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Redazione
Guida ufficiosa a Wimbledon 2016
27 Jun 2016
27 Jun 2016
Tutti all'assalto di Djokovic.
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Redazione
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Il numero uno del mondo giocherà il primo turno senza aver giocato tornei su erba, a differenza di Federer e Murray, giusto per citarne due. I primi turni, paradossalmente, sono sempre quelli più difficili per i campioni Slam. Negli ultimi anni oltre alle dure sconfitte di Nadal contro gente classificata oltre il numero 100 ATP, i vari Darcis, Kyrgios e Brown, ricordiamo  anche la sconfitta di Roger Federer contro Stakhovsky. Il sorteggio è stato buono, e quindi Djokovic potrà allenarsi giocando. E anche dovesse incappare in una giornata storta, la distanza dei tre set su cinque gli consente ampio margine di recupero. Ecco perché i campioni sono avvantaggiati: Murray al Roland Garros avrebbe perso sia al primo che al secondo turno se la distanza della partita fosse stata al meglio dei tre set. Per il serbo è molto più importante fare il pieno di energie mentali, quelle che faranno sicuramente la differenza quando troverà Murray in finale.

 



È vero, ma credo che Djokovic abbia potuto permettersi di arrivare a digiuno d’erba proprio perché difficilmente i suoi primi turni andranno oltre l’allenamento. Giocherà infatti il primo turno con la wild card James Ward e il secondo contro uno tra Mannarino e l’altro britannico Kyle Edmund. Partite che gli faranno prendere confidenza con il tifo contro e il rimbalzo della pallina prima delle partite un po’ più difficili. Che arriveranno comunque non prima dei quarti, a quel punto potrebbe incrociare uno tra Goffin, Raonic e Kevin Anderson.

 

Proprio il sudafricano lo scorso anno era riuscito a mandare Nole a pochi punti dalla sconfitta (e dallo psicodramma, visto che qualche settimana prima aveva perso la finale del Roland Garros. A posteriori si può dire che quello fu un turning point bello grosso), rappresentando un precedente da cui teoricamente prendere ispirazione. La strategia di Anderson in quella partita in realtà non fu così elaborata, e si basò su tre punti per niente sofisticati:

 


 

Tutto chiaro?

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=l0ML3bmg3mg

7-5 al quinto.


 



Sull’erba può essere più vulnerabile che sul duro e anche rispetto alla terra, se si esclude gente come Nadal o Wawrinka che con Nole ha più chance sul rosso. Per batterlo però è necessario essere praticamente perfetti al servizio (cfr. Anderson 2015) e potrebbe non bastare. Non credo però che sia sufficiente servire bene e poi fare una scelta sistematica con il primo colpo in uscita dal servizio: il serve and volley teoricamente potrebbe destabilizzarlo, perché Djokovic risponde molto spesso profondo e centrale e questa è la risposta preferita per chi si proietta a rete, che però non dovrà servire in quel caso una botta a 230 km/h perché altrimenti non ha il tempo per scendere a rete, ma un colpo molto preciso sugli angoli (slice da destra soprattutto) o profondo al corpo.

 



 

Il problema di un serve and volley sistematico è che Djokovic si adatta presto e prende le misure, risponde più basso e corto (nelle scarpe del battitore) o in anticipo su un angolo stretto. La stessa cosa però potrebbe accadere anche stando sempre sulla linea di fondo dopo il servizio, perché se Djokovic prende il ritmo con le risposte profonde inizia sempre più spesso a comandare anche nei game in cui risponde. A quel punto l’unico che potrebbe dargli fastidio è Murray che a sua volta con la risposta può metterlo in difficoltà nei game di servizio del serbo. Insomma la coperta è cortissima e io credo che per battere tatticamente Djokovic sia necessaria un’alternanza di scelte (servizio e dritto, servizio-dritto-volée, serve and volley) e di direzione del servizio praticamente perfetti. Poi, in quel caso, ci si giocherebbe tutto al tie-break, perché Nole di game di servizio ne perderà pochini.

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L’impasse in cui si trova imprigionato Milos Raonic da un paio d’anni è abbastanza sconfortante. Pur avendo compiuto significativi miglioramenti, grazie soprattutto a Riccardo Piatti, che ne ha aggiustato alcune spigolosità tecniche come un bravo falegname, Raonic non riesce a fare questo benedetto salto di qualità. Che poi significa vincere tornei di livello. Che poi significa essere competitivi negli slam. Siccome è un ragazzo molto cerebrale, la risposta a questa impasse è stata accumulare allenatori: prima Piatti, poi Moya, ora McEnroe. Raonic è tipo un’azienda che per crescere espande il proprio organigramma inventandosi ruoli sempre più precisi. È strano vedere un ego così grande, come quello di McEnroe, affiancare un ego così piccolo, come quello di Raonic. Forse è proprio questo il senso: una trasfusione di sicurezza in sé stessi ed energia nervosa che farebbe bene al canadese.

 

Nei tornei di preparazione è sembrato uno dei più in forma: al Queen’s è arrivato in finale perdendo appena un set e mai il servizio, distruggendo avversari - tipo Kyrgios - che nei mesi precedenti aveva sofferto, soprattutto a livello mentale. Anche la sconfitta in finale, tre set contro Murray, può essere interpretata come un segnale positivo.

 

Purtroppo, se anche tutto dovesse andar bene, ai quarti lo aspetta Djokovic. A quel punto sarà importante dare l’impressione di giocarsela per alcuni pezzi di partita. Almeno quello.

 



Non sono così pessimista come Emanuele sulle chance di Raonic di battere Djokovic, che rimangono comunque limitate ma non si sa mai. Raonic è proprio il profilo di giocatore che serve forte e può mischiare le carte: ultimamente ha aumentato esponenzialmente la propria propensione alle discese a rete, sia dopo il servizio che in seguito ad approcci anche in back. Il canadese in giornata potrebbe seppellire di ace e servizi vincenti il serbo e a quel punto la partita si potrebbe giocare su pochi punti.

 

Perfettamente d’accordo sul discorso delle personalità di Raonic e McEnroe, ho dei dubbi più che altro sull’empatia che l’americano svilupperà per non risultare troppo aggressivo (o forse è proprio quello di cui ha bisogno Raonic?). McEnroe comunque sarà fondamentale per migliorare il gioco di rete che sull’erba, e per uno come Raonic anche in generale visto la pochezza del suo rovescio, è e sarà determinante

 



La moda di prendere questi coach a tempo - c’è anche Wawrinka, che ha scelto un altro campione di Wimbledon, l’olandese Richard Krajicek - è dovuta più al fattore mentale che a quello tecnico. McEnroe non insegnerà alcunché a Raonic, così come Becker non ha insegnato nulla a Djokovic, ma aggiungerà esperienza e consigli ad alcune situazioni che si verificano in campo, dove l’esperienza del campione a livello emotivo fa nettamente la differenza. E poi guardarlo nel proprio angolo è uno stimolo in più. Questi campioni giocavano un altro tennis, specialmente McEnroe, un tennis oggi improponibile. Ricordo gli ultimi anni dell’americano nel circuito: seguiva il servizio a rete e veniva bucato praticamente da tutti: rispondere a questi servizi era diventato fin troppo facile anche per il numero 50 del mondo. Di Raonic abbiamo già scritto e nel breve potrebbe fare risultato: ricordiamo che all’Open d’Australia conduceva due set a uno contro Murray prima di infortunarsi. A Parigi le condizioni lentissime di gioco per via della pioggia non l’hanno agevolato. Sull’erba sicuramente arriverà fra i piazzati. A limitarlo, al solito, sarà la sua mobilità in campo e la fase di contrattacco, dove oggi è ancora molto deficitario.

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Il problema degli infortuni, specie quando si è sopra i 30 anni, è che tolgono fiducia nei propri mezzi. Generano insicurezza a livello mentale, e questo si nota in campo, specie dall’altra parte della rete. Difatti, Roger gioca ancora più da fondo campo rispetto alla “cura” Edberg del 2014 e 2015 (ricordate la SABR?). Credo sia più un fattore mentale, non si sente più in grado di giocare di mezzo volo da fondo campo e prendere la rete mettendo pressione all’avversario. Lo svizzero è tornato a palleggiare da fondo campo, e così i suoi antagonisti, i Murray, i Djokovic, giocano in confort zone. Quindi non credo al colpo di coda di Roger, anche perché Djokovic lo ha battuto nel 2014 e nel 2015 quando Roger stava giocando al top dal 2012, l’ultimo suo anno buono.

 



Arriva malino, con poca fiducia, poche partite sulle gambe e troppi dubbi. E per un quasi trentacinquenne la mente sgombra prima di uno Slam è fondamentale. Per questo ha pochissime chance, quasi nulle, contro i primi due e ne ha poche pure contro tennisti

come Raonic. Poi si sa, nel 2012 lo svizzero giocò con la schiena malandata sia gli ottavi che i quarti e poi tra semifinale e finale giocò un tennis ai limiti della perfezione. Ma era quattro anni fa e le condizioni psicologiche e fisiche erano completamente diverse. Dopo aver perso con Zverev ha detto di essere felice di essere riuscito a giocare due tornei consecutivi e che ne ha tratto indicazioni positive perché ora sa su cosa c’è bisogno di lavorare. Per me per arrivare in semifinale ha bisogno di un tabellone fortunato e poi da lì in poi andrà come andrà. Ma non vincerà.

 



Ha anche detto che le due sconfitte con Thiem e Zverev erano “evitabili”, ma in ogni caso credo che la quota di Federer vincitore del torneo quest’anno sarà decisamente più alta rispetto agli scorsi anni. Credo però che tutto si potrebbe riaprire qualora qualcuno nei primi turni possa fare lo scherzetto a Djokovic (vedere occasione mancata allo US Open 2014): quando i top player affrontano i primi turni degli Slam la concentrazione non sempre è al 100% e una giornata storta su erba si paga molto più a caro prezzo che sulle altre superfici. La mia è più una speranza che altro (non si può vedere Djokovic passeggiare su tutti i tornei, basta veramente) ma se veramente Nole dovesse cedere a qualche underdog tutto può essere possibile anche per Federer. Che comunque anche io ho visto malino: scarsa brillantezza atletica e conseguenti pochi serve and volley e numerose stecche di rovescio - sua cartina di tornasole generalmente - che dopo il cambio dell’attrezzo da inizio 2014 si erano ridotte fin quasi ad annullarsi. Però non sempre la proprietà transitiva dei valori (in questo caso riferita alla differenza di livello con gli scorsi anni) prevale.

 

https://www.youtube.com/watch?v=wO3JKiJNtPQ

Un Federer da conservare in cantina.


 



C’è però da dire che il sorteggio lo ha aiutato non poco. Prima dei quarti l’avversario più complicato rischia di essere addirittura Dolgopolov. Poi forse Nishikori, forse addirittura Gilles Muller, in grande condizione di recente. Credo sia difficile che Federer perda contro un avversario davvero inferiore a lui sull’erba di Wimbledon. Non ha possibilità di vincere, ma non mi aspetto brutte figure sotto forma di eliminazioni precoci.

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Florian Mayer! E chi sennò? Il modo in cui ha scherzato i due ragazzi terribili (Thiem e Zverev) è stato straordinario e non va dimenticato che a Stoccarda ha perso contro Federer soltanto in due tie-break dopo aver battuto Troicki e Berrer, ma ne riparleremo. Stakhovsky come sempre salta fuori nella stagione su erba e se non si fosse fatto male ad Halle avrebbe forse battuto Goffin. Attenzione a Nicolas Mahut, che ha vinto a s’Hertogenbosch, ha perso con Murray al Queen’s in due tie-break (era avanti di un break nel secondo set) e sull’erba è sempre una mina vagante anche in considerazione delle sue abilità da doppista e quindi nei colpi di inizio gioco (e ovviamente anche a rete). Brown che batte Ramos (quartofinalista al Roland Garros) ad Halle non è una sorpresa, Baghdatis che sempre ad Halle elimina Berdych non era così inimmaginabile (anche perché il ceco ha giocato due bruttissimi tie-break): il cipriota pare molto asciugato fisicamente e dopo la finale a Dubai potrebbe essere di nuovo competitivo sulle superfici molto veloci in virtù del suo timing sulla palla. Mi ha molto convinto Kyle Edmund che ritenevo un giocatore più da terra battuta (in Davis sul rosso ha dominato Goffin nei primi due set come solo un top 10 navigato) ma che, nonostante le aperture ampie soprattutto di dritto, potrebbe essere molto abituato all’erba in virtù del suo passaporto: l’ho visto al Queen’s contro Simon (con cui ha vinto) e sembrava proprio a suo agio. E l’età (‘95) è dalla sua.

 



Il problema principale per tutti questi giocatori che aspettano giugno per mettersi in mostra sull’erba, è che a Wimbledon si gioca al meglio dei 5 set. Kevin Anderson, giusto per fare un esempio, giocò benissimo lo scorso anno contro Djokovic ma nonostante un vantaggio di due set non riuscì a chiudere, pur avendo chance sia nel quarto che nel quinto set. Sulla lunga distanza, il carisma del campione viene fuori, salvo che non si giochi in giornata di grazia (Brown su Nadal o Sthakovsky su Federer) con annessa complicità dell’avversario. In definitiva: i vari Mayer, Brown, Stakhovsky, Mahut (che non meritava di perdere contro Murray al Queen’s) hanno giocato bene e sono avversari da evitare, specie al primo turno, quando l’erba è ancora tale. Ma per fare il botto serve comunque un miracolo.

 



Sarebbe bellissimo se Florian Mayer riuscisse ad arrivare un’altra volta nei quarti dopo il 2004 - quando aveva vent’anni - e il 2012. Ma è più realistico sperare in un terzo turno, sperando che il tabellone non si accanisca su di lui. Comunque sia non c’è dubbio che Flo abbia giocato il tennis più spettacolare di questa breve parentesi prima di Wimbledon. Battere Thiem e Zverev sta già diventando un’impresa per pochi: Mayer è stato bravissimo ad approfittare di circostanze favorevoli (la stanchezza di Thiem, la fragilità dei nervi di Zverev oltre al ritiro di Nishikori nel secondo turno) ma anche della propria indiscutibile classe, che sull’erba conta forse qualcosa in più rispetto alle altre superfici. Negli altri tornei non si sono visti nomi nuovi, nemmeno tra le potenziali sorprese perché Mahut, Baghdatis e Muller è gente con un curriculum più che discreto sull’erba. Se devo tirar fuori un nome hipster dico Pierre-Hugues Herbert, che gioca un tennis molto divertente e in doppio con Mahut sta facendo molto bene (quest’anno hanno già vinto quattro tornei, tra cui il Queen’s la scorsa settimana). A Wimbledon ha passato le qualificazioni sia nel 2014 che nel 2015 mentre quest’anno sarà nel main draw. Però ha giocato un solo torneo (Stoccarda) ed è stato eliminato subito, anche se perdere con Kohlschreiber non è certo così grave.

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Qualcuno su Twitter, durante le finali del Queen’s e di Halle, ha scritto: «Guardate Zverev e poi guardate Murray. Ecco come sarà Zverev tra quattro anni». In effetti Zverev, che ha solo 19 anni, fa già impressione dal punto di vista fisico perché è alto quasi due metri e si muove con una velocità e una leggerezza impressionanti. Da questo punto di vista - e non solo - ricorda proprio lo scozzese, pure lui parecchio alto, anche se non quanto Alexander.

 

Il miglior rovescio in back del circuito, quello di Federer, gli ha fatto il solletico: lui si piegava senza nemmeno faticare e rispondeva con delle catenate di rovescio che hanno fatto ammattire lo svizzero, costretto spesso e volentieri a colpire in posizione precaria per tenere il ritmo indiavolato del ragazzino. Il problema di Zverev, e questo è un altro punto in comune con Murray, è la costanza: contro Federer è rimasto concentrato dal primo all’ultimo minuto (più o meno, diciamo), contro Mayer è entrato e uscito dalla partita ed è stato ad un punto dal prendersi un 6-2 6-4. Poi si è scosso, ha fatto quasi girare la partita ma alla fine si è addormentato nel sesto game del terzo set, che ovviamente gli è costato la partita. Non te lo puoi permettere con Florian Mayer, figuriamoci con quelli più forti. Sarà numero 24 a Londra e questo vuol dire che al terzo turno eviterà uno dei primi otto: ha buonissime chance di arrivare al Manic Monday, ma per arrivare più avanti serve un tabellone favorevole. Per giocarsela con i big manca ancora qualcosa.

 



Per rispondere a una delle domande: non credo che l’erba sia la sua superficie naturale. Zverev fa fatica a rispondere agli slice sul suo dritto e in generale il dritto ha un movimento troppo ampio e lento. In compenso ha già un rovescio da top 5 e un servizio che su erba gli dà possibilità di comandare praticamente sempre. Giustamente, come dice Daniele, molto dipenderà dal sorteggio ma di sicuro Zverev è uno che nessuno vorrebbe avere accoppiato in tabellone, su qualsiasi superficie.

 

https://www.youtube.com/watch?v=kbPQylaKPqs

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Si è parlato molto del cambio della semina e del taglio dell’erba prima dell’edizione di Wimbledon 2002 e i dettagli più approfonditi li lascio a un botanico. L’erba è sicuramente cambiata nel corso degli anni (nel 2012 ricordo a Wimbledon alcune partite proseguite con poche gocce di pioggia, in passato una sola goccia era sufficiente a sospendere tutto) ma non così tanto come si sbandiera e credo che i giocatori oggi siano più completi e quindi in grado di giocare bene ovunque. Detto questo, da anni si sosteneva la necessità di un’ulteriore settimana per non costringere i finalisti del Roland Garros a scendere subito in campo su una superficie completamente diversa. Credo che in generale il tennis stia riscoprendo l’erba, che fino a dieci anni fa sembrava obsoleta o addirittura pericolosa, e da più parti si invoca un Master 1000 su questa superficie.

 



Anche se l’erba non è più verde come all’epoca, giugno è un mese che offre un tennis leggermente diverso. La settimana in più fra il Roland Garros e Wimbledon altro non fa che favorire i campioni, che possono prepararsi al meglio: Djokovic, infatti, non ha giocato tornei, a differenza di Murray e Federer, giusto per citarne due. Non è solo il taglio dell’erba (oltre al cambio di semina), passato nel 200o da 4 a 8 millimetri, ad aver rallentato il gioco; anche le palle sono state leggermente ingrandite e depressurizzate, questo perché, ad un certo punto, il servizio era una discriminante troppo grande rispetto agli altri colpo del gioco su una superficie così veloce. Che oggi, invece, consente a tutti di giocare sull’erba. Nadal, con la sua impostazione tecnica, specie con il diritto, difficilmente avrebbe potuto vincere Wimbledon con le condizioni di gioco degli anni ‘90, quando ad esempio anche giocatori della top 3 come Thomas Muster disertavano il torneo perché tecnicamente non adatti. L’erba di oggi, in definitiva, è solo una superficie un po’ più veloce delle altre, una sorta di tappeto indoor molto veloce e, quindi, giocabile per tutti.

 



Verissimo. Aggiungo anche che i punti ideali d’impatto (sweetspot) sulle corde sono aumentati negli anni, in parallelo con la grandezza degli ovali delle racchette, e questo consente di rispondere più facilmente, limitando ulteriormente l’incidenza del servizio su erba che a fine anni ‘90 era diventata drammaticamente dominante.

 



Secondo me è ingiusto che l’erba non abbia nemmeno un Master 1000 e che si assegnino così tanti punti sul cemento. È anche vero che servono tanti soldi per mantenere i campi in erba e al momento non ci sono seri candidati per avanzare qualche seria candidatura. Halle sembra il torneo più indicato, ma ha bisogno di qualche campo periferico in più. Il centrale da 12.500 posti - più di quello del Foro Italico, per dire - con il tetto retrattile è però un gioiellino e meriterebbe partite di altissimo livello. Bisognerebbe modificare il calendario, poi, e insomma sembrano un progetto molto complicato attualmente. Ma le cose nel tennis cambiano in fretta e chissà che tra un paio d’anni non si cominci a parlarne seriamente, anche perché l’attuale sistema del circuito ATP (che suddivide i tornei in ATP 250, ATP 500 e ATP Masters 1000) è impostato fino al 2018. Insomma, secondo me il circuito sta ridando un po’ di spazio all’erba e per me è decisamente meglio così.

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Sono il primo ad essere sorpreso degli exploit di Thiem su erba in queste due settimane in considerazione delle sue caratteristiche tecniche. Bisogna dire secondo me alcune cose: è vero che Thiem predilige spesso il servizio in kick che è letale sulla terra e molto meno su erba, ma quando decide di spingere piatto l’austriaco serve veramente forte anche in virtù dell’inarcamento della schiena (e qui vale la pena porsi la domanda su eventuali problemi di longevità). Ho visto Thiem attentamente in queste due settimane e, oltre a comandare spesso col servizio (e l’erba accentua questo aspetto), dà l’impressione che le aperture ampie che ha non gli diano in realtà problemi (soprattutto sul dritto, dove l’apertura la completa praticamente sempre) grazie a una grande velocità di braccio e a un timing eccezionale sulla palla che gli consentono di non perdere troppa confidenza con i colpi. Non è un caso poi che l’erba a volte premia i giocatori con il rovescio ad una mano per la loro abitudine a giocare il back staccando la mano (ricordo le semifinali ad Halle 2013 con quattro giocatori con il rovescio a una mano). Magari sui suoi risultati ha influito anche la spinta-extra della fiducia accumulata dalle tantissime vittorie importanti su terra.

 

Un aspetto interessante e fondamentale nel gioco sull’erba è la risposta: ci si poteva aspettare che Thiem andasse in crisi con la risposta in anticipo per via delle sue aperture, soprattutto sul rovescio. L’austriaco a Stoccarda ha vinto il torneo rispondendo sempre in avanti, anche sulle seconde e con entrambi i fondamentali, accorciando la preparazione e mostrando un timing eccezionale.

 



 

Ad Halle invece Thiem è ritornato più sui suoi standard abituali (come si vede dalla grafica in basso riferita all’intero torneo di Indian Wells, con ben 9 metri di differenza tra le due diverse risposte), alternando risposte d’impatto ad altre con la palla in fase discendente e lontano dalla riga di fondo. Sull’erba però non è una soluzione molto praticabile perché si perde subito molto campo che poi difficilmente si recupera: probabilmente Thiem a Wimbledon insisterà nel cercare la palla avanti.

 




 



Semplicemente, Thiem ha un’ottima capacità di adattamento. Ha un gioco di gambe che gli consente di avere appoggi solidi su tutte le superfici, e lui sfrutta questa qualità anche sull’erba, dove gli appoggi sono più importanti che altrove. Le sue ampie preparazioni, quelle che gli consentono di dare forza alla palla esattamente come Wawrinka, sono sostituite sull’erba da mezzi movimenti, specie con il rovescio, che non gli fanno perdere troppo campo. Quando ha tempo, Thiem carica comunque i colpi da fondo campo. L’austriaco ha poi una seconda palla fra le migliori del circuito (molto meglio di quella di Murray, uno che ha vinto Wimbledon, per dire) e una prima che, se vuole, sta di molto sopra i 200Km/h. E poi, sotto rete, sa il fatto suo. Quindi: Thiem è un giocatore da erba? No. Thiem si adatta bene sull’erba? Sì, perché è un giocatore intelligente e giocherebbe bene anche sul vetro.

 



Per me Thiem è il giocatore che più assomiglia al prototipo Nadal. Non tanto nello stile di gioco, ma nell’intelligenza tattica e conseguentemente nell’adattarsi alle superfici. L’anno scorso sull’erba aveva faticato parecchio per via dei motivi di cui parla Federico, quest’anno nei due tornei che ha giocato ha vinto sette partite su otto, arrivando troppo stanco contro Florian Mayer per giocarsela. Il suo unico problema sembra la programmazione, altro che le superfici: dopo una lunga stagione sulla terra battuta (oltre ai classici Montecarlo, Madrid, Roma e Roland Garros ha giocato anche a Monaco e Nizza) ha deciso di iscriversi ad entrambi i tornei su erba in Germania, anche se Stoccarda non gli avrebbe portato nessun punto per il ranking. E subito dopo aver perso con Mayer ad Halle è volato a Maiorca per giocare un’esibizione contro Feliciano Lopez. Federer ha detto che i giocatori giovani come lui devono essere in grado di giocare tanti tornei consecutivamente, ma a me pare che Thiem stia spingendo troppo. Lui sostiene che a Wimbledon non sarebbe deluso da un terzo turno e detto da lui che è il numero 8 del tabellone fa un po’ impressione: che si sia reso conto di aver giocato troppo?

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Il talento non muore mai: i Mayer e i Baghdatis, quando il fisico gli consente di esprimersi con continuità, danno spettacolo e vincono pure. C’è  da verificare la tenuta al meglio dei 5 set, ma sempre meglio evitare questi giocatori capace di colpire di piatto e fare le volée anche quando c’è da colpire sotto il livello della rete, rischiando insomma.

 

Il cipriota, poi, ha fatto il punto dell’anno sull’erba:

 

https://www.youtube.com/watch?v=VWoZJwkwdiA

 

Anzi no: Youzhny il giorno dopo ha rilanciato così:

https://www.youtube.com/watch?v=wv6Mxsy51Kw&feature=youtu.be

 



Florian Mayer è un’esperienza religiosa. Ogni singola cellula di questo tennista trabocca talento e anche se è rimasto fuori un paio d’anni non c’era nessun dubbio che sarebbe tornato a insegnare come si gioca il tennis sull’erba. Solo gli infedeli potevano pensare che una divinità come lui potesse morire.

 



Rimango comunque dell’idea che Florian Mayer abbia disputato la settimana-della-vita-stile-Ljubicic-Indian Wells-2010, pur restando un giocatore che per caratteristiche tecniche è pericolosissimo su erba. Non ha una palla pesante (e su erba non ce n’è molto bisogno) ma con il rovescio può cambiare ritmo e soluzioni in qualsiasi momento. Il back e le palle corte sono brutti stilisticamente se eseguiti a due mani ma proprio per questo restano molto più difficili da leggere per l’avversario.

 



Il tennis di Mayer è così non ortodosso, la sua palla ha una consistenza così diversa da quella degli altri tennisti, che spesso i suoi avversari non riescono a gestirlo. Quasi tutti i tennisti oggi hanno bisogno di colpire molto per entrare in confidenza, Mayer è proprio il tennista che ti costringe a giocare sempre sotto la soglia della confidenza.

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Gioca, povero lui, con un rovescio da seconda categoria. Il backspin di rovescio non consente, a questi livelli, di essere competitivo, e quindi Juan Martin altro non può che recitare il ruolo di nobile decaduto nel circuito del tennis. Non credo che tornerà mai ai suoi livelli, anche perché il polso continua a procurargli dolore e quindi a costringerlo a pause fra tornei.

 



Di Del Potro si possono dire tante cose, di sicuro non che abbia una forza di volontà impressionante. Tuttavia sono d’accordo con Claudio: quel back di rovescio fa tenerezza e quando ripensi alle sassate che sapeva tirare anche dalla parte sinistra non puoi che sentire una stretta al cuore. Uno come del Potro dovrebbe avere l’ambizione di giocarsela per il titolo - tre anni fa era ad un set dalla finale, per dire - ma attualmente l’unica speranza è un sorteggio favorevole. Con tre tennisti su 127 la strada è sbarrata, con gli altri 124 può sempre succedere qualcosa perché parliamo comunque di del Potro: ma insomma, se passa il terzo turno sarà un mezzo miracolo. Ha battuto Dimitrov e Simon a Stoccarda mentre al Queen’s ha perso subito con Isner. Meglio non aspettarsi troppo da del Potro: cercherà più che altro di dar fastidio alle teste di serie nei primi turni (c’è un possibile Wawrinka al secondo, per esempio).

 



Credo però che proprio sull’erba il back di rovescio trovi terreno più fertile, quindi se c’è una possibilità che Del Potro possa essere sufficientemente competitivo dal lato sinistro è proprio sull’erba. Considerando che con il servizio riuscirà molto spesso a comandare il gioco - e quindi a spostarsi sul dritto spesso e volentieri - non lo darei per spacciato contro nessuno, specialmente nei primi turni. Soprattutto perché, nonostante il tempo che nel frattempo è trascorso e le circostanze che sono cambiate, Del Potro è comunque uno che sa come si vince uno Slam..

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Chi può realmente battere Djokovic a Wimbledon? Serve un giocatore in giornata di grazia, serve l’audacia del folle unita alla solidità del campione. In soldoni: serve il Cilic degli US Open 2014. A meno che il serbo non si batta da solo, ipotesi a cui non credo, perché a Parigi ha dimostrato di gestire benissimo la pressione. Vincere Wimbledon, per lui, è più facile che vincere al Roland Garros.

 



Penso non vincerà Wimbledon, perché è normale che dopo tante vittorie si molli un po’. L’anno scorso arrivava a Londra dopo l’ennesima delusione parigina e come l’anno prima è stato bravissimo a sfruttare quella rabbia per vincere il titolo. Secondo me quest’anno arriverà molto più scarico mentalmente e non troverà la chiave per battere l’Anderson di turno (che io mi auguro sia uno tra Kyrgios o Tomic) come gli è capitato molto spesso recentemente.

 



Djokovic è il logico favorito, Federer è calato dalle scorse stagioni e l’unico che IN LINEA TEORICA potrebbe dargli fastidio è un Murray al 100%. In realtà le insidie su erba sono molteplici e ne sa qualcosa Anderson ch

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