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Emiliano Battazzi
Guida alla Fiorentina 15/16
27 Aug 2015
27 Aug 2015
Nove domande a un tifoso fiorentino e a due osservatori esterni per provare a inquadrare la nuova stagione dei viola.
(di)
Emiliano Battazzi
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Non credo sia migliorata in senso stretto: è difficile rimpiazzare uno come Salah, ma anche sostituire Neto, Savic e anche altri che comunque davano una certa ampiezza alla rosa dei viola. Però ci sono stati degli acquisti intelligenti e funzionali all’idea di gioco del nuovo allenatore, Paulo Sousa. Insomma, la rosa mi sembra adeguata, non vedo un peggioramento, ma solo un cambiamento verso uno stile di gioco diverso. E c’è da pensare anche alla valorizzazione di Babacar e Bernardeschi, due che nella scorsa stagione hanno giocato poco (soprattutto il secondo, con solo 384 minuti tra tutte le competizioni) ma che quest’anno non saranno solo di contorno. In porta poi con Tatarusanu e Sepe mi sembra che il ruolo sia coperto. La Fiorentina ha chiuso un ciclo e aveva bisogno di cambiare: l’ha fatto con intelligenza, anche se ha sbagliato qualche colpo (la storia di Milinkovic-Savic è

).

 



Togliamoci questo dente: la rosa è peggiorata, e non di poco. Un anno fa c’erano Cuadrado, Savic, Pizarro, Neto, Mario Gómez, Aquilani, Vargas, Richards, Kurtic e mettiamoci pure Lazzari, El Hamdaoui e la metà di De Silvestri. A metà stagione era andato via Cuadrado, ma era arrivato Salah, assieme a Diamanti, Gilardino e Rosi. Da chi sono state sostituite tutte queste partenze? Sepe per Neto, Astori per Savic—giocatori sulla carta inferiori—Kalinic davanti, attaccante valutato un sesto di Bacca e un ottavo di Dybala, e Mario Suárez a centrocampo come parziale contropartita della cessione del più quotato Savic. Sull’esterno destro di difesa, ruolo in cui la Fiorentina soffre da anni e per il quale si erano fatti grandi nomi, il quasi sconosciuto Gilberto a 2 milioni di euro. Nessun sostituto per Cuadrado/Salah—ricordiamo che per Cuadrado la Fiorentina aveva ottenuto 33 milioni più il prestito di Salah—nessun sostituto per tutti gli altri. Sono rientrati un paio di prestiti, Vecino e Roncaglia, che dovevano essere subito ceduti, ma che visto il poco incisivo mercato in entrata rischiano di rimanere. Quindi è molto semplice: a livello di rosa la Fiorentina è peggiorata, e di molto.

 



Quando si perdono tre giocatori come Salah, Savic e Neto senza rimpiazzarli con elementi di pari valore non si può dire che la rosa sia migliorata. C’è forse la sensazione di un ridimensionamento, ma il lavoro per rendere la rosa bilanciata e adatta ai dettami di Sousa potrebbe risultare migliore che dare al tecnico portoghese un nuovo Mario Gómez da dover mettere in campo. La rosa potrebbe quindi alla fine risultare allo stesso livello dello scorso anno, se i nuovi arrivati dovessero venire valorizzati dal contesto giusto per loro; se Borja Valero dovesse tornare ai livelli di due stagioni fa giocando un calcio diverso; se Bernardeschi e Babacar dovessero esplodere; e soprattutto se Rossi dovesse giocare una stagione completa anche solo da riserva di lusso. Lo so, ci sono tanti fattori che devono allinearsi contemporaneamente perché questo accada, ma rimane una possibilità reale.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Rsr0QGqneDc

Un'avventura breve, ma intensa, quella di Salah.



 



 



Non so se si può definire un’ambizione di inizio anno, perché in un torneo bisogna valutare sempre lo stato di forma del momento, ma a me piacerebbe che l’obiettivo della Fiorentina fosse vincere l’Europa League. Può riuscirci, perché ha un’esperienza ormai consolidata in Europa e perché pratica un calcio molto redditizio a livello internazionale. In campionato, i viola devono cercare di rimanere nel gruppone di vertice il più possibile: anche se è difficile ipotizzare un terzo posto viola, a volte bastano pochi punti in più per accedere ai preliminari di Champions.

 



Con questo mercato la Fiorentina si è definitivamente autoconsegnata a essere la settima forza del campionato. Le romane, le milanesi, Napoli e Juventus sono più forti e hanno ambizioni maggiori, hanno un monte stipendi più alto, e i colpi di mercato della Fiorentina sono spesso gli scarti di queste squadre (Astori e le voci su Iturbe se va via Joaquín). Quindi, se dovessimo valutare le ambizioni da questo, sarebbe

sperare al massimo in una qualificazione all’Europa League. È però vero che sono un paio d’anni che la Fiorentina arriva davanti a squadre più quotate. Il problema è che il terzo posto è davvero lontano, non dovrebbe essere una squadra a fare peggio del previsto, ma ben quattro. Allora meglio avere ambizioni europee e provare a vincere l’Europa League: su questo, ne parleremo, confido molto in Paulo Sousa.

 



La Fiorentina è tra le prime sette squadre in Italia per potenziale economico e bacino di tifo. Direi quindi che l’obiettivo realistico deve essere sempre la qualificazione all’Europa, considerando che almeno un paio tra Milan, Lazio, Roma, Inter e Napoli (chiaramente in ordine sparso) hanno ciclicamente una brutta stagione. Dopo aver messo bene i piedi per terra si può provare a sognare un po’ e la scorsa stagione (vedi Lazio) ha insegnato che con un gioco chiaro e una rosa adatta a svilupparlo (oltre che con un paio di talenti sopra la media) si può raggiungere anche il terzo posto. Diciamo che la qualificazione ai preliminari di Champions può essere un obiettivo solo se, a due mesi dalla fine del campionato (e se la squadra si trova in gran forma), l’obiettivo è a distanza raggiungibile. Nulla vieta alla Fiorentina di trovarsi in questa situazione, visto che possiede la stessa base di partenza della Lazio dello scorso anno. In Europa League, prima dei quarti si può dire poco. La squadra può arrivare fino in fondo, ma la fortuna nei sorteggi dai quarti in poi gioca un ruolo preponderante. L’importante è stare lì, poi si vedrà.

 



 



Nel corso della passata stagione, la Fiorentina ha mostrato numerose facce, senza mai dare un’impressione permanente: da squadra raccolta e timorosa, alla prima di campionato contro la Roma, a gruppo che domina la partita e riesce a reggere ritmi da campionato inglese (contro il Tottenham).

 

A livello tattico, i maggiori problemi della Fiorentina sono emersi in fase di non possesso: si voleva difendere in avanti, cercando cioè un immediato recupero del pallone, ma sempre con scarsa coordinazione; la linea difensiva era spesso alta, ma poco organizzata e facilmente attaccabile con tagli in profondità; inoltre la tendenza a mantenere gli esterni sempre molto alti portava a volte a dei veri e propri buchi sulle fasce.

 

In generale, si può dire che la Fiorentina nella passata stagione abbia ottenuto il massimo possibile (quarto posto, semifinali di Europa League e Coppa Italia), ma le è mancato un pizzico di personalità in più nei momenti decisivi. E non so se fosse solo un problema di giocatori, o anche del suo allenatore, o magari ci fossero già troppe frizioni tra società e staff tecnico.

 



L’anno scorso la Fiorentina è arrivata quarta in campionato, in semifinale di Europa League e in semifinale di Coppa Italia. Sarebbe stato difficile aspettarsi di più. Eppure attorno alla squadra è gradualmente maturata un’aura d’insoddisfazione che aveva molto a che fare con il logorato rapporto fra Montella e la società: Montella voleva una squadra più forte, fosse la Fiorentina o un altro club, i Della Valle non erano disposti a offrire nessuna delle due cose.

 

La Fiorentina 2014-15 era una squadra che aveva ormai assimilato il modo di giocare del suo allenatore, e in qualche occasione era anche riuscita a essere più concreta degli anni precedenti. Certamente questo gioco era diventato anche prevedibile per le altre squadre, ed è per questo che nel finale di stagione è stato determinante l’arrivo del poco “montelliano” Salah e la resurrezione di Ilicic, il più bravo a scambiare con lui di prima nello stretto, così come a lanciarlo in profondità.

 

Nei fatti, la Fiorentina è stata una squadra altalenante—basti pensare che ha vinto tutte le ultime cinque giornate di campionato, e ha perso tutte le quattro precedenti—ma non sono d’accordo che sia mancata nei momenti decisivi. In campionato, il terzo posto era andato già a gennaio, quindi a definire la stagione sono state le coppe. E lì le grandiose vittorie contro Tottenham e Roma (e Dinamo Kiev) nei ritorni di Europa League sono stati i momenti più alti della stagione, e sono arrivate nel momento giusto, con la pressione che montava: dopo un pareggio all’andata. Così come la vittoria a Roma o a Torino in Coppa Italia. Poi è chiaro che può capitare di incontrare una squadra esperta come il Siviglia e prendere una scoppola, o di crollare contro la Juve.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0mb4bP92QBE

La vittoria contro il Tottenham.



 



La Fiorentina dello scorso anno era una squadra a fine ciclo. L’allenatore è stato bravo a sfruttare prima Salah e poi Ilicic, adattando il modulo per farli rendere al meglio. Il risultato finale rimane comunque di livello, avendo sfiorato la Champions e raggiunto due semifinali di coppa.

 

Come capita alle squadre in questa situazione, sono stati i momenti di forma dei singoli giocatori a mandare avanti un sistema che ormai era arrivato alla fine del suo ciclo di vita. L’allenatore infatti non era più in grado di dare vigore al sistema, ma solo di trovare soluzioni temporanee (vedi appunto cambio di modulo). Rimanevano i concetti (circolazione continua del pallone in attesa del varco, recupero alto della palla una volta perso il possesso, difesa alta per mantenere la squadra compatta), ma l’esecuzione in campo era chiaramente forzata. Poco convinta. La circolazione finiva per essere troppo orizzontale, il recupero del pallone dipendeva dalla pressione individuale e non dalla coordinazione dei movimenti della squadra. Come sempre in questi casi, salvo sporadiche prestazioni d’orgoglio del gruppo, nei momenti decisivi si arriva sempre meno determinati dei più affamati avversari ed è quello che è successo alla Fiorentina arrivata a un passo da tutto.

 



 



Mi aspetto che vada fino in fondo con quest’opera di rinnovamento del gioco della Fiorentina. Nel precampionato si è visto a cosa sta puntando: una squadra che recupera il pallone nella metà campo avversaria e che attacca in verticale senza troppi fronzoli. Si accorcia molto il campo nella zona del pallone, con le linee molto compatte, anche a costo di scoprire un po’ il lato debole. In questo nuovo approccio la Fiorentina dovrà forse dimenticare il dominio del pallone: contro Barcellona e PSG, ad esempio, i viola hanno avuto percentuali di possesso palla intorno al 30% e 36%. E hanno vinto in entrambe le occasioni. La partita contro il Milan ha evidenziato la capacità del tecnico portoghese di preparare il piano gara in base all’avversario, oltre alla grande duttilità tattica viola: dominio totale a centrocampo, e controllo della partita anche attraverso il possesso palla. Con Paulo Sousa la Fiorentina diventerà più ritmata, più veloce, meno avvolgente: ma non significa che non si cercherà di giocare il pallone a terra, tutt’altro. Cambieranno velocità e spazi in cui farlo.

 



Essendo abituati al gioco di Montella è effettivamente strano vedere le continue verticalizzazioni di questa Fiorentina. Il tentativo di pressing alto c’era anche con Montella, ma qui appena recuperato il pallone si cerca la prima punta, che andrà in profondità o smisterà largo. Dovremo abituarci a partite in cui la Fiorentina non prova a imporre il proprio gioco, ma gioca diretto e in velocità. Ciò che farà la differenza sarà probabilmente la tenuta atletica, e con essa la capacità di tenere il pressing sulla linea offensiva dell’avversario: giocando così è fondamentale per non rischiare qualche pareggio di troppo contro le piccole.

 

Tatticamente Sousa ha confermato la duttilità che aveva mostrato al Basilea, passando da una difesa a 3 e un 3-4-2-1, a una difesa a 4 e un 4-2-3-1, mantenendo gli stessi uomini. Dipenderà molto dalla necessità di ampiezza e quindi del raddoppio sulle fasce, ma la possibilità di sorprendere è sicuramente un arma in più, come si è visto col Milan, i cui due attaccanti non erano preparati a Gonzalo Rodríguez in veste di quasi libero.

 

Una cosa che mi aspetto da Paulo Sousa è la preparazione europea: sono quattro anni che il portoghese si trova ad allenare la squadra più forte di un campionato, campione in carica e con la strada spianata verso un nuovo scudetto: prima in Ungheria, poi in Israele, poi in Svizzera. In tutte queste esperienze, ciò che gli è stato chiesto è stato concentrarsi sul palcoscenico europeo e portare la squadra più in alto rispetto alle proprie prerogative. Speriamo che questi anni di studio per trovare il modo più efficace di giocare in Europa siano fruttuosi per la nostra avventura in Europa League: gli unici tifosi viola ad aver visto un trofeo europeo erano vivi nel ’61.

 

https://www.youtube.com/watch?v=TmGFTJIpVxw

Come battere i campioni d'Europa.



 



Mi aspetto un cambio di paradigma deciso e portato fino in fondo. La trasformazione mi sembra già molto ben avviata. La palla si gioca ancora a terra, ma la fase di transizione diventa chiave rispetto all’attacco posizionale, l’accento è posto quindi sulla fase di recupero del pallone e la squadra è decisamente più diretta. Pur conservando le proprietà di palleggio, in fase di creazione la squadra cerca l’ampiezza non per aiutare la circolazione di palla, ma per aprire gli avversari. La verticalizzazione per seguire il movimento della punta centrale viene cercata con continuità (come visto contro il Milan all’esordio in campionato).

 

Quanto visto finora è una strategia semplice applicata ottimamente dai giocatori in campo. In questo Sousa non dovrebbe avere problemi. Identificato il paradigma da seguire, mi aspetto un utilizzo ampio della rosa a disposizione (in tal senso l’eventuale partenza di Joaquín sarebbe un bel problema, visto il suo profilo unico) per potersi adattare agli avversari, rendendo elastico l’approccio: seguendo ad esempio il principio di superiorità numerica tra i centrali e le punte avversarie, modificando la difesa per portarla a tre in caso di attacco a due punte (come visto con il 3-4-3 usato contro il Milan) e a quattro in caso di attacco con una punta sola (in cui ci sarà il 4-2-3-1). Insomma, Sousa sa che in Italia bisogna essere flessibili e sapersi adattare agli avversari e sta impostando la Fiorentina per poterlo fare ogni domenica.

 



 



Mario Suárez è semplicemente perfetto per un calcio più aggressivo e verticale; Vecino fa sembrare le due fasi come fossero la stessa cosa; e Astori potrebbe rivelarsi più importante nella fase di inizio azione che in quella di marcatura vera e propria (nella Roma ha mostrato limiti evidenti); Gilberto mi sembra un esterno di buona corsa e può giocare anche da terzino. Sepe è un buon portiere, lo ha dimostrato anche a Empoli e sono curioso di vedere se riuscirà a rubare il posto a Tatarusanu. Kalinic mi sembra un buon attaccante, giocherà molto perché si muove bene e lotta su ogni pallone per creare spazi, ma non sembra uno da doppia cifra.

 



È curioso che l’unico giocatore che quest’anno abbiamo preso dalla Spagna, Mario Suárez, è quello che ci permetterà di fare un calcio meno “spagnolo”. Non è il giocatore che rivoluziona il mercato, ma meglio lui di tanti altri mediani di cui si era parlato (Inler, Baselli). Assieme al rientro di Vecino, probabilmente il più sorprendente nel precampionato, garantiscono l’interdizione che negli anni scorsi è mancata. Chiaramente, poi, rispetto a questi la visione di gioco e la capacità di verticalizzare di Suárez sono di un’altra classe. Non fosse stato che per averlo abbiamo dato via Savic, sarei molto contento. Savic, appunto: ho invece qualche perplessità sul suo sostituto, Astori, che mi sembra meno duttile di tutti gli altri marcatori che abbiamo (Roncaglia, Basanta, Tomovic), e rischia di giocare meno di quanto ci si aspetta, specie nelle partite importanti nelle quali giocheremo a 3 dietro.

 

Sono invece molto contento di Kalinic: è un giocatore che sta confermando ciò che si diceva di lui. Ottimo fisico, gran lavoro, buona corsa, discreta tecnica, non spietato sotto porta, ma uno di quegli attaccanti che piacciono agli allenatori. Vederlo giocare dà soddisfazione: sempre in anticipo sul rimbalzo della palla, sempre capace di precorrere la mossa del difensore, bravo a far salire la squadra e ad allargarla con i tempi giusti per la corsa dell’esterno d’attacco o di difesa. Gilberto rischia di essere il nuovo Romulo, un buon giocatore che ci metterà un po’ a rendersi conto di non essere più in Brasile, e che è inutile provare sempre la giocata. Per ora è più facile che giochi da esterno di centrocampo, o addirittura sulla trequarti, che non in difesa.

 



A leggere in giro sembra che tutti gli arrivi siano stati pensati insieme a Sousa, per capirne l’efficacia per il suo gioco. Questo approccio si rispecchia perfettamente in Mario Suárez e Kalinic, che sembrano perfetti per un gioco più diretto. Niente stelle da presentare allo stadio pieno purtroppo, ma almeno giocatori in grado di aiutare il nuovo paradigma. Lo spagnolo, inoltre, può apportare l’esperienza maturata sotto Simeone e la coppia con Borja Valero è bilanciata e affiatata. Il croato ha già mostrato di sapersi muovere chiamando le verticalizzazioni e soprattutto facendo partire lui per primo il meccanismo di recupero della palla. Un attaccante “brutto, sporco e cattivo”, che però in squadre di transizioni serve sempre.

 

Ovviamente Kalinic non è un nome che suscita terrore nei tifosi avversari, ma come ingranaggio di un sistema più grande ha un suo perché, a maggior ragione se l’ha chiesto espressamente Sousa. L’esterno Gilberto a me non sembra pronto per giocare terzino e credo che Sousa lo voglia utilizzare solo in caso di difesa a tre o alto in caso di difesa a quattro. Al momento Tomovic è più affidabile dietro. Il ritorno di Vecino mi piace molto, visto che aggiunge un altro profilo diverso per il centrocampo rispetto a Suárez, Valero e Badelj e in una stagione lunga è sempre bene disporre di carte diverse nel mazzo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=hibc12olkok

L'ultima stagione di Kalinic.



 



 



In avanti potrebbe mancare qualcosa: con le conferme di Bernardeschi e Babacar, la Fiorentina avrà sicuramente bisogno del miglior Rossi per raggiungere un certo numero di gol. È quello che sperano tutti gli appassionati di calcio. Altrimenti bisognerà sperare nella maturazione di Babacar, che non sembra lontana, ma non è certa.

 

Oltre a questo, mi sembra manchi qualcosa anche sulle fasce: in avanti, oltre a Ilicic e Bernardeschi (ali che si accentrano), c’è solo Joaquín, che rischia di passare al Betis Siviglia. L’idea di aggiungere Iturbe in questa situazione sembra effettivamente saggia, ma potrebbero essere solo voci di mercato. In attesa di qualche innesto, c’è Ante Rebic, grande talento croato che però sembra

come si diventa professionisti ed è stato infatti cacciato con ignominia anche dal RB Lipsia.

 

Forse in difesa manca un centrale rapido: per una squadra che vuole difendere in avanti è importante anche qualcuno che possa correre all’indietro, e l’accoppiata Rodríguez-Astori da questo punto di vista mette i brividi. Infatti Paulo Sousa ha esordito subito con Roncaglia: se giochi con una linea alta serve un difensore che sappia coprire la profondità.

 



Sicuramente quello che mi preoccupa di più è la difesa: ci manca un uomo, se non un paio. Il rischio è che l’assenza di un vero centrale di corsa, da affiancare a Gonzalo, costringa Sousa a giocare con tre difensori più di quanto non abbia previsto quest’estate. Astori è un ottimo difensore d’impostazione, ma proprio nelle partite nelle quali serve qualcuno che imposti dal basso—quelle in cui l’avversario tiene le linee basse e marca a uomo—c’è bisogno di un difensore che copra le ripartenze avversarie.

 

Dopodiché, in attacco manca l’ampiezza che negli anni scorsi avevano garantito Joaquín e Cuadrado. Se davvero Joaquín tornerà al Betis Siviglia, servirà assolutamente l’acquisto di un vero esterno, di quelli capaci di saltare l’uomo e andare sul fondo, per dare più soluzioni offensive e avere degli esterni più vari. In questo senso, Iturbe (ormai molto vicino al Genoa), un giocatore che sulla carta mi piacerebbe molto avere in squadra, non è forse il più adatto: certamente ha passo e dribbling, ma non è abituato ad andare sul fondo e metterla in mezzo. Sarebbe il terzo esterno destro d’attacco col piede invertito, tanto che è probabile che Bernardeschi finisca a giocare tutta la stagione a sinistra, e che in emergenza Mati Fernández venga impiegato come esterno.

 

Il rischio, anche qui, è trovarsi costretti a giocare con la difesa a tre, per permettere agli esterni di centrocampo Alonso (o Pasqual) e Gilberto di salire e dare quell’ampiezza che gli attaccanti della Fiorentina di oggi non possono garantire.

 



L’attacco rischia di essere a corto di gol. Ma il reparto che mi convince di meno è la difesa. In porta nessuno dei due che si giocano il posto mi sembrano al livello di Neto. Dei due preferisco Sepe, che dalla sua ha una maggiore abilità nel gioco con i piedi, mentre Tatarusanu, oltre a essere inutile in fase di possesso, è solito concedere un paio di uscite a vuoto a partita. Posto che Gilberto non dovrebbe giocare terzino destro in caso di difesa a quattro, mettere lì Tomovic porterebbe alla coppia Astori-Rodríguez. Ottima in fase di palleggio, vista anche la capacità di Astori di trovare il compagno in verticale saltando una linea, ma direi che nel difendere la situazione rischia di andare male. La coppia non copre la profondità (in caso di difesa a tre la cosa può essere mascherata da Roncaglia, che però in coppia con Rodríguez nella difesa a quattro porta comunque problemi di centimetri) e non eccelle in quanto a concentrazione nel marcare l’uomo (dove Astori mostra lacune a volte imbarazzanti). Un eventuale risveglio delle doti difensive nascoste dentro Gilberto risolverebbe tutto, potendo schierare la coppia Rodríguez-Tomovic, ma al momento è una cosa immaginabile solo nel lungo periodo.

 



 



Mario Suárez potrebbe davvero essere il simbolo della gestione di Paulo Sousa. Giocatore di grande esperienza e grinta, viene da un club come l’Atlético Madrid che fa da scuola sulla necessità di mantenere le linee strette e di trovare gli spazi in verticale. Se giocherà sempre nel doble pivote, potrebbe davvero diventare il nuovo leader viola. Quello che mi spaventa è che potrebbe soppiantare Borja Valero, che in questo nuovo sistema potrebbe avere delle difficoltà: io spero invece che Paulo Sousa riesca a creargli un ambiente tattico in grado di farlo rendere al meglio, e che i due spagnoli riescano a giocare insieme come già ai tempi del

. Nella prima partita, intanto, è stato proprio Suárez a partire dalla panchina.

 



Ne dico due: Ilicic nella prima parte di stagione, Bernardeschi nella seconda parte. Ilicic è un giocatore con una tecnica cristallina e un carattere di cristallo, a dispetto dell’aspetto glaciale che spesso ha in campo. A questo punto della sua carriera, in cui ha ballato fra essere promessa mancata e promessa mantenuta almeno tre o quattro volte, è chiaro che la sua discontinuità è più caratteriale che atletica. In questo senso il finale di stagione dell’anno scorso, che ha trasformato i fischi del Franchi in applausi, è la sua arma più importante: un giocatore come lui ha bisogno di fiducia in sé stesso per provare la giocata, quella che può aprire una partita, anche quando è difficile, anche quando ne ha già sbagliate due. Ilicic che rinuncia a provarci, o ci prova con poca convinzione, è un giocatore inutile. Per questo la standing ovation ricevuta alla prima di campionato è il miglior indizio per un grande inizio di stagione. Dal punto di vista tecnico c’è poco da discutere: è un trequartista perfetto per Sousa, può giocare dietro la punta nel 4-2-3-1, o esterno d’attacco nel 3-4-2-1, salta l’uomo, tira da fuori, e soprattutto ha un fulmineo lancio in profondità così integrale al gioco di Sousa.

 

Bernardeschi è la grande speranza di crescita della Fiorentina. Se la rosa non è migliorata, si può solo sperare che migliorino i giocatori che erano già in rosa: un fenomeno che è sempre infortunato, e che non menzionerò per scaramanzia, nella speranza che torni ai livelli che tutti conosciamo. E Bernardeschi, nella speranza che cresca ai livelli che tutti gli preannunciano da anni. La Fiorentina è riuscita a convincerlo a rinnovare, cosa non scontata, visto l’interesse della Juventus, e sarà probabilmente nella seconda parte di stagione—dato che anche lui viene da un brutto infortunio—che verranno fuori le sue caratteristiche: il suo dribbling, il controllo palla, la reattività. Deve ancora migliorare nell’ultimo passaggio. Ma quest’anno ha anche deciso di indossare il 10, è una dichiarazione d’intenti.

 



L’uomo chiave per questa stagione deve essere Bernardeschi. I dubbi in fase di definizione di questa squadra, avendo perso Salah e non avendo un goleador di livello, portano il ragazzo a dover giocare la stagione dell’esplosione. Bernardeschi deve quindi essere il giocatore che definisce l’azione viola, andando a eseguire l’ultimo passaggio dopo aver saltato l’uomo o tagliato al centro o quello che effettua la conclusione vincente per sbloccare una situazione. Non gli si può chiedere di superare la doppia cifra in termini di gol, ma deve almeno avvicinarsi molto, aggiungendo inoltre assist vincenti. Cosa fondamentale, poi, deve essere la costanza nell’apporto in fase di non possesso, suo punto debole e lacuna inaccettabile per i principi di Paulo Sousa. Insomma, a 21 anni, con il posto da titolare alla portata e avendo scelto di indossare il 10, è il momento di giocare la stagione della svolta nella carriera. Con la prospettiva reale di poter entrare in corsa per l’Europeo, poi, le motivazioni non dovrebbero mancargli.

 

https://www.youtube.com/watch?v=Xg28Pzh2U9U

Deve essere il suo anno.



 



 



Da quello che si è visto finora, direi Vecino: è diventato un giocatore di grande qualità, box-to-box. La sua corsa incessante lo rende un equilibratore del centrocampo, oltre che il giusto complemento di Suárez; la sua capacità di calciare da fuori, insieme al suo tempismo negli inserimenti (merito della stagione con Sarri a Empoli), lo renderanno protagonista anche in zona gol. Un giocatore finalmente maturato per la Fiorentina e una Fiorentina perfetta per il suo modo di giocare. Col tempo potrebbe diventare titolare, in una squadra che comunque punterà molto sulla rotazione dei giocatori.

 



Qui faccio un nome strano: Tomovic. Doveva finire a fare il panchinaro del terzino titolare che sarebbe arrivato, poi di terzini non ne sono arrivati (se non Gilberto, che in Italia, almeno all’inizio, difficilmente farà il terzino) e ora si ritrova a essere titolare. In ritiro Sousa ha parlato bene di lui, come non ha fatto per molti giocatori, è un difensore solido e completo, e soprattutto duttile. Se è vero che la Fiorentina alternerà la difesa a 4 e la difesa a 3, anche all’interno della stessa partita, sarà Tomovic a scalare dall’essere il terzino difensivo all’essere il centrale più di movimento.

 

Con questi schieramenti sarà poi dispensato da buona parte della fase offensiva che gli chiedeva Montella (nelle partite in cui ha giocato, lo scorso anno, Tomovic si è trovato a fare 2,08 cross dal fondo a partita), nella quale era effettivamente carente. Non bisogna dimenticare un fatto: dei 5 giocatori che possono giocare al centro della difesa— oltre a lui, Gonzalo, Astori, Basanta e Roncaglia—Tomovic è il più veloce, e non mi stupirei se Sousa finisse per schierarlo anche al centro della difesa a 4, a fianco di Gonzalo, come marcatore e uomo di copertura della profondità. Certo, rimarrebbe sempre il problema del terzino destro (Roncaglia?), perché quello è il ruolo ora occupato da Tomovic stesso. Insomma, per Tomovic sembra profilarsi una stagione in cui è indispensabile, per mettere in inferiorità numerica la coppia di attacco avversaria o per dare un po’ di dinamismo e rapidità alla coppia Astori (ma più probabilmente Roncaglia o Basanta)-Gonzalo quando si gioca a tre, o per fare qualche fondamentale diagonale difensiva sul lato inevitabilmente esposto dal pressing alto di Sousa.

 



Visti i dubbi sulla permanenza di Joaquín, ritengo Gilberto un profilo che potrebbe rivelarsi fondamentale per la Fiorentina, essendo praticamente l’unico a destra a poter garantire a Sousa l’ampiezza voluta in fase di creazione, quasi toccando la linea laterale. Il brasiliano è perfetto per giocare titolare in caso di difesa a tre, potendo coprire tutta la fascia senza problemi, ma servirà molto anche in caso di difesa a quattro, essendo in grado di arrivare con continuità sul fondo per crossare. Inoltre, nel lungo periodo potrebbe anche imparare a difendere posizionalmente, così da sbloccare Tomovic come centrale di difesa a quattro. Diciamo che su Gilberto le aspettative sono tante e in caso di partenza di Joaquín anche le responsabilità cresceranno sensibilmente: le sue prestazioni potrebbero essere uno degli aghi della bilancia della stagione.

 



 



Vorrei una Fiorentina molto offensiva e sempre col 4-2-3-1, ma capisco che la mia formazione è priva di equilibri e infatti Gilberto giocherà spesso esterno alto. Borja Valero più avanzato potrebbe regalarci grande emozioni, ma ridurrebbe il dinamismo complessivo.

 

Sepe; Gilberto, Gonzalo Rodríguez, Roncaglia, Alonso; Suárez, Vecino; Bernardeschi, Borja Valero, Ilicic; Rossi.

 



Fare la formazione con la rosa di oggi presenta due problemi: il primo è che Joaquín, per come la vedo, è indispensabile, ma potrebbe essere dato via. Il secondo è che c’è un buco in difesa che non so come coprire: decido per Basanta, che non è un fenomeno, ma con la difesa a 4 ho troppa paura delle disattenzioni di Astori e Roncaglia.

 

4-2-3-1: Tatarusanu; Tomovic, Gonzalo Rodríguez, Basanta, Alonso; Suárez, Borja Valero; Bernardeschi, Ilicic, Joaquín; Kalinic.

 

Con il 3-4-2-1 un solo cambio di uomini: Pasqual largo a sinistra al posto di Alonso. Tomovic scala sul centro-destra, Ilicic si allar

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