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Emanuele Mongiardo
Guida alla Svizzera
13 Jun 2024
13 Jun 2024
La squadra di Yakin arriva all'Europeo piena di ottimi giocatori, ma con delle incognite in attacco.
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Emanuele Mongiardo
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IMAGO / Ulmer/Teamfoto
(foto) IMAGO / Ulmer/Teamfoto
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Con Euro 2024 la Svizzera potrà dire di aver preso parte a tutte le grandi manifestazioni degli ultimi vent’anni tranne Euro 2012. La Nazionale elvetica è una delle più solide che ci siano nel panorama europeo, ma questa volta ha dovuto patire parecchio prima di qualificarsi. Eppure le premesse erano buone: inserita in un gruppo con avversari abbordabili come Bielorussia, Kosovo e Andorra, le rivali più temibili per la qualificazione erano Romania e Israele, due Nazionali di livello inferiore. Tuttavia alla fine la squadra di Murat Yakin si è qualificata da seconda, alla penultima giornata. Non è il risultato in sé a deludere, quanto il percorso: su dieci partite la Svizzera ne ha vinte solo quattro; non è mai riuscita a battere la Romania – e, anzi, è uscita sconfitta da Bucarest – non è mai riuscita a battere il Kosovo e in casa, contro la Bielorussia, ha evitato solo al 90’ una clamorosa sconfitta. Che non sia nel suo miglior momento, lo dice il girone di qualificazione, ma anche gli acciacchi e lo stato di forma di alcuni dei suoi calciatori più importanti. Djibril Sow, centrocampista del Siviglia, salterà gli Europei a causa di una frattura del piede. L’ex juventino Zakaria non ha potuto partecipare alle ultime due amichevoli per un infortunio alla coscia e si sta allenando a parte. Anche il suo sostituto, Zuber, si è infortunato e probabilmente non ci sarà all’esordio contro l’Ungheria. In attacco, il reparto più problematico, Okafor viene da un’annata da riserva del Milan – Yakin si è lamentato del suo scarso impiego dicendo che «è importante giocare, soprattutto per un attaccante, e il suo minutaggio non è certo ottimale». Il vero guaio, però, è che Breel Embolo, tra i migliori della Svizzera agli ultimi Mondiali, ha saltato quasi tutta la stagione per un infortunio al crociato; è rientrato solo a fine aprile e ciò vuol dire che quest’anno, in totale, ha disputato appena 181’. Embolo, però, è il giocatore di livello più alto della Svizzera, ecco perché Yakin lo ha aspettato fino all’ultimo. In generale, il clima non sembra serenissimo intorno alla Nazionale elvetica. La Federazione si è lamentata con la UEFA per lo stato dei campi d’allenamento. Il CT, poi, ha la paranoia delle spie. Accanto alla struttura in cui la Svizzera si sta preparando, sorge la SWR Television Tower, una torre alta oltre duecento metri dove chiunque può salire per godersi il panorama di Stoccarda: incluso il campo d’allenamento svizzero, motivo per cui, per volere della Federazione, nella zona della torre da cui è possibile osservare il Gazi Stadium – il centro che ospita Shaqiri e compagni – è stato interdetto l’accesso ai turisti. Una cattiva notizia se vi trovate a Stoccarda vi piacerebbe osservare dall’alto la città. Come gioca la Svizzera Visti i risultati del girone di qualificazione, Yakin ha pensato che fosse opportuno cambiare qualcosa. Nel percorso verso la Germania, la Svizzera era solita scendere in campo con un 4-3-3. Si trattava di una squadra ambiziosa, che voleva costruire alzando tanti uomini sopra la linea della palla. Perso il possesso, l’idea era di riaggredire ed eventualmente pressare alto, visto anche il basso livello degli avversari (terzo PPDA più basso di tutte le qualificazioni europee, 7,38; è possibile però che contro squadre più forti abbassi un po’ il baricentro, come si è visto in casa della Danimarca a marzo). In un sistema così aggressivo, la difesa doveva lasciarsi tanto campo alle spalle. Ad eccezione di Akanji, però, tutti i centrali svizzeri soffrono nel correre all’indietro e nel difendere la profondità. Se la Svizzera perdeva il possesso con tanti uomini sopra la linea della palla (ad esempio a seguito di un cross sbagliato), allora rischiava di prestare il fianco al contropiede. È questo il motivo principale per cui è stata la squadra ad aver subito più gol (11) tra quelle che si sono qualificate direttamente agli Europei. Così, per ottenere maggior protezione, negli ultimi mesi Yakin è passato alla difesa alla difesa a tre. La presenza di un centrale in più, infatti, permette di controllare meglio le transizioni difensive. Il cambio di sistema permette inoltre di far partire da terzo centrale Ricardo Rodríguez, aggiungendo ulteriore qualità alla prima costruzione. Al centro gioca Akanji, chiamato da quella posizione a coprire le spalle dei compagni di reparto con la sua velocità. Da terzo di destra, invece, dovrebbe agire uno tra Schär ed Elvedi, entrambi difensori macchinosi. Gli esterni a tutta fascia sono Ndoye del Bologna a sinistra e l’ex Udinese Widmer a destra. In mezzo, tra centrocampisti e attaccanti, lo schieramento diventa più fluido, motivo per cui è inutile stare a discutere se la Svizzera giochi col 3-4-2-1 o col 3-5-2. A centrocampo i due sicuri del posto sono Xhaka e Freuler. A marzo, contro la Danimarca, vicino a loro c’era Zakaria da mezzala sinistra, con Vargas e Okafor in attacco. Come detto, però, Zakaria si è fatto male, così qualche giorno fa contro l’Austria il suo posto l’ha preso un trequartista come Zuber. Che giochi Zuber o Zakaria, in ogni caso, il modo di occupare il campo non cambia (cambiano, al massimo, le caratteristiche, visto che Zakaria è più incursore e non ama ricevere di spalle). Xhaka resta alla base della giocata, per farsi dare palla dai difensori. Freuler può decidere di rimanere più vicino a lui e quindi determinare la costruzione 3+2. Più avanti, Vargas si piazza sul centro destra, mentre Zakaria (o Zuber se c’è lui) occupa il corridoio intermedio di sinistro.

In alternativa, Xhaka può rimanere da solo davanti ai difensori, con Freuler che si alza, Zakaria (o Zuber) che rimane sul centrosinistra e Vargas o la punta che vengono incontro per partecipare al palleggio, formando una sorta di rombo.

Il principio dietro questa disposizione è chiaro: occupare tutti i corridoi verticali del campo, da paradigma del gioco di posizione, con due riferimenti fissi in ampiezza (Ndoye e Widmer) e tutti gli altri all’interno. Per il resto, la Svizzera insiste col possesso basso per attrarre gli avversari e trovare gli uomini dietro le linee di pressione. Xhaka, con la sua qualità, è il giocatore più importante in questo senso. Quando la Svizzera imposta 3+1 e il centrocampista del Bayer Leverkusen rimane da solo davanti alla difesa, Akanji da dietro può decidere di alzarsi per dargli una linea di passaggio.

Consolidato il primo possesso, l’obiettivo della Svizzera è pescare gli uomini alle spalle del centrocampo avversario, che si tratti di Vargas, di Zakaria o del centravanti che si abbassa. Innescati i giocatori tra le linee, spesso questi cercano l’apertura per Ndoye largo a sinistra, che così può sfidare il terzino col suo dribbling. Nel frattempo il resto dei compagni occupa l’area per il cross, compreso Widmer sul secondo palo. È un modo fruttuoso di attaccare perché la Svizzera produce molto (secondo miglior dato per npxG nel girone di qualificazione, 20,01, inferiore solo al Portogallo; anche qui, però, bisogna rapportare la statistica al basso livello degli avversari e al girone con una squadra in più). Il problema, allora, è la scarsa qualità in finalizzazione: da quei 20,01 npxG sono arrivati appena 21 gol senza rigori. I pareggi contro Romania e Bielorussia avrebbero potuto essere vittorie rotonde se la Svizzera non avesse sprecato l’impossibile. Qui si apre un’altra questione, quella relativa al centravanti. Con un Embolo a pieno regime non ci sarebbero stati dubbi su chi dovesse essere la punta. L’infortunio da cui rientra, però, getta ombre sull’attaccante del Monaco. Al suo posto Yakin aveva spesso usato Okafor come punta, ma il suo minutaggio nel Milan lo ha penalizzato in vista degli Europei. Da falso nove ha agito anche Rubén Vargas. Una soluzione più tradizionale potrebbe essere Amdouni, reduce dalla retrocessione con il Burnley e da una stagione da 5 gol in 34 partite di Premier League: non proprio una garanzia in termini di finalizzazione, anche se c’è da dire che Amdouni è il più affidabile per quanto riguarda il contributo spalle alla porta. Quella dell’attaccante, quindi, è la questione più spinosa da risolvere per Yakin. I giocatori chiave Da tradizione, la stella della Svizzera negli ultimi dieci anni è sempre stata Xherdan Shaqiri. Il buen retiro in MLS, però, ha fatto retrocedere l’ex interista nelle gerarchie di Yakin. Shaqiri rimane l’unico della Svizzera a poter risolvere le partite con una giocata, ma è verosimile che non parta titolare. Il punto di riferimento della Svizzera, allora, sarà Granit Xhaka. Al mediano di origini kosovare sembrava sempre mancare qualcosa per essere considerato un grande regista. Quest’anno, nel Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, il numero dieci della Svizzera è stato uno dei migliori d’Europa nel suo ruolo. In una squadra che punta così tanto su una costruzione ordinata e sul fatto di giocare attraverso la pressione degli avversari, le qualità da regista di Xhaka dovranno fare la differenza. Xhaka si incarica di ricevere in situazioni pericolose, spesso spalle alla porta. Col suo sinistro, poi, fornisce qualità sia sul lungo che sul corto, nei passaggi rasoterra come nei lanci: senza fuoriclasse sulla trequarti, la possibilità che sia lui a trasmettere il pallone in maniera pulita ai giocatori più avanzati sarà cruciale. Qualcuno, comunque, potrebbe obiettare che il giocatore di livello più alto sia Manuel Akanji, visto che parliamo di un titolare del Manchester City di Guardiola. L’ex Borussia Dortmund sta contribuendo a riscrivere la nozione di cosa possa fare un difensore nel calcio contemporaneo: magari non potrà sganciarsi in sovrapposizioni interne come con il City, ma la sua tecnica in conduzione e nei passaggi sarà decisiva quasi quanto quella di Xhaka in prima costruzione. Come detto, poi, trattandosi dell’unico difensore dotato di buon passo avrà l’onere di coprire la profondità alle spalle dei compagni di reparto. Dove può arrivare La consistenza della Svizzera negli ultimi vent’anni è testimoniata non solo dalle continue qualificazioni per Mondiali ed Europei, ma anche dal fatto che quasi sempre riesca a raggiungere gli ottavi di finale. Superato il girone, però, solo una volta dal 2004 ad oggi la Svizzera ha saputo accedere ad un quarto di finale: tre anni fa, dopo aver battuto la Francia ai rigori in una delle partite più incredibili della storia degli Europei. Gli ottavi sono un po’ le Colonne d’Ercole della Svizzera: in Qatar, dopo aver superato in maniera brillante il girone, gli elvetici si erano sciolti per 6-1 contro il Portogallo. La situazione per Yakin è scomoda, perché il girone con Germania, Ungheria e Scozia sembra agevole da superare, quindi gli ottavi sono l’obiettivo minimo, ma è vero pure che la Svizzera fatica sempre nelle eliminatorie (non solo contro avversari più forti, ma anche con quelli più deboli, come contro la Svezia nei Mondiali in Russia). I margini di miglioramento, insomma, sono risicati, soprattutto con una difesa così fragile nel proteggere lo spazio alle proprie spalle. Il talento per raggiungere di nuovo i quarti di finale, però, non manca e forse il fatto di arrivare per una volta in affanno agli Europei è un buon segno premonitore.

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