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Emanuele Atturo
Guida alla Scozia
06 giu 2021
06 giu 2021
La Nazionale da tifare se vi piace il calcio fisico.
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Emanuele Atturo
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È stata una partita nervosa, la pioggia scendeva fitta, la paura di sbagliare era troppa: le condizioni peggiori per giocare a calcio. Non era la serata dei grandi giocatori - Milinkovic-Savic, Dusan Tadic, Filip Kostic - ma per fortuna della Scozia i grandi giocatori erano tutti dalla parte della Serbia. Nello spareggio per la qualificazione agli Europei, con la differenza di valori tecnici fatta scomparire dalla tensione e dal campo pesante, il calcio è diventato brutto, aleatorio e quindi carico di dramma. Ryan Christie al 50’ avrebbe segnato il gol più importante della sua vita, se Luka Jovic non avesse pareggiato al ’90. Ma la Serbia non è riuscita a segnare nei supplementari e trascinare la Scozia ai rigori non è stata una buona idea. Gli scozzesi in quel modo ci avevano già eliminato Israele in semifinale. Al quinto rigore Aleksandr Mitrovic - che da poco era diventato il miglior marcatore della storia della Nazionale - ha sbagliato.


 

La Scozia si è così qualificata a un torneo internazionale per la prima volta da Francia 98, quando aveva esordito contro il Brasile di Ronaldo dando battaglia. Un’assenza lunga e triste, per una delle squadre che aveva rivoluzionato la preistoria del calcio, capendo una legge essenziale, cioè che passarsi la palla era meglio di provare a dribblare tutti. Un’intuizione che oggi non ci sembra tale, ma che secondo Jonathan Wilson dovrebbe permettere agli scozzesi di poter dire di aver inventato il calcio moderno. La lunga assenza aveva creato un sentimento di disamore attorno alla Nazionale, tanto che in diversi momenti storici i CT si sono lamentati dello scarso supporto popolare.


 

La Scozia, da parte sua, non è che riuscisse a giocare proprio per scaldare il cuore. Lungo il girone non aveva ottenuto risultati entusiasmanti: 5 vittorie e 5 sconfitte, 16 gol segnati, 1 solo più di Cipro. In un girone che conteneva il proibitivo Belgio, la più forte Russia, Kazakistan, Cipro e San Marino, la Scozia aveva esordito con una sconfitta contro il Kazakistan, ma dopo ha fatto il suo: si è qualificata per gli spareggi e lì ha eliminato una Serbia decisamente più accreditata con un po’ di fortuna. Il CT Steve Clarke aveva commentato «È stato un grande momento, 22 anni di dolore e miseria, gloriosi fallimenti e di altri fallimenti non così gloriosi».


 


Il video che dovete vedere se vi piacciono le lacrime di gioia e l’accento scozzese.


 

Come gioca?


La Scozia è una squadra con pochi giocatori di livello, ed è naturale che il CT, Steve Clark, abbia lavorato soprattutto per schierarli tutti. Il problema di avere due ottimi esterni sinistri bassi come Robertson e Tierney è stato risolto quindi passando alla difesa a tre, e schierando il giocatore dell’Arsenal da braccetto di sinistra. Un adattamento che finora ha assorbito piuttosto bene, dando una grande mano in fase di costruzione. Non che la Scozia sia una squadra che vuole costruire molto. Mentre i cugini inglesi hanno ormai completato la propria transizione verso un calcio più contemporaneo, che ha implementato gli strumenti del gioco di posizione, la Scozia prosegue la propria interpretazione britannica del calcio. Una squadra quindi con un’identità basata sull’atletismo, la verticalità e l’attitudine a esaltarsi nelle battaglie.


 

Queste sono le armi con cui contano di pareggiare il gap tecnico con le altre nazionali, e che hanno sfruttato al massimo nello spareggio contro la Serbia, e anche nella partita precedente di semifinale contro Israele. Anche in quell’occasione, contro un avversario non certo trascendentale, la Scozia aveva lasciato il pallone agli avversari il 58% del tempo. Steve Clark ha una rodata fama di allenatore di underdog, costruita soprattutto con un terzo posto ottenuto alla guida del Kilmarnock, e manderà in campo una squadra che cercherà il più possibile di imbruttire le partite e renderle alla propria portata. La difesa a 3, però, dà alla squadra una copertura non banale, e il coraggio per portare fasi di pressing anche piuttosto accese, che promettono di mettere in difficoltà le rudimentali costruzioni basse del calcio per nazionali. La Scozia, insomma, è una squadra di fatica, lanci lunghi e seconde palle, e che si affiderà per svoltare i momenti ai pochi talenti offensivi presenti in rosa. Il posto di centravanti sarà conteso da Ché Adams e Lyndon Dykes. Se il primo è più tecnico il secondo sembra uscito direttamente dalla Premier League degli anni ’80: testa rasata, salti a gomiti alti, piedi brutali. Attorno a loro si giocano il posto delle ali/seconde punte brave a portare palla e a cucire il gioco in modo dinamico, Ryan Christie e Ryan Fraser (Ryan a quanto pare è un nome piuttosto diffuso in Scozia).


 


Ecco un esempio delle complesse trame di gioco scozzesi. A suo modo eccitante.


 

È interessante la prima convocazione del centrocampista del Chelsea Billy Gilmour, un regista dal baricentro basso, il gioco a due tocchi e un grande primo controllo. A vederlo giocare pare un alieno rispetto ai suoi compagni: Xavi nel corpo di un personaggio di Trainspotting. Il CT Steve Clark lo ha richiamato alle sue responsabilità: «È ora che dimostri quanto è forte». Ma Gilmour, che ha giocato davvero poco finora tra i professionisti, è stato convocato soprattutto per gli infortuni di Jack e McLean ed è difficile possa avere un ruolo rilevante.


 

Se vi piacciono le Nazionali rispettose dei propri stereotipi, che interpretano il calcio in maniera spartana e senza troppe ambizioni. Se vi piacciono le squadre reazionarie, che lanciano lunghe e fanno la guerra, la Scozia è la squadra che dovreste tifare.


 

Chi va tenuto d'occhio?


A incarnare l’identità tattica della squadra i due centrocampisti chiave: Scott McTominay e John McGinn, che interpretano il ruolo del box-to-box in modi diversi ma complementari. McTominay solidissimo fisicamente fino al confine con la vera rigidità, McGinn iper-dinamico ed elastico, con una non banale propensione al dribbling in spazi stretti che gli ha fatto guadagnare il soprannome simpatico (e in parte canzonatorio) di McGinniesta. Vengono entrambi dalle migliori stagioni della carriera e il loro contributo sarà decisivo nel portare le partite della Scozia nel contesto preferito. Le qualità di entrambi sono così superiori a quelle dei compagni che hanno dovuto spesso disimpegnarsi in ruoli non propriamente loro. McTominay ha giocato talvolta da centrale destro della difesa a tre; McGinn giocherà in un ruolo ibrido tra la mezzala e il trequartista, per portare una qualità vitale in zona di rifinitura per una squadra, come potete immaginare, non esattamente estrosa.


 

Ha dei punti deboli?


Avrete capito che stiamo parlando di una delle squadre meno tecniche dell’Europeo. La povertà di mezzi si riflette su diverse problematiche tattiche. La Scozia ha pochissimo controllo del gioco, e l’unica arma è quella di portare quindi le partite fuori controllo e nel caos. Più il livello tecnico è alto, però, e meno ci riesce: contro il Belgio è stato un massacro nelle qualificazioni (7 gol subiti e zero segnati tra andata e ritorno). La Scozia è anche tra le squadre qualificate ad aver segnato meno nel cammino a Euro 2020, soprattutto a causa di una grave mancanza di talento in zona di rifinitura e creazione del gioco. Il giocatore più creativo della squadra, probabilmente, è Andrew Robertson; ma stiamo parlando di un terzino la cui influenza sulla squadra è limitata da questioni di spazio. Si cerca un eroe inatteso.


 

Dove può arrivare?


Gli ultimi europei hanno dimostrato che squadre molto fisiche, con un impianto di gioco brutale e demodé, possono funzionare. Sono passati cinque anni, e vedremo quanto è cambiato il calcio e se quello per Nazionali ha ridotto il gap con l’organizzazione che vediamo ogni tre giorni nelle partite fra club. La Scozia è la peggiore Nazionale del girone e il suo obiettivo realistico, allora, potrebbe essere ottenere un risultato prestigioso contro l’Inghilterra, in una delle partite politicamente più intense che vedremo agli Europei. C’è un però: la partita d’esordio, sempre piuttosto decisiva per la qualificazione, la Scozia la gioca contro la Repubblica Ceca. Una Nazionale contro cui si trova piuttosto bene, e che ha battuto già due volte di recente in Nations League. Una vittoria nella prima gara cambierebbe del tutto le prospettive.


 

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