi atletici – soprattutto un cannone al posto del braccio – ma è ancora davvero grezzo, e le alternative si chiamano AJ McCarron (fatto poi volare a Oakland), e Nathan Peterman, apparso totalmente inadeguato al gioco NFL quando nel 2017 è stato buttato in campo, ma nominato starter per week 1.
La difesa, invece, torna intatta, con un front seven migliorato dalle aggiunte di Trent Murphy (reduce da una stagione da 9 sack a Washington) e del rookie Tremaine Edmunds, che al college ha dimostrato di essere un linebacker davvero completo. La difesa ha tutto per permettere ai Bills di lottare per i playoff, ma Josh Allen è il prospetto boom-or-bust per antonomasia se ce n’è uno. Molto dipenderà da quanto imparerà a stare in campo.
Miami Dolphins
Archiviato il forzato esperimento Jay Cutler, Ryan Tannehill torna a guidare l’attacco della squadra di Adam Gase. Peserà di sicuro la partenza di Jarvis Landry uno dei ricevitori più usati e affidabili della NFL (16esimo in NFL per ricezioni nei terzi down che hanno portato alla chiusura dello stesso, 70% di catch rate nel 2017). Devante Parker continua ad avere problemi di infortuni (si è rotto un dito a metà agosto) e in tre stagioni tra i pro ha mostrato poca costanza di rendimento e problemi di drop. Kenny Stills rimane il miglior ricevitore del lotto, mentre l’aggiunta di Amendola dota Tannehill di un altro ricevitore con mani molto sicure e dal rendimento altrettanto solido. Buona la firma di Josh Sitton come nuova guardia.
La difesa, che ha finito la scorsa stagione al 28esimo posto per DVOA, ha ancora parecchi punti interrogativi, soprattutto tra i linebacker. Ci sono buoni/ottimi placcatori come Kiko Alonso e Stephon Anthony, ma anche giocatori lentissimi in grado di patire alla grande in coverage contro running back e tight end. Il front four camperà ancora sul sempreverde Cameron Wake e sul Robert Quinn, arrivato via trade dai Rams, che però ha avuto solo una stagione davvero ottima in termini di sack.
Il ritorno di Tannehill dà a Miami qualche speranza di playoff, ma il roster è troppo difettoso per pensare a più di 9 vittorie (e la concorrenza di division e conference non manca di certo).
New York Jets
Nonostante le sole 5 vittorie, si può dire che i Jets siano state una delle sorprese della scorsa stagione, anche viste le oscure premesse della off season. A renderli tali, un attacco molto divertente da vedere guidato dall’offensive coordinator John Morton, però già licenziato dopo una sola stagione, che ha visto il misconosciuto ricevitore Robby Anderson mettere in piedi una stagione da 1000 yard su ricezione. La squadra di Todd Bowles sarà presto di proprietà del rookie da USC Sam Darnold, resta da capire quando. Josh McCown resta un onesto backup, mentre Teddy Bridgewater, che sta tentando di ricostruire la propria carriera dopo il terribile infortunio di due anni fa, è già stato fatto volare a New Orleans alla corte di Drew Brees.
Manca però un vero primo running back. Poteva esserlo Thomas Rawls – arrivato via free agency da Seattle - ma gli infortuni ne stanno compromettendo la carriera.
Terrelle Pryor proverà a rilanciarsi dopo l’esperienza negativa di Washington. É un ricevitore atletico e di stazza, e potrebbe completare un discreto parco ricevitori con una deep threat come Anderson e un buon route runner come Kearse.
La difesa, terminata 18esima in DVOA nel 2017 ha perso un eccellente placcatore come Demario Davis, finito ai Saints, e Muhammad Wilkerson, il miglior pass rusher della squadra già da un paio d’anni con la valigia in mano. Leonard Williams dovrà fare un passo avanti, lo stesso che ci si attende dalle due safety Marcus Mays e Jamal Adams, reduci da una buona prima annata in NFL.
Morris Claiborne sembra aver trovato il proprio spazio in NFL dopo gli alti e bassi di Dallas e con anche il nuovo arrivato Trumaine Johnson la secondaria sembra molto interessante.
Potrebbero anche avere chance per giocarsi il secondo posto in una division del genere, ma i playoff dovranno attendere.
AFC NORTH
Pittsburg Steelers
Gli Steelers tornano intatti, ma non per questo senza qualche punto interrogativo. Ben Roethlisberger ha finito in crescendo una stagione cominciata davvero male. L’età e gli infortuni stanno già iniziando a presentare il conto. Nell’ultima stagione ha mostrato un crollo netto nei passaggi lunghi finendo sotto la media NFL.
Se Antonio Brown domina in tutte le aree del campo, Smith-Schuster e il rookie James Washington danno il loro meglio nel profondo. Il primo, che ha sorpreso un po’ tutti, approfittando delle attenzioni concesse dalle difese avversarie a Brown, è risultato il migliore per percentuale di ricezione sui palloni oltre le 20 yard mentre il secondo si è già messo in mostra in pre-season.
La difesa, invece, senza Shazier ha perso velocità e letture contro le corse e in coverage, e la differenza si è vista tutta dopo il suo infortunio. I tre della defensive line sono solidissimi, e Cameron Hayward è un Pro Bowler, mentre tra i linebacker ci si attende la conferma di T.J Watt.
Il caso Bell rischia di essere una distrazione nello spogliatoio, e la difesa senza Shazier perde tanto. Non mi stupirei non andassero oltre quanto fatto lo scorso anno (ovvero “solo” un divisional Round).
Baltimore Ravens
Lo scorso anno i Ravens si sono confermati una squadra noiosissima da vedere in attacco e super efficiente – come da tradizione – in difesa. L’attacco è stato quindi rivoluzionato. Dal draft è arrivato Lamar Jackson, uno dei prospetti nel ruolo di quarterback più divisivi degli ultimi anni: la squadra sarà sua nel giro di poco tempo, c’è da scommetterci.
Oltre a lui, sempre nel primo giro è stato scelto il tight end Hayden Hurst, che andrà a completare un reparto ricevitori tutto nuovo. Michael Crabtree è stato il miglior ricevitore di Oakland nella scorsa stagione, nonché uno dei migliori in endzone (5 TD), John Brown dà il meglio sul profondo mentre Willie Snead IV sarà il nuovo slot receiver. La linea offensiva ritrova Marshal Yanda una delle migliori guardie in NFL che ha perso gran parte della stagione scorsa per infortunio.
La difesa ritorna con tutti gli uomini che l’hanno condotta al terzo posto in DVOA e hanno prodotto 34 palloni recuperati (primi in NFL).
Cincinnati Bengals
I Bengals hanno faticato terribilmente in attacco nel 2017. La loro posizione nella classifica del DVOA (22esimi) riflette anche il cambiamento apportato dopo il licenziamento dell’OC Ken Zampese, sostituito dal coach dei quarterback Bill Lazor. Molto è dipeso da una offensive line davvero mediocre che ha dovuto fare i conti con le perdite di Whitworth e Zeitler via free agency. Il rendimento della o-line è andato in crescendo durante la stagione, anche grazie ai miglioramenti dei giocatori interni come Westermann e Redmond, ma nel complesso parliamo di un reparto insufficiente, che perlomeno ha trovato un titolare competente in Cordy Glenn, arrivato via trade da Buffalo, e che sarà il nuovo left tackle.
Joe Mixon ha mostrato lampi di brillantezza pur dietro una linea così malmessa e potenziale per essere pericoloso sia via terra che via aria (quasi 1000 yard from scrimmage guadagnate). Bernard è un buonissimo backup, soprattutto come ricevitore. Ancora una volta si punta tutto su AJ Green, sperando che la fortuna si giri dalla parte del Tyler Eifert: perlomeno, la sua assenza dal campo ha valorizzato la sua riserva, Tyler Kroft.
Nel front seven, i giocatori di riferimento quando c’è da portare pressione ai quarterback avversari sono ancora Carlos Dunlap e Geno Atkins (freschi di rinnovo). Via free agency è arrivato un ottimo placcatore, Preston Brown, mentre nella secondaria è emerso il talento del cornerback William Jackson.
Cleveland Browns
Dopo aver racimolato una sola, misera vittoria in due stagioni, i Browns hanno cambiato aria nel management, portando in città un nuovo GM, John Dorsey. L’ex dirigente dei Chiefs ha subito premuto il grilletto per consegnare a Hue Jackson una squadra formata in parti uguali da giocatori affermati e giovani di prospettiva.
Nei tre principali ruoli di movimento offensivi sono arrivati tre ottimi veterani: Tyrod Taylor, Carlos Hyde e Jarvis Landry, senza contare il ritorno di Josh Gordon che, pur tra i suoi numerosi guai fuori dal campo, ha fatto vedere a più riprese di essere un top nel ruolo. La sua presenza sul medio-lungo permetterà verosimilmente a Landry di avere più spazio nel breve raggio dove è una sicurezza (primo giocatore di sempre in NFL per ricezioni nei suoi primi quattro anni di carriera). La linea ha perso per ritiro il veterano All-Pro Joe Thomas, ma al suo posto è arrivato Chris Hubbard da Pittsburgh.
Tutto ciò in attesa della prima scelta assoluta Baker Mayfield, che potrà crescere senza troppi patemi dietro Taylor.
La difesa è stata competente - è finita a metà nella classifica del DVOA - pur con un Myles Garrett a mezzo servizio e senza Damarious Randall, buon titolare nel ruolo di cornerback arrivato da Green Bay.
C’è tutto, tra attacco e difesa, per arrivare alla rispettabilità (6-7 vittorie), ma il calendario non è semplice.
AFC SOUTH
Jacksonville Jaguars
La squadra rivelazione della scorsa stagione torna con alcune facce nuove, soprattutto in attacco. Andrew Norwell, da Carolina, è diventato la guardia più pagata in NFL (66 milioni – di cui 30 garantiti – in 5 anni). Norwell è un eccellente giocatore in entrambe le fasi, che interpreta con grande aggressività ma senza perdere mai il controllo, grazie a un footwork invidiabile.
Nel reparto ricevitori via Allen Hurns e soprattutto Allen Robinson, di cui però Jax ha fatto a meno nella stagione scorsa per la rottura dei legamenti del ginocchio. Dai rivali divisionali di Indianapolis è invece arrivato Donte Moncrief che ha mostrato solo lampi di qualità interessanti ai Colts.
A distribuire i palloni c’è ancora Blake Bortles che, in un sistema votato alle corse e ai passaggi brevi e con letture semplici, ha disputato una stagione comunque più che discreta.
Certo che il vero punto di forza è la difesa, completa in tutti i reparti e seconda per palloni recuperati (33). Niente che già non si sappia è stato già detto su questa unità. Il roster è il quinto più giovane in NFL, e i Jaguars si candidano ad essere una delle migliori quattro in AFC.
Tennessee Titans
In un’off season di cambiamenti nel coaching staff, i Titans hanno accolto come nuovo coach Mike Vrabel, ex DC dei Texans, e Matt LaFleur come nuovo OC, proveniente da Rams (dove ricopriva lo stesso ruolo, anche se con mansioni ridotte). L’attacco di Mularkey era stato ribattezzato (dal coach stesso) exotic smashmouth, cioè un attacco basato principalmente sulle corse, con alcune occasioni per big play via passaggio. Peccato che poi questo si sia tradotto nel 18esimo attacco per DVOA, e Tennessee sia stata la penultima squadra per big play in NFL, e Mariota abbia fatto registrare la sua peggior stagione finora tra i pro.
Dell’attacco 2017 non è rimasto DeMarco Murray, ritiratosi e sostituito, non certo come caratteristiche, da Dion Lewis che, arrivato dai Patriots, forma un tandem molto versatile con il gigantesco Derrick Henry. La linea è molto valida, e ha nell’All Pro left tackle Taylor Lewan, nel centro Ben Jones e nel right tackle Jack Conklin i suoi punti di forza.
In difesa, sempre dai Pats è arrivato Malcolm Butler, che farà coppia con un altro ex New England, Logan Ryan. Nel front seven Jurrell Casey è tra i segreti meglio mantenuti in quanto a rendimento, mentre Derrick Morgan e Brian Orakpo danno un consistente contributo in termini di sack.
Houston Texans
Era dai tempi di Matt Schaub che i Texans non avevano un quarterback di livello. Lo hanno trovato in Deshaun Watson, ma la rottura del legamento crociato del ginocchio lo ha costretto a concludere anzitempo la stagione. L’ex Clemson ha dato prova di essere un passatore intelligente oltre che di eccellenti doti fisiche e atletiche. Nelle sei partite in cui è stato under center, i Texans hanno segnato oltre 34 punti di media, riuscendo ad elevare anche il gioco di corsa. Senza di lui, e con una pessima offensive line il castello è crollato rapidamente, e Houston ha chiuso con sole 4 vittorie.
La linea, che ha aggiunto via free agency Senio Kelemete, Zach Fulton e Seantrel Henderson difficilmente farà peggio dello scorso anno, mentre DeAndre Hopkins e Will Fuller sono un eccellente 1-2 nel reparto ricevitori.
In difesa tornano, tra gli altri, JJ Watt e Whitney Mercilus dopo gli infortuni per colpa dei quali hanno chiuso anzitempo la stagione. Il front seven è di ottimo livello, a maggior ragione dopo la definitiva esplosione di Jadeveon Clowney nelle ultime due stagioni. Le aggiunte sono nella secondaria, con Aaron Colvin che è un affidabile slot corner e Tyran Mathieu, un Pro Bowler tormentato da guai fisici che cerca il rilancio a Houston.
Forse sovrastimo la squadra e Watson, ma credo ci siano i margini per una qualificazione ai playoff. A patto ovviamente che gli infortuni diano tregua.
Indianapolis Colts
Il rientro a pieno regime di Andrew Luck, che praticamente non ha lanciato un pallone da football per quasi due anni, è già una piccola grande vittoria per la squadra allenata dall’ex OC degli Eagles Frank Reich. Ma offensivamente mancano come il pane ricevitori affidabili. C’è il solito TY Hilton, c’è il tight end Jack Doyle, che l’anno scorso si è rivelato un elemento fondamentale, ma non molto altro. Se non altro, la offensive line, per anni un enorme punto di domanda, è migliorata. Ai lati, Castonzo e Howard sono due buoni titolari. Nella posizione di centro torna l’ottimo Ryan Kelly, mentre come left guard dal draft è arrivato un eccellente prospetto come Quenton Nelson, che dovrebbe garantire impatto immediato.
Il vero problema è dall’altra parte del pallone. Manca terribilmente un pass rusher costante (Jabaal Sheard la cosa che più gli assomiglia), ed è pure stato lasciato partire un sottovalutatissimo run stopper come Jonathan Hankins. Dalla free agency è arrivato John Simon, che può funzionare come pass rusher “situazionale”. A Houston si era rivelato un buon giocatore di rotazione, ma lì godeva degli spazi aperti da JJ Watt. La secondaria ha forse un solo playmaker, Malik Hooker, nel ruolo di safety, mentre un gruppo di mestieranti (di cui il migliore probabilmente è Pierre Desir…) si giocheranno i due spot di cornerback.
Anche con Luck, difficile vedere queste squadra lontano dall’ultimo posto in division, dove peraltro il livello è salito considerevolmente rispetto agli ultimi anni.
AFC WEST
Kansas City Chiefs
La squadra di Andy Reid si è lasciata alle spalle l’era Alex Smith e si è tuffata in quella di Patrick Mahomes, a cui sono state date in mano le redini della squadra dopo l’anno di apprendistato vissuto da rookie. Di sicuro non mancano le armi per aiutare questo ragazzo dal braccio potentissimo. Dalla free agency è arrivato Sammy Watkins, tutt’altro che ai livelli delle prime stagioni coi Bills ma comunque un ricevitore con grande potenziale. Il gruppo dei running back torna molto ben assortito, grazie all’esplosione di Kareem Hunt e al ritorno dall’infortunio di Charcandrick West (a completare il reparto c’è Spencer Ware).
Per quanto riguarda la difesa, lo scorso anno ha avuto grossi problemi contro le corse, nonostante lo sviluppo di un giocatore poco apprezzato ma dal rendimento costante come Chris Jones. Tra i linebacker è arrivato Anthony Hitchens (dai Cowboys via free agency), un three down linebacker in grado di dare una mano sia contro le corse che in coverage. Porte girevoli nella secondaria, che ha perso vari nomi tra cui Marcus Peters, uno dei top nel proprio ruolo, finito in trade ai Rams. È passata invece sotto traccia la firma di Kyle Fuller da Washington (nella trade per Smith): ai Redskins ha fatto un ottimo lavoro come slot corner, ma ha le capacità per giocare sull’esterno.
Los Angeles Chargers
Lo scorso anno, i Chargers sono andati a un field goal di distanza, sbagliato dallo sciagurato Younghoe Koo, dal tornare ai playoff dopo quattro anni di assenza. Dopo aver perso le prime quattro partite, ed aver assimilato gli arrivi di un nuovo coach (Anthony Lynn) e defensive coordinator (Gus Bradley), la squadra ha chiuso in crescendo la stagione, candidandosi come protagonista nella conference.
Rivers, dopo un inizio di stagione traumatico, è tornato su livelli piuttosto alti, aiutato anche dal rientro di Keenan Allen, il miglior route runner della Lega non chiamato Antonio Brown. Nel training camp e in pre-season si sta mettendo in mostra Mike Williams, scelto alla numero 7 del draft 2017 e che ha deluso nella sua prima stagione tra i pro (influenzata però da grossi problemi alla schiena). Potrebbe essere un fattore importante, con la sua stazza e la capacità di contendere i palloni alti (soprattutto in endzone) in una squadra dal gioco aereo molto “orizzontale” (Allen dà il meglio sulle tracce corte, idem Tyrell Williams, che è diventato una specie di copia di Allen in quanto a stile di gioco, ovviamente di livello inferiore).
Peserà sicuramente la mancanza di Hunter Henry, fuori tutto l’anno per la rottura del crociato, mentre la offensive line torna sulla carta migliorata con l’innesto di Mike Pouncey e il rientro del rookie Forrest Lamp, pronto a recuperare il tempo perduto dopo un infortunio che lo ha tenuto fuori tutta la stagione scorsa.
In difesa, Bosa e Ingram sono un duo di pass rusher con ben pochi eguali nella Lega, è emersa come una delle migliori della Lega, grazie ad un top nel ruolo di cornerback come Casey Hayward e giovani di qualità come Trevor Williams e Desmond King. A questi si è aggiunta la safety Derwin James, finito alla 17 nel draft di maggio e considerata una vera e propria steal.
Il best case scenario della loro stagione potrebbe essere una stagione come quella dei Jaguars lo scorso anno: vittoria della division e partecipazione all’AFC Championship.
Oakland Raiders
L’arrivo – o per meglio dire, il ritorno – di Jon Gruden sulla panchina dei Raiders ha sicuramente ravvivato gli animi dei tifosi silver and black dopo un’annata deludente, in cui speravano di bissare i playoff raggiunti nella stagione precedente.
In attacco, tutti hanno fatto un passo indietro, chi più (Carr e Cooper su tutti), chi meno (la offensive line, comunque rimasta di ottimo livello). Carr ha mostrato errori di lettura e forzature nei lanci che hanno fatto lievitare il numero di intercetti dai 6 (oggettivamente irripetibili) del 2016 a 13 (in linea con la carriera), e soprattutto i TD, scesi a 22. Amari Cooper ha avuto grossi problemi di costanza di rendimento e soprattutto di drop, mentre Michael Crabtree è stato sicuramente il miglior ricevitore che però è partito alla volta di Baltmore, ed è stato rimpiazzato da Jordy Nelson. L’ex Packers pare abbia impressionato nel training camp e, se sano, dota Carr di un ottimo giocatore nonostante guai fisici ed età. Nella linea è stato perso Austin Howard, che verrà probabilmente rimpiazzato dall’interno da Donald Penn, che passerà dalla posizione di left tackle a quella di destra (a meno che non giochi direttamente Giacomini, che però nasce guardia).
La difesa manca di pass rusher specie ora che Mack è volato ai Bears. Risolta la grana del #52 i Raiders si trovano con molte pick in più e con una voragine in difesa. L’ex quinta chiamata assoluta non è un giocatore che si sostituisce dall’oggi al domani, specie per la 29esima difesa in NFL.
Arden Key, rookie, ha il talento (meno la testa) per essere un fattore in pass rush, mentre la secondaria è stata rifatta con gli arrivi di David Amerson e Sean Smith, oltre al rientro dall’infortunio di Gareon Conley e Obi Melifonwu.
Non sono un fan delle minestre riscaldate (aka Gruden), tantomeno se sono rimaste in frigo per così tanto tempo. Sento puzza di bust.
Denver Broncos
I Broncos hanno faticato non poco dopo l’era Peyton Manning, non avendo (ancora) trovato un franchise QB degno di questo nome. Paxton Lynch è stato rilasciato dopo 2 anni inconsistenti, Trevor Siemian è un backup nel migliore dei casi, e per questo si è ricorsi alla free agency, dove è raro trovare quarterback liberi e appetibili. Case Keenum si è dimostrato uno di questi, grazie alla grande annata trascorsa a Minnesota.
La offensive line ha aggiunto un valido titolare nello spot di tackle con Jared Veldheer e tra i running back è stato tagliato il veterano CJ Anderson per dare spazio a Devontae Booker e al rookie Roy ce Freeman.
La difesa, un punto di forza fino ad un paio di stagioni fa, è calata parecchio nonostante il rendimento sempre eccellente di Von Miller.
Denver ha finito al 31esimo posto in DVOA per quanto riguarda la marcatura sui tight end, non avendo nessuno – né tra le safety, né tantomeno tra i linebacker – in grado di dare una mano. Per questo è arrivato Su’a Cravens, che lo scorso anno non ha giocato perché ritirato, salvo cambiare idea e finire a Denver.
Se la difesa ritorna competente, sono sicuramente in lizza per un posto tra le migliori sei della conference.
NFC EAST
Philadelphia Eagles
L’infortunio a Carson Wentz, che ha interrotto la sua stagione da MVP, sembrava aver dato la spallata definitiva alle ambizioni da titolo dei Philadelphia Eagles. Le prime partite di Nick Foles, inoltre, parevano aver rafforzato ulteriormente il concetto. Sappiamo tutti come è andata a finire, con Foles innalzato a nuovo eroe cittadino, e con il primo Lombardi Trophy nella storia della franchigia.
I campioni in carica tornano pressoché intatti, e forse anche migliorati. La offensive line, forse la vera forza dell’attacco, è rimasta inalterata. Tra i running back torna Darren Sproles per la sua ultima stagione in NFL, mentre nel reparto ricevitori è uscito Torrey Smith ed entrato Mike Wallace, che ha ancora dalla sua la velocità con la quale aprire la scatola delle difese. Il tutto mentre Nelson Agholor, fino allo scorso anno un enigma irrisolvibile, agisce nel medio-breve raggio dalla slot, e Alshon Jeffrey, un target grosso e atletico, sembra essere tornato quello di Chicago. Philly ha poi preso uno dei top tight end al draft, Dallas Goedert, per sostituire il duo Celek-Burton.
La difesa è stato il vero motore della squadra, e ritorna ancora più completa grazie agli innesti di veterani come Michael Bennett, che fa della versatilità la sua dote principale e il veterano Haloti Ngata, che darà sicuramente una mano nel chiudere spazi contro le corse. Ronald Darby, arrivato da Buffalo la scorsa estate, si è rivelato un eccellente primo cornerback ed è appena entrato nel contract year.
L’unica vera assenza di peso potrebbe essere lo slot corner Patrick Robinson, tornato ai Saints, capace di una stagione più che sorprendente.
La squadra è completa in quasi tutti i reparti, e attenterà di nuovo al bersaglio grosso.
Dallas Cowboys
La seconda stagione D.R. (dopo Romo) non ha seguito i canoni della prima. Il rendimento di Prescott è calato sensibilmente (e con esso tutte le statistiche tra TD, le yard e passer rating), e la vicenda relativa alla squalifica di Elliott ha tolto concentrazione alla squadra.
La stagione 2018, però, rischia di partire ancora sotto un’aura negativa. Il centro Travis Frederick ha annunciato di doversi temporaneamente fermare dal football per curare una malattia autoimmune (la sindrome di Guillain-Barrè) e anche un altro All-Pro della offensive line, Zach Martin, ha problemi al ginocchio che costringeranno a rimanere ai box nelle prossime settimane.
In attacco, dopo Romo, si è chiusa definitivamente un’era con il ritiro di Jason Witten e il rilascio di Dez Bryant. Grossi rimpianti per il futuro hall of famer, molti meno per l’ex Oklahoma State divenuto ormai l’ombra di sé stesso.
Dallas ripartirà dai due nuovi innesti: da Jacksonville è arrivato Allen Hurns, mentre da L.A. sponda Rams l’ex first rounder Tavon Austin. Alla fine, molto ricadrà su Elliott, con la speranza che il suo martellare sul running game agevoli anche il passing game.
In difesa il DC Marinelli ripartirà da DeMarcus Lawrence come punto di riferimento, dopo che l’ex Boise State è diventato il primo Cowboy dal 2013 a raggiungere la doppia cifra in termini di sack (ben 14.5). La secondaria è ancora alla ricerca di una solidità dopo la rivoluzione di due off season fa. Il freak Byron Jones guiderà un reparto giovanissimo ma con discreto upside.
Washington Redskins
Tempo di cambiamenti anche in quel di Washington, con il mai troppo apprezzato Kirk Cousins lasciato partire in free agency. Al suo posto è arrivato, via trade, l’ex Chiefs Alex Smith.
Smith è sempre stato un eccellente passatore sul medio-corto, perfetto sulla carta per un west coast offense.
Jamison Crowder ha un gioco affine a quello di Smith, che ha grande accuratezza sul medio-corto. Se poi l’ex Chiefs manterrà un rendimento simile a quello della scorsa stagione, dovrebbe presto diventare amico di Josh Doctson, che dota i Redskins di una dimensione verticale, con il suo atletismo e la capacità di andarsi a prendere i palloni contestati. E poi c’è il tight end Jordan Reed, uno dei migliori nel suo ruolo, che potrebbe diventare quell’arma devastante che Travis Kelce è stato per Smith a Kansas City.
La offensive line a mio parere è molto sottovalutata, solida e molto atletica.
Si parla poco anche della defensive line di Washigton. Zach Brown, il primo tackler della NFL nel 2017, è arrivato da Buffalo per dar man forte ad una delle peggiori difese su corsa della NFL. La secondaria è sicuramente il reparto meno attrezzato, a maggior ragione dopo la partenza dello slot corner Kendall Fuller.
Non credo che la partenza di Cousins si farà sentire. Li vedo ai playoff.
New York Giants
Dopo l’ottima stagione 2016, i Giants sono crollati inspiegabilmente nel 2017, tra il rendimento scadente della difesa che li aveva tenuti in alto l’anno precedente, gli infortuni e le diatribe tra compagni di squadra. Chiusa definitivamente l‘era Coughlin, di cui Ben McAdoo era costola, NY riparte da
un nuovo coaching staff guidato da Pat Shurmur.
Dall’infermeria ritornano pezzi fondamentali come Sterling Shepard, che sarà lo slot receiver, e soprattutto Odell Beckham Jr., fresco di un rinnovo a 9 cifre tanto agognato. Adesso deve dimostrare di meritarseli tutti.
Con la seconda scelta assoluta al draft è stato scelto il running back Saquon Barkley, uno dei più elettrizzanti giocatori di college della stagione scorsa, che darà finalmente pericolosità al gioco palla a terra dei Giants, che da anni latitava. Le sue prestazioni saranno un vero crocevia delle prossime stagioni dei Giants. Per scegliere lui al draft si è rinunciato a quarterback come Sam Darnold, volato ironicamente nell’altra sponda di NY, che avrebbero potuto finalmente fornire un degno successore ad un Eli Manning sul palese viale del tramonto.
La offensive line ha perso un elemento importante nel centro come Weston Richburg, ma almeno ha solidificato il lato debole con il left tackle ex Patriots Nate Solder.
La difesa, come detto, è crollata dopo un 2016 finito al secondo posto nella classifica del DVOA (ha chiuso 24esima nel 2017). È partito uno degli uomini simbolo, Jason Pierre Paul, mentre sono arrivati tra i linebacker Alec Ogletree e Connor Barwin dai Rams, che faranno sicuramente comodo come pass rusher di rotazione: nonostante questo, il reparto è ancora parecchio inadeguato contro il gioco aereo.
Nonostante tutto per me sarà durissima superare il 50% di vittorie.
NFC NORTH
Minnesota Vikings
I Vikings tornano da finalisti della NFC senza il quarterback che li ha condotti fin lì, Case Keenum, volato a Denver. Al suo posto Kirk Cousins, in cerca di una consacrazione definitiva, che avrà a disposizione un eccellente supporting cast. Stefon Diggs e Adam Thielen sono un duo di ricevitori che poche squadre possono vantare, oltre ad essere due eccellenti route runner. Torna anche Dalvin Cook, che aveva fatto vedere buonissime cose prima del precoce infortunio. L’unico dubbio che ancora una volta attanaglia questo attacco è la offensive line e la sua integrità fisica.
Dove però Minny eccelle è la difesa, che ritorna intatta. Danielle Hunter si è imposto come uno dei pass rusher più interessanti della Lega (e mi gioco il canonico euro sulla sua prima partecipazione al Pro Bowl, anche come alternate). La firma (su un contratto annuale) di Sheldon Richardson è interessantissima, e sicuramente beneficerà del lavoro fatto sugli esterni per trovare ulteriori spazi.
Il ritorno di Rodgers complica le cose per quanto riguarda la division, ma i Vikings rimangono una delle migliori squadre della Lega, e sicuramente una delle prime quattro in NFC.
Detroit Lions
C’è molta curiosità per vedere all’opera lo scienziato Matt Patricia, ex defensive coordinator dei Patriots ed ora nuovo head coach. Patricia ha deciso di mantenere in carica il giovane O.C. Jim Bob Cooter, che chiama i giochi per il settimo attacco della Lega (19esimo in DVOA, ma 32esimo la stagione precedente, quando Cooter fu promosso).
Per provare a resuscitare il running game più deficitario della NFL - nessun running back dei Lions oltrepassa le 100 yard in singola partita dal 2013 - è stato preso tra i free agent LeGarrette Blount e dal draft è arrivato Kerryon Johnson, di cui si parla molto bene. Tutto questo oltre a Theo Riddick, running back moderno a cui abbina ha ottime doti di ricevitore.
Stafford è uno dei quarterback più costanti della Lega per rendimento e fisico (sono 112 le partite consecutive da titolare), mentre Golden Tate e Marvin Jones sono un ottimo duo di ricevitori assolutamente complementari (il primo agisce sul breve e corre molto bene le tracce, il secondo è più uomo da big play).
La difesa manca un po’ di playmaking, ad eccezione dell’end Ziggy Ansah e del cornerback Darius Slay (Pro Bowler nel 2017 e autore di ben 8 intercetti). In offseason è arrivato il linebacker Davon Kennard (dai Giants), mentre Kerry Hyder ed Anthony Zettel sono chiamati a confermarsi per dare più alternative alla pass rush. Oltre a questo, sarà interessante vedere il contributo di Patricia, che spesso ai Patriots ha davvero fatto le nozze coi fichi secchi.
Green Bay Packers
Il rientro di Aaron Rodgers dall’infortunio (e il suo rinnovo da record) è la migliore notizia per Green Bay, che in off season ha cambiato alcuni uomini in reparti che necessitavano di modifiche. In attacco è partito Jordy Nelson, Packer di lunghissima data e grande amico di Rodgers, ma è soprattutto arrivato Jimmy Graham da Seattle. L’ex Saints e Seahawks non è più il giocatore che apriva le difese con la sua combinazione di stazza e atletismo, ma è comunque ancora dominante nei pressi della goal line.
Lo scorso anno, Graham ha guidato la NFL in target (35) e TD (10) in red zone, poiché veniva sistematicamente accoppiato con un cornerback o una safety, risultando spesso decisivo. Con Rodgers potrebbe risultare semplicemente illegale nelle ultime 20 yard.
Anche in difesa ci sono facce nuove e finalmente estremamente interessanti, come quella di Mo Wilkerson, la cui aggiunta in una defensive line già di livello mi piace moltissimo (specie Mike Daniels, un fattore sia contro le corse che in pass rush: ha forza e tecnica da vendere).
La secondaria ha visto il ritorno degli ex Tramon Williams e Davon House, mentre i rookie Jaire Alexander e Josh Jackson e il sophmore Kevin King sono pronti ad una bella stagione.
Mi sbilancio: vedo i Packers favoriti per la vittoria finale.
Chicago Bears
L’era John Fox si è chiusa senza troppi rimpianti (e senza qualificazioni ai playoff), e al suo posto è arrivato abbastanza in sordina l’ex offensive coordinator dei Chiefs Adam Nagy.
L’attacco ha subito un pesante rimaneggiamento, con gli arrivi di Taylor Gabriel, Trey Burton e, soprattutto, Allen Robinson. L’ex Jaguars dota Mitch Trubisky di un vero ricevitore numero 1, in grado di vincere con il fisico e l’atletismo, e soprattutto di allargare le difese, cosa che lo scorso anno è apparsa un vero e proprio miraggio (non a caso, le yard di media per lancio tentato sono state 6.1, dato comodamente tra i peggiori di Lega). Burton è un tight end interessante e versatile, che si rivelerà molto utile in end zone.
Altrettanto interessante è la coppia di running back, tra le meglio assortite del lotto. Jordan Howard e Tarik Cohen hanno uno skill set complementare, e Nagy, scuola Reid in quel di Kansas City, ha già dimostrato ottimi risultati nel gioco di corsa.
Il vero problema della difesa è la mancanza di playmaker: nelle ultime tre stagioni, i Bears hanno raccolto solo 8 (!) intercetti.
Ma con un colpo di coda, e un deciso investimento in termini di pick e milioni a cap, i Bears hanno vinto la contesa per Khalil Mack, il Defensive Player of The Year 2016 che lascia la California per accasarsi a Chicago e continuare la tradizione di eccelsi difensori della franchigia. Mack è uno dei 5 migliori giocatori difensivi della Lega e può, da solo, cambiare il volto di un reparto. Reparto che, come detto, è giovane e di prospettiva ma ha già le qualità per affrontare a viso aperto una delle division più complesse della NFL: Fangio non può altro che fregarsi le mani.
Credo che siano lontani almeno un anno dal poter contendere per i playoff, ma personalmente sono una delle squadre che sono più curioso di vedere. Con quell’attacco, per me, un “Game Pass alert” costante.
NFC SOUTH
New Orleans Saints
I Saints sono state una delle rivelazioni della scorsa stagione. Non tanto per il loro potenziale offensivo, a cui siamo più che abituati, ma per la loro difesa, diventata più che rispettabile dopo anni sul fondo delle statistiche di Lega (31esimi in DVOA nel 2014, 32esimi nel 2015 e 31esimi nel 2016). Lo scorso anno sono entrati finalmente nella top 10, come ottavi.
Finalmente, un eccellente pass rusher come Cameron Jordan è stato affiancato da altri giocatori di livello, come Alex Okafor (per lui 4.5 sack in 10 partite prima di fermarsi per infortunio). La defensive line poi è stata rafforzata con la scelta del defensive end Marcus Davenport con la 14esima chiamata assoluta.
Tra i linebacker importante addizione quella di Demario Davis dai Jets, uno dei placcatori più costanti della NFL.
Carolina Panthers
I Panthers ripartono da Cam Newton, a cui si chiederà di guidare un attacco sotto la media a livello di armi a disposizione (lo scorso anno 17esimo in DVOA). Sono andati via un Panther di lungo corso come Jonathan Stewart e un’arma importantissima sul profondo come Tedd Ginn Jr. Al posto di Stewart è arrivato un altro veterano, CJ Anderson, ma il titolare del backfield dovrebbe finalmente essere Christian McCaffrey, alle prese con un anno da rookie piuttosto travagliato, e in cui non è quasi mai stato utilizzato in redzone (solo 15 possessi nelle ultime 20 yard).
Dal draft è arrivato DJ Moore come sostituto naturale di Ginn, mentre si continuerà a puntare Devin Funchess come primo ricevitore. Non materiale di prima scelta, insomma. La offensive line ha perso molto con la partenza di Norwell verso Jacksonville, e l’ottimo centro Ryan Kalil è alla sua ultima stagione tra i pro. Ancora una volta, saranno Cam e la difesa a tirare la carretta.
Difesa che torna più o meno invariata, ma che dovrà fare a meno del linebacker Thomas Davis per le prime quattro partite. Nella defensive line è partito Lotulelei ed è stato rimpiazzato da un altro colosso come Dontari Poe.
Mancano però giocatori di impatto nella secondaria, dove i nomi di spicco sono James Bradberry e Mike Adams. Ecco, quest’anno temo vedranno i playoff dal divano.
Atlanta Falcons
Il passaggio di consegne tra Shanahan e Sarkisian (il nuovo OC) non poteva non lasciare strascichi, ed ecco che il rendimento offensivo di Matt Ryan e in generale dell’attacco di Atlanta è calato (dal primo posto in DVOA del 2016 al nono dello scorso anno). Atlanta ritorna comunque come una delle migliori squadre nella NFC, con un duo di running back come Freeman e Coleman con pochi eguali in NFL (anche per la pericolosità di entrambi come ricevitori), e con l’aggiunta via draft di Calvin Ridley, uno dei migliori ricevitori collegiali nelle scorse stagioni.
Nella linea è arrivato Brandon Fusco (guardia destra), che toglierà finalmente il posto all’insufficiente Wes Schweitzer.
La difesa è piena zeppa di playmaker, di giocatori rapidi, veloci, di statura ridotta ma in grado di coprire ampie zone di campo e abili placcatori. Hanno certamente potenziale da Super Bowl, ma la NFC è una tonnara.
Tampa Bay Buccaneers
Dopo i derelitti Brown, l’astinenza da playoff più lunga è quella di Tampa Bay, e dura ormai da 10 stagioni. Uno degli imputati è sicuramente Jameis Winston, che in tre anni di NFL non ha mai fatto il salto di qualità che ci si attendeva mostrando ancora una meccanica rivedibile, letture deficitarie, e una scarsa accuratezza a tutti i livelli del campo.
Eppure il supporting cast è di tutto rispetto. Mike Evans è un vero ricevitore numero 1, i tight end Cameron Brate e OJ Howard sono super atletici e DeSean Jackson è ancora un fattore sul profondo (dove però storicamente Winston fatica terribilmente). Tra i running back è partito il fragile Doug Martin, che verrà sostituito dal secondo giro Ronald Jones da USC, che diventerà il leader del backfield in breve tempo. La linea ha acquisito dai free agent Ryan Jensen (da Baltimore), che permetterà ad Ali Marpet di spostarsi nella posizione più congeniale di guardia. Per il resto, ben poca roba.
Grandi manovre invece in difesa, dove si è lavorato soprattutto per migliorare il front seven (accontentando il D.C. Mike Smith, il quale ha asserito che nella NFL odierna è prioritario fermare le corse. Affermazione rivedibile, ma tant’è). Ecco perché al primo giro è stato scelto uno dei migliori defensive tackle della nazione a livello collegiale come Vita Vea, mentre da Philly sono arrivati due pass rusher affidabili come Beau Allen e soprattutto Vinny Curry, mentre dai Giants Jason Pierre-Paul, per una defensive line completamente nuova ed estremamente interessante. Finalmente, Gerald McCoy ha mani in più su cui contare.
Sono anni che diamo i Bucs pronti ad esplodere. Sulla carta sono una buona squadra, ma la partenza ad handicap potrebbe zavorrarli, e poi la loro division è davvero tosta. Se le cose non andranno per il verso giusto, per me potrebbero pure scegliere in top 3 nel prossimo draft.
NFC WEST
Los Angeles Rams
L’all in fatto dai Rams sul mercato è abbastanza indicativo delle intenzioni della squadra circa la stagione che sta per iniziare. Il balzo fatto dai Rams nella classifica offensiva del DVOA da una stagiona all’altra è abbastanza indicativo (dall’ultimo posto del 2016 al sesto del 2017). L’allontanamento di Jeff Fisher, e l’arrivo di coach Sean McVay è la motivazione principale, assieme con il miglioramento della offensive line, che ritorna intatta anche questa stagione. Jared Goff era sembrato un quarterback totalmente inadeguato per la NFL salvo poi cambiare completamente copione lo scorso anno e lanciare per quasi 4000 yard con soli 7 intercetti (e 28 TD). Todd Gurley, anch’egli reduce da un 2016 disastroso, è tornato ad essere il runner dominante che aveva dimostrato di poter essere nell’anno da rookie.
Tra i ricevitori è partito dopo appena 1 stagione Sammy Watkins, rimpiazzato da Brandin Cooks alla terza maglia in 3 stagioni. L’ex Saints e Patriots è uno dei tre giocatori ad aver raccolto tre stagioni da almeno 1000 yard e 25 TD totali prima di compiere 25 anni: in sua compagnia c’è gente come OBJ e Randy Moss.
Cooks gioca prevalentemente sul profondo, permettendo ai vari Robert Woods e Cooper Kupp di fare danni sul medio-corto raggio.
Per quanto riguarda la già ottima difesa, le aggiunte di Ndamukong Suh nella defensive line e un giovane Pro Bowler come il cornerback Marcus Peters, oltre ad un ottimo veterano come Aqib Talib, nella secondaria migliorano drammaticamente un reparto che lo scorso anno ha finito la stagione sesto in DVOA.
Il tutto con il miglior defensive lineman della Lega dalla loro, quell’Aaron Donald che finalmente ha rinnovato con la squadra dopo un tira e molla che andava avanti dall’anno scorso.
Sulla carta, si fa fatica a non metterli tra le prime quattro in NFC.
Seattle Seahawks
I Seahawks che scenderanno in campo in questa stagione sono molto, molto diversi da quelli che hanno chiuso la stagione 2017. La Legion of Boom ha perso Michael Bennett, Kam Chancellor e Richard Sherman, con anche Earl Thomas sul piede di partenza qualora non gli venga rinnovato il contratto.
Da quando è arrivato a Seattle, non c’è dubbio che questa sia la squadra con meno talento che Russell Wilson si trova a guidare. C’è sempre il solito, annoso problema della linea offensiva, una delle peggiori della Lega, in cui il left tackle Duane Brown rappresenta una piacevole eccezione. Tra i ricevitori, perso Jimmy Graham, Doug Baldwin rimane l’indiscusso numero uno, con Tyler Lockett – a cui è appena stato rinnovato il contratto – e il veterano Brandon Marshall a spartirsi i target.
Tra i running back dal draft è arrivato Rashaad Penny, che dovrebbe imporsi come titolare nel backfield, con una pletora di altri giocatori a dividersi le portate (JD McKissic e Chris Carson su tutti, probabilmente).
Come detto, la difesa (che lo scorso anno ha subito 332 punti, il massimo negli ultimi sette anni) ha cambiato pelle. Della Legion of Boom rimane appunto solo Earl Thomas, con Shaquille Griffin che ha giocato bene opposto a Sherman, di cui però ora dovrà prendere il posto.
La defensive line ha acquisito Tom Johnson da Minnesota e Barkavious Mingo, ma manca un pass rusher davvero costante. Il reparto migliore rimane quello dei linebacker, con il duo Bobby Wagner-KJ Wright che garantisce tackle e letture in entrambe le fasi del gioco, con il rookie Shaquem Griffin che avrà sicuramente ampie opportunità di gioco.
Arizona Cardinals
Alcune novità anche in casa Cards, nel ruolo più importante della squadra. Finita l’era Palmer, il GM Steve Keim ha portato a casa via free agency Sam Bradford, mentre via draft è arrivato Josh Rosen.
Per chiunque sarà chiamato a lanciare il pallone, le cose non saranno rose e fiori, visto il supporting cast piuttosto scarno di cu la squadra del nuovo coach Steve Wilks dispone. Larry Fitzgerald è ancora il punto di riferimento, con il rookie Christian Kirk, uno dei più costanti e affidabili ricevitori di college a dividere il posto con i vari Brice Butler e JJ Nelson, che però non ispirano fiducia. Il tight end Ricky Seals-Jones era un eccellente prospetto ai tempi del college, ma problemi personali lo hanno frenato tra i pro. In un gruppo di ricevitori così scarno, il suo atletismo debordante può rivelarsi utile.
Se non altro, torna il running back tuttofare David Johnson, nel top del ruolo prima che gli infortuni lo frenassero nelle ultime due stagioni (a livello di numeri, potrebbe tranquillamente rivelarsi il secondo miglior ricevitore dopo Fitz).
La difesa che ha chiuso al quarto posto in DVOA (e prima contro le corse) ha perso, tra gli altri, gente come Tyrann Mathieu e Frostee Rucker. A parte quelli di Chandler Jones, a questo front seven mancano come il pane i sack. Senza Mathieu, Budda Baker sarà inevitabilmente chiamato a maggiori responsabilità. Nel suo anno da rookie ha mostrato ottima mobilità e agilità per coprire ampie distanze di campo e farsi sentire anche attorno alla line of scrimmage, pur giocando da free safety.
San Francisco 49ers
Quello che potrebbero essere i 49ers in questa stagione lo si è intravisto lo scorso anno dopo la trade per Garoppolo. Con l’ex Patriots in campo da titolare, i Niners hanno segnato quasi 29 punti di media in 5 partite, contro il 17 delle prime 11. Anche per questo, il GM John Lynch lo ha ricompensato con un contratto da 5 anni a 137.5 milioni.
Dalla free agency è arrivato il running back Jerick McKinnon, che passerà però l’anno ai box a causa della rottura del crociato. Per migliorare la offensive line, dalla free agency è arrivato il centro Weston Richburg, e dal draft il tackle Mike McGlinchey, subito pronto a dare un sicuro impatto.
La difesa è giovane e interessante, soprattutto nel front seven, con i vari Arik Armstead, De’Forest Buckner e Solomon Thomas. Tra i linebacker, Reuben Foster ha evitato sanzioni penali per guai giudiziari e tornerà a guidare il reparto.
C’è molta curiosità per vedere all’opera Richard Sherman come nuovo primo cornerback. Nel training camp ha dato l’impressione di non essere un titolare affidabile, e l’infortunio patito lo scorso anno – tendine d’Achille – potrebbe aver lasciato scorie.
Potenzialmente, San Francisco ha un franchise quarterback, un buon supporting cast offensivo, e una defensive line che dovrebbe garantire pressione. Se almeno Garoppolo continua sulla falsariga dello scorso anno, dovremmo avere una squadra da playoff.